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    Le 8 Migliori Saldatrici Inverter (Potentissime e Sicure)

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    eccomi allegramente intento a saldare a inverter

    Ciao,
    sono Dario.

    Sarai d’accordo con me su una cosa:

    Per un uomo, saldare è una delle attività più entusiasmanti.

    Le saldatrici a inverter sono da sempre le mie preferite.

    I motivi per cui le amo così tanto?

    • Erogano corrente continua, fondamentale per un’ottima saldatura.
    • Sono piccole, leggere e facilmente trasportabili.
    • Consumano poca elettricità.

    Con le saldatrici inverter a elettrodo è possibile saldare in modo professionale senza bisogno di un metallo di supporto (pensiamo al classico stagno), in più i risultati sono meravigliosi, con un po’ di pratica i propri lavori sembrano venire fuori da un laboratorio specializzato.

     Ho pensato bene di includere anche dei modelli di saldatrici a gas, per i saldatori più esigenti.

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    Come si usa la saldatrice inverter? Consigli

    Da sempre sono stato appassionato di fai da te, non ti nascondo però che ho avuto in passato qualche serio problema con la saldatura, soprattutto agli inizi.

    Avevo infatti dei risultati a dir poco disastrosi, mi ci è voluto un po’ di tempo e il supporto del mio amico Gerardo, pazientissimo e abilissimo, a permettermi di prendere confidenza con questo appassionante mondo e diventare (dopo molto studio e parecchi tentativi) un saldatore provetto.

    Il vero salto di qualità però è avvenuto per me senza dubbio scoprendo le saldatrici a inverter, dopo averle provate per la prima volta infatti la mia vita è praticamente cambiata. Ho capito in un lampo quale era il segreto dei veri professionisti.

    In questo articolo ti spiegherò perché.

     

    Se sei in cerca di una maschera automatica per saldatura, questa è una bomba:

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Le maschere automatiche provvedono autonomamente ad oscurare il vetro in base all’intensità della luce che vi arriva contro, in modo da garantire la massima operatività e comodità in tutti i contesti, lasciando a chi la utilizzà grande libertà d’utilizzo.
    Questa maschera garantisce un’ottima visibilità ed è dotata di regolazioni molto precise.

     

    Come funzionano le saldatrici inverter?

    Le saldatrici inverter saldano per mezzo della cosiddetta saldatura TIG, ovvero stabilendo un arco elettrico tra il metallo da saldare ed un elettrodo di tungsteno.

    E’ senza ombra di dubbio la modalità di saldatura preferita dai professionisti, perché permettere di ottenere saldature di altissima qualità e in più si possono fondere assieme svariate tipologie di metalli oppure leghe senza incorrere in problemi che la saldatura classica porta con sé.

    E’ possibile utilizzare un metallo di supporto se si desidera, ma non è indispensabile.

    Inoltre nel corso della saldatura inverter si incorre in un limitato numero di spruzzi, a differenza delle altre tipologie dove le scorie di rifiuto sono moltissime e fastidiosissime, nonché a volte pericolose per la nostra salute.

    Io ritengo che questo fattore troppe volte venga preso sottogamba quando si tratta di effettuare lavori “da veri uomini”, anzi ci sembra che più si metta in pericolo la nostra vita con noncuranza più il lavoro sia venuto fuori “fatto bene”, “con gli attributi”.

    Qualche anno fa questa era anche la mia filosofia di vita, poi ho capito in realtà quanto fossi sciocco a non proteggermi con scrupolo nell’impiego di attrezzi manuali.

    Adesso ho cambiato la mia condotta, vivo più tranquillo, e ti confesserò che anche la qualità dei miei lavori è migliorata.

    C’è anche da dire però che c’è bisogno di un tempo maggiore per ottenere la saldatura finale, e c’è bisogno di un’ottima coordinazione tra mani e piedi, per regolare il flusso della corrente.

    Questo sembra molto più difficile a dirsi che a farsi, dato che con un po’ di pratica è facile venirne a capo e diventare dei saldatori provetti, ottenendo risultati che faranno invidia ai propri amici.

    Però al tempo stesso solo con un utilizzo prolungato è possibile gestire con sapienza e maestria tutte le sfumature che questo tipo di saldatura porta con se.

    C’è da considerare infatti l’intensità degli spruzzi, la preparazione del materiale, la pulsazione, le curve ascendenti e discendenti, l’intensità di picco, la frequenza della corrente.

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    Sembra un gioco da ragazzi, e lo è se si fa molta pratica, ma non sperate all’inizio di ottenere gli stessi risultati di un saldatore professionista, occorrerà un po’ di tempo per prenderci la mano.

    A me personalmente mi ci son voluti 5 mesi per raggiungere un risultato soddisfacente.

    Le saldatrici inverter permettono potenze molto alte impensabili qualche decennio fa, inoltre occupano davvero poco spazio e garantiscono ottimi risultati.

    Possono essere utilizzate anche all’interno delle proprie abitazioni dato che non è richiesta una quantità incredibile di corrente elettrica per funzionare, sono quindi facilmente portatili.

     

    Differenza tra saldatrici a inverter e tradizionali

    La differenza sostanziale tra le saldatrici a inverter e quelle tradizionali sta nel fatto che le prime sfruttano un circuito elettronico particolare che genera una corrente simile a quella continua, invece quelle normali funzionano con la normale corrente alternata.

    E’ proprio la corrente continua a garantire risultati migliori.

     

    Diversi tipi di saldatura

    Avrai forse sentito parlare di sigle quali MMA, MIG e TIG, e ti sarai chiesto cosa effettivamente significhino.

    Scopriamolo assieme.

    1. MMA (Saldatura ad elettrodo)

    Ecco il tipo di saldatura con elettrodo più economica in questo momento sul mercato, è una saldatura che sfrutta un arco elettrico fra un elettrodo consumabile e il materiale interessato. Metodo perfetto per saldare metalli sporchi.

    2. MIG – MAG (Saldatura a filo continuo)

    Nel caso invece della MIG – MAG a filo continuo la saldatura avviene senza elettrodo, ci si avvale solo del materiale da saldare e di un filo metallico.
    Permette risultati visivi migliori e di saldare materiali più delicati.

    3. TIG (Saldatura ad elettrodo e gas)

    Ecco la saldatura principale di cui mi sono invece occupato all’interno di questa guida.
    La preferita dai carrozzieri.
    La TIG sfrutta un elettrodo di tungsteno non consumabile.
    In questo caso la superfice da saldare viene protetta per mezzo dell’utilizzo di un gas. Perfetta per saldare acciaio inox e leghe non ferrose, come ad esempio magnesio, alluminio e rame.

    4. Saldatura a stagno

    La saldatura a stagno è quella tradizionale, la tipologia classica che viene in mente quando parliamo di saldatura, per mezzo di un saldatore elettrico a resistenza e una piattina di stagno.
    Usatissima in elettronica.

     

    Qual è la differenza tra saldatura e brasatura?

    Hai sentito sicuramente spesso fare distinzione tra saldatura e brasatura, ma qual è la vera differenza tra questi due procedimenti?

    Molto semplice:

    La brasatura consiste nel collegare pezzi metallici con l’ausilio di un metallo d’apporto senza la fusione dei pezzi da assemblare. Il metallo d’apporto penetra per capillarità fra i pezzi da assemblare.

    In questo modo è possibile evitare il riscaldamento dei pezzi, quando ad esempio se ne vuole preservare l’estetica per qualche motivo.

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    La brasatura è indispensabile inoltre quando i due materiali sono di natura diversa e la saldatura tra di loro semplicemente non sarebbe possibile neanche volendo.

    Si utilizza quindi un materiale di apporto che fa da INTERMEDIARIO tra i due materiali che ci interessano, che non uniremo DIRETTAMENTE tra loro, bensì al materiale di apporto.

    Spero di essere stato chiaro.

    La saldatura invece prevede l’unione di materiali generalmente simili riscaldati ad un’alta temperatura.

    Nella brasatura c’è bisogno però di aree abbastanza grandi per permettere al materiale d’apporto di “fare presa”, con la saldatura invece si possono sfruttare anche spazi più piccoli.

     

    Le meraviglie della saldatura a gas

    La saldatura a gas è quella più raffinata ed efficace, anche una delle più antiche, utilizzata dai veri professionisti.
    Per effettuarla vengono utilizzate delle bacchette di piccolo diametro riscaldate per mezzo di potentissime fiamme generate dal gas.

    In certi casi vengono usate leghe d’argento per queste bacchette, le quali garantiscono una resistenza decisamente elevata.

    Questo genere di saldatura molto sofisticato si ottiene fondendo il metallo d’apporto per mezzo di fiamme alimentate da propano o butano, innestate da un’accensione piezoelettrica.

     

    Le migliori saldatrici a inverter professionali (prezzi e recensioni)

    Telwin Force 165, quella che uso io, semplicissima da usare

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Ecco la mia “macchina da guerra” preferita, la uso ogni giorno e sono soddisfattissimo.

    Una saldatrice che si costraddistingue per la sua estrema facilità d’uso e leggerezza.
    Funziona molto bene con elettrodi da 2,5mm, ma si può usare senza alcun problema anche con elettrodi più grandi.

    La partenza inoltre è molto fluida.

    Gli accessori non sono di altissima qualità, a parte la maschera che è molto efficace e permette un oscuramento sicuro e inclusivo.

    Vi è allegata una valigetta in plastica con accessori per poter realizzare le saldature MMA.

    La saldatrice in sé è consigliata sia ai professionisti che a chi si sta per la prima volta affacciando a questo affascinante mondo, c’è da ammettere però che se intendete partire alla grande forse in questo caso sarà necessaria una spesa supplementare per acquistare altri accessori di maggiore qualità. Se desiderate solamente come si suol dire “bagnarvi i piedi” invece questi accessori andranno bene così.

    La saldatura risulta decisamente scorrevole anche a basse intensità di potenza, vi consiglio di utilizzare i normali elettrodi da 2,5mm per ottenere già ottimi risultati, ma volendo potete sperimentare anche con altre misure.

    Di sicuro la Telwin Force 165 è un ottimo tool per chi desideri entrare nel mondo della saldatura dal portone principale e non vuole accontentarsi di oggetti di scarsa qualità che come al solito finiscono di rompersi prima del tempo lasciandoci con l’amaro in bocca.

    Inoltre è italiana, fa sempre un certo effetto utilizzare un prodotto di ottima qualità sapendo che arriva dal nostro paese in un momento come questo in cui il made in Italy sta un po’ perdendo di fascino e lustro a causa di prodotti provenienti dalla Cina e spacciati purtroppo come italiani.

    E’ una saldatrice delle dimensioni giuste, e anche il design è decisamente interessante, il peso è limitato, il che la rende senza ombra di dubbio una scelta obbligata per chi desideri portarsi a casa grande potenza e allo stesso tempo un’ottima maneggevolezza.

    Il punto forte della saldatrice è l’utilizzo della corrente continua a 165 ampere, che evita fastidiosi rumori tipici di saldatrici vintage antiquate e sorpassate, che utilizzavano la corrente alternata.

    Ciò nonostante c’è chi dice che ha dei cavi forse un po’ troppo corti, io personalmente mi ci trovo benissimo ed è per questo che la promuovo a pieni voti.

     

    Helvi 99805981 Galileo, la cadillac delle saldatrici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Ecco la cadillac delle saldatrici, un prodotto che costa decisamente di più degli altri presentati all’interno di questa lista di recensioni, e ci sarà un motivo…

    E’ un’ottima macchina per effettuare saldature Tig senza bisogno di possedere un laboratorio specializzato e complicatissime attrezzature.

    Alimentata da corrente a 220v, quindi non vi darà problemi sul vostro impianto elettrico di casa.

    Ottima per saldare sia a elettrodo che a Tig, ma anche TIG hf, TIG lift e ARC.

    La qualità delle saldature è eccelsa, un prodotto sicuramente per chi intende fare sul serio e magari ne riserva anche un utilizzo professionale, dato il prezzo un po’ elevato infatti non è esattamente una macchina consigliata per chi è alle prime armi e vuole solo farsi un’idea di questo mondo tanto affascinante e complesso.

     

    TigMig tm223, il coltellino svizzero delle saldatrici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Ecco un ottimo prodotto che non poteva certo mancare all’interno della mia guida esaustiva sulle saldatrici inverter, una vera e propria macchina da guerra consigliata dai veri saldatori professionisti.

    Alcuni utenti online si sono un po’ lamentati per lo spessore della pinza a coccodrillo fornita in dotazione, forse un po’ troppo sottile per alcuni. Anche la lunghezza del cavo di massa è sembrata leggermente corta per taluni, ma niente che non sia superabile utilizzando un’ottima prolunga.

    Le prestazioni sono incredibili se si tiene conto di con quanti pochi euro si possa portare a casa questa saldatrice, la macchina in questione infatti performa alla grande sia a filo continuo MIG a gas, ma anche senza gas e per mezzo dell’elettrodo MMA.

    Un coltellino svizzero della saldatura.

    La saldatura è molto stabile perché gli sbalzi di tensione vengono evitati attraverso un sistema di controllo interno che viene molto in aiuto per ottenere un lavoro realizzato a regola d’arte.

    Molti si chiedono inoltre se sia necessario quando si usa una saldatrice a inverter “importante” di ampliare la capacità di consumo della propria linea elettrica, ad esempio gli impianti elettrici di alcuni garage o case di campagna sostengono solo 3 Kw, be’ non ci sarà da preoccuparsi in questo caso perché l’utilizzo dell’energia in questa macchina è altamente ottimizzato e potrà performare bene anche con contatori a capacità limitata.

    E’ molto semplice da utilizzare, soprattutto con i numerosi accessori in dotazioni che arrivano per aiutarci a ottenere il meglio da questa TigMig tm223.

    Si può trovare senza alcun problema all’interno della confezione infatti la maschera manuale, la pinza, il cavo di alimentazione. Anche se ovviamente c’è da sottolineare che come spesso capita in questi casi la maschera che troverete all’interno non è esattamente la migliore sul mercato, è normale perché si tratta di un accessorio, ma facilmente online potrete trovare di meglio e affiancare una maschera più performante per realizzare così un kit perfetto.

    Il trasporto è facilitato dalla maniglia integrata.

    E’ di sicuro un prodotto da tenere bene in considerazione se si intende accedere al mondo della saldatura inverter dal portone principale senza scendere a facili compromessi.

    Non molti sono pronti a investire qualche euro in più all’inizio quando approcciano un nuovo hobby o un nuovo mind-set, ma se si è pronti a investire un po’ in questa prima fase vi posso assicurare che il payback sarà grande, perché tra qualche anno sorriderete felici di avere tra le mani un oggetto ancora utilizzabile come se fosse il primo giorno, anche perché questa TigMig tm223 è molto resistente e non ci sarà da preoccuparsi per il ripetuto utilizzo.

    Una macchina da guerra della saldatura.

     

    GrecoShop SIL 313, l’ho regalata a mio fratello, potente e divertente da usare!

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    Questa saldatrice di GrecoShop è un’altra chicca interessantissima da tenere bene d’occhio se si intende fare un upgrade del proprio “arsenale di guerra”.

    E’ la saldatrice che ho deciso di regalare a mio fratello Franco, dato che è molto facile da utilizzare e consigliata per i principianti.

    Permette di utilizzare infatti svariati tipi di elettrodi e metalli, garantendo una grandissima versatilità.

    La consiglio anche a coloro che sono totalmente all’asciutto di saldature, permette infatti una regolazione sicura della potenza in ampere in relazione all’elettrodo che intenderemo utilizzare, chiaramente in base al lavoro che di volta in volta andremo a svolgere.

    E’ consigliata per l’acciaio e per il ferro, ma è possibile impiegarla anche su altri materiali e le saldature risulteranno sempre stabili e pulite.

    Molto leggera e maneggevole, è dotata di un interessantissimo sistema anti incollaggio per ciò che riguarda l’elettrodo, il che la rende estremamente agevole da inizializzare. C’è anche un comodissimo blocco anti-surriscaldamento, per coloro che intendono operare nella più totale calma e sicurezza, che provvederà immediatamente a spegnere la saldatrice qualora riveli un’eccessiva temperatura durante il suo utilizzo.

    Franco, mio fratello minore, si trova benissimo con la GrecoShop SIL 313, all’inizio era un po’ scettico quando anni fa gli consigliavo di imparare a saldare, impacciato com’è non avrebbe mai immaginato di diventare col tempo e un po’ di pratica un saldatore provetto e adesso non può più fare a meno di utilizzarla ogni settimana, quando arriva il weekend scende in garage comincia i suoi esperimenti.

    Di sicuro un prodotto interessante per chi intenda spendere un po’ di meno ma avere comunque ottimi risultati.

    E’ dotato di sistema hot-start per assicurarsi sempre una partenza facilitata, evitando in questo modo i difetti metallurgici del giunto.

    Con la funzione anti-sticking c’è la possibilità di evitare quel fastidioso problema di incollamento dell’elettrodo al pezzo che stiamo saldando, con altre saldatrici economiche questo avviene spesso e vi posso assicurare che è una vera e propria scocciatura.

    L’arc force poi permette di gestire dinamicamente l’erogazione di ampere di potenza, aumentandoli nel caso in cui l’arco di saldatura sia più corto, una vera e propria comodità che rende questa saldatrice inverter a elettrodo davvero smart.

    Il prezzo è molto contenuto, ma non deve per questo trarre in inganno, ci troviamo infatti di fronte ad un apparecchio estremamente efficiente che certo non è rapportabile a quelli di fascia più alta ma compie egregiamente il proprio lavoro e se non si è professionisti che richiedono l’impiego quotidiano di saldature per ore e ore è di sicuro la macchina che può fare al caso vostro.

    Il rapporto qualità prezzo è ottimo.

     

    Stanley 460180, piccola e potente

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    Ecco una saldatrice meno famosa ma non per questo da non considerare quando si tratta di capire qual è il migliore attrezzo che può fare al caso nostro.

    E’ una saldatrice da tenere conto se non si vuole spendere un occhio della testa ma allo stesso tempo portarsi a casa un buon prodotto che possa regalare qualche soddisfazione grazie alle sue qualità di potenzia, silenziosità e precisione.

    Ma non perdiamo tempo allora e andiamo subito a vedere assieme perché questa Stanley 460180 è una delle migliori saldatrici presenti in questo momento sul mercato.

    Il motivo è presto detto, non è facile scovare una saldatrice così piccola e pure così potente.

    A volte si sottovaluta infatti la componente della portatilità quando pensiamo agli attrezzi da lavoro o per il bricolage.

    Non per tutti questo è un fatto fondamentale, ma per molti può costituire un vero e proprio punto di forza.

    Questo prodotto sembra infatti ideato proprio pensando innanzitutto alla possibilità di portarlo in giro senza troppi ingombri, e questa mi sembra decisamente un’ottima idea dato che altre saldatrici sono un po’ carenti per quel che riguarda questo punto.

    Anche in questo caso vedremo il consueto corredo di oggetti e accessori per poterci lanciare subito nella saldatura, senza dover ricorrere a spese ulteriori. E’ chiaro che se si intenda costituire un intero kit per saldature di qualità sarebbe meglio in questo caso provvedere ad acquistare gli accessori separatamente per assicurarsi maggiore qualità, ma possiamo dirci tutto sommato soddisfatti per quel che riguarda il corredo di questa Stanley.

    E’ possibile utilizzare una moltitudine di elettrodi e metalli differenti, la macchina infatti non tende a surriscaldarsi e si può continuare senza problemi anche dopo parecchi minuti di uso intenso.

    Senza ombra di dubbio questo è un aspetto estremamente positivo che non va preso sottogamba infatti alcuni strumenti concorrenti di simile fattura hanno il brutto vizio di surriscaldarsi e non poter essere utilizzati a meno che non si abbia la pazienza di attendere l’eventuale raffreddamento.

    Di sicuro un’ottima saldatrice inverter entry level che saprà soddisfare chi si sta avvicinando a questo mondo, ma anche chi già è pratico di saldature potrà trovare pane per i suoi denti.

     

    FIXKIT Saldatrice IGBT dal prezzo sorprendente

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    Se siete alle primissime armi e volete spendere davvero poco, anche se io spesso consiglio di non farsi prendere dal panico e spendere quei pochi euro in più che in molti casi possono essere sinonimo di sicurezza e affidabilità per gli anni a venire.

    Allora è la FixKit l’oggetto su cui dovete puntare la vostra attenzione.

    Non è più il momento di scherzare infatti, questi ragazzi fanno sul serio, e ci sorprendono questa volta con una saldatrice inverter economicissima ma che salda da Dio.

    Ho dovuto ricredermi, certo le marche più blasonate e i modelli più costosi riservano delle saldature professionali di alto livello, ma quello di cui è capace questa Fixkit farebbe sobbalzare sulla sedia anche il saldatore con più anni di esperienza.

    Andiamo a capire bene assieme perché.

    La potenza base è impostata a 110 ampere, e già con questa è possibile fare delle saldature invidiabili utilizzando elettrodi a 2.5mm.

    Un aspetto importantissimo ed estremamente sorprendente di questa macchina è che non presente nessun problema di surriscaldamento, nonostante sia così piccola ed economica, cosa che farebbe preoccupare molti pensando alla solita cinesata.

    E invece amici non è così.

    Ovviamente è sconsigliata per i professionisti perché non è abbastanza potente.

    Ma per i giovani e gli hobbisti potrebbe essere la chiave di volta giusta per aprire il grande portone del mondo della saldatura.

    E’ molto maneggevole date le sue dimensioni ed è facilissima da usare, ovviamente non aspettatevi miracoli perché ci sarà sempre bisogno di un periodo di warm-up per prenderci la mano.

    Non bisogna dimenticare che quella della saldatura è una vera e propria arte e nonostante gli strumenti giusti non si diventa esperti saldatori da un giorno all’altro.

    All’interno del kit come al solito troviamo gli elementi base per poter partire a saldare senza bisogno di ulteriori acquisti. La qualità di questi accessori come al solito non è delle migliori e se desiderate fare un piccolo investimento, a mio parere imprescindibile, un’ottima maschera automatica da saldatura è quello che farà al caso vostro, la potete trovare all’inizio di questa guida, sopra a tutto, è la maschera che uso io tutti i giorni e mi ci trovo davvero benissimo.

    Per chi desideri effettuare dei lavoretti a casa e sorprendere i proprio amici dicendo “guarda qua, l’ho fatto io…”, questo è senza dubbio lo strumento adatto.

    In più non surriscalda.

     

    Saldatrice inverte Boudech economica e super

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    Ecco una saldatrice “minore”, ma solo nel prezzo, vi posso assicurare, infatti l’ho acquistata per realizzare una cassa degli attrezzi di riserva da utilizzare nella mia casa in campagna e alla fine mi sono sorpreso la scorsa estate utilizzandola per dei lavoretti di quello che effettivamente fosse capace di fare.

    Ci troviamo di fronte ad un prodotto ampiamente superiore al suo prezzo d’acquisto, dotato di tutti gli accessori che servono per cominciare subito a saldare quali cavi, pinze, eccetera.

    Non surriscalda neanche dopo 4-5 ore di utilizzo.

    Può montare senza alcun problema degli elettrodi da 3,25.

    Eroga 200 ampere di potenza.

    Una piccola bestiolina se consideriamo il prezzo a cui è venduta.

    I cavi sono abbastanza lunghi e permettono un’ottima maneggevolezza. E’ un prodotto che ha sorpreso molti dei miei amici che dopo averla usata si sono decisi a prenderla come saldatrice “in seconda” da affiancare alla propria saldatrice ammiraglia.

    Un prodotto da tenere altamente in considerazione e da non lasciarsi scappare finché è in deposito.

     

    GREENCUT MMA200, ottima per principianti

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    Un’altra grande saldatrice molto consigliata per i principianti è questa Greencut mma 200, ho avuto modo di utilizzarla un paio di volte a casa di un mio amico e mi ha lasciato un buon ricordo, è per questo che non poteva mancare all’interno di questa mia guida in cui nulla è lasciato al caso.

    Ottima per essere utilizzata anche per parecchie ore di fila, può essere utilizzata senza problemi ad esempio a 100 ampere.

    Ha bassissimi consumi, quindi non ci sarà da preoccuparsi se si intende utilizzarla su impianti che reggono solo 3kw ad esempio.

    Consigliata per chi non è capace di saldare, se avete provato delle saldatrici antiquate in passato per i vostri primi esperimenti e non siete stati capaci di tirarne fuori nulla di buono vi consiglio di puntare su questa, resterete stupiti da ciò che sia capace di fare una saldatrice economica di ottima qualità, fidatevi di me.

    E’ di sicuro un buono strumento su cui cominciare a farsi le ossa ed orientarsi nel mondo della saldatura prima di puntare a qualcosa di più serio e professionale.

    Il prezzo è interessantissimo, consiglio comunque di prendere un casco per saldatura a parte, puntate senza indugi su quello consigliato all’interno di questa guida e non ve ne pentiterete.

     

    Le maschere per saldare, queste sconosciute

    Maschere o Occhiali?

    Gli occhiali di protezione sono utili solo a basse intensità di saldatura, quindi sono sconsigliati per la saldatura ad elettrodo, meglio utilizzare nel nostro caso quindi una vera e propria maschera per evitare che i nostri occhi possano uscirne danneggiati irrimediabilmente.

    Casco auto oscurante

    Molto meglio direttamente quindi un casco auto oscurante.

    I caschi autooscuranti, anche detti maschere elettro ottiche a cristalli liquidi hanno la possibilità avanzata di adattarsi al flash prodotto dalla nostra saldatrice: più questo è forte, più lo schermo sarà buio; funzionano con una piccola pila.

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    Senza dimenticare ovviamente i guanti, per preservare le nostre mani.

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    In conclusione

    La saldatura esiste fin dal Medioevo, in cui si univano parti in ferro riscaldandole al calor giallo-bianco sulla forgia e successivamente martellandole fino a renderle omogenee. Tuttavia, per avere dei procedimenti di saldatura con caratteristiche omogenee e riproducibili, fu necessario arrivare al 1901 con la saldatura ossiacetilenica, in cui si univano le parti per fusione dei lembi. In questo procedimento di saldatura l’energia necessaria alla fusione dei pezzi era fornita dalla combustione di un gas (nel caso specifico acetilene) con ossigeno puro. Raggiungendo temperature sufficientemente elevate (e superiori alla temperatura di fusione del ferro) non era più necessaria l’operazione di martellatura per unire i pezzi, a tutto vantaggio della semplicità e della ripetibilità dell’operazione.

    La saldatura al giorno d’oggi è fondamentale in moltissimi campi, in un mondo così tecnologicamente evoluto sono sempre di più infatti le occasioni in cui è necessario unire tra di loro due materiali in maniera sicura e accurata. Pensiamo ad esempio all’ingegneria meccanica, a quella civile, ma anche al mondo dell’aeronautica.

    Si sono fatti veri e propri passi da gigante in questi ultimi anni e oramai non c’è più bisogno di ricorrere al classico stagno o improvvisare saldature di fortuna. Si può avere infatti la stessa qualità e sicurezza dei laboratori di saldatura a casa propria.

    Non bisogna mai dimenticare comunque che al primo posto ci deve essere sempre la propria sicurezza personale, quindi non trascurare mai la maschera per saldare, i guanti e un vestiario adeguato che ci permetta di operare con estrema sicurezza senza alcun rischio per noi e per l’ambiente in cui operiamo.

    Sempre meglio inoltre effettuare le proprie operazioni di saldatura in un ambiente diverso da quello casalingo, per capirci evita il soggiorno di casa e opta magari per un garage o ancora meglio per uno spazio in cui non siano presenti oggetti infiammabili o danneggiabili.

    Spero che come al solito questa guida alla saldatura a inverter ti sia stata d’aiuto e ti saluto calorosamente rimandandoti al prossimo articolo che riguarderà un aspetto del fai da te molto spesso trascurato, diciamo che è un segreto del mestiere, riservato solo a pochi eletti, e voglio condividerlo su queste pagine per ripagare i ragazzi di Pro Contro dello spazio offertomi in questi ultimi anni.

    A prestissimo,
    Dario.

     

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    Imetec Bellissima Absolute BA 230...
    La migliore piastra professionale a vapore
    L'Oreal Professionnel Piastra Per...
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    La piastra professionale GHD che uso regolarmente
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    La piastra professionale della mia amica Giulia
    Imetec Bellissima Absolute BA 230...
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    La migliore piastra professionale a vapore
    L'Oreal Professionnel Piastra Per...
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    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

     

    Guida alla migliore piastra per capelli professionale adatta a te

     

    I capelli per me sono ragione di vita.

    Sono una potentissima arma di seduzione, sei d’accordo?

    Gli uomini rimangono affascinati di fronte a dei capelli sani e in ordine.

    Inoltre è sempre bello rendere le mie amiche gelose della mia acconciatura.

    La mattina però appena sveglia è sempre una tortura .

    I miei primi esperimenti con una piastra per capelli risalgono a tanti anni fa, quando ero giovane e andavo al liceo.

    Ti sto parlando ovviamente di una piastra economica non molto facile da usare. Impiegava tanto tempo per riscaldarsi, e ogni volta pregavo che nulla andasse storto.

    Ammetto di essere decisamente imbranata.

    Ricordo ancora una fantastica gita in Sicilia, sapevamo che i professori ci avrebbero portato in discoteca una sera a ballare e per fare bella figura mi portai dietro la mia piastra.

    Ero letteralmente in preda al panico.

    Se la serata fu un successo lo devo alla mia migliore amica Giulia, molto più pratica di me, che mi aiutò con l’acconciatura.

    Fatti raccontare come andrò.

    Presa dall’entusiasmo iniziai a lisciare senza curarmi troppo di quello che stavo facendo.

    Forse la piastra era sporca, o forse la temperatura era troppo elevata, o forse semplicemente stavo facendo tutto di corsa come a volte mi capita. Fatto sta che i miei capelli erano un disastro.

    Brutti è dire poco. Da che volevo essere come Jennifer Aniston nella serie Friends, ero diventata una cozza. Addio discoteca, potevo andare a sdraiarmi su uno scoglio della costa siciliana.

    Qui entra in scena Giulia, che si affrettò a soccorrermi.

    Immagina la situazione: io ero chiusa in bagno, in lacrime, e ormai avevo dato per spacciata la serata in disco. Lei, fuori dal bagno, mi prometteva che se avessi aperto la porta avrebbe fatto di tutto per rendermi bellissima.

    La feci entrare: la prima cosa che fece fu farmi il cazziatone che mi meritavo.

    Iniziò a spiegarmi tutte le regole per il corretto utilizzo della piastra per capelli. Sembrava di ascoltare un disco tanto era perfetta e precisa nei dettagli.

    Mentre parlava, notavo i miei capelli venir fuori lentamente proprio come volevo: lisci come la seta. Era come un bel film Disney, tutto stava per finire con il lieto fine.

    Chiaramente la serata in discoteca fu bellissima e indimenticabile. Ancora oggi, quando facciamo le rimpatriate di liceo, alcuni tirano in ballo la “gita in Sicilia” a cena, e tra noi, gruppo di amiche strette, si ride inevitabilmente ricordando la tragedia sfiorata.

    E per la cronaca, Giulia oggi è diventata una grande hairstylist.

     

    I miei consigli per l’acquisto veloci per te

    Io e Giulia siamo grandissime amiche. Posso dire che siamo amiche per la pelle e per i capelli!

    Quando si parla delle nostre chiome, ci scambiamo tutte le notizie e tutte le informazioni che abbiamo appreso da Internet e dalla TV. Tra le dive che seguo su Instagram, le testate di gossip e gli innumerevoli video visti su YouTube, potrei stare a parlare di capelli e acconciature letteralmente per sempre.

    Entrambe abbiamo la nostra personale piastra per capelli professionale. Io sono sempre stata fedele alla GHD, comprai anni fa la GHD V Gold Classic Styler e da quest’anno sono passata alla nuovissima GHD Gold Styler.

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    Vai direttamente alla recensione della nuova piastra GHD Gold Styler.

    La mia amica Giulia invece, grandissima hairstylist, è per la Imetec Bellissima. Lei ha la piastra Imetec Bellissima Absolute BA 230.

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    Vai direttamente alla recensione della piastra Imetec Bellissima Absolute BA 230.

    Sappi che siamo entrambe appassionate al mondo delle piastre per capelli a vapore. La migliore piastra di questo tipo è la Steam Pod de L’Oreal Professionnel.

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    Vai direttamente alla recensione della piastra a vapore Steam Pod de L’Oreal Professionnel.

    Se anche a te interessano le piastre per capelli a vapore, o se ne hai bisogno perché i tuoi capelli sono già molto deboli e sottili, clicca qui ora per andare direttamente alla sezione dedicata.

    Se invece cerchi la migliore piastra economica, la mia scelta per te è la Remington S6500 Sleek & Curl.

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    Vai direttamente alla recensione della piastra Remington S6500 Sleek & Curl.

    Se infine cerchi la piastra per capelli da viaggio, la migliore e la più versatile è la Imetec Bellissima Mini M 200.

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    Vai direttamente alla recensione della piastra Imetec Bellissima Mini M 200.

     

    È facile usare la piastra per capelli professionale?

    Assolutamente SI.

    Non credere che ci voglia una laurea. Le piastre per capelli professionali moderne sono fatte apposta per poter essere usate senza nessun problema e senza nessuna preoccupazione.

    È proprio come avere un parrucchiere a domicilio, pronto a lisciarti l’acconciatura in tutta sicurezza.

    I risultati si vedono e sono sempre ottimi.

    Con la mia piastra non ho mai avuto difficoltà, è sempre andato tutto liscio come l’olio.

    Il consiglio che ti do è di fare attenzione a quelle che sono le regole base per il corretto utilizzo della piastra.

    Vediamole insieme senza perderci in troppe parole.

     

    Come si usa la piastra per capelli professionale?

    Ti premetto nuovamente che non hai bisogno dell’aiuto di nessuno per usare la piastra. Basti solo tu per un risultato perfetto!

    Che sia la tua prima volta con la piastra o che tu abbia già una certa esperienza, fai attenzione a queste semplici regole da seguire per non rovinare i tuoi capelli e rischiare di bruciarli.

    Non preoccuparti, cercherò di essere molto chiara.

    1. Prenditi tutto il tempo necessario! Quando lavi i tuoi capelli prima della piastra, non farlo in maniera superficiale e cerca di usare prodotti specifici per la lasciatura. Usa uno shampoo delicato e un balsamo per aiutare il capello ad essere morbido e pronto per la piastra. Ricordati anche che l’inquinamento cittadino e in genere i prodotti che si usano per l’acconciatura devono essere eliminati strofinando bene in modo da avere un capello completamente pulito.
    2. Usa uno shampoo senza solfati! Queste tipologie di shampoo non eliminano il sebo, che è prodotto dalle ghiandole sebacee ed è un grasso naturale. Tra le varie funzioni c’è quella di mantenere il capello morbido di suo. Ci sono shampoo dannosi che eliminano il sebo e rendono i capelli ancora più secchi e crespi.
    3. Non utilizzare mai la piastra sui capelli bagnati o umidi! Questa è una regola davvero molto importante e che devi seguire sempre. Asciuga bene i capelli e non iniziare a lisciare se non sono prima completamente asciutti. E ricordati anche di non strofinare con l’asciugamano, ma di tamponare. Così facendo eviti di spezzarli. Cerca poi di usare l’asciugacapelli per il minor tempo possibile, preferibilmente alla fine quando i capelli sono umidi.
    4. Ad ogni capello la sua piastra! Ci sono diversi tipi di piastra sul mercato, e le esigenze sono molto importanti. Quando parlo di esigenze intendo chiaramente il tuo tipo di capelli. Se sono corti, compra una piastra con una larghezza inferiore ai 25 millimetri. Se sono lunghi, la lunghezza della piastra deve essere superiore ai 30 millimetri. Se sono molto ricci, la piastra deve essere ad alta temperatura e preferibilmente in ceramica.
    5. Pettina bene i capelli prima di iniziare! Se sono ben pettinati, il risultato sarà sicuramente migliore. Se hai capelli poco mossi forse non ne avrai bisogno ma se hai capelli ricci, puoi aiutarti con un pettine durante il lisciamento. Una tecnica molto utilizzata è quella di pettinare mentre si liscia: inizia dalla base con il pettine, subito dopo inizia a piastrare. Falli scorrere insieme fino alla punta e i ricci saranno dominati.
    6. Comincia dal retro! La regola dei più grandi e famosi parrucchieri di fama mondiale vuole che la fase di lisciamento inizi con i capelli sul retro della testa. Poi con calma procedi fino ad arrivare a quelli davanti.
    7. Usa un prodotto specifico per proteggere i capelli dal calore! Non sottovalutare questo aspetto e non ti fidare di prodotti economici. I tuoi capelli sono importanti e si meritano il meglio. Questi sono prodotti da applicare sul capello e non sul cuoio capelluto.
    8. Liscia ciocche non troppo grosse! Organizza bene tutta la fase di lisciamento. Dividi per bene i capelli in sezioni, e ogni sezione in strati. Fissa il tutto con delle pinze. Ogni strato avrà le sue ciocche ma non farle troppo grosse. Passa la ciocca nella piastra seguendo un movimento molto naturale e fluido. Non forzare perché altrimenti rischi di rovinare il capello.
    9. Controlla bene la temperatura! Ogni tipologia di capello ha la sua temperatura perfetta per il lisciamento. Capelli particolarmente spessi o molto ricci richiedono una temperatura superiore ai 200 gradi. Per i capelli ondulati non si superano mai i 200 gradi. I capelli normali si lisciano senza problemi a 150 gradi. Se hai capelli molto sensibili, mantieniti sui 120 gradi.
    10. La piastra deve essere alla temperatura adatta! Non iniziare a lisciare se la piastra non ha raggiunto la temperatura in modo da distribuire il calore uniformemente su tutto il capello.
    11. Fa attenzione se esce del fumo dalla piastra! Se durante la procedura di lisciamento vedi del fumo uscire dalla piastra, è molto probabile che tu non abbia asciugato bene i capelli. In questo caso interrompi immediatamente e asciuga bene.
    12. Pulisci sempre bene la piastra! La piastra per capelli è un dispositivo che necessita una attenta e regolare manutenzione. Puliscila per bene dopo ogni utilizzo in modo da eliminare ogni tipo di sporcizia all’interno. Inoltre fai attenzione che non ci sia polvere se non la usi per un po’ di tempo.

    In conclusione, ricapitolando: FAI CON CALMA, USA I GIUSTI PRODOTTI, ORGANIZZA BENE IL LISCIAMENTO E IL RISULTATO PERFETTO È ASSICURATO.

     

    Rivestimento in ceramica, tormalina o titanio?

    Ti sarai sicuramente chiesta qual è il materiale migliore per il rivestimento della piastra per capelli.

    Oppure avrai letto tante cose in giro e ti serve una risposta definitiva. Sono qui per questo.

    Provo a farti chiarezza e a spiegarti a cosa serve ogni singolo materiale.

    CERAMICA

    Il rivestimento in ceramica si trova sulla maggior parte delle piastre per capelli sul mercato.

    I vantaggi della ceramica sono vari. In primo luogo, conduce bene il calore per cui impiega poco tempo per raggiungere la temperatura stabilita. Inoltre, diffonde uniformemente il calore, e quindi sono necessari pochi passaggi per ottenere dei capelli lisci.

    Pochi passaggi vuol dire minore esposizione del capello al calore intenso, e quindi meno danni.

    L’altro vantaggio è che i capelli scivolano più facilmente sulla ceramica. Questo comporta meno capelli strappati durante il lisciamento e anche meno nodi.

    Non è il materiale migliore in assoluto ma i risultati con piastre professionali rivestite in ceramica sono puntualmente ottimi.

    La ceramica si presta per lisciamenti veloci e per chi non usa la piastra troppo di frequente.

    TORMALINA

    La tormalina è il materiale di punta per questo tipo di prodotti.

    La tormalina viene infusa sulle piastre di ceramica, per cui tecnicamente si tratta di piastre per capelli in ceramica tormalina.

    Il primo grande vantaggio di questo materiale è la capacità di rilasciare ioni durante la fase di lisciamento, e sappiamo che il rilascio di ioni aiuta a combattere il cattivo effetto dell’umidità sui capelli e donare un liscio che dura anche quando la giornata è molto umida.

    Ancora, gli ioni servono per sanare i capelli danneggiati andando ad agire direttamente sul capello e favorendo il rilascio di oli naturali.

    In conclusione, la tormalina mantiene il capello liscio a lungo e idratato.

    TITANIO

    Il titanio, si sa, è un materiale molto resistente e leggero, ed è un ottimo conduttore di calore.

    Si riscalda in tempi brevissimi ed è tanto migliore quanto più è alta la temperatura di utilizzo della piastra.

    Il titanio ad alte temperature rilascia calore a infrarossi e ioni, quindi i vantaggi in questo senso sono gli stessi della tormalina.

    È il materiale preferito dai parrucchieri professionisti.

    Le temperature di utilizzo elevato hanno un contro: bisogna fare molta attenzione a non fare danni quando si una piastra del genere a casa da soli.

    Analizzati i singoli materiali, la domanda finale che ti stai facendo, lo so, è la seguente.

    Qual è il materiale più adatto ai miei capelli?

    La ceramica è adatta per capelli normali, sottili e folti.

    Se hai i capelli leggermente danneggiati, puoi ancora usare la ceramica ma fai attenzione alla frequenza di utilizzo. Non esagerare!

    La tormalina è perfetta sia per capelli sani e normali sia per capelli danneggiati. Adatta anche per capelli ruvidi e crespi.

    Il titanio è per esperti ed è adatto a capelli normali, folti e ruvidi. Il titanio va a braccetto con i capelli indisciplinati e difficili da gestire.

     

    Piastra per capelli a vapore o piastra professionale tradizionale?

    L’alternativa alla comune piastra professionale moderna che solitamente funziona con tecnologia a ioni è la piastra a vapore.

    Nascono con lo scopo di preservare la salute del capello nel caso di utilizzo molto frequente della piastra.

    Il discorso è molto semplice: la piastra per capelli professionali non può essere usata tutti i giorni. A lungo andare il capello finisce per sfibrarsi, perde di luminosità e forza, e il risultato finale sono le doppie punte.

    Io uso la mia piastra 2 o 3 volte la settimana e non ho una reale necessità di passare alla piastra a vapore. Ho solo una sanissima passione e sono fortemente attratta da questi nuovi prodotti basati sulle proprietà del vapore.

    Immagino che ci sia qualcuna di voi che vuole usarla tutti i giorni. In tal caso è bene considerare la scelta di una piastra a vapore.

    Il principio di funzionamento della piastra a vapore è semplice: è dotata di un serbatoio che va riempito ogni volta prima dell’utilizzo con acqua distillata. Una volta che raggiunge la temperatura desiderata, quando si comincia a lisciare, la piastra rilascia sul capello durante il passaggio un getto di vapore acqueo ad alta temperatura.

    Il vapore acqueo ha una grande proprietà: mantiene il capello morbido. L’acconciatura liscia diventa più delicata e soffice al tatto e i tuoi capelli resteranno lisci più a lungo.

    Immaginate un ferro da stiro: fatto? È uguale.

    La piastra a vapore esegue una vera e propria stiratura dei capelli, nel vero senso della parola. Idrata naturalmente il capello e lo mantiene morbido.

    Forse ti starai chiedendo: è meglio la piastra tradizionale o la piastra a vapore?

    Dipende fortemente dalla frequenza di utilizzo. Come ti ho già spiegato, se desideri usare la piastra tutti i giorni, allora la piastra a vapore fa più al caso tuo.

    Il nostro parrucchiere di fiducia ha la piastra a vapore de L’Oreal nel suo salone. Poiché è un nostro amico, ci ha aiutate a capire la differenza, proponendoci un test: ha preso due di noi con capelli molto simili, ha lisciato i capelli a entrambe usando le due diverse piastre ma di nascosto.

    Quando siamo uscite allo scoperto le amiche dovevano indovinare su chi era stata usata la piastra tradizionale e su chi invece la piastra a vapore.

    Il risultato? Il caos. Il parrucchiere l’ha messa ai voti, e non ha vinto nessuno perché nessuno riusciva a decidersi.

    Il vero risultato è che entrambe avevamo capelli lisci perfetti, morbidi e luminosi, dal momento che entrambe le piastre utilizzate erano professionali. Per quanto riguarda il lungo termine, i capelli lisciati con la piastra a vapore hanno vinto, e sono durati effettivamente di più.

    Ti dirò il mio punto di vista: io per ora sono soddisfatta della mia piastra. La uso, più o meno regolarmente ma non quotidianamente, e non rovina i miei capelli perché è professionale. Ma già lo so che comprerò una piastra a vapore e probabilmente passerò definitivamente a questa tipologia.

    Se i tuoi capelli sono già molto secchi e fragili o molto sottili e quindi particolarmente soggetti ai rischi di una piastra tradizionale, allora devi per forza comprare una piastra a vapore. Ne va della salute dei tuoi capelli già deboli.

    In questi casi l’utilizzo della piastra a vapore te lo consiglio anche perché col tempo il capello si rinforza.

    Prima di procedere al lisciamento bisogna applicare sui capelli una lozione a base di cheratina. Questa proteina è già presente naturalmente all’interno del capello. Se il tuo capello è debole, applicando la lozione prima di ogni lisciamento e ti aiuterà non solo ad avere un risultato migliore ma anche a rinforzare la struttura dei tuoi capelli.

    Vuoi dei consigli su quale piastra a vapore comprare?

    La mia prima scelta è sicuramente la piastra Steam Pod de L’Oreal Professionnel, come avrai già letto sopra probabilmente.

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    Vai direttamente alla recensione della piastra a vapore Steam Pod de L’Oreal Professionnel.

    Ma la piastra a vapore de L’Oreal Professionnel non è l’unica sul mercato.

    Un’altra bellissima piastra di questo tipo è la Imetec Bellissima My Pro Steam.

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    È la prima scelta di Belèn Rodriguez, e già solo questo serve, secondo me, per fidarsi di Imetec. E poi, chi non vorrebbe avere i capelli di Belèn?

    Questa piastra è perfetta se hai capelli molto indisciplinati, crespi o secchi e in generale deboli.

    È costruita ad arte, puoi usarla non solo per lisciare ma anche per creare delle perfette onde naturali. Idratazione e morbidezza assicurate, il liscio sarà perfetto e durerà a lungo.

    Ho cercato online per vedere questa piastra in azione e devo dire che il risultato è davvero ottimo.

     

    Migliore Piastra per Capelli Professionale

    1. GHD Gold Styler – La piastra per capelli che ho a casa e utilizzo sempre
      Per tutti i tipi di capelli
    2. Imetec Bellissima Absolute BA 230 – La piastra che la mia amica Giulia usa sempre
      Per capelli lunghi, folti e crespi
    3. L’Oreal Professionnel Steam Pod – La migliore piastra per capelli a vapore
      Per tutti i tipi di capelli o per capelli ricci, crespi o deboli
    4. MadameParis Nina – Il regalo perfetto per te stessa
      Per tutti i tipi di capelli
    5. Cloud Nine The Original Iron – Il top della professionalità
      Per tutti i tipi di capelli
    6. Remington Keratin Protect S8598 – La piastra che si prende cura dei tuoi capelli
      Per tutti i tipi di capelli tranne quelli sensibili
    7. Remington S6500 Sleek & Curl – La migliore piastra professionale economica
      Per tutti i tipi di capelli
    8. KIPOZI Pro – Qualità alta ad un prezzo basso
      Per capelli crespi
    9. Imetec Bellissima Mini M 200 – La mini piastra che porti ovunque
      Per capelli normali, non troppo lunghi e folti

     

    GHD Gold Styler – La piastra per capelli che ho a casa e utilizzo sempre

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    Sono da anni oramai fedele alla GHD. L’azienda inglese ha conquistato anni fa il mio cuore con la GHD V Gold Classic Styler.

    Ricordo l’attesa agli inizi di quest’anno per l’uscita della loro nuova piastra e non vedevo l’ora che fosse disponibile per comprarla.

    Il passaggio è stato facile e davvero soddisfacente sotto tutti i punti di vista: la nuova GHD Gold Styler è la piastra perfetta per i miei capelli.

    Da dove partire se non dal brand che è il sinonimo di affidabilità e qualità. Le piastre GHD sono state superiori fin dalle prime uscite sul mercato, per i materiali di costruzione e l’affidabilità e la semplicità di utilizzo. Da sempre, le donne che usano GHD sono rimaste puntualmente soddisfatte.

    Io posso considerarmi una di queste: la GHD è la migliore piastra per capelli professionale.

    È semplice, ha un design minimale, il tasto di accensione ora è anche digitale a pressione.

    La nuova GHD Gold Styler ci mette solo 25 secondi per accendersi e raggiungere la temperatura fissa di 185 gradi.

    Fiore all’occhiello è la tecnologia Dual Zone: su questa piastra ci sono due sensori termici, uno per lamella. La temperatura così facendo rimane costante e uniforme, e viene distribuita costantemente su tutto il capello alla perfezione.

    Inoltre le lamelle sono basculanti e l’utilizzo è reso ancora più facile. Quando faccio scorrere i miei capelli nella piastra, il movimento nella fase di lisciamento è nettamente più fluido. L’effetto anticrespo è assicurato ad ogni utilizzo.

    Avrai sicuramente notato anche la forma della piastra, che si presta facilmente alla fantasia creativa di noi donne. Si possono ottenere facilmente vari effetti, come per esempio un ottimo mosso.

    Questa piastra è dotata della funzione di autospegnimento, quindi non mi preoccupo mai di averla lasciata accesa. Dopo 30 minuti di inutilizzo, la piastra si spegne da sola.

    Qualunque cosa abbiate in mente per il sabato sera, la nuova GHD Gold Styler saprà rendervi felice insomma.

    Capelli super lisci e morbidi, effetto riccio naturale, beach waves soffici e durature, tutto è possibile con questa piastra.

    Ricordandoti come sempre di trattare bene i tuoi capelli, ti lascio con un paio di consigli. Io uso la mia GHD con lo spray protettivo sempre della GHD, che si può usare su tutti i tipi di capelli.

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    E inoltre, visto che spesso vado a casa delle amiche a conciarmi per le feste prima di uscire, ho deciso anche di prendere la custodia che include anche il tappetino termico.

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    La custodia rende la nuova GHD Gold Styler un’ottima piastra da viaggio.

     

    Imetec Bellissima Absolute BA 230 – La piastra che la mia migliore amica Giulia usa sempre

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    La mia migliore amica Giulia, anche lei super appassionata di capelli, acconciature e hair styling, possiede una piastra Imetec Bellissima Absolute BA 230.

    È sicuramente un’ottima scelta in quanto una delle migliori piastre per capelli professionali. La tecnologia a ioni e infrarossi, la larghezza e il materiale di costruzione sono le caratteristiche che la rendono tale.

    Tra me e Giulia è sempre la solita tiritera: qual è la piastra migliore, la mia o la sua?

    La piastra si presenta con un design molto professionale: impugnatura molto solida zebrata che rende l’utilizzo sicuro. È presente un minischermo retroilluminato che ti permette di regolare e visualizzare la temperatura preferita.

    Le lamelle sono belle ampie e quindi l’utilizzo è previsto anche per chi ha i capelli molto folti. Gli infrarossi e gli ioni donano un aspetto più luminoso ai capelli e il liscio è sempre perfetto.

    Le lamelle hanno uno speciale rivestimento di titanio e ceramica. È quello che la Imetec chiama rivestimento Gloss & Shine: questo particolare fa in modo da distribuire la temperatura in maniera uniforme sul capello durante il passaggio nella piastra. Inoltre il risultato finale gode di un bellissimo effetto luminoso.

    Gloss & Shine sono due termini inglesi che si traducono bene con effetto lucido e brillante.

    La temperatura della piastra non è fissa ed è selezionabile grazie a due tasti che si trovano vicino all’impugnatura. Un piccolo display ti permette di tener d’occhio la temperatura scelta.

    Si può impostare una temperatura tra i 160 e i 230 gradi. Questo rende la piastra Imetec ottima e perfetta per varie tipologie di capelli.

    Le lamelle che si riscaldano sono quattro e sono indipendenti tra loro.

    Conosco molto bene questa piastra Imetec, non solo Giulia me ne parla sempre ma spesso passiamo il preserata insieme e la vedo in azione.

    È molto bella, è davvero una piastra per capelli professionale. La prima cosa che noti quando la utilizzi è la grossa linea rossa al centro delle lamelle, dove passano i capelli. Questa sarebbe la tecnologia a infrarossi e ioni che rende i capelli più lisci e luminosi.

    Gli infrarossi servono a diffondere il calore più facilmente e in profondità nel capello, rendendo così l’utilizzo più veloce. Gli ioni invece hanno la proprietà di annientare uno dei più grandi nemici dei capelli: l’energia elettrostatica.

    I capelli di Giulia sono ogni volta super lisci e morbidi. Rimango sempre molto stupita ed è per questo motivo che dico che la Imetec Bellissima Absolute BA 230 è una delle migliori piastre per capelli professionali sul mercato.

     

    L’Oreal Professionnel Steam Pod – La migliore piastra per capelli a vapore

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    Quando sia io che la mia migliore amica Giulia abbiamo iniziato ad appassionarci di piastre per capelli a vapore, i nostri occhi sono inevitabilmente caduti su un solo prodotto: la piastra Steam Pod de L’Oreal Professionnel.

    La migliore piastra per capelli a vapore al momento disponibile sul mercato, a giudicare da quello che si legge online. Innumerevoli i commenti positivi e le donne soddisfatte dei risultati.

    Parto dalla base: una piastra a vapore è diversa dalla piastra normale. Mentre quest’ultime si limitano solamente a “stirare” i capelli, quelle a vapore utilizzano l’acqua che allo stato gassoso rende la fase di lisciamento più delicata e abbatte i rischi di danno dell’eccessivo calore.

    La piastra a vapore ha dunque un piccolo serbatoio destinato all’acqua, preferibilmente distillata. La piastra Steam Pod ha anche un filtro che demineralizza il liquido per restituire un vapore perfetto.

    La temperatura è selezionabile tra i 140 e i 210 gradi. Questo vuol dire che la piastra può essere usata per diverse tipologie di capelli.

    Il vapore viene rilasciato nel momento in cui chiudi la piastra sui capelli. Il vapore si diffonde in maniera uniforme ma chiaramente non va mai a inumidire ma semplicemente ad idratare. La piastra pensa anche a quello. All’uscita la chioma è asciutta, morbida e luminosa.

    Sebbene la Steam Pod sia una piastra ottima per chiunque, ci sono forse alcuni casi in cui questa diventa la piastra perfetta.

    Come già detto in precedenza, la piastra a vapore può essere usata tutti i giorni perché non intacca la salute del capello.

    Se hai i capelli molto ricci, particolarmente crespi oppure capelli che sono rovinati e deboli, la Steam Pod è la piastra che fa al caso tuo.

    Prima di ogni utilizzo, si consiglia un trattamento alla pro cheratina. Si capisce quale è il risultato: se hai i capelli deboli, usare la piastra a vapore Steam Pod non farà altro che ripristinare lentamente la buona salute dei tuoi capelli.

    I capelli lisciati con questa piastra avranno come una protezione contro l’umidità. La durata del liscio è garantita anche contro le peggiori condizioni atmosferiche.

    La piastra Steam Pod è una bellissima piastra per capelli, sicuramente costosa e anche ingombrante per via del serbatoio per l’acqua ma i risultati sono assolutamente sensazionali.

    Bisogna prenderci la mano, sicuramente. È un prodotto, come dire, nuovo. Abituate alle piastre normali, tra pretrattamento e serbatoio da riempire potrebbe sembrare tutto un po’ complicato. Ma sappiamo che nulla è impossibile.

    Avere la piastra Steam Pod a casa sarà come avere un parrucchiere a domicilio, pronto a lisciare i tuoi capelli alla perfezione, mantenendoli sani, morbidi, idratati e luminosi.

    Puoi dire addio definitivamente ai capelli crespi.

     

    MadameParis Nina – Il regalo perfetto per te stessa

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    Una delle migliori piastre per capelli disponibili sul mercato è la MadameParis Nina.

    Le novità apportate sul modello Nina sono molte. La prima è sicuramente il design: compatto, solido e allo stesso tempo leggero e quindi facile da utilizzare. Un grande punto a favore che rende la piastra MadameParis modello Nina una delle migliori in quanto a maneggevolezza.

    Grazie alla forma, puoi usarla sia per lisciare i capelli, sia per arricciarli. La creatività non ha limiti.

    La piastra ora può anche godere della tecnologia a infrarossi e agli ioni: cosa vuol dire questo? Che la ceramica si scalda più in fretta (25 secondi) e mantiene la temperatura uniforme. E che i capelli saranno molto più lisci e morbidi a lavoro ultimato. Il tutto unito alla completa sicurezza di un prodotto confezionato ad arte.

    Ogni tipologia di capello è perfetta per questa piastra professionale. Potremmo quasi considerarla come una ottima piastra universale, che si presta bene sia per capelli ondulati naturali, sia per i ricci più folti.

    La piastra è facile da usare. Leggendo online ho scoperto che la guida all’utilizzo che si trova nella confezione è chiarissima.

    A rendere tutto ancora più user friendly, sulla piastra ci sono due tasti per regolare la temperatura. Quest’ultima è settabile tra i 130 e i 230 gradi ed è visualizzabile su un piccolo schermo LCD.

    Non preoccuparti di lasciare la piastra accesa: il modello Nina è dotata della funzione di autospegnimento dopo un’ora di inutilizzo.

    Un capitolo a parte merita la confezione con cui la MadameParis modello Nina arriva a casa tua: dentro troverai le mollette, pinze per capelli, un pettine, uno specchietto e un guanto termoprotettivo. Insomma, il regalo perfetto per te che ami i tuoi capelli!

    Se proprio sei esigente e vuoi di più, concludo ricordandoti la garanzia di 5 anni di cui le piastre MadameParis godono e il servizio clienti, tra i più efficienti al mondo, che è sempre pronto a rispondere a tutti i tipi di domande che avrai.

     

    Cloud Nine The Original Iron – Il top della professionalità

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    La piastra Original Iron della Cloud Nine è una delle migliori piastre per capelli professionali presenti sul mercato.

    Qualunque sia la tua tipologia di capelli, con Cloud Nine sei in ottime mani.

    Dietro questo brand c’è il cofondatore della GHD. Puoi capire da subito quindi che Cloud Nine è sinonimo di qualità e affidabilità.

    Questa piastra è molto bella esteticamente; si presenta con un design nero, snello e fine che le dona un look davvero professionale.

    Si presta a tutti i tipi di capelli, dal momento che ha una temperatura settabile tra i 75 e i 225 gradi. Sia che tu abbia dei capelli ondulati o un riccio crespo, la piastra Cloud Nine saprà come lisciare la tua chioma alla perfezione.

    Puoi tenere sotto controllo la temperatura grazie ad un display a LED sul manico.

    È fatta di ceramica. Le lamelle sono libere di muoversi e rendono la fase di lisciamento molto fluida e più veloce. I minerali infusi donano al capello una luminosità e una morbidezza senza precedenti, qualunque sia il tuo tipo di capello.

    È facilissima da usare. Il cavo è lungo e può essere ruotato di 360 gradi intorno al corpo della piastra. Questo chiaramente si traduce in una facilità di utilizzo che non ha nulla da invidiare alle altre piastre professionale. Insomma, il cavo non ti darà mai fastidio e i tuoi movimenti saranno liberi.

    Ha una funzione di auto spegnimento dopo 30 minuti di inutilizzo, quindi massima sicurezza. Il raffreddamento viene attivato direttamente quando si spegne la piastra. I coprilamelle termoprotettivi poi consentono di chiuderla in tranquillità anche se è ancora calda.

    Nella confezione, oltre ai coprilamelle, trovi anche una comoda custodia per trasportarla dove vuoi.

    La tecnologia One Touch Temperature Control ti permette di modificare la temperatura facilmente ed immediatamente premendo i pulsanti sulla piastra.

    La piastra Original Iron di Cloud Nine è un prodotto al top della professionalità. Si scalda in un batter d’occhio, liscia perfettamente, ampio range di temperatura per adattarsi a tutti i capelli.

    Uno strumento davvero indispensabile se per te stessa cerchi solo il meglio.

     

    Remington Keratin Protect S8598 – La piastra che si prende cura dei tuoi capelli

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Un delle migliori piastre per capelli professionali al momento disponibili sul mercato è sicuramente la Remington Keratin Protect S8598.

    Già dal design non si può fare altro che notare quanto sia bella la piastra: è slanciata e moderna, le rifiniture sono ottime e personalmente mi piace molto il logo Remington. Il punto a favore è il tocco di femminilità, dato dal colore rosa dorato che ben si accosta al grigio metallizzato di base.

    Le lamelle sono di ceramica, e il calore si diffonde uniformemente prima sulla piastra e poi sui capelli durante la fase di lisciamento. Il risultato è sempre un liscio perfetto.

    La tecnologia qui la fa da padrona: le lamelle rilasciano keratina e olio di mandorle donando una luminosità e una morbidezza uniche all’acconciatura.

    La funzione più bella di questa piastra è quella che permette di tenere sotto controllo l’idratazione del capello durante il lisciamento, misurandola per ben otto volte ogni secondo. Questo permette di usare la piastra in tutta tranquillità, senza correre il rischio di rovinare il capello.

    La temperatura può essere settata tra i 160 e i 230 gradi grazie ai pulsanti che si trovano vicino al manico. Inoltre potete sempre tenerla d’occhio grazie ad un mini display a LED.

    La piastra raggiunge la temperatura selezionata in soli 15 secondi. Super veloce. Neanche accesa, ed è già pronta all’utilizzo. E quando hai finito, se la dimentichi accesa, si spegnerà da sola dopo un’ora di inutilizzo.

    Il cavo ruota attorno alla base per permettere qualunque movimento senza ostacoli.

    La piastra arriva con una custodia inclusa nella confezione, di modo da poter essere trasportata con facilità.

    Se cerchi una piastra che sappia anche prendersi cura dei tuoi capelli mentre la utilizzi, allora la Remington Keratin Protect S8598 è quella che fa per te.

    Ti ricordo che questa piastra non è altro che la versione nuova della Remington S8590 Keratin Therapy Pro.

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Questa piastra è un bestseller della categoria ed è senza alcun dubbio una delle migliori piastre per capelli. Ad oggi rimane ancora una delle piastre più vendute.

     

    Migliore piastra per capelli professionale economica

    Remington S6500 Sleek & Curl – La migliore piastra professionale economica

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Da tempo ormai, se ti chiedi quale sia la migliore piastra economica sul mercato, la risposta è sempre stata una: Remington S6500.

    È una piastra molto semplice ed efficace. Già dal design si vede che non si perde nei dettagli ma punta al sodo: due pulsanti per la regolazione della temperatura, un piccolo display per visualizzarla e un pulsante di accensione e spegnimento.

    Comoda e facile da usare, la presa è solida grazie alla gomma presente sul manico. Inoltre il filo può ruotare intorno alla base, quindi la libertà dei movimenti è assicurata.

    Grazie alla sua forma arrotondata, può essere utilizzata sia per lisciare che per creare boccoli naturali o beach waves. Da qui il nome Sleek & Curl.

    Grazie alla funzione Turbo Boost, quando si tiene premuto il tasto “più” dopo aver selezionato la temperatura, la piastra raggiunge i gradi visualizzati sul display in pochissimo tempo ed è subito pronta all’uso.

    La piastra Remington, grazie alle sue dimensioni e il suo peso davvero minimo, è utilizzabile su qualunque tipo di capelli. Che tu abbia capelli corti o lunghi, la piastra è perfetta. Inoltre, le piastre sono lunghe 11 centimetri, ovvero si possono anche lisciare ciocche più grandi.

    La Remington S6500 è una piastra economica di grande qualità. Adatta sicuramente a coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo delle piastre per capelli. Puoi cominciare sicuramente con questa per destreggiarti, capire che non ci vuole davvero nulla, e poi passare ad una piastra professionale più costosa e con più funzionalità.

    Questa piastra è di ceramica, quindi il calore si diffonde uniformemente su tutto il capello.

    La temperatura è selezionale tra i 150 e i 230 gradi e dopo un’ora di inutilizzo la piastra si spegne da sola.

    La Remington S6500 è uno strumento affidabile, economico e allo stesso tempo di qualità. Adatto a tutti i tipi di capelli e perfetto sia per principianti sia per professionisti.

     

    KIPOZI Pro – Qualità alta ad un prezzo basso

    Ultimo aggiornamento 2018-11-23 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Basta farsi un giro tra le piastre più vendute per capire quali sono le migliori. Tra tutte spunta la piastra Kipozi Pro.

    Non la conoscevo e ho cercato subito recensioni in giro sul web per capire cosa la rendeva così richiesta. È servito ben poco per capirlo.

    La prima cosa che balza all’occhio è l’ottimo rapporto qualità prezzo. La piastra Kipozi è fatta in titanio ed è molto resistente. Facile da usare, comoda in mano durante l’utilizzo, si riscalda in pochissimi secondi ed è subito pronta.

    Questa piastra risulta essere perfetta per chi ha i capelli crespi. I risultati sono garantiti, su internet ho letto centinaia di recensioni positive ed entusiaste. Le donne sono soddisfatte.

    Il prezzo sarà basso, ma la piastra presenta caratteristiche assolutamente professionali.

    È flottante ed è di 2,5 centimetri. Sulla base ha un gancio per cui è possibile appenderla facilmente. Inoltre arriva dotata di una custodia di velluto e quindi è trasportabile.

    La temperatura è settabile tra gli 80 e i 230 gradi. Due tasti sul manico ti permettono di cambiarla mentre puoi visualizzarla su un piccolo schermo LCD.

    Ha una funzione di autospegnimento ed è personalizzabile: scegli tu dopo quanto tempo la piastra dovrà spegnersi automaticamente, da 30 fino a 180 minuti.

    È praticamente perfetta se stai cercando una piastra in titanio economica per i tuoi capelli crespi. Facile e veloce da usare, è anche bella da vedere.

     

    Migliore piastra per capelli professionale da viaggio

    Imetec Bellissima Mini M 200 – La mini piastra che porti ovunque

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Imetec Bellissima Mini è non solo una delle migliori piastre economiche ma è anche la piastra perfetta da viaggio.

    Il design minimale e semplice la rendono anche una piastra molto bella. La forma arrotondata permette non solo di lisciare ma anche di creare onde o ricci naturali.

    A distanza di anni, con la sua lunghezza di soli 17 centimetri e il suo peso di soli 180 grammi, la Imetec Bellissima Mini è la piastra più versatile che c’è sul mercato.

    Piastra piccola, risultati ottimi. È di ceramica e il calore si diffonde uniformemente sulla ciocca al passaggio sulle lastre.

    Essendo piccola, è sicuramente più adatta a chi ha capelli normali e non troppo lunghi. Non è di facile utilizzo per capelli molto ricci in quanto è necessario passare la piastra più e più volte, e non è salutare per il capello.

    La temperatura è di 200 gradi. Una volta accesa basterà aspettare un paio di minuti per potere utilizzarla.

    Ti ricordo che è anche disponibile il nuovo modello, la Imetec Bellissima BM 200

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    La Imetec Mini è un’ottima piastra se sei sempre in movimento. Arriva dotata di una custodia termoprotettiva ed ha il doppio voltaggio automatico.

     

    I migliori accessori professionali per la tua acconciatura

    Migliore piastra per frisè

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Tra tutte le piastre per frisè che ci sono sul mercato, probabilmente la piastra Gama è la migliore.

    È rivestita in ceramica. È di qualità ed è anche economica e alla portata di tutte.

    Raggiunge in pochi istanti la temperatura ideale di 220 gradi. Facilissima e comoda da usare. Segue i tuoi movimenti grazie al cavo rotante alla base della piastra.

    Te la consiglio se vuoi aggiungere un tocco di classe alla tua acconciatura.

     

    Migliore spazzola lisciante

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    La più bella spazzola lisciante termica.

     

    Migliore spray protezione termica

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Ce ne sono tantissimi disponibili ma quello GHD secondo me è il migliore. Lo uso sempre prima di lisciare i miei capelli con la piastra.

     

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    Le 8 Barre Portatutto (Più Resistenti e Facili Da Montare)

    barre-portatutto-resistenti-facili-da-montare

    Ciao,
    sono Giovanni.

    Anche tu come me ami viaggiare con l’auto e avere sempre a disposizione la bici o lo scooter?

    Non ti è ben chiaro come montare le barre portatutto?

    Vuoi evitare di fare la fine del ragionere Ugo della foto di copertina?

    Sei capitato nel posto giusto.

    Ti racconterò prima la mia esperienza personale con le barre portatutto. Poi vedremo insieme come scegliere le migliori, quelle più robuste e facili da motare adatte alle tue esigenze.

    CLICCA QUI ORA PER LE RECENSIONI DELLE MIGLIORI BARRE PORTATUTTO.

    Se vuoi conoscere la regolamentazione del codice della strada per quanto riguarda le barre porta oggetti, clicca qui e ti spiegherò nei dettagli come comportarti per non rischiare multe salatissime.

    LA MIA TOP 3

    Le barre perfette per il mio SUV
    Thule 9595B Wingbar Edge...
    Le barre per la mia Citycar
    Thule 960 Wingbar Aerodinamiche, in...
    Le barre orgoglio made in Italy
    Fabbri 2AW67 Alu Viva 2 Integrato Barre...
    Thule 9595B Wingbar Edge...
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    Fabbri 2AW67 Alu Viva 2 Integrato Barre...
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    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

     

    LA GUIDA COMPLETA ALLE BARRE PORTATUTTO

     

    La mia esperienza con le barre portatutto

    Io ho sempre amato alla follia viaggiare.

    Non aspetto le vacanze estive, appena ho un po’ di tempo libero, un fine settimana lontano dal lavoro, mi metto alla guida della mia auto e parto.

    Spesso la meta è fissata in partenza, quando ho voglia di visitare posti in particolare. Altre volte parto letteralmente all’avventura, senza sapere dove la strada mi porterà.

    L’Italia è un posto che non smette mai di meravigliarti, e quando ti metti in viaggio senza sapere cosa ti aspetta, beh, c’è solo da rimanere a bocca aperta e contemplare il paesaggio.

    È stato anni fa, che iniziai a capire che il portabagagli della mia autovettura non era grande abbastanza.

    Quando lavori guadagni, e quando guadagni puoi permetterti di comprare molti oggetti, e tutti ti sembrano in qualche modo indispensabili.

    Di certe cose si può fare a meno, ma altre è bello averle quando si è in giro, ad esempio nella nostra residenza al mare.

    Perché però ogni volta si tratta di una scelta? Perché ogni volta devo essere costretto a decidere cosa NON portare con me?

    Questa è la domanda che mi sono fatto anni fa e a cui ho dato subito una risposta: le barre portatutto per auto.

     

    Alla ricerca del portapacchi per la mia Panda

    Sono un felice possessore di una nuova Fiat Panda. La Panda è perfetta per girare la città, per andare a lavoro o in centro a fare shopping. È grande al punto giusto, la parcheggi facilmente ovunque.

    Spesso la uso per andare al parco poco fuori città; si tratta di un grande parco, con sentieri e corsi d’acqua, chiuso ovviamente la traffico e fantastico per gite fuori porta.

    Qualche tempo fa comprai una bicicletta professionale, di quelle con cui puoi andare a fare scampagnate su ogni tipo di percorso. In quel momento sentii per la prima volta l’esigenza di una barra portatutto universale per l’auto, e nello specifico di una barra portatutto per la Panda e la bici.

    Non potevo metterla nella macchina, ci ho provato varie volte. Ci entra pure, ma se devo impiegare ogni volta mezz’ora per farla entrare e mezz’ora per tirarla fuori, mi passa la voglia di andare in bici.

    Feci quindi un’approfondita ricerca online che mi portò a scoprire il favoloso mondo delle barre portatutto.

    Prima mi informai a riguardo delle barre universali, e mi resi conto immediatamente del mondo che si stava aprendo davanti ai miei occhi.

    Capii che nel mio caso quello di cui necessitavo era una barra portapacchi e una barra trasversale portabici. La barra trasversale è quella che consente l’alloggio della bicicletta.

    Ma partiamo dall’inizio.

     

    Come si montano le barre portatutto?

    Innanzitutto il consiglio più grande che ti do è di cercare le barre portatutto fatte apposta per la tua auto. Assicurati che siano omologate e certificate. Ricordati sempre di rispettare la legge.

    I portapacchi universali esistono e sono ottimi, ma per evitare piccoli problemi legati al montaggio è sempre bene fare affidamento a prodotti specifici.

    Se pensi che montare il portapacchi sia un procedimento complicatissimo, ti sbagli. È un’operazione molto semplice e richiede pochissimi minuti.

    La prima cosa, importante, è capire se la tua automobile è provvista delle barre longitudinali, o come si chiamano in gergo tecnico, rails o railing.

    Tipologie di tetto

    tetto-standard
    Tetto standard, o classico, senza railing e nemmeno punti fissi di aggancio.
    railing-integrato-basso
    Tetto con railing integrati. Il corrimano è basso e il tetto viene spesso definito con railing bassi per questo motivo.
    railing-alto
    Tetto con railing alti. Chiamati anche barre longitudinali o barre America. Sono detti alti perché c’è spazio tra il tetto e i railing.

    Le barre longitudinali sono la base per il montaggio del portapacchi. Fungono da guide su cui si fanno scivolare i pezzi del kit di fissaggio del portapacchi. Una volta che sono in posizione, vengono ancorate alle barre longitudinali. Questo dipende dal tipo del prodotto acquistato.

    Se la tua auto non ha le barre longitudinali (railing) allora il kit dovrà essere montato seguendo le linee guida del produttore del kit. Sono previsti dei punti di fissaggio sul tetto dell’auto, se presenti. In caso contrario, infine, il portapacchi va fissato all’interno dell’abitacolo, sempre seguendo degli specifici punti di fissaggio dettati dal produttore.

    Una volta fissate le barre portatutto, puoi iniziare a pensare a cosa portarti dietro per il tuo prossimo viaggio.

    Ricordati solo che il peso massimo può variare tra i 50 e i 100 kilogrammi a seconda dei modelli di barre portapacchi. Io personalmente preferisco sempre essere dalla parte del buon senso e cerco di essere di molto al di sotto del limite massimo. Non carico mai la mia auto oltre i 60 kilogrammi.

    A seconda del carico serviranno accessori differenti.

    Se per esempio devi portarti dietro una bici o uno scooter, o gli sci per la tua settimana bianca, o la tavola da surf per una gita al mare, o il kayak se devi andare al lago, allora ti serviranno delle barre trasversali.

    Pochi ma importanti dettagli e regole a cui devi stare molto attento:

    1. Il kit di montaggio è dotato di un manuale di utilizzo, seguilo passo passo e non dare nulla per scontato;
    2. Assicurati di aver stretto per bene le viti durante il fissaggio di modo da non perdere il tuo carico e di conseguenza non correre il rischio di provocare incidenti;
    3. Ricordati che esiste una mascherina che va a proteggere le viti, questa ha una serratura ed è fatta apposta per prevenire eventuali furti.
    4. Non eccedere mai il peso massimo consentito, controlla sempre bene quello che carichi sulla macchina: troppo carico vuol dire maggior consumo di carburante, inoltre se il carico è disposto male la guida ne risentirà e potresti essere un pericolo per gli altri conducenti;
    5. Fai attenzione alla disposizione del carico: se è una bici, assicurati che sia al centro, se è costituito da bagagli, di nuovo assicurati che abbiano una disposizione abbastanza “simmetrica” per quanto riguarda la posizione e il peso. La regola generale prevede i bagagli più pesanti verso il centro. Se non seguite queste regole, la vostra guida risulterà totalmente alterata.
    6. La regola finale che è un po’ la base di tutte le altre regole scritte sopra: USA IL BUON SENSO QUANDO SISTEMI I TUOI BAGAGLI SULLA BARRA PORTATUTTO, LA SICUREZZA E IL RISPETTO DELLE NORME E DEL CODICE STRADALE VIENE PRIMA DI TUTTO.

     

    Cosa dice il Codice della Strada sul trasporto di carichi

    Non commettere l’errore di comprare le barre portapacchi per la tua auto e non tenere conto delle regolamentazioni in vigore!

    Ricordati sempre, quando ti metti alla guida, di essere prudente sia per te stesso e quelli che viaggiano in macchina con te sia per gli altri guidatori.

    Con questa sezione voglio che tu sia al corrente di ciò che dice il codice della strada in materia di trasporto di un carico, di modo che quando ti metterai alla guida sarai sicuro al 100% di non dimenticare nulla.

    Vado al dunque: la legge parla chiaro.

    L’articolo n. 164 “Sistemazione del carico sui veicoli” del codice della strada (che ti invito a leggere per intero, non è lungo) recita le seguenti parole:

    Fonte: Sito ufficiale dell’ACI, Automobile Club d’Italia

    1. Il carico dei veicoli deve essere sistemato in modo da evitare la caduta o la dispersione dello stesso; da non diminuire la visibilità al conducente né impedirgli la libertà dei movimenti nella guida; da non compromettere la stabilità del veicolo; da non mascherare dispositivi di illuminazione e di segnalazione visiva né le targhe di riconoscimento e i segnali fatti col braccio.
    2. Il carico non deve superare i limiti di sagoma* stabiliti dall’art. 61 e non può sporgere longitudinalmente dalla parte anteriore del veicolo; può sporgere longitudinalmente dalla parte posteriore, se costituito da cose indivisibili, fino ai 3/10 della lunghezza del veicolo stesso, purché nei limiti stabiliti dall’art. 61.
    3. Fermi restando i limiti massimi di sagoma di cui all’art. 61, comma 1, possono essere trasportate cose che sporgono lateralmente fuori della sagoma del veicolo, purché la sporgenza da ciascuna parte non superi 30 cm di distanza dalle luci di posizione anteriori e posteriori. Pali, sbarre, lastre o carichi simili difficilmente percepibili, collocati orizzontalmente, non possono comunque sporgere lateralmente oltre la sagoma propria del veicolo.
    4. Gli accessori mobili non devono sporgere nelle oscillazioni al di fuori della sagoma propria del veicolo e non devono strisciare sul terreno.
    5. È vietato trasportare o trainare cose che striscino sul terreno, anche se in parte sostenute da ruote.
    6. Se il carico sporge oltre la sagoma propria del veicolo, devono essere adottate tutte le cautele idonee ad evitare pericolo agli altri utenti della strada. In ogni caso la sporgenza longitudinale deve essere segnalata mediante uno o due speciali pannelli quadrangolari, rivestiti di materiale retroriflettente, posti alle estremità della sporgenza in modo da risultare costantemente normali all’asse del veicolo.
    7. Nel regolamento sono stabilite le caratteristiche e le modalità di approvazione dei pannelli. Il pannello deve essere conforme al modello approvato e riportare gli estremi dell’approvazione.
    8. Chiunque viola le disposizioni dei commi precedenti è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 84 a euro 335.
    9. Il veicolo non può proseguire il viaggio se il conducente non abbia provveduto a sistemare il carico secondo le modalità stabilite dal presente articolo. Perciò l’organo accertatore, nel caso che trattasi di veicolo a motore, oltre all’applicazione della sanzione di cui al comma 8, procede al ritiro immediato della carta di circolazione e della patente di guida, provvedendo con tutte le cautele che il veicolo sia condotto in luogo idoneo per la detta sistemazione; del ritiro è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. I documenti sono restituiti all’avente diritto allorché il carico sia stato sistemato in conformità delle presenti norme. Le modalità della restituzione sono fissate dal regolamento.

    *I limiti di sagoma sono dichiarati nell’Articolo 61 del codice della strada e sono i seguenti:

    1. larghezza massima non eccedente 2,55 m; nel computo di tale larghezza non sono comprese le sporgenze dovute ai retrovisori, purché mobili;
    2. altezza massima non eccedente 4 m;
    3. lunghezza totale, compresi gli organi di traino, non eccedente 12 m, con l’esclusione dei semirimorchi, per i veicoli isolati. Nel computo della suddetta lunghezza non sono considerati i retrovisori purché mobili.

     

    Quindi ti invito a non essere superficiale quando si tratta di installare il portapacchi per l’auto, ma di fare bene attenzione a tutte le sottigliezze del codice della strada.

     

    Le Migliori Barre Portatutto Resistenti e Facili Da Montare

    1. Thule 9592 Wingbar Edge – Le barre portatutto perfette per il mio SUV
      -Per auto con mancorrenti integrati o dotati di fix point.
    2. Thule 961 Wingbar Aerodinamiche – Le barre portatutto che uso sulla mia Citycar
      -Adattabili ai diversi tipi di tetto tramite appositi piedi di fissaggio.
    3. Fabbri 2AW67 Alu Viva 2 – Resistenza e leggerezza al primo posto
      -Per auto con mancorrenti integrati.
    4. Menabo Dozer XL – Le barre portatutto perfette made in Italy
      -Per auto con mancorrenti aperti.
    5. Farad BEAMAR 5 – Le barre portatutto che sostengono fino a 100 kg
      -Per auto con mancorrenti integrati.
    6. Menabo BRIO – Le migliori barre portatutto economiche
      -Per auto con mancorrenti aperti.
    7. Green Valley 156025 Easy One – Le migliori barre portatutto in acciaio
      -Per auto con tetto normale, senza appigli.
    8. GEV 9200 Geo – Le barre portatutto perfette per barre longitudinali integrate
      -Per auto con mancorrenti integrati.

     

    Thule 9592 Wingbar Edge – Le barre portatutto perfette per il mio SUV

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    C’è stato un periodo che avevo letteralmente perso la testa: volevo comprare anche io un SUV. Poi ho visto in televisione che la Peugeot aveva lanciato il suo modello di macchina sportiva.

    Sono corso in concessionaria per provarla e me ne sono innmorato. Quindi immediatamente compilai tutte le carte necessarie per prenderla.

    Essendo una macchina sportiva, un SUV, è fatta per gite fuori porta. E io amo tutto questo.

    Amo perdermi fuori città, in montagna, nei sentieri e per i boschi. E amo stare fuori casa anche per qualche giorno. Quindi dovevo attrezzarmi per bene e decisi che per la mia Peugeot 3008 volevo il meglio del meglio.

    Conoscevo già la Thule. Non ho potuto fare a meno di acquistare le barre portatutto Thule 9592 Wingbar Edge. Una volta fatto il check sul loro sito del kit di fissaggio adatto alla mia auto, è stato un gioco da ragazzi montarle.

    Costano abbastanza, vero, ma sono probabilmente le migliori barre portatutto in circolazione. Sono resistenti, sono leggere, sono belle da vedere, sono silenziose. Non so cosa si può volere di più.

    Se non ti basta la mia opinione puoi andare a cercare online le recensioni di altri utenti. Chiunque le abbia comprate è rimasto profondamente soddisfatto. Fanno il loro lavoro eccezionalmente.

    Sono aerodinamiche e non impattano sul consumo del carburante. Hanno un profilo molto basso e possono essere lasciate lì, senza alcuna preoccupazione. Quando guidate senza carico sul tetto non farà nessuna differenza se le avete montate o no.

    Sono silenziose, del tipo “davvero silenziose”. Non c’è nulla da fare, non le senti. La Thule già faceva barre silenziose ma queste sono un prodigio della tecnologia. Neanche un sibilo ad alte velocità, il vento le accarezza giusto un attimo per poi cambiare direzione senza farsi sentire.

    Anche quando guido normalmente senza avere nulla sul tetto, non ho mai sentito nessun rumore. Praticamente è come montarle quando ti servono e smontarle quando non c’è necessità. Ottime.

    Ti ho già parlato della facilità di fissaggio. Thule è famosa anche per questo.

    La canalina a T delle barre Thule è di una comodità senza precedenti. Gli accessori si infilano facilmente e possono essere rimossi senza troppi intoppi. Per non parlare del sistema antifurto, per cui puoi tenerle montate 365 giorni all’anno. C’è un pannello con la serratura che protegge le viti di fissaggio.

    Supportano un carico massimo di 75 kilogrammi. Se si conoscono bene le regole (cosa che ti consiglio fortemente) e si fissa bene il carico, si possono sfruttare le barre e il suo limite ottimamente.

    Che dire per conlcudere, se non che sono davvero soddisfatto dell’acquisto. Le barre portatutto Thule 9592 Wingbar Edge sono le migliori sul mercato, resistenti e facilissime da montare.

    Se vuoi puoi anche dare un’occhiata a tutta la serie 9590 delle barre portapacchi Thule.

     

    Thule 961 Wingbar Aerodinamiche – Le barre portatutto che uso sulla mia Citycar

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Dopo aver provato varie barre portatutto sulla mia auto, sono arrivato ad una conclusione: volevo smettere di provare, volevo spendere quanto serviva e comprare delle barre che fossero belle da vedere, resistenti e affidabili.

    Fu così che decisi di comprare le Thule 961 Wingbar e da allora non ho mai avuto nessun problema.

    Ci ho trasportato letteralmente qualunque cosa: sono silenziosissime, davvero molto resistenti e aerodinamiche. Quando guido l’auto, le barre col loro carico si fanno sentire a malapena.

    La mia guida non risente minimamente della presenza del carico sul tetto.

    Costituiscono un grandissimo upgrade rispetto ai modelli precedenti della Thule. Si può dire che con questo nuovo modello la Thule ha letteralmente sorpreso tutti. Non è facile e nemmeno da tutti riuscire in quest’impresa.

    Se i punti chiave della tua ricerca sono affidabilità, sicurezza e resistenza uniche, allora le barre portatutto Thule 961 Wingbar sono assolutamente quelle che fanno per te.

    A partire dal design, si capisce da subito che in mano si ha qualcosa di grande qualità. Sono simili alle ali di un deltaplano o un aeroplano, da cui prendono chiaramente ispirazione. Sono leggere e altamente resistenti.

    Sono costruite in alluminio e la Thule, con questo modello, è riuscita ad abbassare nettamente il livello di rumore. Si parla di ben 13 decibel in meno.

    Sono facilissime da montare. Basta controllare la tipologia del tetto dell’auto e poi comprare piedi e kit di montaggio necessari, specifici per l’autovettura. Segui con attenzione i passaggi e il montaggio diventa un gioco da ragazzi.

    Le Thule 961 Wingbar non guardano soltanto a migliorare il trasporto del carico sul tetto dell’auto. La Thule ha implementato alcune tecnologie, come la TrailEdge, ovvero la forma specifica di queste barre. Il profilo è aerodinamico e possiamo dire addio agli alti consumi di carburante.

    Sempre per diminuire i consumi, un’altra tecnologia è quella del WindDiffuser, una gomma protettiva che si applica alla canalina, che previene sia i forti rumori causati dal vento sia lo spreco del carburante.

    Rimanendo in tema, bisogna spendere due parole sulla canalina a T. Una speciale canalina, inventata dalla stessa Thule, che permette di alloggiare gli accessori in tutta comodità.

    Si può utilizzare ogni centimetro. Si possono ancorare non uno, ma più accessori al tetto e quindi si ha ancora più scelta per quanto riguarda il trasporto.

    Sono barre adattabili a diverse tipologie di tetto. Basta acquistare i corretti piedi di fissaggio.

    Se la tua auto è dotata di fix point o di mancorrenti integrati, ti consiglio il set di piedi Thule 753.

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Se la tua auto invece è dotata di railing alti o barre longitudinali, allora il consiglio è il set Thule 757 oppure il set Thule 775, a seconda delle dimensioni delle barre longitudinali.

    Thule 757 Set 4 Piedi per Sistema...
    Thule 775 - Set 4 Piedi Rapid Crossroad...
    Thule 757 Set 4 Piedi per Sistema...
    Thule 775 - Set 4 Piedi Rapid Crossroad...
    Thule 757 Set 4 Piedi per Sistema...
    Thule 757 Set 4 Piedi per Sistema...
    Thule 775 - Set 4 Piedi Rapid Crossroad...
    Thule 775 - Set 4 Piedi Rapid Crossroad...

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Se il tetto della tua auto è normale e non ha punti di aggancio, allora la scelta ottimale è il set Thule 754.

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    Personalmente le considero le migliori barre portatutto. Le Thule 961 Wingbar hanno una grandissima versatilità. Costano sicuramente, ma valgono tutto il prezzo, se non di più della cifra che leggete.

    Se viaggi spesso con l’auto e ti porti sempre dietro qualunque cosa, le barre portapacchi Thule 961 Wingbar non ti deluderanno mai. Puoi addirittura accoppiarle con accessori sempre della Thule come il portapacchi.

    Con Thule hai la garanzia di un prodotto affidabile, davvero sicuro e resistente.

     

    Fabbri 2AW67 Alu Viva 2 – Resistenza e leggerezza al primo posto

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Qui vediamo le barre portatutto della Fabbri 2AW67 Alu Viva 2 Integrato.

    Ce ne sono in diversi modelli che dipendono strettamente dalla tipologia del tetto della tua automobile.

    La versione qui recensita è per automobili con railing integrati. C’è anche il modello per automobili con railing aperti o barre corrimano.

    Fabbri sa perfettamente quali sono le esigenze del viaggiatore. I suoi prodotti sono specifici per ogni tipoligia di automobile e ogni tipo di tetto.

    Se la tua auto è dotata di railing integrati, ovvero le barre longitudinali sui lati del tetto, allora puoi chiedere gli occhi e comprare le barre portatutto Fabbri 2AW67 Alu Viva 2.

    Sono fatte in alluminio robusto e resistente. A contribuire ancora di più ci pensa il rivestimento di zinco all’interno e all’esterno che rende le barre portatutto Fabbri tra le migliori sul mercato.

    Sono dotate di un pannello che copre le viti atte al montaggio. Insomma, l’antifurto della Fabbri, per proteggere le barre da malintenzionati notturni.

    Il kit di montaggio delle barre portapacchi Fabbri 2AW67 Alu Viva 2 è di una facilità che ti lascerà sbalordito. Tutti i passaggi sono chiarissimi e molti scelgono proprio le barre Fabbri per la facilità e la comodità nelle fasi di montaggio.

    Le barre sono molto leggere ma allo stesso tempo molto resistenti. Supportano un peso massimo di 50 kilogrammi e quindi, visto il limite, il consiglio che ti do è di fare attenzione alla disposizione del carico.

    Segui sempre le regole vigenti, sia quelle del codice stradale innanzitutto, sia quelle del buon senso comune. Così facendo non avrai problemi alla guida e i consumi resteranno bassi.

     

    Menabo Dozer XL – Le barre portatutto perfette made in Italy

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    Quando si tratta di automobili non è facile decidere, me ne rendo perfettamente conto. E so che sei d’accordo con me.

    Sono da sempre appassionato di auto e leggo riviste specializzate per essere sempre al corrente di tutto. Ma quando si tratta di comprare, che sia proprio l’auto o un semplice accessorio, la faccio sempre tragica.

    Una regola però è sempre valida: non c’è rivista che tenga, la parola del tuo amico è sempre più importante.

    Da questo punto di vista la Menabo è una stella fissa nel firmamento delle barre portatutto. Le recensioni online, ovvero quello che le persone reali scrivono, sono sempre positive.

    Parliamo, innanzitutto, di una ditta italiana che è famosa in tutta Europa. Il merito è dovuto alla qualità della fattura dei prodotti. Ottime sotto tutti i punti di vista: resistenti, leggere e sicure.

    Le barre portatutto Menabo Dozer XL sono disponibili in diversi modelli, quello che ti recensisco qui è il modello da 135 centimetri. Questa versione è specifica per automobili con railing aperti, come le station wagon.

    Non sono costosissime, il loro prezzo è relativamente basso considerato quello che propone la concorrenza. Ciò nonostante, la prima garanzia è la sicurezza e la resistenza, ovvero un prodotto economico ma allo stesso tempo al top della qualità.

    Le barre portapacchi Menabo Dozer XL sono tra le migliori barre portatutto sul mercato.

    Possono supportare un peso massimo di 90 kilogrammi e hanno un sistema di antifurto che previene l’accesso diretto alle viti che le tengono ancorate al tetto.

    Sono fatte in alluminio, dunque sono molto leggere e super resistenti. Il mancorrente ha una rifinitura in gomma per aumentare l’adesione ed evitare i graffi.

    Sono assolutamente facili da montare. Anche se è la tua prima volta, quando le vedrai montate sul tetto della tua auto ti renderai conto di quanto è stato facile. Provare per credere.

    Se viaggi tanto e vuoi un prodotto efficace, resistente e sicuro, e soprattutto non vuoi spendere tantissimo, allora scegli le barre portatutto Menabo Dozer XL. La soddisfazione è inclusa nel prezzo.

     

    Farad BEAMAR 5 – Le barre portatutto che sostengono fino a 100 kg

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Quando si parla di barre portatutto non si può fare a meno di nominare la Farad. E la Farad è un’azienda 100% italiana. Fa del made in Italy un punto fondamentale della sua produzione.

    La Farad è conosciuta tanto in Italia quanto in tutta Europa. Le sue barre sono ovunque considerate tra le migliori sul mercato. Resistenza, sicurezza e qualità sono le parole d’ordine.

    Le barre portatutto Farad BEAMAR 5 qui recensite sono il modello in alluminio per automobili con corrimano integrato. Sono disponibili modelli per corrimano alto e basso. Nel catalogo Farad trovi anche quelle per tetti standard.

    Nel caso ti serve il kit di montaggio specifico per la tua auto, basta controllare sul sito della Farad, che da questo punto di vista è sempre pronto a dare le informazioni più accurate al cliente.

    Per le barre in alluminio come le Farad BEAMAR 5 la portata massima supportata è di 100 kilogrammi.

    Le barre portatutto Farad BEAMAR 5 sono facilissime da montare. Anche smontarle, nel caso in cui non ti dovessero servire, risulta facile e veloce. Arrivano già assemblate per cui si capisce che i tempi di fissaggio sono di gran lunga ridotti.

    Le BEAMAR 5 sono in alluminio, super resistenti e abbastanza leggere. Non solo, sono anche esteticamente belle da vedere e fanno la loro bella figura sul tetto della tua auto. Tenute montate sul tetto, senza nessun carico, non si fanno sentire e non influiscono sulla guida.

    Alluminio è sinonimo di leggerezza, per cui puoi tranquillamente dimenticarle montate. Per giunta sono aerodinamiche ed evitano l’inutile spreco di carburante.

    Hanno un prezzo davvero allettante, sono economiche e alla portata di tutti.

    Se sei un’amante delle gite e ti piace restare fuori casa, e inoltre vuoi dare il tuo contributo e sostenere un’azienda italiana, devi assolutamente dare un’occhiata alle barre portapacchi Farad BEAMAR 5.

     

    Migliori Barre Portatutto Economiche

    Menabo BRIO – Le migliori barre portatutto economiche

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    Vi ho già parlato delle barre portatutto Menabo Dozer XL. Queste non sono le uniche e ottime barre prodotte dalla Menabo.

    Tra le migliori, e tra le preferite dai clienti, ci sono anche le Menabo BRIO. Disponibili in versione standard e XL, proprio come le Dozer.

    Queste che ti mostro qui sono quelle standard, lunghe 120 centimetri, per automobili con railing tradizionali.

    Sono facilissime da montare. La guida con le istruzioni è chiarissima e la trovi disponibile nella confezione. Sappi comunque che nel caso ti servisse, oppure nel caso in cui vuoi consultarla per toglierti ogni dubbio sulla facilità di fissaggio, questa è disponibile in formato pdf sul sito della Menabo.

    Le barre portatutto Menabo BRIO sono la soluzione definitiva per chi non vuole spendere tantissimo. Sono economiche, ciò nonostante la loro fattura è al top, sono di qualità, resistenti e sicure.

    Un capitolo a parte sarebbe da riempire solo per elencare gli accessori, sempre della Menabo, disponibili e perfettamente compatibili.

    Il limite massimo di portata è di 90 kilogrammi. Può sembrare strano, considerata la leggerezza di queste barre, ma sono fatte di alluminio. In mano non ti daranno mai l’impressione di poter supportare tale portata.

    Le barre portatutto Menabo BRIO risultano anche abbastanza silenziose, soprattutto se il carico è ben fissato al tetto.

    Sono dotate di un pannello con serratura, che previene il furto da parte di malintenzionati.

    Se cerchi delle barre portapacchi economiche e molto versatili, le Menabo BRIO fanno al caso tuo.

     

    Green Valley 156025 Easy One – Le migliori barre portatutto in acciaio

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Tra le migliori case produttrici di articoli nel campo delle soluzioni per il trasporto troviamo la Green Valley.

    Sarò molto sincero, non la conoscevo. Si tratta di un’azienda italiana, esperta nella produzione di barre portatutto, portapacchi, portabici e portabici.

    Fa piacere ogni volta, e mi meraviglia sapere, che un’azienda italiana sia lì tra le migliori in Europa. È qualcosa che ci fa sentire orgogliosi di essere italiani, soprattutto in un momento storico come questo, in cui sembra che il nostro paese abbia molta fatica a rimanere inserita in un contesto europeo.

    Le barre portatutto Green Valley sono tra le migliori al momento sul mercato. Lo dicono i numeri, ovvero le vendite e soprattutto le recensioni positive che si trovano online. I clienti sono puntualmente soddisfatti.

    Le barre portatutto Green Valley Easy One sono la soluzione ottima per tetti standard normali oppure dotati di punti fissi di aggancio. Controlla sempre bene la tipologia del tetto della tua auto prima dell’acquisto.

    La facilità di montaggio è implicita. Arrivano già preassemblate e si fissano sul tetto in un batter d’occhio.

    Sono fatte di acciaio, sono resistenti. Sono lunghe 120 centimetri e supportano un peso massimo di carico di 50 kilogrammi.

    Si può pensare di accoppiare l’acquisto con uno degli accessori della Green Valley per aumentare l’ottimizzazione. Se hai una bici o un paio di sci e ami le pedalate nei boschi o le settimane bianche in montagne, puoi considerare l’acquisto di un portasci o di un portabici.

    Le barre portapacchi Green Valley Easy One non solo sono ottime ma sono anche economiche. Sono insomma un prodotto di tutto riguardo e da non sottovalutare.

     

    GEV 9200 Geo – Le barre portatutto perfette per barre longitudinali integrate

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    Altra marca, di nuovo italiana. La GEV è un’altra azienda che produce articoli 100% made in Italy. Nel catalogo si trovano barre portatutto, portapacchi, bauli da tetto, portasci e altro ancora.

    Le GEV 9200 Geo sono barre universali, sono insomma adatte a tutte le auto dotate di barre longitudinali. Sono telescopiche, ovvero le puoi allungare a seconda delle tue esigenze e della tua auto, da un minimo di 80 centimetri a un massimo di 111 centimetri.

    È disponibile anche il modello GEV 9200 Geo 3, più lunghe, espandibili da 101 centimetri fino a 132 centimetri.

    Le barre portatutto GEV 9200 Geo così come sono possono già essere installate su tetti con barre longitudinali integrate staccate dal tetto, come quelle delle station wagon. Le barre sono preassemblate e dotate di cinghie di fissaggio in acciaio con rivestimento di gomma.

    Nel caso in cui la tua automobile ha le barre longitudinali integrate (ovvero attaccate al tetto) allora dovrai acquistare il kit di fissaggio con le staffe apposite.

    Le barre portatutto GEV 9200 Geo sono ottime e resistenti, fatte in acciaio zincato e capaci di sostenere 75 kilogrammi di carico.

    Sono dotate di un sistema antifurto. Un pannello con serratura protegge le viti che le fissano al tetto.

    Se la tua auto le barre longitudinali integrate di serie, allora le barre portapacchi GEV 9200 Geo sono perfette per te e i tuoi viaggi.

     

    Portapacchi Box da Tetto

    Se hai bisogno di trasportare bagagli, il migliore box da tetto è sicuramente il Thule Touring 780. Ha una capacità di 420 litri ed è aerodinamico. Ottimo per i lunghi viaggi e grandi carichi.

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    Portabici Posteriore

    Se cerchi un ottimo portabici posteriore per la tua auto, il consiglio numero uno è il Thule RaceWay. Resistente, solido, può portare fino a due bici.

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    Portasci Magnetico

    Se ti serve un portasci magnetico davvero affidabile, ti consiglio il portasci Thule Xtender. Si monta facilmente sulle barre portatutto e può portare fino a 6 paia di sci o 4 snowboard.

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    Aerodinamicità delle barre portatutto e test di sicurezza

    Il mondo dell’automobile è in continua evoluzione e il progresso tecnologico fa passi da gigante.

    Però viene ovvio chiedersi come influisce la presenza di una barra portatutto sul tettuccio della nostra auto nell’aerodinamicità generale del veicolo.

    I punti davvero fondamentali che interessano noi guidatori che utilizziamo le barre portatutto sono pochi e importanti: come funziona l’aerodinamicità della nostra autovetture con le barre montate e come si riduce il consumo del carburante quando si viaggia e quali sono i test di sicurezza che devono affrontare e superare le barre portapacchi.

    Aerodinamicità

    Il progresso tecnologico è all’ordine del giorno per le aziende che producono barre portatutto.

    Le barre sono costruite apposta per favorire il passaggio dell’aria su di esse.

    Ciò è importante per due motivi:

    il primo riguarda la stabilità dell’autovettura durante il viaggio,

    il secondo il consumo del carburante.

    Se le barre non fossero aerodinamiche, le sentiresti eccome! Quando sei in autostrada a velocità sostenuta, l’aerodinamicità di accessori come le barre portapacchi deve favorire la tenuta di strada e non opporsi. In caso contrario, si potrebbe sbandare facilmente, perdere il controllo dell’auto e correre il rischio di incidenti.

    Considerando i peggiori scenari, le barre portatutto potrebbero deviare letteralmente l’andamento dell’auto, specialmente in condizioni meteo avverse, come per esempio con venti molto forti.

    Se le barre non favorissero il passaggio dell’aria, l’altro fattore a rischio sarebbe il portafogli! Il consumo di carburante infatti aumenta vertiginosamente in caso di cattiva aerodinamicità del veicolo.

    Le nuove barre portapacchi in commercio soddisfano tutti i criteri per l’ottima aerodinamicità in viaggio.

    I materiali con cui sono costruite sono leggeri (vedi per esempio l’alluminio) e le barre di per sé hanno una forma più ergonomica che consentono di tenerle montate anche quando non si trasporta nessun carico, senza dover preoccuparsi dell’aumento dei consumi.

    Ci sono poche e semplici regole che bisogna seguire per far sì che il tuo carico abbia la massima aerodinamicità.

    • È bene innanzitutto posizionare i bagagli pesanti al centro del tetto, e quelli più leggeri verso l’esterno.
    • Inoltre è sempre meglio metterli in una sorta di “ordine di grandezza”. I più piccoli e bassi davanti, i più grandi e alti dietro. Così facendo non farai altro che favorire il passaggio dell’aria sul carico.

    Se hai un portapacchi di quelli moderni, non devi preoccuparti perché questi hanno una forma tale da non impattare un maniera seria sull’aerodinamicità e sul consumo del carburante.

    Test di sicurezza

    Sono tanti i test di sicurezza che le barre portatutto devono superare per essere conformi alla legge prevista in merito.

    Tra questi forse il più importante è il TÜV City Crash Test.

    La sigla TÜV sta per Technischer Überwachungsverein. Si tratta di organismi di certificazione tedeschi di livello internazionale.

    La società originale nasce in Germania nell’800 per un motivo molto serio (per l’epoca). Le macchine a vapore nelle fabbriche erano pericolose se non tenute sotto controllo e manutenzione. Si correva il rischio di esplosioni molto pericolose che potevano provocare feriti o addirittura morti.

    L’esplosione della macchina a vapore presso lo stabilimento Mannheimer Aktienbrauerei nel gennaio del 1865 decretò la nascita di un simile organismo, il cui scopo era quello di garantire la sicurezza degli impianti in modo da evitare la perdita di vite umane.

    Col passare degli anni, anzi dei decenni, la società TÜV è passata dalle macchine a vapore, oramai obsolete, al collaudo e la messa in sicurezza di sistemi e centrali elettriche, sistemi di gestione, sicurezza antincendio, protezione ambientale, impianti e per finire veicoli a motore.

    Le barre portatutto per legge devono passare il TÜV City Crash Test per poter essere messe in commercio. Questo dettaglio è sempre specificato dalle case produttrici.

     

    C’è differenza tra barre portatutto e barre portapacchi?

    No.

    Praticamente la differenza sta solo nel come si decida di usare di volta in volta le due parole.

    La barra portatutto è, in termine più tecnico, quello che viene chiamato barra portapacchi, o meglio, più semplicemente portapacchi.

    In alcuni casi, quando si compra un’auto nuova, la barra portatutto o portapacchi è in dotazione, per esempio nel caso di alcune station wagon.

    Detto ciò, barra portatutto o barra portapacchi che sia, è un elemento indispensabile e fondamentale per chiunque viaggia spesso. Che siano le ferie o il fine settimana, magari in montagna e si abbia voglia di portare gli sci, in questo caso si ha assolutamente bisogno del portapacchi per l’auto.

    A me è capitato spesso di osservare in autostrada automobili con un grande bagaglio sopra il tetto. Non era altro che un baule guardaroba da viaggio, ovvero, in parole povere, un armadio che si fissa sul portapacchi dell’auto.

    Se il portapacchi non è in dotazione, sempre al momento dell’acquisto, si può controllare se è presente nella lista degli accessori per l’auto. Insomma potrebbe essere a disposizione ma non incluso nell’acquisto oppure ancora potrebbe trattarsi a tutti gli effetti di un optional.

     

    Come scegliere le barre portatutto?

    La primissima cosa di cui devi tenere conto per scegliere le migliori barre portatutto è l’automobile che possiedi, la sua marca e le caratteristiche del tetto.

    La marca dell’auto è importante per capire se esse sono un optional a tutti gli effetti oppure se sono presenti nella lista degli accessori. In poche parole, la marca dell’auto e spesso il numero di telaio sono importanti per sapere che tipo di barre dobbiamo acquistare.

    Esistono sul mercato quelle universali ma, come ti ho già detto prima, è bene che consideri un portapacchi specifico per la tua automobile per evitare problemi o difficoltà nel montaggio.

    Nel caso in cui vuoi optare per le barre universali, devi tenere conto delle dimensioni del tetto della tua auto e quindi prenderle idonee a quella grandezza. La maggior parte sono regolabili, ma non tutte.

    Ricordati insomma di controllare bene il tetto della tua auto.

    Esistono due tipi diversi di barre per quanto riguarda il materiale di fabbricazione: di alluminio e di acciaio. Solitamente l’acciaio è più pesante dell’alluminio e per questo una barra portatutto in acciaio va ad influire sul peso totale del carico.

    Quelle in acciaio sono più resistenti di quelle in alluminio.

    Quelle in alluminio costano di più e tendono ad essere leggere e ad avere una aerodinamicità tale da influire positivamente sul consumo del carburante, rendendolo più basso.

    Io personalmente preferisco le barre portapacchi in alluminio. Sono più belle.

     

    Quali sono le migliori marche di barre portatutto?

    Ora ti farò una carrellata di quelle che sono le principali compagnie sul mercato. Nella lista troviamo Thule, Menabo, Fabbri, Farad, Green Valley, GEV, Hercules, Carpoint, Outsunny, Streetwize, Cam.

    Thule

    La Thule (Thule Group) è una società fondata in Svezia negli anni ’40. È specializzata nel campo delle soluzioni per il trasporto come cargo box per auto, barre portatutto, barre portabici ma anche zaini e borse per il laptop o per la fotocamera.

    Al giorno d’oggi è un’azienda internazionale che ha più di 4.000 punti vendita in 136 paesi diversi nel mondo.

    Probabilmente è la prima soluzione quando dici barre portatutto. L’affidabilità e l’ottima fattura sono alla base di una società così importante come la Thule.

    Il loro motto dice tutto: “Bring your life” ovvero, in italiano, “Portati dietro la vita”.

    Insomma la soluzione perfetta se viaggi spesso e ogni volta devi portarti dietro con te, appunto, proprio la vita.

    Menabo

    La ditta Menabo prende il nome dai fratelli Menabo che nel 1972 fondarono una piccola azienda dedicata a piccole soluzione per l’automobile.

    Oggi, negli anni duemila, la Menabo è una tra le produttrici di punta nel campo delle soluzioni per il trasporto.

    Tra le migliori opzioni non solo in Italia ma anche in Europa.

    Se vuoi le migliori barre portatutto e vuoi un prodotto fedele al made in Italy, allora Menabo è la soluzione per te.

    Fabbri

    La Fabbri è un’altra famosa società italiana che produce quelle che sono considerate tra le migliori barre portatutto.

    Siamo sempre in Italia e stiamo parlando di prodotti made in Italy, presenti sul mercato da più di 50 anni.

    Al giorno d’oggi è specializzata nelle soluzioni per il trasporto ed è famosa in tutta Europa.

    La qualità dei prodotti e la sicurezza sono i punti forti della Fabbri che non delude mai il cliente.

    Farad

    Un’altra azienda italiana in questa lista.

    Famosa in tutta Europa e leader nel settore delle soluzioni per il trasporto, le sue barre portatutto sono compatibili con tutte le tipologie di auto, con o senza barre longitudinali.

    Con prodotti affidabili, sicuri e dall’ottimo design Farad ci fa sentire orgogliosi di essere italiani e porta con orgoglio la bandiera del made in Italy.

    Produce anche bauli, deflettori dell’aria, copricerchi, bulloni, dadi e antifurti per le ruote.

     

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    I 12 Migliori Tablet (Del Pianeta Terra)

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    Ciao,
    sono Pino.

    Te lo confesso da subito:

    Amo alla follia i tablet.

    Mirko, il mio amico appassionato di musica, usa il tablet come archivio musicale. Lo porta sempre con sé, al momento giusto lo tira fuori, lo collega all’impianto di turno, e fa partire la festa.

    Il mio caro amico Pascal è invece un poeta e un artista visivo. Il suo tablet è la sua tela e il suo diario. Un album da disegno da tenere sempre con sé, in piazza è conosciuto per questo. Grazie alla penna capacitiva in pochi secondi realizza per noi amici disegnini e poesie estemporanee che ama regalarci, è il suo modo di farsi amare e di lasciare un segno nel mondo.

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    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

     

    Io utilizzo il tablet praticamente come un computer in miniatura, ma prima di trovare quello che facesse al caso mio ne ho provati tantissimi, per essere sicuro di portarmi a casa il meglio del meglio.

    Sei curioso di scoprire il risultato di questa avventura nel mondo dei tablet?

    Allora seguimi con attenzione.

    Ti spiegherò qual è il miglior tablet per le tue esigenze.

     

    Ti racconto come il tablet mi ha cambiato la vita

    miglior-tablet-10-pollici
    Ecco a voi il mio fidato tablet, il Samsung Galaxy Tab S4.

    Fin da quando ero giovane e andavo al liceo, la mia passione era scrivere. All’epoca portavo sempre con me la mia fidata Moleskine, in modo da non perdere mai i miei momenti di ispirazione.

    Una poesia, un disegno, una nota ma anche la lista della spesa che a volte mia mamma mi commissionava. Tutto segnato nella mia agendina portatile.

    Quando andavo al liceo ancora non c’erano gli smartphone, e tutto veniva ancora scritto su carta. Poi arrivò il boom del digitale e dei dispositivi elettronici. Prima i telefoni, poi i tablet.

    Io da smanettone nerd quale sono, feci più o meno la corsa per acquistare il mio primo smartphone. Ma non ho mai colmato quel mio grande desiderio giovanile.

    Il telefono non andava bene per la mia creatività. Ci voleva qualcos’altro.

    Il Galaxy Note per un po’ mi ha reso felice ma è il tablet che mi ha permesso di raggiungere la soddisfazione completa.

    Col mio primo tablet ero tornato giovane. La mia nuova agendina portatile. La mia nuova Moleskine digitale.

    Il tablet fa esattamente quello che mi aspettavo. La mia attività mi teneva sempre incollato allo schermo del computer, sia a casa che sul posto di lavoro. Dall’altro lato lo smartphone mi permetteva di mantenere i contatti, con amici e colleghi.

    Quello che io davvero volevo era un “computer portatile”, che però detto così è fuorviante, perché i computer portatili esistono. Diciamo che volevo uno “schermo portatile” con le funzioni di un’agenda, di un album da disegno e di un blocco note, e che mi permettesse anche di telefonare o di contattare le persone sui social network.

    Il tablet ha riempito un vuoto, che mi portava anche tanta nostalgia.

    Da un lato mi ha portato indietro nel tempo, a quando mi sentivo pieno di forze e pieno di idee, a quando annotavo tutti gli attimi della mia vita, a quando mi divertivo a scarabocchiare.

    Però mi ha anche condotto nel futuro, con un dispositivo che mi permettesse di svolgere le quotidiane attività sui social network.

    Non solo, posso ascoltare la musica dovunque sono, sia quella salvata sul tablet sia online da Spotify o da Deezer.

    Quando sono in viaggio in treno o in aereo, posso guardare un film e non annoiarmi.

    La notte, prima di andare a letto, posso leggere un e-book appena acquistato su Amazon. Oppure, quando è disponibile, posso guardare l’ultima puntata della mia serie preferita su Netflix.

    Sono tanti i vantaggi che un tablet può portare. È come aggiornare la tua vita ad una più moderna e social.

    Se solo penso ai megabyte di archivio personale, tenuto in vari hard disk esterni, tutti rigorosamente catalogati per anno e per tipo. Fosse stato 20 anni fa, avrei dovuto comprare una casa apposta, solo ed esclusivamente per i dischi, le videocassette, i fascicoli con i disegni, i documenti del lavoro, e chissà cos’altro.

    Vai direttamente alle recensioni dei migliori tablet.

    In questo momento sono un felice possessore di un Samsung Galaxy Tab S4. È in assoluto il miglior tablet che io abbia mai avuto.

    Per leggere la mia recensione completa del dispositivo, clicca qui ora.

    Qualcuno può pensare che comprare un tablet è un’impresa, ma di seguito voglio guidarvi passo passo. Vi parlerò di tutte le caratteristiche da tenere in conto, in modo da essere in grado poi di poter scegliere da soli il tablet che fa per voi.

     

    Guida alla scelta del tablet adatto alle tue esigenze

    I tablet sul mercato sono tantissimi. Se si pensa solo alle marche che li producono, viene il mal di testa.

    Samsung, Huawei, Apple, Amazon, Microsoft, Lenovo, Acer, Google, Asus, queste sono solo le più famose. Ma se la testa ancora non vi fa male, vi ricordo anche Nvidia, Htc, Dell, Lg, Sony e Toshiba.

    La prima vera domanda che devi porti è questa: a cosa mi serve il tablet?

    Senza perderci in troppe parole inutili, andiamo a vedere tutti i singoli dettagli di cui tener conto.

    Vuoi un tablet per leggere e-book?

    La scelta migliore è il tablet Amazon Fire HD 8.

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    Per la recensione completa del tablet, clicca qui ora.

    Adori navigare su internet?

    Senza pensarci su due volte ti consiglio il Samsung Galaxy Tab S4, il mio tablet.

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    L’iPad Pro è anche una grande scelta in quanto è un tablet potentissimo.

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    Se vuoi spendere un po’ meno, allora prendi il Samsung Galaxy Tab E, il migliore tablet economico.

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    In generale sei facilmente accontentabile. Se quello che vuoi dal tablet è controllare e mandare e-mail, leggere le notizie dal quotidiano, dare un’occhiata a Facebook, Instagram e altri social network, giocare semplici giochi casual per passare il tempo, guardare video su YouTube, allora la maggior parte dei tablet che trovi sul mercato fa per te.

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    Sei sempre pronto a scattare foto ovunque vai?

    La prima scelta è l’Apple iPad Pro, il tablet con le ottiche migliori.

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    Puoi optare sempre e comunque per il più semplice Apple iPad.

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    Un tablet con buone ottiche a buon prezzo è l’Huawei Mediapad M3 Lite.

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    Tutti i tablet hanno abbastanza spazio interno. Si parte da 8 gigabyte ma ci sono modelli che hanno 64 gigabyte. Molti hanno la possibilità di espandere la memoria interna tramite micro SD card, e, a seconda dei limiti, si può arrivare a 256 gigabyte o a 400 gigabyte di spazio disponibile.

    Tradotto, potete salvare migliaia di foto sul tablet. 400 gigabyte di memoria permettono di salvare qualcosa come 120.000 fotografie, più o meno, a seconda della qualità della foto.

    Sei amante dei film e delle serie TV?

    Il Samsung Galaxy Tab S4 è fantastico.

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    L’Apple iPad ha uno dei migliori schermi sul mercato.

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    Una soluzione economica è l’Huawei Mediapad M5.

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    Non scegliere un tablet dallo schermo col rapporto 4:3. Avresti quell’effetto che in inglese chiamano “letterbox”, ovvero due grosse bande nere sopra e sotto il film per tutta la durata del film stesso.

    L’esperienza migliora se il display del tablet è molto buono e di qualità. I modelli più costosi montano schermi che garantiscono un feeling “cinematografico”.

    Sei un lavoratore instancabile?

    La soluzione è il Microsoft Surface Pro. Semplicemente perfetto.

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    Un bel tablet da lavoro è il Lenovo Yoga Tab 3 Pro, il tablet col proiettore integrato.

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    Sei dipendente dai videogiochi?

    Per il videogiocatore che non deve chiedere mai, la scelta Pro è il tablet Nvidia Shield K1.

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    Trovi la recensione del tablet Nvidia Shield K1 qui.

    Sei un artista e disegni sempre?

    I migliori tablet con penna sono i top di gamma Samsung, Apple e Microsoft.

    Il Samsung Galaxy Tab S4 è bellissimo da utilizzare con la penna.

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    L’Apple iPad Pro ha uno schermo con una frequenza di aggiornamento di 120 Hz. Con la penna è fluido e reattivo.

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    Il Microsoft Surface Pro ha un livello di professionalità unico.

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    Sei un genitore e vuoi il miglior tablet per i tuoi bambini?

    Per i tuoi figli due scelte davvero ottime.

    Il tablet Clementoni ClemPad 7 Plus dai 3 ai 6 anni.

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    Il tablet Lisciani Giochi Mio Tab 10 Tutor 2018 dai 3 agli 8 anni.

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    Vuoi un tablet economico?

    Due secondo me i migliori tablet economici.

    La prima scelta è il Samsung Galaxy Tab E.

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    La seconda scelta è l’Huawei Mediapad T3.

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    Vuoi il miglior tablet cinese?

    GearBest è un e-commerce ottimo e affidabile. Trovi sempre ottime offerte sul suo portale italiano, interamente dedicato al nostro paese. Sul nostro sito esiste una completa e chiara guida all’acquisto su GearBest, con opinioni personali, la risposta alle domande più frequenti e i motivi per sceglierlo.

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    I pollici del tablet

    Solitamente i tablet con pochi pollici, come 7 o 8, sono destinati ad un uso portatile. Quelli che leggono molto di solito usano tablet da 7 pollici. Ma qualcuno opta anche per un 8 pollici.

    Se si va a vedere la classifica dei tablet più venduti in assoluto, si scopre che un’alta percentuale è costituita da tablet da 10 pollici.

    Vai direttamente alle recensioni dei migliori tablet.

    A quanto pare il 10 pollici rappresenta un giusto compromesso, forse è semplicemente la taglia giusta: si trova a metà tra un tablet da 7 o 8 pollici, tascabile e facilmente trasportabile, e uno da 12 o addirittura da 13 pollici, che però risultano grandi e fungono meglio da dispositivo casalingo.

    Un tablet 10 pollici, a pensarci bene, è quello che più si avvicina a quasi tutte le esigenze. La lettura è comoda per l’ampio spazio, si può giocare, si possono guardare film e serie TV, si può lavorare, si può fare foto ed editarle, si può disegnare.

    Insomma, se siete davvero in una ben specifica categoria, andate per il numero di pollici che meglio si addice a voi. Ma se non avete dimestichezza con i tablet o in generale con i computer e non avete ancora ben chiaro l’utilizzo, vi consiglio di non diventare troppo matti e andare per un 10 pollici.

    Vuoi un tablet per telefonare?

    È molto importante fare attenzione, quando si compra il tablet, alle diciture 3G o 4G o LTE.

    Se queste sono presenti, vuol dire che il tablet avrà uno slot dedicato all’alloggio di una SIM card. Questo vi permetterà di utilizzare il tablet proprio come se fosse uno smartphone. Potrete telefonare, mandare SMS e navigare su internet sfruttando la connessione dati del vostro provider.

    In generale, i tablet dotati di connessione LTE costano un po’ di più degli stessi modelli che hanno però solo la connessione WiFi.

    Qual è il sistema operativo che preferisci?

    È chiaro che se già usate Android sul vostro smartphone sarà meglio prendere un tablet Android. Se usate iOS, l’accoppiata ovvia sarà con l’iPad.

    I vantaggi sono evidenti. Se utilizzate il Play Store di Android, e magari avete comprato delle applicazioni, il tablet che dovete comprare deve essere Android così potrete loggarvi col vostro account e non essere costretti a pagare di nuovo per le app.

    Lo stesso vale con l’App Store della Apple e con tutti gli altri.

    Tenete conto che sul mercato non esistono solo Android e iOS.

    C’è Windows che compare su molti tablet, specialmente quelli professionali dedicati al lavoro, e capaci di sostituire completamente il classico PC di casa. L’esperienza sarà massima se si collega una tastiera e un mouse.

    I tablet di Amazon, i Fire 7 e HD 8, hanno il sistema operativo Fire OS, che non è altro che una versione custom di Android, appositamente programmata per ottimizzare l’utilizzo del dispositivo Amazon.

    Dipende da voi, da quello che cercate e da quello che già possedete. L’abitudine spesso si sa, è dura da perdere. E in questo caso può essere solo un vantaggio.

    Vai direttamente alle recensioni dei migliori tablet.

     

    Cosa è un phablet?

    La domanda da un milione di euro!

    Qual è la risposta a questa domanda? Ce ne sono varie in realtà, e nessuna è da prendere come regola generale.

    La risposta ufficiale (o meglio, ufficiosa) è la seguente: un phablet è un dispositivo con schermo touch dalle dimensioni che vanno da 5,1 a 7 pollici (escluso). I dispositivi da 7 pollici per il mercato sono già considerati dei tablet a tutti gli effetti.

    Tutto qui. La definizione è insomma un qualcosa che può essere riassunto nella seguente affermazione: un phablet è un dispositivo più grande di uno smartphone e più piccolo di un tablet. Difatti, è una parola composta, formata dai due termini smartphone e tablet.

    Questo grande dilemma nacque qualche anno fa, quando ci si trovò davanti a due grandi categorie di prodotti tecnologici: gli smartphone e i tablet. C’era chiaramente un gap, un evidente spazio tra i due. Chi colmò questo spazio, dal punto di vista commerciale almeno, fu la Samsung, quando propose il Galaxy Note, con schermo HD da 5,3 pollici, e rilasciato nell’Ottobre del 2011. In poche parole la Samsung aveva investito su una richiesta specifica del pubblico: un dispositivo che facesse sì da telefono, ma che avesse delle dimensioni tali da permettere quelle attività che una persona di solito compie necessariamente su un computer, come leggere, guardare video, disegnare e così via.

    Non so se ricordate il Samsung S2. Lo cito perché era proprio lo smartphone che ho posseduto per molto tempo e l’ho sempre considerato un ottimo acquisto, in quanto a resistenza (caduto centinaia di volte e mai rotto), durata della batteria e affidabilità. Ma 4,3 pollici cominciavano ad essere pochi, perché la crescita esponenziale di internet implicava effettivamente schermi più grandi.

    Se ci pensate bene, gli schermi dei nostri smartphone sono andati aumentando di grandezza col tempo, proprio a causa delle necessità che la vita social online ci impone.

    UN PO’ DI STORIA

    Ovviamente stiamo parlando di dispositivi come dire moderni, come siamo abituati a vederli oramai ovunque, in tv o al centro commerciale. Dico questo perché in realtà, andando ad indagare, si scopre che negli anni Novanta qualcuno aveva già provato a commercializzare qualcosa del genere.

    Da come si legge da quest’articolo di PC Magazine (è in inglese; se non lo masticate, vi spiegherò di seguito cosa dice), l’ AT&T EO 440 del 1993 è il primo tentativo sul mercato di quello che oggi chiameremmo un phablet.

    Era un dispositivo che faceva da telefono, aveva integrato un modem fax e un hard disk da ben 20 MegaByte. Costava qualcosa come 4 mila dollari americani (dell’epoca ovviamente), cioè tantissimo. Non era per tutti ed era lento dal punto di vista delle performance.

    La compagnia che produsse questo primo phablet chiuse l’ano successivo, nel 1994. Dopo di che il silenzio. Fino al 2007, quando l’HTC rilasciò il suo HTC Advantage, che può essere considerato in realtà il primo phablet moderno. Non era altro che un palmare, ma per noi in realtà è un quasi-tablet: girava sul sistema operativo Windows Mobile e aveva la tastiera magnetica separabile dal dispositivo stesso. Anche l’HTC Advantage costava tantissimo per l’epoca.

    Dopo vari tentativi di altre marche, tra cui Nokia, Verizon, Lg, Dell, Acer, Samsung, Pantech, eccoci arrivare a quello che poi è considerato il primo vero phablet, che ha vinto sulla concorrenza riuscendo a centrare in pieno le esigenze delle persone: il Samsung Galaxy Note del 2011, col suo schermo HD e la penna inclusa, rimovibile dal corpo del phablet stesso.

    Da lì, fu solo un successo e sappiamo quanti phablet troviamo sul mercato oggi.

    Io ho posseduto un Samsung Galaxy Note 3 e devo dire che l’esperienza su un phablet è totalmente differente da quella di un classico smartphone.

    È semplicemente tutto più grande, si ha più spazio. Ricordo quanto rimasi contento, finalmente la tastiera non copriva l’intera conversazione su Facebook Messenger e Whatsapp!

    SMARTPHONE, PHABLET O TABLET?

    Come sempre dipende dalle nostre esigenze. Per esempio, io ho le dita molto grosse e lo schermo più grande mi ha reso le cose molto più facili, il mio pollice non copriva mezzo schermo dello smartphone!

    Ma in questo in realtà c’è molto di più delle semplici esigenze del consumatore. Si perché ripeto che innanzitutto la definizione non è ufficiale. Inoltre, al giorno d’oggi, la maggior parte degli smartphone tendono ad avere schermi sempre più grandi, così da ottimizzare e massimizzare l’esperienza su applicazioni come Instagram, Facebook, Youtube, Netflix, solo per citarne alcune.

    Giusto per fare qualche esempio, il Samsung Galaxy S9 e S9 Plus hanno rispettivamente uno schermo da 5,8 e 6,2 pollici, il che significa che sono entrambi dei phablet.

    L’iPhone 8 Plus ha uno schermo da 5,5 pollici, dunque anche lui un phablet. Così come il nuovissimo iPhone Xs.

    L’ultimo esempio che vi porto è il fortunatissimo smartphone cinese della Oneplus. Il Oneplus 6 ha uno schermo da 6,3 pollici. Il nuovo, in arrivo, il Oneplus 6T, avrà probabilmente una dimensione di 6,4 pollici. Di nuovo, siamo di fronte ad altri due phablet.

    Il discorso qui è molto semplice. Il mondo è come dico sempre in continua evoluzione, e a quanto pare l’evoluzione va verso schermi più grandi. Inoltre la dicitura phablet risulta non essere ufficiale e i produttori non ne fanno quasi mai menzione.

    Apple, Samsung, Oneplus, e così via, venderanno smartphone, non phablet. Le necessità rispetto ad anni fa sono totalmente cambiate.

    Oramai quel gap tra smartphone e tablet pare non esistere più. Al giorno d’oggi sembra funzionare in questo modo: se il dispositivo ha uno schermo di diagonale inferiore ai 7 pollici, è uno smartphone. Se invece è di 7 pollici o maggiore, è un tablet.

     

    MIGLIOR TABLET 2018

     

    Tablet Huawei (da 10 pollici e non)

    In questa sezione mi occuperò di quelli che sono i migliori tablet Huawei, tenendo conto anche della richiesta da parte dei clienti e il numero di vendite.

    Huawei è un’azienda cinese che negli ultimi anni sta crescendo sempre di più. Produce smartphone, tablet, pc e non solo. Nel 2018 penso che non abbia più bisogno di presentazioni. Ha ormai superato abbondantemente questa fase.

    Se vi dico Honor, cosa pensate? Ve lo dico io cosa pensare: vi basta sapere che proprio di recente, ovvero intorno alla metà del 2018, la Huawei ha superato la Apple ed è diventata il secondo produttore di smartphone. Al primo posto, inutile dirlo, la Samsung.

    Se avete adocchiato uno smartphone Honor, o se ne avete solo sentito parlare, state avendo a che fare con uno dei migliori smartphone della Huawei.

    Honor 8 e Honor P20 Pro sono solo esempi. Se conoscete qualcuno che ha un telefono Huawei, chiedetegli un’opinione. Sicuramente vi mostrerà soddisfazione.

    La Huawei è forte anche nel campo dei tablet. Per verificare le mie parole basta andare a consultare la lista dei tablet più venduti.

     

    Huawei MediaPad M5 10.8 Pro – Tablet 11 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il tablet Huawei Mediapad M5 Pro è il miglior tablet Huawei che i vostri soldi possono comprare in questo momento.

    In questa recensione mi occuperò della versione da 10,8 pollici dotata di connessione LTE, un tablet di tutto rispetto che rientra nella categoria 11 pollici.

    Se si considera ancora un’altra categoria, che è quella dei tablet “pro” che girano su sistema operativo Android, probabilmente il Mediapad M5 è il migliore per il prezzo a cui viene venduto.

    VERSIONI

    Ci sono diverse versioni del tablet Huawei Mediapad M5.

    Il modello più piccolo è quello da 8,4 pollici, disponibile nella versione LTE.

    Il modello grande è quello da 10,8 pollici. Ci sono le diverse opzioni, in ordine di prezzo: solo con la WiFi, con la connessione LTE e infine il modello PRO, che è quello recensito qui.

    La differenza principale dal punto di vista visivo è data dal fatto che l’8,4 pollici ha le sembianze di un grosso smartphone. Il 10,8 pollici invece è un vero e proprio tablet.

    Da considerare come un tablet da 11 pollici, più grande di un tablet da 10 pollici, ma in realtà non sembra grosso. Saranno gli angoli arrotondati probabilmente a dare questa sensazione.

    CARATTERISTICHE

    Quando ho visto per la prima volta dal vivo questo tablet, la prima cosa che mi sono chiesto è stata: ma quanto costa?

    Chiaro, perché ha un design davvero molto bello. È un unico solido pezzo di alluminio anodizzato, dagli angoli arrotondati, che facilitano la presa. Sulla parte frontale troviamo il pannello, fatto di vetro. È 2.5D, cioè leggermente ricurvo ai bordi, per dare la sensazione di tridimensionalità. Non è una novità ed è una bella caratteristica, abbastanza nuova. Lo trovate su smartphone e tablet recenti.

    Sul retro la fotocamera sporge verso l’esterno, in alto sul lato sinistro. Due “griglie” a singola fila, se così possiamo chiamarle, si trovano sempre sul retro. Si tratta degli altoparlanti della Harman Kardon, molto buoni e potenti. Sono quattro in totale, due per griglia.

    La porta USB è la Type-C e può essere usata sia per la ricarica che On The Go (OTG). Potete collegare un hard disk esterno, o un mouse, o una tastiera. Non ha l’ingresso cuffie: o si usano auricolari bluetooth, oppure si può optare per il comodo adattatore USB-minijack che si trova nella confezione.

    Ha il sensore delle impronte digitali sul tasto fisico frontale, che può essere anche premuto. Ha il tasto per l’accensione e lo stand-by e quelli per la regolazione del volume, sul bordo destro.

    Sempre sul lato destro lo slot per la micro SD card che permette di espandere la memoria fino a 256 gigabyte e per la SIM card nel caso in cui si voglia sfruttare il tablet come fosse un telefono, per chiamare o per andare in rete tramite la connessione dati.

    La versione 10,8 pollici Pro supporta l’utilizza della M-Pen, che trovate nella confezione. È uno strumento ottimo, che funziona molto bene. Il feeling è diverso dalla penna che arrivava inclusa nel case del Galaxy Note. Questa è una “vera” penna.

    L’ho provata, è davvero bella. L’impressione che ho avuto è stata come di non poterne fare più a meno, se avessi comprato il tablet. Ho provato a scrivere un paio di cose e abbozzare dei disegni. Il tablet riconosceva la mia scrittura velocemente; per quanto riguarda il disegno, è come avere una tavoletta grafica.

    La penna ha 4096 livelli di pressione e due pulsanti.

    SISTEMA OPERATIVO

    Sul tablet Huawei Mediapad M5 Pro da 10,8 pollici troviamo installato Android 8.0 Oreo.

    L’interfaccia grafica è quella della casa, che si trova anche sugli smartphone e sui tablet Huawei. Su questo dispositivo c’è la EMUI 8.0.

    La EMUI è la mano in più alla già ottima esperienza che l’utente ha con Android 8.0. Ribadisco qualcosa che ho già detto in precedenza qui, ma che probabilmente continuerò a ripetere ogni volta che tratterò di smartphone o tablet Huawei.

    L’interfaccia EMUI è forse una delle più belle UI stock che io personalmente abbia mai provato. Sono un grande fan di Nova Launcher, installato puntualmente su tutti gli smartphone che ho posseduto. Ma mai installato sul telefono Huawei Honor.

    Si trovano preinstallate tutte le varie (e solite) applicazioni Google, più alcune della Huawei, pensate appositamente per i propri dispositivi. In più si trovano applicazioni dedicate alla penna: per esempio la calcolatrice, che poi non è altro che una lavagna su cui potete scrivere le più complicate formule matematiche che vi ricordate dai tempi del liceo, le riconoscerà tutte.

    L’applicazione per la scrittura e l’editing della stessa, utilizzando la penna, è tutta un piacere. Se siete scrittori ed editori di testo, ne rimarrete assolutamente soddisfatti. Se non lo siete, lo diventerete, ve lo assicuro.

    Immagino un tablet del genere, usato per prendere appunti durante le lezioni all’università. Se solo potessi, me lo invierei indietro nel tempo, per rendermi la vita migliore.

    PERFORMANCE

    Questa sezione potrebbe essere riassunta in un’unica parola. Come direbbero gli americani, “smooth”.

    Partiamo dallo schermo, un fantastico IPS con una risoluzione di 2560 x 1600 pixel, ovvero 2K. Gode della tecnologia ClariVu che gestisce meglio i colori per renderli più vivi, rendendo il tablet praticamente una TV portatile.

    Immagino che guardare film, oppure una serie su Netflix, su questo Huawei Mediapad M5 Pro sia bellissimo.

    A questo aggiungiamo gli speaker integrati della Harman Kardon, fatti apposta per massimizzare proprio l’esperienza multimediale.

    Se poi siete videogiocatori, chiaramente questo tablet regge tutti i migliori titoli del Play Store, anche quelli che richiedono maggiore potenza di calcolo.

    Il processore è un HiSilicon Kirin, serie 960, octa-core, molto potente e performante. Il multitasking è veloce e fila liscio come l’olio.

    La batteria che alimenta questo tablet Huawei è una 7.500 milliAmpere. Dura tantissimo, con schermo perennemente acceso si arriva a sforare le 7 ore. Con un utilizzo entro la media, probabilmente si riesce ad arrivare anche a 3 giorni.

    La versione del tablet recensita qui ha 64 gigabyte di memoria interna e 4 gigabyte di RAM.

    CONCLUSIONI

    Il Mediapad M5 Pro è uno dei migliori tablet in circolazione.

    Se siete amanti di Android, e volete comprare un bel tablet solido e affidabile, questo è quello che fa per voi.

    L’esperienza multimediale è fenomenale, grazie all’ottimo display e ai quattro speaker. Poi se siete artisti, o vi sentite tali, e volete usare il tablet per disegnare, questo è il tablet perfetto, grazie al supporto della penna inclusa nella confezione.

    Un’autonomia di tutto rispetto è la ciliegina sulla torta.

     

    Huawei MediaPad M3 Lite 10 – Tablet 10 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Tra i tablet 10 pollici più venduti c’è il Mediapad M3 Lite, che ha una caratteristica che potrebbe risultare allettante per alcuni: ha 4 altoparlanti integrati.

    Non ci sarebbe già nient’altro da dire: se siete, come me, appassionati di musica e letteralmente drogati di film e serie; se usate il tablet per la riproduzione di file multimediali; se siete sempre su YouTube ad ascoltare musica; questo è il dispositivo adatto per voi.

    Un tablet da 10 pollici, comodo da gestire, inoltre un tablet della Huawei, che sono tanto richiesti e dunque affidabili.

    Disponibile nella versione WiFi, di cui ci occuperemo nel dettaglio di seguito, e quella dotata di connessione LTE, ovvero utile per poter telefonare grazie allo slot per SIM card.

    Abbiamo di fronte un tablet ottimo per la sua fascia di prezzo, ovvero media. È un piccolo gioiellino che si impone sul mercato grazie alla sua ottima autonomia e alla resa audio molto spaziale.

    CARATTERISTICHE

    Il tablet Huawei Mediapad M3 Lite è un tablet da 10 pollici. Come sappiamo i tablet da 10 pollici sono sempre i più desiderati e questo non delude di certo le aspettative. Lo schermo è un Full HD con una risoluzione di 1920 x 1200 pixel e un rapporto di 16:10.

    Pesa 460 grammi, ed è leggero, considerata la concorrenza. È spesso solo 7 millimetri. Il design è buono; classico, ma resistente e ben fatto. Lo si capisce subito quando lo si prende tra le mani.

    Ha una capacità interna di 32 gigabyte e una RAM di 3 gigabyte. Insomma, un giocattolino che si presta molto bene alle più moderne attività internautiche o videoludiche. Se necessario, si può espandere la memoria grazie allo slot per micro SD card. Nella versione LTE, lo slot si trova nello stesso comparto per l’alloggio della SIM card.

    Sul lato sinistro del tablet troviamo la porta USB per la ricarica e lo slot per micro SD card. Sul lato destro, i pulsanti per la regolazione del volume e il tasto di accensione e blocco schermo. Sul bordo superiore si trovano due speaker e l’ingresso mini jack per le cuffie. Sul bordo inferiore, ci sono infine gli altri due speaker.

    SISTEMA OPERATIVO

    Il tablet arriva con Android 7 installato. In aggiunta, il tablet Huawei utilizza una sua personale interfaccia grafica, la EMUI, alla versione 5.1.

    Non fatevi spaventare da ciò: l’interfaccia grafica è solo un sistema per facilitare ancora di più l’utilizza del sistema operativo nativo, ovvero Android. Grazie a questa UI, avete a disposizione più funzioni per sfruttare al meglio il vostro tablet. Un aiuto in più ed anche molto ben gradito!

    Abbiamo a disposizione le classiche applicazioni che si trovano sui dispositivi Android. In più avremo alcune applicazioni della Huawei, che servono solo ed esclusivamente a migliorare l’esperienza multimediale e non. Tra queste citiamo quella per la gestione della sicurezza, quella per contattare il servizio clienti e controllare la garanzia, uno store proprietario di giochi.

    Troveremo qualche doppione, come il video player. Sta a noi decidere quale fa di più al caso nostro, e quindi poi disabilitare o semplicemente dimenticarci dell’altro. Operazione molto semplice.

    È possibile anche disinstallare alcune di queste applicazioni preinstallate per recuperare spazio.

    CONNETTIVITÀ

    Il tablet che abbiamo tra le mani, qui, è dotato di connessione WiFi, molto veloce e stabile.

    Ha il GPS ed anch’esso funziona molto bene ed è molto preciso.

    La versione LTE permette di fare telefonate oppure di utilizzare la connessione dati per navigare su internet. Le telefonate possono essere fatte in vivavoce e godere a pieno del sistema a quattro amplificatori. Oppure, se la privacy lo richiede, si può fare affidamento ad un auricolare con microfono.

    FOTOCAMERA

    Il tablet Huawei Mediapad M3 Lite è dotato di due fotocamere, una sul retro (quella principale) e una frontale per i selfie. Entrambe sono da 8 megapixel. La principale ha l’autofocus.

    Entrambe le camere sono davvero ottime, si comportano molto bene in termini di dettaglio, nitidezza e colori.

    Anche al buio, le foto sono buone.

    Insomma, se fate molte foto col vostro tablet, e se cercate qualcosa di qualità a buon prezzo, questo tablet da 10 pollici fa al caso vostro

    DISPLAY

    Come già detto prima, qui abbiamo uno schermo Full HD da 1920 x 1200 pixel. Il display è un IPS, ben luminoso. C’è il sensore di luminosità ambientale. Se vi trovate all’esterno, in un parco per esempio, e la giornata è particolarmente soleggiata, non avrete mai problemi di lettura.

    PERFORMANCE

    Questo tablet è potente. Il processore è uno Snapdragon 435 octa-core. Il tablet regge anche i carichi più pesanti, anche se a volte si può assistere a dei lag, ma questo è assolutamente normale.

    La navigazione su internet si può definire pulita. Senza intoppi, veloce, e il multitasking è gestito ottimamente. Si possono aprire più tabelle sul browser e continuare a surfare senza alcun problema.

    Il processore grafico non è invece così potente. Si può tranquillamente giocare i giochi più nuovi disponibili sullo store, ma quelli che richiedono maggiore potenza di calcolo andranno lenti, almeno a qualità grafica elevata.

    AUDIO

    Primo punto forte di questo tablet. Quattro ottimi speaker sono sufficienti per godersi la musica ad alto volume e buona qualità, senza distorsioni.

    L’audio è potente, spazioso e pulito.

    Perfetto anche per la visualizzazione di video, chiaramente. Se siete patiti di Netflix, potrete coccolarvi nel letto prima di addormentarvi in compagnia di questo tablet. I sogni d’oro saranno assicurati.

    AUTONOMIA

    Il secondo punto forte del tablet Huawei Mediapad M3 Lite è la autonomia della batteria. È di 6.660 milliAmpere, che potrebbe sembrare poco, ma in realtà il tablet è ottimizzato al meglio per il consumo minimo.

    Per una carica completa ci vogliono 5 ore.

    Navigando costantemente su internet, quindi con il WiFi sempre acceso e collegato, il tablet arriva a durare più di 13 ore.

    Volendolo utilizzare per guardare film, a qualità full HD, il tablet arriva di nuovo a durare più di 13 ore.

    Se lo si sfrutta al massimo, e si tiene la luminosità dello schermo al massimo, si arriva a poco più di 5 ore.

    Chiaramente, se si spegne la WiFi, e si usa il tablet per esempio solo per la lettura, con una luminosità media, si arriva a toccare le 20 ore di durata e superarle.

    CONCLUSIONI

    Se cercate un tablet da 10 pollici, dalle ottime prestazioni audio e una grande autonomia, siete a cavallo. Il tablet Huawei Mediapad M3 Lite è perfetto e non sentirete il bisogno di desiderare di più.

    A questo aggiungiamo un buon display IPS e due ottime fotocamere, solo per far venire l’acquolina in bocca.

     

    Tablet Samsung (da 10 pollici e non)

    Qui di seguito vi presento una carrellata di quelli che ritengo i migliori tablet Samsung.

    Samsung è il primo produttore mondiale di tablet ed è famosissima in tutto il mondo. Il colosso sudcoreano se la gioca alla pari con la Apple per quanto riguarda i dispositivi elettronici.

    Prodotti sempre di punta, sempre affidabili. Anche quando si va a vedere gli smartphone o i tablet economici, la Samsung è sempre al top.

     

    Samsung Galaxy Tab S4 10,5″ – Tablet 10 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Quello che vi recensisco qui è il tablet Samsung Galaxy Tab S4 da 10,5 pollici, con connessione WiFi e 4G.

    Se non cercate la connessione dati, allora potete dare un’occhiata al modello dotato di sola WiFi.

    Costa tanto e un motivo ci sarà. Su questo tablet si trova il meglio dell’hardware che c’è in giro. Uno schermo super AMOLED HDR, un processore snapdragon, una batteria da 7.300 milliAmpere, la S-Pen e l’audio Dolby Atmos.

    Soltanto ad elencare le caratteristiche principali viene l’acquolina in bocca, poi quando vedi le foto online o quando hai modo di visionarlo di persona presso un centro commerciale, è il massimo.

    Questo è il mio tablet personale, o almeno il tablet principale, quello che uso quotidianamente. Cercavo un tablet da 10 pollici in realtà, ma il Samsung Galaxy Tab S4 non è poi così più grande. Forse gli angoli arrotondati o forse è la cornice nera, però quando lo uso è come avere un tablet da 10 pollici.

    DESIGN

    Il design è il classico Samsung. Io lo trovo decisamente bello. Sembra un grosso smartphone, e d’altronde è proprio così che io lo uso ed è esattamente quello che andavo cercando.

    La cornice è molto sottile e per questo motivo non si trova il classico tasto home sulla parte frontale. Il tablet di per sé è molto snello e leggero.

    Il retro non è di metallo ma di vetro ed è molto scivoloso. Conoscevo questo particolare prima di comprarlo, per questo ho preso anche una custodia per evitare che mi scappasse di mano. Quando però sono a casa, sul divano o sul letto, e guardo un film o una puntata della mia serie preferita su Netflix, la custodia la tolgo per godermi il tablet al naturale. Il feeling del vetro è diverso da quello del metallo.

    Sul retro sempre c’è la fotocamera principale, al centro, con l’unità per il flash.

    Sul bordo destro c’è il tasto per l’accensione e per lo stand-by e i pulsanti per la regolazione del volume.

    Sul bordo sinistro si trova il connettore pogo magnetico, ovvero, per chi non sapesse di cosa sto parlando, una porta fatta da quattro “collegamenti” dorati a molla. Questi servono per una delle caratteristiche più belle di questo tablet, ovvero la custodia a libro con tastiera integrata della Samsung. Che è anche il secondo motivo per cui ho comprato la custodia a parte.

    All’appello mancano ancora l’ingresso USB Type-C per la ricarica o per il collegamento di dispositivi esterni, l’ingresso mini jack per la cuffia e gli slot per la micro SD card (il limite massimo per l’espansione della memoria è di 400 gigabyte) e per la SIM card.

    Il tablet è dotato di sensore per il riconoscimento biometrico. Ora, questa cosa sembra uscita direttamente da un film come Blade Runner, e di conseguenza verrebbe da pensare “ma tanto non funziona”. E invece funziona, e anche bene. Il sensore scansiona l’iride e lo riconosce!

    DISPLAY

    Lo schermo è bello grande, per un tablet che in mano ha lo stesso feeling di un tablet da 10 pollici. Sono 10,5 pollici per l’esattezza. Rispetto al Samsung Galaxy Tab S3, per esempio, lo spazio per il display è aumentato.

    È un super AMOLED e supporta l’HDR. Come avere un televisore tra le mani. Netflix, Amazon Prime Video, se ci sono contenuti in HDR questo tablet può leggerli. E il risultato è davvero ottimo. In più c’è da dire che il display ha una risoluzione di 2560 x 1600 pixel, ovvero 2K.

    I neri sono davvero neri e profondi, proprio come sulle migliori TV. Io spesso lo uso per guardare film o serie su Netflix e devo dire che sono pienamente soddisfatto. Probabilmente il miglior display in assoluto, forse insieme a quelli che si trovano montati sui tablet Apple, qualcuno mi appunterà. Ma io, e qui esprimo la mia opinione, ritengo il display sul Samsung Galaxy Tab S4 il migliore ed il più bello.

    È uno schermo molto luminoso, che si presta a qualunque tipo di ambiente. Anche all’aperto, durante queste ultime giornate di Settembre, quando l’estate stava per salutarci con gli ultimi sprazzi di sole prima delle piogge autunnali, sono uscito qualche volta per andare al parco. Al massimo della luminosità il display è chiaro e limpido e si può fare qualunque cosa senza il minimo problema.

    S-PEN INCLUSA

    Quando comprate il Samsung Galaxy Tab S4, nella confezione trovate anche la penna che viene solitamente chiamata S-Pen, ovvero la Samsung Pen.

    Lasciatemi precedere i vostri pensieri, lo dico io a voi. Il tablet è talmente piccolo che non c’è lo spazio fisico per la penna. Se pensate che la penna in questione sia come quella che arrivava in dotazione con gli smartphone Samsung Note, la risposta è no.

    Questa qui non ha l’apposito vano nel case del tablet stesso (purtroppo). La custodia Samsung che ho comprato a parte però ha un attacco per riporre la S-Pen e quindi ho risolto così questo problema.

    Usare la penna su un tablet, pensavo fosse totalmente inutile. Le avevo provate e in alcuni casi sono rimasto particolarmente soddisfatto ma col Samsung Galaxy Tab S4 e la sua S-Pen siamo su un altro pianeta proprio. Spesso capita di dimenticarmi di stare lavorando su un dispositivo digitale.

    Il feeling è quello di avere tra le mani una vera penna, e la scorrevolezza è un piacere. Mi piace tantissimo la funzione Always On Memo, che rende lo schermo in stand-by una lavagna su cui poter prendere appunti. Mi piace scrivere a mano stesso sul tablet molto spesso, invece che farlo su carta e poi dover riportare tutto in digitale su di un file.

    Il tablet è diventato un taccuino, una Moleskine, un album da disegno Fabriano, un quaderno.

    PERFORMANCE

    Il processore che alimenta il tablet Samsung Galaxy Tab S4 è uno Snapdragon 835 octa-core, con 4 gigabyte di RAM e 64 gigabyte di memoria interna, espandibile tramite micro SD card fino a 400 gigabyte. Tutto risulta molto fluido e pulito, senza lag o interruzioni.

    Le due fotocamera sono buone: la principale, sul retro, è da 13 megapixel, quella frontale da selfie è da 8 megapixel. I colori sono abbastanza gradevoli e le foto sono ricche nel dettaglio. Non lo uso spesso per fare foto, devo essere sincero, preferisco usare lo smartphone. Il tablet lo uso per lavorare o per l’intrattenimento multimediale.

    In chiamata è ottimo. L’audio è alto e le telefonate possono essere fatte in vivavoce senza problemi. Anche in questo caso, preferisco però lo smartphone per una questione di comodità.

    DeX

    Il tablet può essere utilizzato come fosse un PC, grazie alla modalità DeX, attivabile direttamente dal pulsante nella barra delle notifiche. Chi ha uno smartphone Samsung S9 sa di cosa sto parlando.

    DeX è un’interfaccia grafica specifica, una sorta di modalità desktop del tablet. Attacco mouse e tastiera, attivo DeX e il tablet diventa un vero e proprio PC.

    A me ricorda molto la modalità tablet su Windows 10, che trasforma appunto l’interfaccia grafica, e rende il dispositivo come un tablet, utile se si ha lo schermo del portatile touch. Nel caso di DeX avviene il contrario. Il tablet diventa un PC che gira su Android.

    Mi rendo conto che è un po’ complicato da spiegare, ma basta guardare uno dei tanti video dimostrativi presenti online per capire di cosa sto parlando. È una funzione che trovo molto utile quando lavoro, specie se attacco il tablet ad un monitor esterno tramite HDMI.

    AUTONOMIA

    La batteria all’interno del Galaxy Tab S4 è da 7.300 milliAmpere. Nella confezione si trova il caricatore a ricarica rapida. Se il tablet è completamente scarico, nemmeno tre ore e sarà carico al 100%.

    Il tablet dura tantissimo. Se guardo contenuti in HDR di continuo senza pause da Netflix, quindi anche con connessione WiFi attiva, in un’ora l’autonomia del tablet scende del 10%. Facendo un paio di conti, esce fuori che in questa modalità posso andare avanti a guardare serie in HDR per 10 ore di fila prima che il tablet muoia.

    Se volessi fare la stessa cosa, ma con un film scaricato sulla memoria interna, l’autonomia addirittura raddoppia, quindi 20 ore di autonomia.

    Se lo uso per attività che non consumano tantissimo, come il semplice ascolto di musica da disco interno o lettura di e-book, allora supero abbondantemente il giorno. Arrivo anche a tre giorni senza ricaricarlo.

    CONCLUSIONI

    Il Samsung Galaxy Tablet S4 ha soddisfatto pienamente i miei desideri. Ad oggi, a quasi tre mesi con questo tablet da 10,5 pollici, non mi sono mai pentito di nulla. È un dispositivo davvero pro.

    Costa, lo so, ma è un gioiello. Era esattamente quello che volevo, ovvero spendere bene i miei soldi e con criterio, per un prodotto che fosse top di gamma, utile per il mio lavoro, affidabile e resistente.

    Un occhio l’avevo anche rivolto nella direzione della multimedialità. Ma in questo caso il tablet supera tutti i test. Guardare film e serie da Netflix sul Galaxy Tab S4 è un’esperienza a sé. Vi consiglio davvero di andare a visionarlo in un centro commerciale per capire tutto quello che ho detto qui.

    Lo schermo è davvero professionale, sembra il display di un televisore moderno. Il mio appuntamento quotidiano con Netflix è cambiato da quando vedo le puntate su questo tablet. Ora è completo!

     

    Samsung Galaxy Tab A 10,1″ – Tablet 10 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il Samsung Galaxy Tab A è un tablet da 10 pollici uscito nel 2016. Qualcuno dirà che è passato troppo tempo, ma i numeri dicono il contrario. Al termine del 2018 ormai, questo tablet è ancora presente tra i primi tablet più venduti.

    Il motivo è semplice: buone prestazioni, buon display, ottima autonomia e prezzo accettabile.

    Samsung ha ultimamente rilasciato una nuova versione di questo tablet. Cambiano un paio di cose: la nuova versione arriva con 3 gigabyte di RAM, contro i 2 della vecchia, e con l’opzione S-Pen, dato che monta un display apposito. Inoltre la nuova versione costa di più.

    Io qui mi occuperò della versione 2016.

    DESIGN

    Il tipico design Samsung non delude mai, nemmeno se si tratta di prodotti più economici.

    Il tablet per l’esattezza è da 10,1 pollici, e per questo motivo lo metto nella categoria dei tablet da 10 pollici.

    Alla vista, sembra un grosso smartphone. Il pulsante, i tasti fisici e il marchio Samsung sulla parte frontale suggeriscono un utilizzo prevalentemente in modalità portrait, quindi in verticale.

    La cornice intorno al display è stretta, concedendo più spazio allo schermo. Il tablet è spesso 8 millimetri e pesa 526 grammi.

    DISPLAY

    Il display del Samsgun Galaxy Tab A è di 10,1 pollici ed ha una risoluzione di 1920 x 1200 pixel, full HD, e un rapporto di 16:10.

    Lo schermo è molto buono: molto brillante, è possibile usare il tablet anche quando si va fuori durante una giornata soleggiata parecchio luminosa. Bisogna solo fare attenzione a non fare in modo che i raggi del sole puntino direttamente sul tablet, in questo caso chiaramente non è leggibile.

    CARATTERISTICHE

    Il Samsung Galaxy Tab A ha 2 gigabyte di RAM e una memoria interna di 32 gigabyte, espandibile fino a 200 gigabyte. Il tablet ha lo slot per micro SD card, sul bordo destro, dove troviamo anche il tasto per l’accensione e lo stand-by e i tasti per la regolazione del volume.

    Questo modello recensito qui è quello dotato di sola WiFi, ma se volete c’è l’opzione, più costosa, dotata di connessione LTE e lo slot per la SIM card.

    Sul bordo superiore si trova la porta micro USB 2.0 per la ricarica. La porta può essere usata anche per collegare dispositivi esterni, come un hard disk portatile o un mouse o una tastiera.

    Sulla parte frontale troviamo il pulsante fisico home, più i due pulsanti touch come sui più comuni smartphone Samsung. Questa feature è praticamente un marchio di fabbrica, ma sul modello del 2018, il nuovo, il tasti frontali spariscono.

    Vantaggi e svantaggi dei pulsanti fisici dipendono solo ed esclusivamente dall’utilizzo, quindi credo sia del tutto personale. Io sono sempre stato fedele agli smartphone o ai tablet con i pulsanti fisici, ma da quando ho comprato il Samsung Galaxy Tab S4 ho imparato a farne a meno, in cambio di un dispositivo visivamente più snello e un display più pulito.

    Sul retro, di poco sporgente verso l’esterno, troviamo la fotocamera principale da 8 megapixel con il flash. Sulla parte frontale c’è la fotocamera da selfie da 2 megapixel, ottima per le videochiamate.

    Infine sul bordo inferiore si trovano due speaker, molto buoni se si pensa di usare il tablet in chiave puramente multimediale. Film e musica sono godibili a pieno col Samsung Galaxy Tab A.

    PERFORMANCE

    Questo dispositivo arriva con Android 7 Nougat installato. Non si sa, ad oggi, se riceverà l’aggiornamento a Android 8 Oreo. Quello che è sicuro è che il tablet fa ottimamente il suo lavoro così com’è.

    Il processore è un Exynos 7870, onnipresenti sui dispositivi Samsung in quanto sono prodotti dalla stessa casa. È un octa-core da 1,6 GHz.

    È un processore per dispositivi di media fascia. Non lasciatevi ingannare da questa frase. Il Samsung Galaxy Tab A rientra in questa categoria di tablet da 10 pollici. Il processore è perfetto per le medie e normali esigenze di molti clienti.

    I giochi più recenti, quelli con grafica particolarmente elevata, soffriranno su questo dispositivo. Ma è chiaro che queste sono esigenze più elevate e quindi andiamo in categorie di prodotti per cui bisogna spendere qualcosina in più.

    Detto ciò, le performance del Samsung Galaxy Tab A sono molto buone.

    AUTONOMIA

    La batteria è da 7.300 milliAmpere ed è il motivo che rende questo tablet superiore.

    Se usate il tablet, completamente carico, per visualizzare video online, quindi con la connessione WiFi accesa, e la luminosità dello schermo al massimo, potete andare avanti per 7 ore.

    È un’autonomia semplicemente pazzesca. Immaginate di usarlo in condizioni più normali, per leggere, o per navigare su internet durante una pausa, il tablet arriverà ben oltre la giornata di utilizzo.

    Come fa? Semplice, è il processore. Gli otto core sono in realtà da considerare come quattro più quattro. I due gruppi sono separati in termini di lavoro, ovvero a secondo che l’utilizzo del tablet sia pesante o leggero.

    Questa separazione dei core ha come risultato proprio l’impressionante autonomia che abbiamo visto.

    CONCLUSIONI

    Il Samsung Galaxy Tab A è uno dei migliori tablet da 10 pollici della sua stessa fascia di prezzo.

    Se volete essere aggiornati, potete sempre prendere il modello nuovo del 2018. Ma questo del 2016 è ancora un grande affare.

    Ottimo per leggere e navigare su internet. Ottimo anche se pensate di guardarci qualche serie su Netflix, in quanto l’audio è molto buono e lo schermo è bello ed ampio.

     

    Tablet Microsoft (da 10 pollici e non)

    La Microsoft ha un po’ cambiato le regole del mercato per quanto riguarda i tablet.

    Eravamo abituati a dispositivi che facevano affidamento ad applicazioni scaricate da uno Store, come principalmente Android e Apple. Ma Microsoft ha rilasciato un tablet con Windows 10, rendendolo a tutti gli effetti simile ad un computer portatile.

    Avere la potenza di un computer in un tablet da 10 pollici è fenomenale, e secondo me rende il tablet anche più professionale.

    Quindi ora siamo di fronte ad una terza opzione: il tablet da 10 pollici perfetto per il lavoro, il Surface Go.

    O se desideriamo un display più ampio e più potenza, il Surface Pro è da 12,3 pollici.

    Microsoft Surface Pro 12,3″ – Tablet 12 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Se cercate un tablet che sia praticamente un computer portatile a tutti gli effetti e volete spendere bene i vostri soldi, allora dovete considerare il tablet Microsoft Surface Pro.

    È un tablet da 12 pollici ed è, a mio parere, il device perfetto in questo momento se si è degli studenti, dei professionisti o, perché no, degli uomini d’affari. Ovvero, il tablet perfetto per il lavoro.

    Il modello che vi recensisco qui è quello senza accessori, solo il tablet, con un processore Intel Core M, 4 gigabyte di RAM e un disco interno SSD da 128 gigabyte.

    Ci sono diverse opzioni di acquisto: lo si può comprare sfruttando un bundle che include la tastiera Microsoft Type Cover dotata di retroilluminazione a LED.

    Inoltre si trovano modelli diversi, che cambiano in base al processore, alla RAM e la memoria interna che si vuole.

    I processori che si possono scegliere sono un Intel Core M, un Intel Core i5 oppure un Intel Core i7.

    Per quanto riguarda la RAM sono disponibili i modelli da 4, 8 e 16 gigabyte.

    Per quanto riguarda la memoria interna, sono disponibili 128, 256 e 512 gigabyte e infine anche un modello con 1 terabyte.

    Il modello base purtroppo non include né la tastiera Type Cover né la penna. Bisogna comprarle a parte.

    DESIGN

    Il tablet, alla vista, è decisamente moderno e ha uno stile professionale. Spesso solo 8 millimetri, è grigio ed è di metallo.

    È ottimizzato anche per l’eventuale utilizzo con tastiera e penna. La tastiera si può attaccare direttamente e facilmente al tablet, rendendolo un vero e proprio pezzo unico. La penna invece si attacca magneticamente al lato del tablet. Tutto molto professionale.

    L’unica pecca è che questi accessori vanno comprati separatamente. Ma a giudicare dalle recensioni che leggo online, il tablet accoppiato con tastiera e penna è il massimo dell’efficienza.

    Sul tablet troviamo una porta USB 3.0, la Mini DisplayPort per collegarlo ad un monitor o alla TV tramite adattatore HDMI, la porta magnetica SurfaceConnect per la ricarica e uno slot per la micro SD card.

    Sul retro si trova il sostegno, pieghevole, che risulta essere davvero comodo per sfruttare il tablet in ogni sua forma possibile. Quello che intendo è che a seconda di come lo si posiziona, il tablet può essere un PC portatile (con tastiera Type Cover e mouse è il massimo), può essere un puro e semplice tablet, oppure con sostegno completamente chiuso, è un dispositivo su cui poter scrivere direttamente con la penna.

    DISPLAY

    Il display che il tablet Microsoft Surface Pro monta è un 12,3 pollici PixelSense ed è ovviamente touch.

    La qualità dello schermo è eccellente. Ha una risoluzione di 2736 x 1824 pixel. Il livello di dettaglio è molto alto e si nota tutto, l’alta definizione è un piacere quando si legge o quando si guardano immagini o video ad alta qualità.

    Sarà un tablet professionale, ma può essere chiaramente utilizzato anche per vedere film o serie TV. E in questo caso lo schermo fa benissimo il suo lavoro.

    La colorazione naturale del display è ottima, le tonalità sono molto gradevoli e piene di vita. Per i più esigenti, Microsoft ha messo a disposizione un’impostazione per migliorare i colori nei settings. Attivandola, aumenterà la saturazione e tutto sembrerà più vivido.

    Quest’impostazione immagino sia pensata per chi vuol vedere “meglio” i film.

    PERFORMANCE

    È un tablet che sfrutta tutta la potenza dei processori Intel di ultima generazione. Le performance sono superiori sicuramente ai processori precedenti, ma sono assolutamente in linea con i tablet professionali che la concorrenza propone.

    Le attività più “pesanti” che potrebbero essere fatte su questo tablet potrebbero essere dei rendering di modelli 3D con Blender, oppure dei progetti digitali molto grandi, e vanno lisce come l’olio. Il modello recensito qui è provvisto di Intel Core M e non ha la ventola.

    Quando si fa lavorare il tablet a regime è assolutamente silenzioso, ma le performance sono leggermente più basse dei modelli con la ventola.

    Se fatto lavorare per molto tempo, sempre spremendolo, può raggiungere alte temperature, ma non sono mai le temperature eccessive che può raggiungere un laptop.

    SISTEMA OPERATIVO

    Sul Microsoft Surface Pro troviamo chiaramente Windows 10 Pro.

    Per questo, quando mi riferisco a questo tablet spesso lo considero un PC portatile. Avere tutta la potenza di Windows su un dispositivo del genere è fenomenale.

    Detto ciò, capite che potete usare questo tablet come un computer. Per dire, potete anche giocare, facendo chiaramente attenzione a quali titoli installare, perché non è capace di far girare giochi molto demanding.

    AUTONOMIA

    L’autonomia del tablet Microsoft Surface Pro è davvero ottima.

    Se utilizzato senza sosta per navigare e per guardare un film con la luminosità dello schermo non al massimo, si arrivano ad 8 ore di autonomia.

    Tradotto, se lo si usa normalmente, si arriva a non avere problemi di ricarica durante la giornata. Acceso al mattino, navigando su internet quando necessario, facendo il check della casella postale, controllando facebook ed altri social network, leggendo e editando qualche documento, prendendo appunti, il tablet arriverà a fine giornata ancora carico.

    Come dicevo prima, potete anche usare questo tablet per giocare. Girando su Windows, potete tranquillamente installare Steam oppure GOG Galaxy o Origin e installare i giochi che normalmente giocate sul computer di casa.

    Non aspettatevi di giocare i grandi titoli che richiedono tantissima potenza di processore e di grafica, né aspettatevi che il vostro tablet duri tantissimo in questo scenario. Chiaramente qui i consumi aumentano di molto.

    CONCLUSIONI

    Il tablet Microsoft Surface Pro è decisamente il tablet da lavoro.

    Sia che siate studenti e dovete avere a che fare quotidianamente con appunti, slide e pdf. Sia che siate puri lavoratori e sempre presi dai documenti digitali, sempre in contatto tramite email con colleghi o clienti. Questo è il vostro tablet.

    Performance e autonomia della batteria sono al top e non deludono.

    Se decidete di acquistare anche la tastiera Type Cover e la penna, vi renderete conto delle potenzialità del Microsoft Surface Pro quando comincerete ad usare questi accessori.

    Ad oggi, con il 2019 ormai alle porte, questo è uno dei migliori tablet 2 in 1 sul mercato.

     

    Microsoft Surface Go 10″ – Tablet 10 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Se volete spendere di meno del Pro, Microsoft vi viene incontro, con il tablet Surface Go da 10 pollici.

    È più piccolo, più economico, ma un gran dispositivo 2 in 1 che permette di avere tutta la potenza di un processore Intel e del sistema operativo Winows 10.

    Questo modello recensito qui ha 8 gigabyte di RAM e un hard disk interno SSD da 128 gigabyte.

    A parte la versione che trovate qui, ce n’è un’altra con 4 gigabyte di RAM e l’hard disk da 64 gigabyte, sempre SSD, che costa di meno.

    La nota davvero dolente per quanto riguarda i tablet Microsoft Surface, sia il Pro che il Go, è che nella confezione non sono incluse né la penna né la tastiera Type Cover. Quindi accessori da comprare separatamente.

    DESIGN

    Molto simile al Surface Pro, è come avere a che fare col suo fratello più piccolo. Stesso design moderno e professionale, che lo rende un tablet fantastico per il lavoro.

    La differenza sta nel fatto che sul tablet Microsoft Surface Go gli angoli del dispositivo sono molto più arrotondati.

    Anche qui troviamo il sostegno sul retro del tablet, che lo permette di sistemare sul tavolo come meglio ci pare. A seconda dell’utilizzo, anche il Go può diventare un PC portatile, un tablet pure oppure una lavagna su cui disegnare o prendere appunti.

    Di nuovo, anche nel caso del Microsoft Surface Go si deve assolutamente optare per l’acquisto di penna e cover con tastiera inclusa Type Cover per poter utilizzare il tablet al massimo della sua efficacia.

    Sul tablet troviamo una porta USB Type-C e uno slot per micro SD card. Inoltre è presente la porta magnetica SurfaceConnect per la ricarica.

    CARATTERISTICHE

    Il display del tablet Microsoft Surface Go è di qualità eccellente. È di 10 pollici, ha una risoluzione full HD di 1800 x 1200 pixel. Il rapporto qui è di 3:2.

    Questo è un tablet che, grazie al rapporto d’aspetto, è perfetto per il lavoro, per la navigazione web e per la lettura di documenti. I colori sono molto vivi, rendendo ottima anche l’esperienza della visione di film o serie.

    La cornice attorno allo schermo è spessa abbastanza da permettere di tenere in mano il tablet senza andare a toccare il display.

    Sui due lati si trovano gli speaker, molto potenti per un tablet da 10 pollici.

    8 gigabyte di RAM col processore Intel che si trova all’interno rendono questo tablet molto performante. Il multitasking è una passeggiata per il Surface Go. Si possono tenere aperti più programmi contemporaneamente senza problemi.

    Ci si può spingere un po’ più in là con questo tablet, soprattutto per quanto riguarda il rendering 3D. Se questo è il vostro campo di lavoro, dovete pensare al Surface Go da 10 pollici come un’ottima e potente macchina da tenere sempre con voi.

    Il processore grafico è anche sorprendentemente potente. Si possono far girare giochi (non i titoli più demanding, mi raccomando) senza soffrire di lag.

    Da sottolineare la fotocamera in dotazione, che permette di registrare video in full HD. Una camera eccellente, soprattutto se si vuole fare bella figura durante una conferenza video.

    SISTEMA OPERATIVO

    È chiaro che su un prodotto Microsoft troverete Windows.

    Questo tablet arriva con Windows 10 in modalità S. Questo significa che può far girare solo i programmi che si trovano sul Microsoft Store.

    Si può sbloccare la versione Home di Windows 10 e renderlo più che un tablet, un vero e proprio PC portatile. Oppure, se si desidera, si può optare per Windows 10 Pro ma bisogna pagare per la licenza.

    La modalità S è di per sé soddisfacente, anche se il Microsoft Store non ha il numero di applicazione che ha il Play Store di Android o l’App Store di Apple.

    AUTONOMIA

    L’autonomia del tablet Microsoft Surface Go è molto buona.

    Microsoft dichiara 9 ore di durata, immagino in condizioni di utilizzo normale.

    Cercando online, in quanto non ho avuto modo di testare il dispositivo direttamente di persona, scopro che innanzitutto l’autonomia è maggiore se si usa Windows 10 Home. Credevo che la modalità S risparmiasse più batteria.

    Rproducendo un film ad alta qualità e con una luminosità dello schermo media, il tablet arriva a 11 ore, che chiaramente è tantissimo.

    Se lo si usa per lavorare, durante la giornata, anche di continuo, si raggiungono le 5 ore. Quindi sempre bene portare con sé il caricabatterie.

    CONCLUSIONI

    Il tablet da 10 pollici Microsoft Surface Go rappresenta per certi versi un tablet molto particolare.

    L’unico vero tablet da lavoro, potente e molto efficace. Se si comprano gli accessori (non in dotazione), ovvero tastiera Type Cover e penna, il tablet diventa la macchina da lavoro portatile perfetta.

    Il Surface Go, con i suoi 10 pollici, sicuramente si avvicina alla fetta di pubblico che chiede maggiore portabilità e feeling da “tablet puro”.

    Se il lavoro è la vostra vita, e amate comunque cedere allo svago durante le pause, questo è il tablet per voi.

     

    Tablet Apple

    I tablet Apple, ma in realtà in generale i prodotti della mela, sono da sempre, sin dal primo iPhone, dispositivi innovativi.

    Si sono imposti sul mercato con molta facilità, nonostante il prezzo, grazie ad un design moderno che è stato mantenuto nel corso degli anni.

    I nuovi modelli di tablet sono all’avanguardia per quanto riguarda la potenza e la qualità del display.

    A seconda delle vostre esigenze, potete optare per un semplice iPad oppure, se siete alla ricerca del tablet professionale, per l’iPad Pro.

    Apple iPad Pro 10,5″ – Tablet 11 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il tablet Apple iPad Pro è il tablet professionale rilasciato dalla casa di Cupertino.

    Questo tablet è da considerarsi un PC portatile per quel che riguarda la potenza e le performance. Aggiungiamo il fantastico display che monta e la fotocamera, ed è il top.

    Quella che recensisco di seguito è la versione da 10,5 pollici. Esiste anche il modello da 12,9 pollici.

    Costa certamente tanto, ma sono soldi ben spesi.

    DESIGN

    Il classico design Apple che non delude mai, lo si trova anche qui in tutto il suo splendore.

    Rispetto ai modelli precedenti, la cornice attorno allo schermo è più sottile, concedendo più spazio al display. È di alluminio e ed è molto resistente.

    C’è l’ingresso per le cuffie, e la porta per il connettore Lightning. Troviamo anche la porta magnetica Smart Connector per gli accessori.

    DISPLAY

    Quello che da molti è considerato il miglior display in circolazione, sull’iPad Pro troviamo un Retina con retroilluminazione a LED e risoluzione da 2224 x 1668 pixel.

    La frequenza di aggiornamento del display è di 120 Hz. Impressionante. Lo noti immediatamente scorrendo il menu principale. Le animazioni sono molto fluide e il feeling è senza precedenti. Se avete modo di provarlo, fatelo per capire di cosa parlo.

    La qualità è eccellente, non ci sono né parole né paragoni. Gli schermi che montano i dispositivi Apple sono davvero molto belli e brillanti. I colori sono vividi e il dettaglio è eccezionale con questa risoluzione.

    PERFORMANCE

    Il processore che alimenta questo tablet è un A10X Fusion. È potente al punto tale da non soffrire praticamente mai durante le operazioni quotidiane.

    È uno dei tablet più potenti sul mercato in questo momento, non ci sono dubbi.

    Con 4 gigabyte di RAM e un hard disk interno da 64 gigabyte, qualcuno si sentirà già soddisfatto. Sono però disponibili le versioni con 128, 256 e 512 gigabyte di memoria interna, ad un prezzo più elevato.

    Questo modello è dotato di sola WiFi ma c’è anche quello con connessione LTE, utile se si vuole usare il tablet anche per telefonare.

    SISTEMA OPERATIVO

    Con il sistema operativo iOS 11, l’iPad Pro si supera e diventa letteralmente un computer portatile.

    Con tutte le nuove funzioni che la versione 11 porta con sé, l’iPad Pro può sfruttare a pieno tutta la sua potenza.

    Dimenticatevi di avere tra le mani un tablet, è come avere un Mac. Gli sviluppatori a quanto pare stanno cercando di creare applicazioni che facciano da controparte ai classici programmi disponibili solo su Mac. Ora è possibile grazie alla grande potenza da sfruttare su questo tablet.

    Questa è la direzione che la Apple sta prendendo e ci sta riuscendo alla grande.

    Probabilmente l’introduzione del nuovo sistema operativo potrebbe far decidere finalmente gli “indecisi” ad acquistare finalmente un iPad Pro.

    A tutto questo aggiungo che si possono acquistare a parte la Apple Pencil e la Smart Keyboard. Quando si usano con l’iPad Pro il tablet diventa semplicemente perfetto.

    Grazie al display, usare la Apple Pencil sull’iPad Pro è un’esperienza a cui è difficile dire di no, nonostante non sia un accessorio incluso. La frequenza di aggiornamento di 120 Hz dello schermo è il segreto, utilizzare la penna sembra come scrivere realmente con una vera penna. I tempi di reazione sono bassissimi.

    Immagino cosa può essere l’iPad Pro in mano ad un disegnatore professionista.

    CARATTERISTICHE

    Volete un tablet con una fotocamera eccellente? La Apple vi accontenta.

    Sull’iPad Pro troviamo la stessa camera che si trova sull’iPhone 7 che è una delle migliori che ci sono sul mercato. 12 megapixel con una lente f/1.7 e dotata di flash. L’apertura è ottima anche per condizioni di luminosità non fantastiche.

    Si possono anche registrare video in 4K. Forse coloro che son soliti pensare che con un tablet non può si possono scattare foto si stanno ricredendo.

    Questo tablet è ottimo per scattare ed editare fotografie.

    La fotocamera da selfie, frontale, è da 7 megapixel ed è capace di registrare video in full HD a 1080p. Perfetta per videochiamate.

    Sull’iPad Pro ci sono ben quattro speaker, uno per bordo. Sono molto potenti e offrono un’esperienza acustica davvero superiore, i bassi sono molto presenti e pieni. Si può usare il tablet tranquillamente come una music station portatile.

    AUTONOMIA

    Altro punto forte dell’iPad Pro è la batteria. Se si usa il tablet per guardare film non stop, si arriva a più di 10 ore, che non è poco. Un’autonomia di tutto rispetto che non ha niente da invidiare alla concorrenza.

    Un utilizzo normale ma comunque impegnativo, come può essere quello quotidiano, usato più come un portatile che come un tablet, porta l’iPad Pro a durare oltre le 7 ore.

    Se si vuole sapere quali sono le applicazioni o le attività che consumano di più la batteria, allora bisogna puntare il dito all’editing di foto ad alta qualità. Se si inizia a giocare con il 4K e le applicazioni in stile photoshop, allora il tablet si scaricherà in fretta. Non è una cosa di cui meravigliarsi.

    CONCLUSIONI

    Amanti della Apple, ma anche voi indecisi, che proprio non riuscite a cedere ai prodotti della mela, probabilmente è arrivato il dispositivo che vi farà tremare.

    Come definire l’iPad Pro in una parola? Semplicemente fantastico.

    Potente oltre misura, sicuramente uno dei migliori tablet che ci sono ora sul mercato, se non forse IL migliore.

     

    Apple iPad 9,7″ – Tablet 10 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    L’iPad è l’alternativa all’iPad Pro, per chi non vuole spendere tanto e non riesce a resistere all’acquisto di un tablet Apple.

    Non sarà pro, ma il processore è il potente A10 Fusion e supporta la Apple Pencil. Un piccolo computer da portare sempre con sé.

    Il modello recensito qui è quello da 128 gigabyte di memoria interna e dotato di sola WiFi. C’è anche la versione con 32 gigabyte di memoria. Inoltre è disponibile il modello dotato di connessione 4G, utile se si vuole anche telefonare col tablet.

    DESIGN

    Il design classico della Apple lo ritroviamo qui, con davvero poche differenze.

    Il display è un IPS da 9,7 pollici, non è un Retina, ma comunque ottimo per le classiche attività quotidiane, come la visione di un film o la navigazione online. Ha dei buoni colori e degli ottimi livelli di nero. Supporta la Apple Pencil e quindi diversi livelli di pressione.

    Purtroppo la Apple Pencil non è in dotazione e va comprata separatamente.

    Troviamo la porta Lightning per la ricarica e l’ingresso mini jack per la cuffia. Quello che manca è l’attacco per la tastiera Smart, che forse rende il tablet meno utilizzabile come un computer vero e proprio. L’iPad rimane un tablet puro.

    Rimane l’alternativa della tastiera bluetooth, ma avere un’accessorio che si attacca direttamente al tablet rendendolo un pezzo unico, è tutta un’altra cosa.

    SISTEMA OPERATIVO

    Sull’iPad troviamo il sistema operativo iOS 11. Come già detto per l’iPad Pro, il nuovo sistema operativo della Apple sfrutta tutta la potenza dei nuovi dispositivi.

    Le differenze rispetto ai precedenti iOS sono notevoli e degne di nota, ora il tablet si avvicina molto di più ad un Mac vero e proprio. Rimangono le applicazioni da scaricare dall’App Store, ma il feeling con iOS 11 e l’esperienza che ne consegue è diversa.

    Vi consiglio di provare direttamente l’iPad con iOS 11 se ne avete la possibilità.

    PERFORMANCE

    Le performance sono straordinarie grazie al processore A10 Fusion e i 2 gigabyte di RAM.

    Tutto è ottimizzato per funzionare al meglio. L’editing di foto o di video, per esempio, è molto fluido e l’impressione è che sia quasi migliore sull’iPad che su un dispositivo di simile fascia di prezzo della concorrenza.

    Le differenze tra un iPad e un tablet di un’altra marca è evidente. Le applicazioni dell’iPad sono molto più veloci e garantiscono una maggiore fluidità.

    CARATTERISTICHE

    Buone ottiche distinguono come sempre un prodotto Apple dalla concorrenza.

    Sul retro troviamo una fotocamera da 8 megapixel, che può anche registrare video in full HD. È una normale camera, buona ma non eccellente come quella che monta l’iPad Pro. Il prezzo contenuto probabilmente è dovuto anche a questo.

    La camera frontale da selfie è da 1,2 megapixel ed è HD. È perfetta per le videochiamate.

    AUTONOMIA

    Non cambia di molto rispetto ai modelli precedenti ma comunque sempre ottima.

    In condizioni di utilizzo quotidiano e schermo con luminosità settata a metà, l’iPad arriva a durare 10 ore. Dura poco di meno se lo si vuole utilizzare per visionare serie da Netflix non stop. Stessa autonomia se si impiega il tablet per la navigazione web senza sosta.

    In modalità stand-by il tablet perde solo il 2% di carica al giorno. Ci vogliono 4 ore per una carica completa.

    CONCLUSIONI

    Se già avevate un iPad, allora è quasi d’obbligo fare l’upgrade al nuovo iPad del 2018.

    Il nuovo iPad rimane, per così dire, un tablet puro, a partire dal design col tasto home sulla parte frontale. Inoltre non c’è una porta per il collegamento diretto di una tastiera, per cui non diventa un vero e proprio computer portatile, come per esempio succede con l’iPad Pro.

    I costi sono contenuti. Se non ci si può permettere il tablet professionale della Apple, vale la pena comunque prendere in considerazione l’iPad, in quanto potente e in grado di fare benissimo il suo lavoro di stazione multimediale.

    È un tablet da 10 pollici, per la precisione 9,7 pollici. Cosa da ribadire in quanto i tablet da 10 pollici sono quelli più richiesti sul mercato.

     

    Lenovo Yoga Tab 3 Pro 10,1″ – Tablet 10 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il tablet da 10 pollici professionale della Lenovo è qualcosa che lascia a bocca aperta.

    Il tablet Lenovo Yoga Tab 3 Pro è la macchina perfetta per la multimedialità, e risalta particolarmente per il bordo superiore cilindrico e il proiettore integrato.

    È sicuramente il tablet più interessante che c’è in circolazione in questo momento.

    DESIGN

    La cosa che prima balza all’occhio è il design tutt’altro che classico sul tablet Lenovo Yoga Tab 3 Pro. Il bordo superiore è più grande del resto del corpo del tablet ed è cilindrico, rendendolo già comodo da poggiare in quanto non è mai in perfetta posizione orizzontale.

    Come se questo non bastasse, lo stesso bordo nasconde il sostegno, di metallo, che può essere usato per tenere il tablet in altre posizioni. Il sostegno incorpora il proiettore e sulla parte frontale dello stesso bordo c’è la griglia degli altoparlanti.

    Il sostegno si incastra nel corpo del tablet quando viene richiuso. Per utilizzarlo basta premere un piccolo pulsante che si trova sul retro del dispositivo.

    Questo sistema di sostegno più proiettore è di gran lunga la cosa più sensazionale che io abbia mai osservato su di un prodotto del genere.

    Non ci aspettiamo un tablet leggero. Pesa 667 grammi ed è spesso solo 5 millimetri. È ben costruito, il materiale è molto resistente e duraturo.

    Troviamo la porta micro USB per la ricarica e lo slot per micro SD card per espandere la memoria fino a 128 gigabyte.

    Il modello recensito qui è quello dotato di sola connessione WiFi. È disponibile anche la versione con connessione 4G.

    PROIETTORE

    Il proiettore, come detto prima, si trova direttamente nello stand, e segue l’orientazione dello stesso. Basta guardare le foto online per capire il semplice funzionamento.

    Lenovo dichiara più di 40 lumen e una proiezione efficace su una parete che si trova al massimo a 180 centimetri.

    Non ho mai avuto modo di provare questo tablet ma mi incuriosisce parecchio. A ben vedere su internet, i video dimostrano che il proiettore funziona e anche molto bene, ovviamente al meglio in condizione di buio.

    Immagino scenari di utilizzo: a lavoro per condividere una mail o una presentazione o un documento con dei colleghi; a casa con amici per guardare un video su YouTube o perché no, una puntata di una serie TV su Netflix.

    Penso sicuramente che non è adatto per vedere film, si preferisce sempre e comunque uno schermo più grande o magari una TV.

    DISPLAY

    Sul tablet Lenovo Yoga Tab 3 Pro troviamo uno schermo da 10 pollici, 10,1 per l’esattezza. È un IPS con ben 299ppi e ha una risoluzione di 2560 x 1600 pixel.

    Leggo, sempre online, che molti considerano questo come uno dei migliori schermi per guardare un film. Il dettaglio è alto e i colori molto naturali e vivi. Anche la semplice navigazione web non stanca e la lettura non affatica la vista.

    SISTEMA OPERATIVO

    Su questo dispositivo troviamo Android 6. Un bel po’ vecchiotto ed è infatti un punto debole del Lenovo Yoga Tab 3 Pro.

    Lenovo di suo ci mette lo zampino con una serie di utili applicazioni per rendere un Android datato un po’ più nuovo, alla vista durante l’utilizzo e in termini di velocità.

    Il tablet non è sicuramente da meno. Il fatto di avere Android 6 non deve essere visto come un difetto. Il tablet è veloce e reattivo. Rimane insomma un ottimo tablet.

    PERFORMANCE

    Il processore che si trova sul tablet Lenovo Yoga Tab 3 Pro è un Intel X5 Atom, quad-core da 2,4 GHz.

    Ha 4 gigabyte di RAM e una memoria interna di 64 gigabyte.

    Le performance sono ottime, tant’è che il tablet Lenovo è considerato allo stesso livello dei tablet top di gamma della concorrenza.

    In termini di multimedialità, dove chiaramente questo tablet eccelle, è un piacere utilizzarlo. Lo streaming audio e video è fluido.

    Anche quando si usa il proiettore, il dispositivo non dà mai segni di rallentamento. Non singhiozza mai.

    AUDIO

    Parentesi necessaria in quanto l’audio sul Lenovo Yoga Tab 3 Pro è fantastico davvero.

    I quattro amplificatori JBL con Dolby Atmos sulla parte frontale del tablet lo rendono una perfetta e potente macchina dedicata alla multimedialità. Film e musica sono una goduria su questo tablet.

    La posizione degli speaker è tale per cui quando si usa il tablet non si tende mai a coprirli con la mano. Si ha sempre un suono chiaro, limpido e pulito. E ovviamente potente.

    AUTONOMIA

    La batteria di questo tablet è da 10.200 milliAmpere. È tantissimo se si considerano i tablet della stessa fascia di prezzo e quelli professionali.

    Lenovo dichiara un’autonomia di 18 ore in condizioni di utilizzo normale.

    Come sempre quando non posso provare un dispositivo direttamente, mi affido alle ricerche online.

    Scopro che se utilizzato senza sosta per guardare una serie su Netflix e navigare su internet si riesce a superare le 10 ore.

    La grande batosta alla batteria la dà il proiettore, che scarica il tablet in pochissime ore, ma c’era da aspettarselo.

    L’autonomia del Lenovo Yoga Tab 3 Pro è sensazionale, è un tablet che è fatto apposta per chi viaggia e vuole godersi un film o una puntata di una serie TV. In condizioni di utilizzo tipiche quotidiane, usandolo per navigare su internet quando serve, leggere la mail, e altre piccole attività, il tablet supera le 24 ore abbondantemente.

    CONCLUSIONI

    Il tablet da 10 pollici Lenovo Yoga Tab 3 Pro è uno dei migliori tablet del momento.

    I punti di forza sono un design semplicemente fantastico, il sostegno regolabile, il proiettore integrato e un’audio potente.

    Se siete dipendenti da musica, film e serie e siete intenzionati ad acquistare un tablet, il mio consiglio è sicuramente il Lenovo Yoga Tab 3 Pro.

    L’autonomia eccellente del tablet non vi lascerà mai a piedi.

     

    Miglior Tablet economico

    Samsung Galaxy Tab E 9,6″ – Tablet 10 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il Samsung Galaxy Tab E è un tablet da 9,6 pollici. Si trova a metà strada tra un 10 pollici e un 9 pollici e risulta avere dimensioni comode per coloro che cercano un tablet da lavoro. Inoltre è Samsung, che è sempre sinonimo di affidabilità.

    Uscito ormai nel lontano 2015, alla fine dell’anno, era allora un ottimo tablet cosiddetto “entry level”, ovvero, tradotto come sempre in italiano per i lettori che non masticano l’inglese, un tablet adatto a coloro che si approcciano per la prima volta a questo tipo di prodotti, dal prezzo contenuto e capace di svolgere tranquillamente ogni tipo di attività.

    Sia chiaro che “entry level” non vuol dire assolutamente “modesto”, dimentichiamoci queste sbagliate associazioni di idee. Oramai al giorno d’oggi, se non si è troppo esigenti riguardo alle caratteristiche tecniche di un oggetto tecnologico, possiamo tranquillamente accontentarci di un modello “entry level”. Poi magari sarà l’esperienza a farcene scegliere uno più costoso e molto più completo.

    Considero questo Samsung come un quasi tablet da 10 pollici. Il semplice motivo è che la dimensione reale di 9,6 pollici ci si avvicina parecchio. Ad utilizzarlo sarà come avere tra le mani un tablet da 10 pollici. Quindi se siete alla ricerca di un dispositivo con queste caratteristiche, fossi in voi darei un’attenta occhiata.

    CARATTERISTICHE

    Il Samsung Galaxy Tab E arriva dotato di un processore quad-core, 1,5 giga di RAM e 8 giga di memoria interna da utilizzare per le applicazioni e quant’altro. Presenta due fotocamere, una frontale e una sul retro, e il display è HD con una risoluzione da 1280 x 800 pixel (il rapporto è 16:10). Il modello che qui recensisco è quello dotato di WiFi; è disponibile anche la variante con connessione 3G ad un prezzo di poco più alto.

    A giudicare dalle foto, potrebbe essere scambiato per un modello di smartphone della Samsung. Il design è tipico della casa sud coreana, ha un aspetto molto elegante. È fatto in plastica resistente, e in mano si sente. Sul retro è ruvido, il che consente una presa salda, comoda e sicura. Quando lo si prende tra le mani, non si ha mai l’impressione che possa scivolare via e cadere. Sempre sul retro, la fotocamera da 5 megapixel sporge leggermente verso l’esterno, proprio come nel caso di alcuni smartphone Samsung. Sul lato superiore troviamo l’ingresso micro USB per la ricarica e l’ingresso mini jack per le cuffie.

    Il suo peso è di 490 grammi, neanche mezzo chilo insomma, e il suo spessore è di 8,5 millimetri. Non pesantissimo, ma non è sicuramente il tablet più leggero che si trova sul mercato. Ce ne sono altri che pesano di meno ma se rimaniamo nella stessa fascia di prezzo, tutti si somigliano.

    La batteria del Samsung Galaxy Tab E non è rimovibile. Nella confezione troviamo il minimo necessario, ovvero solo un caricabatterie. Sul mercato poi troviamo tutta una serie di gadget utili, come la cover in pelle.

    CPU E MEMORIA

    Al suo interno troviamo il processore quad-core ARM Cortex-A53 a 64 bit con velocità di 1,3 GHz e una RAM di 1,5 gigabyte. La memoria interna è di 8 gigabyte, di cui 5 gigabyte saranno utilizzabili effettivamente per le eventuali applicazioni, documenti e file multimediali. C’è la possibilità di espandere la memoria grazie allo slot per schede microSD fino a 128 gigabyte. Inoltre il tablet supporta la possibilità di installare le applicazioni sulla memoria microSD esterna.

    Non supporta l’NFC e nemmeno l’OTG.

    SISTEMA OPERATIVO

    Sul tablet Samsung Galaxy Tab E troviamo installato il sistema operativo Android. La versione è la 4.4.2 KitKat, e Samsung non ha rilasciato aggiornamenti a versioni più recenti. Probabilmente il motivo principale è dato dall’età del tablet. Questo può essere considerato come una nota dolente, ma io non sarei proprio d’accordo, per un discorso simile a quello del tablet “entry level” che facevo all’inizio di questa recensione.

    Si, vero, non possiamo installare su questo tablet alcune delle applicazioni che si trovano sullo store, a causa del mancato supporto. Ma ricordo che sul Play Store di Android si trovano migliaia e migliaia di applicazioni diverse. Sicuramente esiste quello che vi serve, tranquillamente supportato da questo tablet. Basta solo cercare con un po’ di attenzione.

    Quello che voglio dire, questo tablet non a caso è tra i primi posti dei tablet più venduti su Amazon. Non può essere un abbaglio a giudicare dalle recensioni che si leggono online. Ovvio che se non vi accontentate, potete optare per qualcosa di più recente, più o meno economico di questo tablet Samsung.

    Su questo tablet potremo sfruttare il multitasking ottimamente, nel caso in cui l’applicazione lo supporta. Si può tranquillamente guardare un video su Youtube su una metà dello schermo, mentre sull’altra comodamente navigare su Internet, allo stesso tempo. Il tablet si comporta in maniera eccellente.

    Appena lo accendete, ovvero al primo avvio, sarà esattamente come per gli smartphone Samsung. Trovate le solite applicazioni di Google per gestire al meglio tutte le diverse attività quotidiane, in più alcune classiche applicazioni di casa Samsung. Diciamo che non è un tablet che arriva sovraccarico di applicazioni, la prima cosa a cui penseremo non sarà di andare a bloccare quelle applicazioni che non ci piacciono nelle impostazioni.

    CONNESSIONI

    Il tablet Samsung Galaxy Tab E monta una scheda WiFi 802.11 a/b/g/n a 2.4 GHz. Ripeto per coloro che non l’hanno letto sopra. Il modello qui recensito è quello con solo la WiFi. È disponibile anche la versione 3G, con uno slot dedicato alla micro SIM. Ovviamente in quest’ultimo caso possiamo utilizzare la connessione dati per navigare su internet.

    È dotato di GPS, quindi possiamo utilizzarlo per i nostri viaggi come navigatore. Funziona davvero bene. Da tenere conto però che non è velocissimo nel collegarsi come sui dispositivi per cui il GPS è fondamentale, come uno smartwatch contapassi per sportivi.

    MULTIMEDIALITÀ

    Vi ho già parlato prima delle due fotocamere che si trovano sul tablet Samsung Galaxy Tab E. La fotocamera sul retro, che poi sarebbe quella principale per scattare fotografie, è da 5 megapixel. La fotocamera frontale invece è da 2 megapixel. Non c’è la possibilità di scattare foto col flash, in quanto questa unità manca su entrambi i lati.

    La fotocamera principale ha la funzione di autofocus e può regitrare video in HD, ovvero a una risoluzione di 1280 x 720 pixel, ad una frequenza di 30 fps (frame per secondo). Si potrebbe pensare ad una fotocamera di bassa qualità ma sono rimasto personalmente sorpreso quando ho visto quello di cui è capace questo Samsung Galaxy Tab E.

    In presenza di sufficiente luminosità ambientale, sia chiaro, le foto che scatta questo tablet sono davvero di buona qualità, tutto sommato con un buon livello di dettaglio e nitidezza. Forse i colori non sono così vivi, ma è un compromesso che si può raggiungere considerando il prezzo di questo tablet.

    Di notte la qualità globale peggiora.

    Anche la fotocamera frontale è buona ed è capace di scattare dei selfie soddisfacenti. Non si hanno problemi di alcuna sorta quando la si usa per fare videochiamate su Facebook o Skype.

    BATTERIA

    La batteria che troviamo montata all’interno del tablet Samsung Galaxy Tab E è da 5.000 mAh.

    Indipendentemente dai valori che vengono forniti dalla Samsung stessa, ho provato a cercare cosa diceva il popolo di internet, almeno quelli che hanno avuto modo di testare il tablet in questo senso. Ebbene, navigando non stop su internet, mantenendo la luminosità dello schermo su un livello medio, il tablet è capace di arrivare a quasi 9 ore di autonomia.

    Con la luminosità invece al minimo e utilizzando di continuo il tablet esclusivamente per leggere un semplice libro, l’autonomia arriva a 14 ore.

    CONCLUSIONI

    Il tablet Samsung Galaxy Tab E mi sembra un ottimo tablet per coloro che non necessitano di prestazioni strabilianti e si accontentano del minimo necessario. Al prezzo a cui viene venduto e considerando che è un po’ “vecchiotto”, mantiene ancora la competizione all’interno della categoria dei tablet di questa fascia economica.

    Lo consiglio assolutamente a quelli che non hanno mai posseduto un tablet. Anche magari a coloro che amano scrivere e hanno bisogno di portarsi dietro un dispositivo affidabile.

    Ma in realtà, sono sincero, lo consiglio anche a chi vuole un tablet per navigare semplicemente su internet, per guardare video su YouTube, per controllare la posta o per giocare a giochi non troppo “demanding”.

    Penso, infine, sia ottimo anche per coloro che la sera, prima di andare a dormire, vogliono godersi una puntata della propria serie preferita su Netflix.

     

    Huawei MediaPad T3 10 – Tablet 10 pollici

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    I tablet Huawei sono molto richiesti e sono onnipresenti nelle liste dei tablet più venduti sul mercato. In particolare qui andiamo a vedere nel dettaglio il tablet Huawei Mediapad T3 da 10 pollici e dotato di WiFi.

    Faccio notare da subito che qui si ha solo l’imbarazzo della scelta. Mentre ci occuperemo della versione da 10 pollici di questo tablet, sappiate che lo stesso è disponibile nei formati 8 pollici e 7 pollici, per quelli che cercano qualcosa di più piccolo. Inoltre per ognuno di loro è anche possibile optare per la versione 3G e anche quella 4G LTE, necessaria se volete inserire una sim nel vostro tablet e usarlo con la connessione dati o per fare telefonate.

    A quanto pare, tra tutte le opzioni disponibili del Mediapad T3, il più richiesto è proprio il tablet 10 pollici e si conferma sul mercato a un anno dal suo rilascio nel 2017, col suo schermo HD e il corpo in alluminio.

    Per la lettura probabilmente qualcuno vorrà optare per le versioni più piccole da 7 pollici o da 8 pollici. Il 10 pollici è ottimo per chi deve leggere anche per lavoro, per chi ha sempre documenti digitali tra le mani e deve costantemente editarli.

    Quindi se leggete molto, sia per dovere che per piacere, il tablet da 10 pollici Huawei MediaPad T3 è la soluzione ad entrambe le richieste.

    CARATTERISTICHE

    La Huawei prende in prestito l’idea di design della Apple e la applica magnificamente su questo tablet Mediapad T3. Dunque corpo sul retro fatto di alluminio anodizzato, solido e resistente. Gli angoli sono arrotondati per dare la sensazione di stabilità di cui un dispositivo ha necessariamente bisogno.

    Lo schermo ha un rapporto di 16:10, uno spessore di 8 millimetri e pesa solo 458 grammi, che lo rendono uno dei tablet da 10 pollici più leggeri di questa fascia di prezzo.

    Il tablet ha 16 gigabyte di memoria interna, espandibile grazie allo slot per SD card fino a 128 gigabyte, e 2 gigabyte di RAM. Abbiamo la possibilità di installare le applicazioni sulla memoria esterna.

    Sul bordo inferiore si trova lo speaker per l’ascolto audio. Sul bordo superiore il microfono integrato. Sul lato destro ci sono il controllo del volume e il tasto blocca schermo. Sul lato sinistro infine ci sono un’entrata mini jack per le cuffie, l’ingresso micro USB per la ricarica (che può essere usato come ingresso On The Go, per poter utilizzare dispositivi esterni, come un hard disk o un mouse o una tastiera, ed è una 2.0) e lo slot per la micro SD card. Inoltre a seconda del modello che comprate, ci sarà anche l’alloggio per la SIM card, utile se cercate un tablet per telefonare.

    Non ha il sensore per la regolazione automatica dell’illuminazione dello schermo. Ha però un dispositivo contapassi integrato, il giroscopio, l’accelerometro e il GPS.

    SISTEMA OPERATIVO

    Il tablet Huawei Mediapad T3 arriva con Android 7.0 già installato, senza dover scaricare nessun aggiornamento. Chiaramente il sistema è recentissimo, e non solo. Huawei a quanto pare continua a rilasciare patch, che servono a rendere il sistema operativo ancora più stabile e ottimizzato.

    Se conoscete Huawei, sarete al corrente dell’interfaccia utente proprietaria, la EMUI, che viene utilizzata anche sugli smartphone della stessa casa. Ottima, non appesantisce il sistema operativo, anzi, tende a sfruttarlo a pieno e rendere più accessibili le varie opzioni.

    Se non conoscete Huawei, potete stare tranquilli, l’esperienza touch su uno dei loro dispositivi è molto intuitiva. Solitamente le persone rimangono fedeli al brand, per restare fedele anche all’interfaccia. Ebbene, Huawei non fa sentire la mancanza del dispositivo precedente.

    Si trovano anche applicazioni proprietarie preinstallate sul tablet, come per esempio un antivirus, un’applicazione per la protezione dei dati personali, la suite Office, e varie altre. Sta a voi scoprire come meglio utilizzarle, e nel caso non vi dovessero servire, potrete tranquillamente disattivarle.

    CONNETTIVITÀ

    Sempre ricordando che questo è il tablet Huawei Mediapad T3 dotato di sola WiFi, la connessione è di tipo 802.11 a/b/g/n. Supporta la comunicazione con reti sia a 2,4 che a 5 GHz.

    Nel caso del tablet dotato anche di LTE, troviamo lo slot per la SIM e la connessione supportata è una 4G. Chiaramente si può telefonare col tablet e anche usarlo con la connessione dati per navigare su internet.

    Le chiamate sono comode in quanto il microfono integrato funziona molto bene. Si può optare, volendo, per degli auricolari dotati di microfono, se si preferisce la privacy, soprattutto in spazi aperti o locali pubblici.

    FOTOCAMERA

    Sul retro del tablet è presente la fotocamera principale da 5 megapixel. La fotocamera da selfie sulla parte frontale è da 2 megapixel. È possibile registrare video con la camera sul retro a risoluzione 1280 x 720 pixel, ovvero in HD. La fotocamera sicuramente non è il punto forte di questo tablet.

    Se la grande qualità d’immagine non vi interessa e siete fotografi molto amatoriali, che puntano semplicemente ad avere semplici ricordi tangibili delle vostre esperienze di vita, allora non avrete nessun problema.

    Le foto scattate dalla camera principale sono discrete, con colori non vivissimi. Anche in condizioni di luminosità ottimale, la fotocamera non eccelle.

    DISPLAY

    Il tablet Huawei Mediapad T3 da 10 pollici ha uno schermo IPS. Si comporta molto bene per quello che può essere considerato un uso standard di un tablet. I video visualizzati da YouTube sono gradevoli e il tablet può essere tranquillamente utilizzato la sera a letto, per visionare una serie su Netflix. La luminosità è molto buona, è più luminoso del precedente modello (Mediapad T2).

    Anche quando ci si trova all’aperto, al massimo della luminosità, sarà ancora possibile lavorare senza fare particolari sforzi con gli occhi per concentrarsi.

    L’angolo di visione è anch’esso buono. L’immagine comincia a subire distorsioni in luminosità quando si aumenta l’angolo sotto cui si osserva lo schermo, ma il contenuto rimane ancora visibile e riconoscibile.

    PROCESSORE

    Su questo tablet troviamo un Qualcomm MSM8917, un processore quad-core che viene utilizzato per dispositivi di questa fascia economica.

    In termini di performance, Huawei ha migliorato le prestazioni con il Mediapad T3 rispetto al T2. Il comparto grafico fatica un po’. Non è possibile giocare i titoli più nuovi, più “demanding” in termini di potenza. Ci si può anche provare ma si noteranno singhiozzi, almeno se si prova a giocare a settaggi elevati.

    L’attività in cui il tablet Huawei Mediapad T3 risulta ottima è la lettura e la scrittura. Se usate il tablet per tenere sempre sotto mano i vostri documenti di lavoro, se siete scrittori (amatoriali e non) che si portano il tablet sempre in giro per non perdersi mai un momento di ispirazione, questo è assolutamente il tablet che fa per voi.

    BATTERIA

    Questo è uno dei punti forti del Mediapad T3. La durata della batteria di questo tablet è davvero ottima.

    Se lo si usa in modalità offline, quindi non connesso alla WiFi, e con lo schermo regolato su una luminosità media, senza sovraccaricarlo di processi, può durare fino ad oltre 18 ore. Ovvero, per leggere documenti ed editarli, è perfetto, non vi lascia a piedi facilmente, e potrete usarlo anche per più di un giorno senza doverlo ricaricare.

    Se lo si usa per vedere video in full HD, durerà poco meno di 9 ore. Dunque potete usarlo per vedere serie o film senza troppi pensieri.

    Usato connesso ad internet, continuando a navigare costantemente in rete, il tablet dura poco più di 7 ore. Risultato molto buono.

    Infine, spremuto come si deve, utilizzato abbondantemente e con la luminosità al massimo, durerà poco meno di 4 ore.

    CONCLUSIONI

    Il tablet da 10 pollici Huawei Mediapad T3 è un’ottima scelta per gli amanti della lettura che cercano un tablet e non un semplice dispositivo per leggere. Il tablet è un “entry level”, con un buon display e un buona batteria, e non costa tantissimo.

    Il tablet è molto solido e ben costruito, è leggero, sottile, e gira sul nuovissimo Android 7.

    La batteria ha un ottima autonomia ed è un punto a favore di questo tablet.

    È il tablet perfetto anche per il lavoro e per coloro che hanno a che fare con molti documenti digitali, da editare costantemente o da tenere sempre a portata di meno per leggerli. Questa è l’attività in cui questo tablet si pone al primo posto nella sua fascia economica.

     

    Miglior Tablet per giocare

    Se il vostro interesse è solo nei videogiochi e cercate il tablet perfetto ed esclusivo per il divertimento, allora dovete guardare solo in una direzione: il tablet Nvidia Shield K1.

    È praticamente una console Android portatile. E considerato che i giochi, anche quelli parecchio belli, non mancano sul Play Store, è un tablet che va assolutamente considerato in questo senso.

    Proprio qualche mese fa è stato lanciato il gioco PlayerUnknown’s Battlegrounds sul Play Store, a cui tutti si riferiscono con la sigla PUBG. Il gioco, sul tablet Nvidia Shield K1, è perfetto da giocare.

    Credo sia un grande affare e anche un bell’investimento, a giudicare dal fatto che molti videogiochi stanno uscendo in versione Android. Chiaramente, con i tablet di questa generazione, così potenti, ci si può spingere così oltre in campo videoludico.

    Il tablet Nvidia Shield K1 è la soluzione perfetta per i maniaci dei giochi Android.

    Nvidia Shield Tablet K1

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il tablet Nvidia Shield K1 è da 8 pollici. Ha un design molto moderno ed è costruito in materiale antiscivolo sul retro, pensato apposta per il giocatore provetto.

    Ha una porta HDMI per collegarlo ad un monitor esterno, un’entrata USB per la ricarica e lo slot per espandere la memoria fino a 128 gigabyte tramite micro SD card.

    Sulla parte frontale ci sono due griglie con gli speaker, a destra e a sinistra. L’effetto audio stereo è assicurato durante il gioco. Si possono usare anche le cuffie volendo, si trova infatti l’ingresso mini jack.

    Il tablet Nvidia Shield K1 da 8 pollici gira su sistema operativo Android 7. Il tablet è alimentato dal processore Nvidia Tegra K1 ed è, graficamente parlando, molto potente. Basti pensare che supporta feature come la tassellatura e l’HDR.

    Il processore batte, in termini di performance, molti dei processori che ci sono in giro sul mercato, anche sugli smartphone e tablet di un certo livello.

    Ha un’autonomia di tutto rispetto. Non aspettatevi molto, sia chiaro, se usate il tablet per giocare di continuo; le dimensioni e il processore consumano. È assolutamente normale.

    Usato come tablet puro, dura tantissimo, stando ai numeri dichiarati da Nvidia, si arriva a 10 ore.

    È possibile utilizzare lo Shield Controller con il tablet, senza problemi di compatibilità, essendo anch’esso un prodotto Nvidia.

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    L’unico problema dell’Nvidia Shield Tablet K1 è che tutti gli accessori vanno comprati separatamente.

     

    Miglior Tablet per bambini

    Quando si tratta dei bambini, in generale, si sa, l’educazione è una cosa fondamentale. Se poi sono i nostri bambini, allora dobbiamo mettercela tutta per consegnare alla società degli ottimi elementi in grado di sapersi districare nella giungla urbana moderna.

    E quando si parla di educazione non può mancare la presenza di almeno un dispositivo elettronico, utilissimo per tenerli attivi e mantenere alta la loro concentrazione e la loro voglia di imparare.

    Io personalmente sono cresciuto con il PC, papà è un informatico e abbiamo sempre avuto in casa un computer. All’epoca, all’inizio degli anni ’80, non avevo a disposizione quello che i bambini hanno oggi.

    Io mi divertivo ad editare file di testo, e giocavo a far partire piccole stringhe di comando in Qbasic. Immancabili i giochi, che nulla hanno a che fare con quelli moderni. Oggi la grafica ha raggiunto livelli altissimi.

    Oggi si ha molta più scelta e il tablet è una di queste.

    Se volete essere genitori modello e far sì che ai vostri bambini non manchi mai nulla, allora date un’occhiata a questi tablet per bambini.

    Ho preso in considerazione solo quelli che ritengo siano davvero i migliori tablet per bambini, tenendo conto delle attività disponibili e della sicurezza.

    Dai 3 ai 6 anni

    Clementoni 16604 Tablet Clempad 7” Plus

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il tablet Clempad 7 Plus della Clementoni da 7 pollici è perfetto per bambini in età prescolare, precisamente da 3 a 6 anni.

    Ha uno schermo da 7 pollici, brillante e una risoluzione HD di 1024 x 600 pixel.

    I prodotti Clementoni sono specifici per i bambini e sono affidabilissimi. Parlo dei contenuti rivolti alla relativa fascia di età.

    Non troviamo YouTube ma ClemTV, l’applicazione della Clementoni fatta su misura per il bambino. È praticamente una selezione di video per bambini di YouTube ed è possibile anche creare playlist per i vostri figli.

    C’è il Clem Browser, che permette la navigazione totalmente sicura, proteggendo da ogni pericolo dell’Internet. È possibile anche fare una lista di siti visitabili.

    Poi troviamo la Clem Chat, ovvero un’applicazione che permette ai membri della famiglia di accedere e comunicare col ClemPad via messaggio, proprio come fosse messenger o whatsapp.

    Si trova anche il Google Play Store, ma chiaramente bisogna fare attenzione a cosa si scarica. Se si vuole stare sul lato sicuro, si può usare il Clem Store, una versione limitata dello store Android, fatta di applicazioni apposite per il bambini, educative e di qualità.

    Dai 3 agli 8 anni

    Lisciani Giochi Mio Tab 10″ Tutor 2018 Special Edition

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il tablet Mio Tab della Lisciani Giochi da 10 pollici è un bestseller della categoria.

    Essendo un tablet da 10 pollici è grande e lo schermo IPS HD ampio può essere impiegato per diverse attività. Per questo il tablet Mio Tab può andar bene per bambini di 3 anni ma anche di 8 anni.

    Con questo tablet, imparare diventa divertente: il piccolo robot su schermo interagisce direttamente col bambino proponendo quotidianamente nuove attività e guidandolo passo passo. Ha un sistema di clouding che permette di controllare i progressi.

    La Special Edition contiene il braccio pieghevole in plastica che permette di agganciare il tablet a qualunque tavolo o superficie.

    La navigazione web è sicura, è possibile scegliere i siti visionabili.

    Con la Lisciani Giochi si ha la certezza di dare ai propri bambini un dispositivo ottimo e sicuro, interattivo al massimo e che li farà divertire imparando.

     

    Miglior Tablet per leggere

    I tablet Amazon Fire

    Se pensi alla lettura pensi automaticamente ai Kindle. E se dici Kindle dici Amazon.

    Io stesso sono un felicissimo possessore di Kindle Paperwhite.

    Di solito compro libri, tanti libri, mi piace leggere, specie la sera, mi rilassa. Poi ho imparato l’arte del dare senza ricevere, per evitare di accumularli. Quello che faccio è questo: dopo averli letti li regalo ad amici a cui penso possano interessare.

    Così facendo riduco il numero di libri che restano parcheggiati nella libreria che ho in salotto.

    Continuo a comprarli ma averli digitali in formato e-book è decisamente più comodo. In 1 centimetro di spessore, possiedo centinaia di libri. Se non è comodità questa!

    Per di più, è bello leggere da un dispositivo che è pensato e fatto apposta. Non ci si arrangia mai, è come avere un libro in mano.

    Di seguito, trovate una breve lista di quelli che secondo me sono i migliori dispositivi per l’e-reading, ovvero la lettura di e-book.

    Amazon Fire HD 8 (Tablet 8 pollici)

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Dal 4 Ottobre 2018 è disponibile la nuova versione del tablet Amazon Fire HD 8.

    Un tablet economico e con un occhio rivolto ai lettori di e-book. Al confronto con i dispositivi della stessa fascia di prezzo, è sicuramente uno dei migliori. Economico e performante.

    Ed è migliore sicuramente anche dei suoi predecessori e dei suoi fratelli, come il Fire 7.

    Da non acquistare sicuramente se si punta ad un dispositivo al top delle specifiche tecniche, ma se avete aspettative basse ma ottime, e ovviamente siete accaniti lettori, non potete lasciarvi perdere questa occasione.

    È un’occasione perché si ha a disposizione un tablet da 8 pollici, con uno schermo HD, con Alexa integrato in modalità hands free e tutto il catalogo Amazon ottimizzato appositamente.

    Di seguito vi spiegherò le novità rispetto al Fire 7.

    DESIGN

    L’aspetto del tablet Amazon Fire HD 8 è quello di un device ben fatto, moderno e resistente al tatto. Insomma bello, considerato il prezzo non ha il classico design dei tablet economici.

    Un chiaro e visibile upgrade rispetto al Fire 7 lo si nota subito, osservando i margini destro e sinistro della cornice intorno allo schermo. Questi sono più stretti adesso, rendendo il tablet in qualche modo più fine, dall’aspetto quasi più snello.

    In conclusione, questa volta Amazon ha decisamente centrato il bersaglio: ha rilasciato un dispositivo che si avvicina molto ad un moderno tablet per quanto riguarda le fattezze.

    Basta vedere le foto online e confrontarle con quelle dei tablet o gli e-reader precedenti al Fire HD 8. E poi chiaramente, se è possibile, provarlo, ovvero metterci su le mani.

    Si capisce subito che non dà l’impressione “scatoletta di plastica” che un po’ dava il Fire 7 ma anche il Kindle.

    VERSIONI

    Il modello base è da 16 gigabyte di memoria interna. Volendo si può optare per quello da 32 gigabyte. In entrambi i casi si trova lo slot per micro SD card e lo spazio può essere aumentato fino a 400 gigabyte.

    Inoltre come per il Fire 7 si può scegliere se usufruire delle offerte speciali oppure no.

    DISPLAY

    Il tablet Amazon Fire HD 8 è un tablet da 8 pollici. Lo schermo è un LCD IPS con una risoluzione di 1280 x 800 pixel.

    Si tratta di un upgrade rispetto agli altri tablet della stessa famiglia. La differenza c’è anche se non si nota parecchio. Lo schermo è più brillante, ha una risoluzione HD ed ha un dettaglio molto più pulito.

    Al livello di luminosità giusto, la lettura è molto gradevole. Questo livello dipende solo ed esclusivamente da voi, basterà giocarci un po’ per trovarlo.

    È uno schermo che riflette molto la luce, quindi non è propriamente adatto per ambienti molto luminosi. Per dirla meglio, si può usare all’aperto, non risulta impossibile da utilizzare. La pecca in questi casi è che si andrà a perdere di contrasto a causa delle riflessioni.

    L’alternativa è sparare la luminosità al massimo per compensare la forte luce esterna.

    Non ha un sensore di luminosità per cui l’unico modo è cambiarla manualmente.

    CARATTERISTICHE

    Su questo tablet troviamo un processore quad-core da 1,3 GHz e 1,5 gigabyte di RAM.

    C’è il microfono integrato e due altoparlanti per godere dell’effetto stereo quando si ascolta la musica o si guardano film o serie.

    È dotato di due fotocamere. La principale, sul retro, è da 2 megapixel e può registrare video in HD. La fotocamera per selfie sulla parte frontale anche è da 2 megapixel.

    È dotato di connessione WiFi.

    È ovviamente più grande del Fire 7. Ha uno spessore di 9,7 millimetri e pesa 363 grammi. La batteria ha un’autonomia di 10 ore.

    CONCLUSIONI

    Per quelli che amano leggere, il tablet Amazon Fire HD 8 è un’ottima opzione.

    Anche in questo caso, come per il Fire 7, troviamo tutti vantaggi di avere un dispositivo Amazon, e quindi l’intero catalogo a disposizione, sia di e-book, sia di musica, sia di film.

    Se siete abbonati ad Amazon Prime, dovete per forza dare un’occhiata a questo tablet da 8 pollici.

     

    Amazon Fire 7 (Tablet 7 pollici)

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il tablet Amazon Fire 7 soddisfa due desideri: il primo è sicuramente quello di poter leggere e-book su un dispositivo pensato appositamente per questo; il secondo è quello di non voler spendere tanto.

    Il tablet da 7 pollici Fire 7 è una buona scelta quando si parla di migliori tablet in questa fascia di prezzo. Il più recente Fire 7 ha visto anche un aggiornamento hardware per quanto riguarda lo schermo, che risulta più brillante.

    Non sarà il top del top in quanto a caratteristiche, ma sono tablet perfettamente ottimizzati e battono puntualmente la concorrenza, fatta di tablet economici dalle performance inferiori.

    Un’altra grande novità sulla versione 2018 è stata l’implementazione di Alexa in modalità hands free, ovvero la possibilità di dialogare senza tenere premuto un apposito tasto. Il tablet Fire 7 è stato il primo con questa caratteristica.

    VERSIONI

    Esistono modelli diversi fatti per soddisfare le necessità di ogni cliente.

    Questa che vediamo qui è la versione da 8 gigabyte di memoria interna. Esiste anche il tablet Fire 7 da 16 gigabyte. Entrambi i modelli hanno uno slot per micro SD card, ed è possibile aumentare lo spazio fino a 256 gigabyte.

    Inoltre è possibile scegliere il modello con offerte speciali come quello che vi recensisco qui, tramite le quali potrete ricevere contenuti Amazon dedicati. Queste offerte compariranno sulla schermata di blocco. Basterà toccarle per visualizzarle e decidere di usufruirne.

    DESIGN

    Il design del tablet Fire 7 è quello classico del prodotto Amazon.

    Innanzitutto, le dimensioni. È un tablet da 7 pollici, come suggerisce il nome stesso. Non è altro che la versione tablet del famosissimo e-reader, sempre della Amazon. Parlo del Kindle ovviamente.

    Il passaggio da e-reader a tablet è stato un successo di vendite e di recensioni positive online. Considerato soprattutto il fatto che Amazon ha montato su questi dispositivi uno schermo IPS più brillante, con un livello di contrasto molto buono, che si presta ad un migliore comfort in fase di lettura, e una risoluzione di 1024 x 600 pixel (non è HD).

    È pensato per i lettori che cercano qualcosa di più sofisticato insomma, appunto un tablet. La cornice attorno allo schermo è molto spessa. Io l’ho provato personalmente al mio centro commerciale di fiducia ed è davvero un bel gadget. La cornice spessa lo rende più comodo da tenere in mano.

    Se siete lettori, questa caratteristica non fa altro che venirvi incontro ed aiutarvi. Un conto è leggere su un tablet puro, come quelli che troviamo recensiti su questo articolo, magari anche con ottimi schermi; un altro è leggere sul tablet Amazon Fire 7.

    Il tablet è ben fatto, considerato il prezzo a cui viene venduto.

    CARATTERISTICHE

    Il tablet Amazon Fire 7 pesa solo 295 grammi. Ha uno spessore di 9,6 millimetri.

    Ha un processore quad-core da 1,3 GHz, dalle buone prestazioni se si considerano i principali utilizzi di questo tablet.

    Sul bordo superiore si trovano tutti i tasti necessari. Abbiamo il pulsante di accensione e stand-by, l’ingresso mini jack per le cuffie, la porta micro USB per la ricarica, il microfono integrato e i tasti di regolazione del volume. Sul lato destro si trova lo slot dedicato alla micro SD card.

    Sul retro ci sono una fotocamera da 2 megapixel che permette anche la registrazione di video in qualità HD. Inoltre sempre sul retro c’è l’altoparlante.

    Sulla parte frontale c’è una piccola fotocamera per selfie.

    Il tablet è dotato di connessione WiFi.

    Gira sul sistema operativo Fire OS. Ha un’autonomia di 8 ore.

    CONCLUSIONI

    Perché comprare un tablet da 7 pollici Amazon Fire 7? Ci sono vari motivi.

    Il primo è sicuramente per la lettura. È un prodotto Amazon e comprarlo vuol dire usufruire di tutti i vantaggi, ovvero del vastissimo catalogo di e-book disponibili.

    Se siete tra quelli che amano leggere la sera o la notte nel letto, questo tablet è perfetto. Esiste anche la funzione Blue Shade che migliora la lettura cambiando i colori dello schermo, riducendo la luce blu e andando quindi a facilitare l’attività senza stancare gli occhi.

    Un altro motivo è che questo dispositivo può essere anche utilizzato per guardare film o serie televisive.

    Utilizzando piattaforme come Netflix, o sfruttando chiaramente tutto il potenziale di Amazon Prime Video, avrete solo da trovare il tempo necessario per guardare tutte le puntate che avete scaricato. Guardare film su questo tablet è un’esperienza molto soddisfacente.

    Sarà anche un tablet da 7 pollici, ovvero piccolo, ma considerata la portabilità, e il prezzo, è davvero un’ottima scelta. Risulta tascabile e comodo da tenere in mano.

    Anche se volete sfogliare il giornale online, invece di averlo tra le mani, soprattutto la mattina durante la colazione. Nuovamente questo tablet è la scelta perfetta.

    Senza parlare della musica. C’è un’applicazione dedicata, Amazon Music Unlimited, che vi dà accesso ad un catalogo audio praticamente infinito, pagando un abbonamento mensile che non è nemmeno un caffè al bar al giorno.

    Accesso a libri, musica e film, la vostra vita non sarà mai più così completa.

     

    ProContro.com partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it

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    Le 14 Migliori Sigarette Elettroniche (Ottobre 2018)

    migliore-sigaretta-elettronica-2017

    Ciao,
    sono Marco.

    Spero che sarai d’accordo con me quando dico:

    Il fumo fa male alla salute, ma i vizi sono fondamentali per vivere felici, coccolarci, e soprattutto farci stare bene mentalmente.

    C’è solo un angosciante problema:

    Riuscire a coltivarli senza procurarci dei serissimi malanni fisici col passare degli anni.

    Ascolta:

    Sapevi già che smettere di fumare sigarette tradizionali rende il sesso molto più piacevole e intenso, perché l’ossigeno in avanzo nel nostro corpo risveglia le sensazioni e amplifica il piacere che proviamo?

    Se sei interessato alla guida al migliore atomizzatore clicca qui

     

    Se vuoi sapere qual è la migliore sigaretta elettronica 2018 in commercio, salta direttamente alla guida cliccando qui.

    Tiro di guancia o tiro di polmone?

    A volte capita di leggere sui siti che un modello si adatti meglio al tiro da guancia piuttosto che da polmone, che cosa vuol dire esattamente?

    • il tiro di guancia, o anche detto chiuso, è quello che normalmente si fa con la sigarette tradizionali, è un tiro più dolce e moderato. E’ il tipo di tiro che esalta meglio l’aroma del liquido. Associato di solito a vattaggi più bassi.
    • il tiro di polmone invece è quello lì profondo che si fa con il cilum o la bonga, si aspira direttamente come se si stesse respirando tramite una cannuccia. E’ il tiro eseguito per generare quella grande quantità di fumo che spesso vedete associata allo svaping elettronico.
      E’ in pratica il tipo di tiro maldestro che danno istintivamente alle sigarette tradizionali le persone che non hanno mai fumato nella loro vita e tentano di fumare per la prima volta. Associato questo a vattaggi più importanti, fornisce un particolare e riconoscibile colpo in gola.

    Migliore Sigaretta Elettronica 2018, recensioni e opinioni

    1. TC 60W Box – Scelta dell’autore

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    procontro
    propiccoloOttima fattura
    contropiccoloConsumo elevato della batteria

    propiccolo Il prezzo
    propiccoloPossibilità di regolare a piacimento l’intensità di vaporizzazione
    propiccoloSchermo Oled di regolazione e controllo

    Thorvap è un marchio importante e pregiato nel mondo delle sigarette elettroniche.
    Presenta il modello TC 60W con un kit davvero completo e super organizzato, una qualità di materiali ottima, già al tatto noterete la pregevole fattura. Addirittura la batteria all’interno della confezione viene venduta carica e si può cominciare immediatamente a svapare senza perdere tempo.
    L’erogazione di 60W produce una notevolissima quantità di fumo rispetto ai concorrenti nel mercato.
    In più sottolineamo la presenza dello schermino HD Oled che ci permette di conoscere la durata della batteria, il livello della resistenza del tank e il consumo in tempo reale sotto forma di watt e volt.

    E’ possibile regolare il livello della vaporizzazione a piacimento, per poter permette così di fumare anche quando la circostanza richiede una discreta emissione di fumo per non disturbare altre persone nei paraggi. Nel kit sono presenti una resistenza e un atomizzatore di ricambio, un tubo in bvetro e un caricabatterie USB.

    L’utilizzo è semplice e immediato, si accende grazie a 5 pressioni veloci in sequenza, la sua facilità di utilizzo e carica la rendono il miglior modello tra quelli in vendita nel 2018.

    Ecco un video che mostra l’unboxing del prodotto (nella sua versione però a 100W) e la sigaretta elettronica in azione:

    2. Vapbus, per chi vuole cominciare in grande stile

    procontro
    propiccolo Piccola, elegante e praticacontropiccolo Il tank, che è di soli 2 ml purtroppo
    propiccoloBuon tiro
    contropiccolo Tende a scaldarsi nella parte centrale
    propiccolo Ottimo rapporto qualità prezzo

    Probabilmente l’acquisto perfetto per coloro che sono alle prime armi con l’esperienza svap e non hanno grosse pretese, ma allo stesso tempo amano avere tra le mani un oggetto di valore e fascino.
    La realizzazione è ottima.
    Nella scatola sono presenti una batteria da 50W, atomizzatore, vetro in pyrex, cavetto USB.
    Piccola, compatta e resistente, il design è molto piacevole, elegante e cool.
    La batteria non è sostituibile, caricabile tramite USB, e possiede una carica di 1200mAh, il giusto per durare una giornata.
    Anche la VAPBUS è dotata di monitor per poter tenere sotto controllo la temperatura.

    La qualità del fumo dipende dal wattaggio che imposteremo sulla sigaretta, dal tipo di inspirazione, se di guancia o di polmoni. La sigaretta elettronica migliore? Sta a voi deciderlo.
    La quantità e l’esperienza di fumo è buona e soddisfacente in entrambi i casi.
    La sigaretta è molto leggera e maneggevole, non ingombra, tende però putroppo a scaldarsi nella parte centrale dopo un uso sostenuto.

    3. LoVaper, ottima per fumare a polmone

    procontro
    propiccolo Prezzo competitivocontropiccoloManuale un po’ approssimativo con errori di battitura
    propiccoloAtomizzatore di ottima fattura
    propiccolo Montaggio semplice
    propiccolo Non surriscalda

    Dimensioni un po’ più grandi della precedente, però non esagerate.
    Anche questa è un’ottima sigaretta, atomizzatore realizzato con ottimi metalli, si surriscalda poco e offre una esperienza di svapo eccezionale. Essendo questo abbastanza largo è ottima per aspirare a polmone.

    Montaggio davvero semplice. Coil, vetro, drip tip, o-ring di ricambio e il solito cavo usb per la ricarica.
    Display monocromatico di facile lettura.

    Si tiene bene in mano e la boccata è buona, sicura e precisa. Notevole il colpo in gola.

    4. Justfog Q16 kit completo, per una svapata di guancia entry level

    Ultimo aggiornamento 2018-11-14 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    procontro
    propiccolo Svapata sorprendente e gustosacontropiccoloNon è buona per liquidi 70-30, consigliato il 50-50
    propiccolo EconomicacontropiccoloNon è adatta a chi svapa di polmone

    propiccolo Piccola

    Ottimo prodotto a prezzo ragionevole. Perfetta per chi vuole entrare nel mondo delle e-cig dalla porta principale senza però spendere molto.
    Esteticamente è gradevole, svapata piena e consistente piena di sapore.
    La batteria dura più di due giorni.
    La resa aromatica è davvero sorprendente per una e-cig di queste dimensioni, infatti il prodotto è molto piccolo e tascabile, per chi non vuole dare troppo nell’occhio quando svapeggia. Di tutte le sigarette elettroniche in commercio questa è una delle più minute.

    Anche questa dotata di display per rendere più facile e intuitivo l’utilizzo.

    5. IJOY Solo ELF 80W Kit, l’e-cig elegante

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    procontro
    propiccoloBella ed elegantecontropiccoloLa batteria in alcuni casi è risultata difettosa
    propiccoloBuon prezzo
    propiccoloBuona svapata

    Ottima estetica, una delle e-cig più belle in commercio dal gran design.
    Crea diversi volumi di vapore a piacimento a seconda dell’esigenza di svap.
    La batteria dura un giorno intero senza bisogno di ricaricarsi.
    La potenza di 80W assicura una versatilità importante, si può scegliere di aspirare a polmoni o a guancia a seconda delle esigenze.

    Il kit è soddisfacente e permette di stare tranquilli per molto tempo, sono infatti presenti tutte le solite componenti di ricambio.
    E’ la e-cig adatta per chi ama svapare in pubblico e lasciarsi ammirare nell’esercizio del suo hobby e vizio ultra-moderno.

    6. ATMAN Pretty Plus

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    La Atman Pretty Plus è l’evoluzione diretta e concreta della Atman Pretty, andiamo quindi a vederne insieme le nuove interessanti caratteristiche.
    Innanzitutto è migliorata nel design, la camera di combustione in ceramica permette di sviluppare il miglior sapore di ciò che si decide di bruciare e fumare.

    E’ un oggetto molto semplice, discreto ed elegante. La parte superiore di questa Atman si illumina intelligentemente quando avviene la combustione, indicando quindi quando è il momento buono per svapare.

    La Atman Pretty Plus può essere accesa cliccando il bottone di start 5 volte. Tenendolo premuto invece per 3 secondi comincerà a riscaldarsi, quando la luce passa a verde significa che la sigaretta è pronta.

    La qualità del vapore è molto interessante, il primo ciclo produce un interessante sapore aromatico con poco vapore, mentre il secondo ciclo amplifica il sapore e regala una hit di vapore molto più grande.

    Ha una camera di combustione in ceramica molto capiente e arriva a temperatura in tempi record.

    7. Eleaf Istick Pico Kit 75 W Tc, ottima per cloud chasing

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Questa Eleaf è dotata di una batteria di dimensioni contenute, assolutamente maneggiabile.
    Dotata di diversi settaggi per potere regolarla secondo il proprio stile di fumo per una svapata completamente customizzata.
    Tra le tante possibilità da annoverare c’è addirittura quella di usarla come una sigaretta elettronica meccanica.
    L’atomizzatore in dotazione è molto capiente e permette di esprimere al meglio la fumata con una bella nuvola di fumo ogni volte che si espirerà.
    Ottimo quindi per il tiro a polmone, la fumosità è interessante e non disperde tutto l’aroma dei liquidi che si decidono di caricare.

    Prodotto interessante per chi decide lanciarsi alla grande nel mondo delle sigarette elettroniche ma non vuole puntare subito ai modelli costosi top di gamma, consigliato però anche per chi fuma da un bel po’ e desidera una variazione sul tema che gli permetta di esprimere questa passione in modo differente.

    La fumata ricorda quella della sigaretta tradizionale con la differenza che il fumo prodotto è molto di più. Tende però a consumare un po’ più liquido rispetto alle altre sigarette elettroniche.

     

    8. Salcar Sigaretta Elettronica S60

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Ecco una sigaretta interessante prodotta dalla Salcar, dotata di un tank di 2.0 ml, un prezzo interessante da tenere in considerazione.

    Ha un bel flusso d’aria ed è dotata di refill.

    9. Kebor Cloud 50W

     

    Il kit della Kebor Cloud è completo di tutto l’occorrente per le vostre svapate. E’ molto semplice regolare il wattaggio per mezzo dei tasti + e -. La potenza consigliata rientra in un range di 20-35 watt fino al massimo di combustione che è di 50w. La bobina è fatta di un vetro di pyrex ed assicura prestazioni più elevata rispetto ad altri prodotti. L’esperienza della tirata è di tipo polmonare e il design è standard, classico e non estremamente sgargiante. Infine, il kit viene con due beccuccio, uno da 14mm e l’altra small da 9mm.
    Se usato a wattaggi moderati, la batteria ha prestazioni normali; ma se utilizzata in modo intensivo può scaricarsi facilmente.

    10. XiGer Ego-T

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    procontro
    propiccolo Prezzo modicocontropiccoloTempi di ricarica lunghi
    propiccoloKit completocontropiccoloManuale di istruzioni solo in inglese

    E’ uno dei prodotti più economici nel mondo del vaping. Nel kit sono presenti due sigarette elettroniche assieme al caricabatterie collegabile via usb. Grazie al led retroilluminato, è molto intuitivo tener sotto controllo il livello di carica (luce rossa, blu o bianca). Si tratta di una e-cig molto economica ma che, all’interno del kit, include un astuccio molto confortevole e il laccio per il collo. E’ un buon vaporizzatore per chi volesse iniziare a vivere l’esperienza dello svaping.

    11. Vikeepro

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    procontro
    propiccolo Il design è molto carinocontropiccoloIl serbatoio non è per niente capiente
    propiccolo Prezzo modico
    contropiccoloI liquidi aromatizzanti compresi nel kit sono di pessima qualità

    La qualità non è eccelsa e il serbatoio è troppo poco capiente: infatti si può riempirlo fino a un massimo di 3ml. Le dimensioni ridotte rendono questa sigaretta elettronica molto pratica da portare in viaggio o, semplicemente, al collo col cordoncino. Inoltre le prestazioni della batteria sono ammirevoli per questa gamma di prezzo. Di certo non la sigaretta elettronica migliore, ma un buon compromesso. In conclusione, è esteticamente molto bella.

    12. Vaporizzatore X-Max V2 Pro

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    procontro
    propiccolo Svapo polmonare voluminosocontropiccoloBeccuccio in gomma
    contropiccoloTroppo pesante
    contropiccoloSurriscaldamento

    La confezione contiene tutto il necessario per la svapata: beccuccio, tank, atomizzatore e batteria. E’ fatta in acciaio, quindi, può risultare molto pesante e scomoda. Il beccuccio viene fabbricato in gomma e può creare dei fastidi alle labbra allorquando si tiri con troppa decisione e a intervalli ristretti. Pertanto, è un prodotto che si surriscalda molto spesso.
    Ottimo prodotto, dopo aver visto varie recensioni su Youtube mi sono deciso ad acquistarlo.

    13. Tesla X 90W

    procontro
    propiccolo Batteria a lunga duratacontropiccolo Il design non è esteticamente gradevole
    propiccoloAtomizzatore perfetto per svapate intensecontropiccoloLiquidi compresi nella confezione non proprio eccelsi

    Quest’ultima sigaretta elettronica porta un nome di una certa risonanza e l’abbiamo provata nel colore argento. Il primo vantaggio consiste nel fatto che si possa montare e smontare la batteria ricaricabile col cavetto USB. In aggiunta a ciò, è compatibile con qualunque tipo di atomizzatore, ma quello presente nel kit presenta già di per sé prestazioni eccellenti e vetrini di ricambio. La svapata funziona col processo di dripping polmonare e produce un vapore voluminoso, intenso e aromatizzato. La batteria 18650 molto potente in quanto a wattaggio ed, in conclusione, è un articolo consigliabile sia a fumatori di vapore più esperti. Un bel colpo in gola. Invece, per quanto riguarda i principianti, è un prodotto che consigliamo vivamente.

    WOLFTEETH GS II 2200mah, batteria per sigaretta elettronica

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    La wolfteeth sorprende con questa batteria per sigaretta elettronica molto interessante. Resiste infatti molto bene ai consueti cicli di carica e scarica.

    La dimensione è contenuta e questo è di sicuro un aspetto molto interessante, a differenza delle batterie simili l’altra particolarità molto peculiarità è la capacità di ritenere su la vernice che la ricopre, restando sempre lucida e bella, un aspetto da non sottovalutare per un prodotto che comunque bisognerà tenere spesso in mano ed esporlo in pubblico.

    Dura molto, può arrivare a resistere per più di un giorno anche se si fuma spesso.
    L’erogazione dei volt è variabile, si passa dai 4,2 quando la batteria è piena di carica, invece mentre si avvicina allo scaricarsi passerà ai 3,8.

     

    Come funziona la sigaretta elettronica?

    La sigaretta elettronica è della stessa forma cilindrica delle comuni sigarette, però più grande.
    All’interno vi è una resistenza, nella parte dell’atomizzatore che grazie all’alimentazione di una piccola batteria riesce riscaldandosi a nebulizzare, ovvero rendere fumo il liquido contenuto all’interno del serbatoio della sigaretta.

    I Pro del fumo

    Vi siete mai chiesti perché è così difficile spiegare a un non fumatore il piacere del fumo?

    Cullare dolcemente la sigaretta tra le mani, meditare, inspirare lentamente, assaporare il tabacco, espirare…

    Soprattutto se si è fumato a lungo, per molti anni, è un dramma doversi separare da questo prezioso rituale.

    I Contro del fumo

    Però a volte affiora l’esigenza di una vita più salutare, il piacere di poter respirare a pieni polmoni, gustare i cibi al 100%, avere una circolazione sana ed efficiente, poter praticare il nostro sport preferito senza avere problemi di fiatone, e non dimentichiamo il vantaggio di una vita sessuale più soddisfacente e piacevole.

    Si decide allora di smettere di fumare.

    E’ difficile smettere, richiede una grandissima disciplina e costanza.

    E per tutta la vita bisogna dire addio di colpo ad un rito che si compie 10 – 20 volte o addirittura più in un giorno.

    Molte persone usano la sigaretta come un momento meditativo, riflessivo.

    Ecco allora arrivare la sigaretta elettronica, un ottimo sostituto, che vi permetterà di non negarvi l’indiscutibile piacere del fumo al tempo stesso eliminando tutti i rischi e i problemi collegati all’uso e alla dipendenza da nicotina.

    Quanti tipi di sigaretta elettronica ci sono?

    Le usa e getta
    Ci sono sigarette molto simili a quelle tradizionali, in tutto e per tutto, con la differenza che quando si tira c’è sulla punta una lucina che simula la piccola brace della sigaretta.
    Vengono in molti casi vendute in confezioni indistinguibili da quelle delle comuni sigarette.
    Hanno batterie minuscole e con la potenza necessaria solo per un utilizzo. Esistono quindi modelli ricaricabili ed altri usa e getta.
    Sono consigliate per chi ricerca un tipo di esperienza rituale simile o identica a quella delle sigarette tradizionali, ma che non sente il vero bisogno del fumo della sigaretta.
    Infatti la loro produzione di fumo è misera.
    E cosa più grave, non sono biodegradabili.

    Le due parti principali di una sigaretta elettronica sono la batteria e l’atomizzatore. Ricambi questi separabili e sostituibili a piacimento. E’ inoltre possibile sperimentare differenti tipi di aromi e gusti e scegliere se vogliamo o meno e in che percentuale la presenza di nicotina.

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    La batteria

    Più è potente la batteria più calore verrà sprigionato dalla sigaretta sotto forma di fumo. Più capacità corrisponde a maggior possibilità di “svapare”, è questo il neologismo infatti usato dai fumatori elettronici.

    I produttori al momento indicano la durata delle loro batterie in vendita in “puffs”, ovvero nel numero di tiri della sigaretta. Ma è ovviamente un valore puramente indicativo. Dato che esistono varii tipi di fumatori, e la mole del “puff” è relativa alla capacità polmonare e alla foga dell’utente finale. Le batteria solitamente sono tra i 350mha ai 1100. Una batteria meno potente permette una dimensione ridotta della sigaretta. Un fumatore accanito preferirà una batteria con più capacità a scapito di dimensioni. Un fumatore leggero potrà invece scegliere modelli con capacità ed ingombro inferiori.

    Le sigarette elettroniche con batteria più piccola sono lunghe sui 10 cm mentre quelle lunghe arrivano anche a 15 cm.

    Le batterie del passato emettevano una potenza maggiore al loro livello di carica massima, per poi diminuire con il passare del tempo.
    Quando il vapore è più caldo si ha un migliore “hit” nella gola, più soddisfacente e dinamico, a scapito però della degustazione degli aromi presenti nel liquido.

    Potete immaginare quindi la variabilità e imprevedibilità dell’esperienza di fumo, che variava col variare del tempo.

    Le batterie moderne sono invece in grado di erogare forza costante dall’inizio alla fine, per garantire un’esperienza di svapo solida e senza sbavi.

    Prima di scegliere la sigaretta più adatta al proprio utilizzo bisogna provarne differenti. E’ difficile infatti stabilire il modello migliore adatto a tutti.
    Infatti a sigaretta diversa corrisponde una diversa sensazione di soddisfazione nell’esperienza di fumo.
    A meno di scegliere i modelli a potenza variabile che eliminano questo problema.

    Per attivare la batteria di una sigaretta elettronica basta premere il pulsante presente sulla stessa.
    Nella maggior parte dei modelli è anche presente un sistema di accensione accidentale.
    Con una pressione rapida del pulsante si può accendere o spegnere la batteria, evitando in questo modo l’attivazione involontaria .
    Infatti la resistenza dell’atomizzatore può addirittura bruciarsi in caso di accensione prolungata dell’oggetto, se ad esempio lo dovessimo dimenticare acceso in tasca o in borsa.

    L’atomizzatore

    Un’altra parte fondamentale della sigaretta elettronica è l’atomizzatore.
    Un atomizzatore è composto da serbatoio e boccaglio.
    Il serbatoio contiene un cilindro metallico con una resistenza all’interno.
    L’atomizzatore vaporizza il liquido per mezzo del riscaldarsi della resistenza, e si può quindi infine respirare comodamente dal boccaglio.

    Gli atomizzatori possono presentarsi in forme diverse, ma il principio alla base è sostanzialmente lo stesso. L’atomizzatore è un serbatoio cilindrico con una base avvitabile alla batteria.

    I boccagli

    Esistono beccagli piatti o tondi.
    I beccagli tondi hanno dimostrato di garantire una tenuta di svap migliore e prolungata, senza rovinare l’esperienza di fumo in nessun momento.

    Fumare il vapore è un’ abitudine antica?

    Il vaping è un fenomeno di tendenza recente, ma persino i nuovi vaporizzatori si basano su idee molto antiche.

    E’ risaputo che nell’Antico Egitto fossero abituali tecniche di vaping, ad esempio l’uso di pietre incandescenti adoperate per vaporizzare le erbe.

    La shisha (un’ampolla che produceva vapore acqueo) venne introdotta in India ben mille anni fa. Tutte queste usanze tradizionali precorrono l’invenzione delle moderne sigarette elettroniche che molti di noi oggi fumano.

    Chi ha inventato la sigaretta elettronica?

    Quella che sembra una storia recente (il vaping) in realtà, come abbiamo visto, ha origini antiche. La prima persona che concepì l’idea di una sigaretta elettronica è Joseph Robinson, il quale brevettò un prototipo già nel 1927.
    In seguito, Herbert Gilbert e la “sigaretta senza tabacco” resero il vaping molto popolare negli Stati Uniti.
    A partire dalla metà degli anni 2000, l’imprenditore farmaceutico Hon Lik introdusse le prime sigaretta elettroniche moderne.

    Storia del vaping

    La droga più popolare del mondo è la nicotina, una sostanza che è ancora oggi socialmente tollerata e consumata ovunque.
    Per questo motivo, le persone hanno inventato molti modi diversi per farne uso: dalla sigaretta tradizionale alla pipa, dal fumare in cartina al masticare il tabacco, sino ai cerotti alla nicotina.

    Insomma, immaginare che qualcuno si inietti la nicotina in vena (per quanto pericoloso e assurdo possa sembrarci) non sarebbe in fondo un fatto sconvolgente.

    Le persone abitualmente consumano tabacco contenente nicotina, lo mischiano con la marijuana o fumano sigarette per accompagnare un drink ad alto tasso alcolico.

    Nel corso dei secoli sono state inventate ogni genere di pipe e dispositivi al fine di soddisfare l’ossessione della gente per la nicotina: narghilé, bonghi, pipette in legno, silum ecc.. Oggi, però, viviamo in una società tecnologica. Ecco perché, di recente, i vaporizzatori, grazie alle loro forme futuristiche e alla varietà degli aromi, sono diventati degli oggetti molto cool.

    Il fumo a vapore ha una lunga storia. Erodoto narra che, nell’Egitto del V sec. a.C., il popolo amasse riscaldare erbe e oli mediante pietre ardenti per produrre appunto vapore. E non v’è ragione per dubitare della testimonianza di Erodoto a cui Cicerone assegnò il ruolo di “Padre della Storia”.

    Inoltre, più di 1500 anni fa, Irfan Shiekh inventò la prima shisha, una sorta di nargilé ante-litteram in vetro da cui era possibile aspirare un vapore acqueo aromatizzato.
    La shisha era molto diffusa in quella parte del mondo che oggi chiamiamo Afghanistan. In seguito, l’abitudine di fumare la shisha conquistò anche l’India.

    Se già allora fumare il vapore era molto in voga, oggi nel 2018 è una pratica davvero fashion.

    Quali sono le origini delle sigarette e delle pipe elettroniche?

    Non molti sanno che nel 1927 Joseph Robinson fu il primo uomo a brevettare l’idea della sigaretta elettronica, pur non riuscendo a mettere in commercio questa sua brillante intuizione.
    Eppure, come già accennato in precedenza, la storia del vaping è legata al nome di Herbert A. Gilbert. Infatti, egli fu colui che nel 1963 ebbe l’idea di commercializzare il vapore e accessori che non producessero semplicemente il fumo della nicotina.
    Nel 1965 riuscì a brevettare il suo prodotto più famoso: la sigaretta senza tabacco (e quindi senza nicotina).

    Una diffusione capillare di questa invenzione non avrebbe potuto salvare molte vite?

    La storia del fumo sarebbe andata diversamente?

    Difficile dirlo, anche perché la sua commercializzazione venne molto ostacolata nel mercato mondiale dell’epoca.

    Durante gli anni 80, Phil Ray e Normal Jacobson lavorarono intensamente affinché si potesse introdurre con forza nel mercato l’idea della sigaretta elettronica.
    Malgrado questi sforzi, l’ente governativo FDA statunitense impedì negli anni 90 il lancio sul mercato delle prime sigarette elettroniche.

    In Europa, invece, il vaping era molto popolare. Negli anni novanta, Eagle Bill Amato inventò il vaporizzatore alla cannabis. Amsterdam, ovviamente, fu la prima città in cui si diffuse. Un fatto interessante: l’azienda tedesca Volcano creò la tecnologia del suo primo vaporizzatore d’ambiente proprio sulla base delle idee rivoluzionare di Eagle Bill Amato.

    Il vaping dagli anni 2000 a oggi, nel 2018

    Ognuno di questi eventi ha aperto la strada al vaping per come lo conosciamo oggi.
    Agli inizi degli anni duemila, l’impresario farmaceutico Hon Lik creò la prima sigaretta elettronica. Nel 2006, la Ruyan Group (azienda che oggi porta il nome di Dragonite International) aiutò Hon Lik a commercializzare la sua invenzione in tutto il mondo, partendo dall’Europa.

    Ciascuno potrebbe chiedersi, che cosa spinse Hon Lik a credere in questo prodotto?

    Hon Lik scoprì la sua determinazione e il suo coraggio imprenditoriale in seguito a una tragedia personale: purtroppo il padre morì a causa di un cancro ai polmoni dovuto a una forte dipendenza dalla nicotina.

    Nel 2007, gli Stati Uniti videro distribuita la prima sigaretta elettronica ed ottenne immediatamente un successo clamoroso. Da allora, il mercato dei vaporizzatori ha sviluppato moltissime varianti. Una menzione d’onore è assolutamente necessaria: nel Regno Unito, i fratelli Umer e Tariq Sheikh hanno per primi introdotto delle sigarette elettroniche più customer-friendly grazie all’invenzione dei cartomizer.
    Si tratta di filtri personalizzabili che danno al consumatore una vasta gamma di scelta di aromi e liquidi pensati per il vaporizzatore.

    I vaporizzatori moderni: componenti ed aromi

    Per scegliere il tuo vaporizzatore hai bisogno di conoscere le principali componenti da cui è composto.

    Batteria

    La batteria è la componete principale del dispositivo che, per l’appunto, definisce la parte elettronica della sigaretta e del vaporizzatore.
    Si può attivare premendo un bottone (accensione manuale) o semplicemente iniziando a inalare (accensione automatica). Una piccola spia luminosa LED ci dice quando la batteria è attiva. Ricorda che un uso improprio o la mancata cura della batteria possono causare dei guasti. Infine, la batteria ha differenti capacità di ricarica a seconda dei modelli e del voltaggio supportato dai dispositivi.

    Il problema dell’Atomizzatore

    L’atomizzatore è la componente collegata alla batteria in cui si vaporizza il liquido della sigaretta elettronica. Attraverso un leggero riscaldamento, produce la combustione necessaria all’aspirazione del vapore dando una sensazione al tiro della sigaretta. Per questa ragione, è una componente essenziale al fumo del vapore liquido. L’atomizzatore funziona tramite una bobina attaccata alla batteria e il suo processo viene denominato “dripping”, ovvero sgocciolamento. Ciò permette di gustare l’aroma scelto “goccia per goccia”.

    Pro
    – Hanno un design estremamente intuitivo
    Contro
    – Vanno riempiti molto spesso.

    Non è finita qui. A volte, possono esserci altre componenti fra l’atomizzatore e il serbatoio del liquido. Specifichiamo rapidamente le differenze fra atomizzatori, clearomizer e cartomizer.

    Cartomizer

    I cartomizer si collegano alla batteria e riscaldano il liquido aromatizzante. Appena raggiungono la giusta temperatura creano il vapore, proprio come un atomizzatore.
    Ma, a differenza di quest’ultimo, il cartomizer è dotato di una fibra in poliestere con cui è possibile prolungare l’azione del vaping. Comparati agli atomizzatori, una maggiore durata è certamente un vantaggio non indifferente.

    Clearomizer

    Se è la prima volta che ne senti parlare, rimarrai sorpreso. Sono una novità del mercato dei vaporizzatore e ti danno la possibilità di controllare la quantità di vapore da inalare. Sono molto pratici perché, essendo trasparenti, ti permettono di controllare la quantità di liquido consumata e rimanente nei serbatoi. Pur essendo più costosi degli atomizzatori e dei cartomizer, i clearomizer offrono un’esperienza del vaping più piacevole e sono decisamente componenti più longeve.

    Cartucce e serbatoi

    Si tratta dei contenitori del liquido (con e senza nicotina). Rammenta che la nicotina pura può essere molto dannosa. Infatti, non permettere ai bimbi o agli animali di giocare col tuo vaporizzatore. Ci sono due tipologie di liquidi, l’ e-juice e l’ e-liquid da poter scegliere in diversi aromi e gusti. Oltre alla nicotina e agli aromi, le fiale contengono glicole propilenico e/o glicerolo vegetale. Ad ogni modo se vuoi ridurre i rischi del vaping, la scelta consigliata è sicuramente il glicerolo vegetale.

    Boccagli/Inalatore

    L’inalatore, infine, è la componente meno complessa del dispositivo ma non per questo la meno importante poiché, per l’appunto, è la parte da cui si inala e si aspira il vapore.

    Il Futuro del Vaping

    Grazie a un passato glorioso e a una storia avvincente, oggi nel 2018 possiamo trovare ovunque gadget del fumo a vapore. Dalla stazione di servizio vicino casa fino a un sito web visitatissimo, chiunque può accedere facilmente all’esperienza del vaping.

    Ci sono così tante varietà di aromi e di liquidi vaporizzanti che di fatto l’uso della sigaretta elettronica è oggi una pratica comune a tantissime persone. La si fuma con gli amici quando si esce, oppure, costituisce un argomento molto appassionante fra i forum online frequentati da ex-fumatori.
    .
    Inoltre, i diversi aromi presenti sul mercato rendono il vaping un’esperienza intrigate e piacevole. Per giunta, tramite i kit ricaricabili e riempibili, potrai risparmiare un bel po’ di quattrini nel lungo periodo.

    D’altro canto, molto studi rivelano la presenza di alcuni effetti nocivi connessi al vaping.
    Fra questi ci sono secchezza della bocca e l’accumulo di minime sostanze tossiche che possono essere cancerogene.

    Da un altro punto di vista ancora, la popolarità delle sigarette elettroniche porta a chiedersi se tutta questa pubblicità possa indurre i minori a farne uso. Eppure, sappiamo bene, che ci sono molte canzoni che promuovono spudoratamente la promiscuità sessuale e l’aggressività. Pertanto, credere che una sigaretta elettronica sia pericolosa risulta un po’ esagerato.

    Già in molti Stati sono state applicate norme che vietano in alcuni luoghi l’utilizzo del vaping. Ma a parte tutto questo, il futuro della sigaretta elettronica è lungo e radioso.

    Conosci bene i prodotti e le marche delle sigarette elettroniche che sceglierai e fai attenzione alle aree in cui è vietato il loro uso. Cerca la sigaretta elettronica migliore per te. Fuma con moderazione e prova la storica e antica esperienza del vaping!

    In conclusione

    La sigaretta elettronica è senza ombra di dubbio un preziosissimo oggetto, nato come status symbol hipster e destinato a diventare di consumo di massa.

    Fumare tabacco e nicotina è oramai demodé e obsoleto. Impugnare una sigaretta elettronica porta in sé un fascino ultra-moderno indiscutibile, chi avrebbe mai immaginato anni fa infatti che le tradizionali sigarette avrebbero lasciato il posto a un oggetto tanto avveniristico e cool.

    Quando le sigarette vennero introdotte sul mercato, non si conoscevano i danni provocati dal fumo tradizionale, per questo si diffusero tantissimo.

    Adesso che conosciamo invece le gravissime conseguenze di una vita passata a fumare involucri di carta, tabacco e nicotina, non possiamo ignorare gli effetti che questi hanno sul nostro corpo.

    E’ opportuno procedere ai ripari e rinnovare il nostro vizio. Non si tratta di sostituirlo in questo caso, ma di renderlo più affascinante e interessante, con la scelta della sigaretta elettronica migliore per le nostre esigenze.

    E, cosa fondamentale, senza alcun effetto nocivo sulla nostra salute.

    Via auguriamo una buona e consapevole svapata!

    Daniela

    L’immagine utilizzata come copertina è per gentile concessione del sito vaping360.

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    I 6 Migliori Microfoni Condensatore e USB (Mia Esperienza Personale)

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    I miei amici mi chiamano l’esperto del suono perché in questi ultimi 8 anni mi sono lentamente appassionato al mondo dell’audio fino a diventarne abbastanza esperto, mi capita spesso di registrare gruppi rock e jazz e anche lavorare come fonico in alcune radio locali.

    Ho molta esperienza con ogni tipo di microfono, trovandomi ogni giorno a gestire le esigenze più svariate, sempre però tenendo bene in mente ciò che conta, ovvero catturare l’emozione della performance con la massima fedeltà possibile per restituirla all’ascoltatore in tutta la sua magnificenza.

    I microfoni a condensatore sono i più utilizzati in sala di registrazione, contrapposti solitamente come caratteristiche e prestazioni a quelli dinamici.

    Ovviamente è opportuno ricordare che condensatore e dinamici non sono gli unici due tipi di microfoni esistenti, ci sono anche quelli a nastro, i ribbon, i piezo, quelli a carbone, e anche a fibre ottiche o laser.

     

    Com’è fatto il microfono a condensatore?

    Il microfono a condensatore ha due lamine al suo interno sollecitabili dalla variazione di pressione provocata dal suono che vi si propaga attraverso.

    C’è una sottile membrana situata in prossimità di una lamina di metallo, questa membrana o diaframma come viene spesso chiamato deve essere elettricamente conduttiva, almeno sulla sua superfice. Quando il suono colpisce il diaframma, questo si muove avanti e dietro facendo cambiare la distanza tra i capacitori dinamicamente. E’ così che il suono diventa magicamente segnale elettrico.

    La capsula del segnale però è troppo fragile per essere connessa così com’è ad un segnale d’uscita, c’è bisogno di un convertitore d’impedenza, un circuito che fa da tramite tra la capsula e il mondo esterno.
    Questo convertitore rende il segnale più forte, potente e utilizzabile da altri apparati audio.

    E’ questo il motivo per cui i microfoni a condensatore richiedono una fonte di corrente esterna, che viene fornita attraverso la cosiddetta “phantom”, invenzione della Neumann che col tempo è diventata standard internazionale.

    Data la piccola massa del diaframma, i microfoni a condensatore sono molto più sensibili ai transienti del suono. (i transienti sono le variazioni di ampiezza molto rapide del suono, immaginiamoli come rapidi sprazzi di energia, spesso individuabili nell’attacco della nota, la fase violenta prima che questa raggiunga una sua stabilità). Possono inoltre seguire l’onda sonora con molta più cura rispetto ai microfoni dinamici.

    Di tutti i tipi di microfono, quelli a condensatore hanno la risposta di frequenza più ampia.

     

    Differenza tra condensatore e dinamico

    Semplificando molto: i microfoni a condensatore sono più dolci, profondi, precisi, delicati e musicali. I microfoni dinamici sono duri, taglienti, affidabili e resistenti.

    Il microfono a condensatore è il tipo di microfono più usato per registrazioni professionali. (è quel tipo di microfono grande elegante e che ispira riverenza, associato nell’immaginario collettivo a registrazioni “vintage”).
    Solitamente sul palco o nei concerti si tende a preferire l’uso di microfoni dinamici quasi per tutto. (il classico cono da tenere in mano, di cui lo Shure 57 e 58 rappresentano l’esempio standard dell’industria). Ecco il 57 della Shure dinamico ad esempio:

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    Quanto più la fonte sonora è controllata più si tendono a preferire microfoni a condensatore, anche in condizioni live.
    Se ci troviamo ad esempio all’interno di un teatro o di un auditorium, oppure se stiamo microfonando un concerto chitarra e voce in un club non troppo rumoroso potremo comunque optare per un condensatore per cogliere meglio le sfumature del suono.

    I microfoni dinamici invece sono da preferire in condizioni in cui c’è bisogno di avere controllo totale in mix sui determinati strumenti o pezzi di un kit, ad esempio casi in cui le dinamiche sonore sul palco non sono ottimali, c’è troppo rumore intorno, gli strumentisti sono troppo vicini, eccetera eccetera.

    Per capirci ancora meglio, il microfono a condensatore è più adatto a registrare la musica così com’è e a rappresentarne fedelmente la sua pasta sonora e i transienti. Il microfono dinamico è tendenzialmente più usato per isolare i singoli strumenti.

    Negli studi si tende quasi unicamente a registrare le voci con condensatori, ma ci sono delle eccezioni.

    In certi casi si usa il microfono dinamico sulla voce per ottenere un effetto particolare, più rock, tagliente, per far spiccare meglio la voce nel mix. E’ il caso della maggior parte dei vecchi dischi dei Rolling Stones, registrati con uno Shure Unidyne dinamico che dava quell’effetto crunchy e aggressivo alla voce di Jagger.

     

    Come collegare un microfono a condensatore al mixer

    Nel caso scegliate un microfono a condensatore USB sarà necessario semplicemente collegarlo alla porta USB del vostro computer, altrimenti se possedete un microfono tradizionale sarà necessario sfruttare un “intermediario” per poter trasformare l’informazione sonora da analogica a  digitale.

    Per collegare un microfono a condensatore al mixer è necessario un cavo XLR, (ovvero con attacco a 3 piolini), questi:

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    e un mixer o una scheda audio che dispongano di alimentazione phantom, che deve essere attivata sul canale in cui andremo a collegare il microfono.

    Alcuni mixer economici permettono di attivare la phantom indiscriminatamente su tutti i canali, mentre altri lasciano scegliere individualmente su quale canale o gruppo di canali inserirla.

    Alcuni vecchi microfoni a condensatore valvolari sono dotati di un alimentatore proprio specifico e particolare, da collegare direttamente alla corrente elettrica.

     

    Cos’è la phantom?

    La phantom è un tipo di alimentazione elettrica (in genere pari a 48 Volt) che transita lungo gli stessi cavi in cui passa il segnale audio. E’ fondamentale per “guidare” qualunque condensatore, in assenza di questa semplicemente non sarà possibile utilizzarlo, quindi prima di acquistarne uno assicuratevi di possedere la funzione phantom sul vostro mixer o sulla vostra scheda audio. (molto facile da verificare, spesso è raffigurata dalla dicitura “48v”).

    Si chiama phantom, ovvero fantasma, perché è un tipo di alimentazione studiata per non essere visibili a dispositivi che non ne hanno bisogno. Se collegate un microfono dinamico su un’entrata con la phantom 48 volt attivata questo non riceverà corrente.

     

    Cos’è il pad?

    Il pad è una funzione di attenuazione dei decibel.
    Data la grande sensibilità dinamica dei condensatori questi vengono spesso dotati di “pad” tramite un controller di solito posizionato sul microfono stesso o in alternativa l’attenuazione può essere attivata come opzione separata dal mixer o dal preamp.
    Il pad è necessario per poter sia preservare i condensatori più delicati dal bruciarsi, sia per poter registrare fonti di suono con grande potenza sonora evitando distorsioni indesiderate.

    Pensiamo ad esempio alla cassa di una batteria. Nel rock moderno spesso si usano microfoni dinamici per questo pezzo del kit, perché sono più facilmente controllabili e reggono meglio qualunque tipo di stress sia sonoro che meccanico.
    Il microfono a condensatore sulla cassa è usato molto nel jazz o per ottenere sonorità più morbide, senza quindi quel tipico clic del D112 (il microfono dinamico per cassa più famoso del mondo, conosciutissimo da tutti i batteristi).

    Di norma quando è possibile è meglio non utilizzare il pad e semplicemente allontanare il microfono dalla fonte sonora finché questo non “clippi”, ovvero che i decibel catturati dalla capsula non vadano a superare la soglia che possa generare distorsione.

     

    Cosa sono i filtri EQ?

    Alcuni microfoni a condensatore sono dotati di levette che permettono di tagliare o attenuare delle frequenze indesiderate.

    Solitamente c’è il filtro passa alti, ovvero che permette di lasciare passare le frequenze medio alte ed evitare la ripresa di quelle basse, che viene usato quando ad esempio c’è la necessità di registrare strumenti o voci che operano nella gamma alta, mettiamo un violino, oppure una chitarra acustica di cui però non desideriamo portare dietro tutto il malloppo di frequenze basse che possono essere fastidiose all’interno di un mix.

    Di solito quando si registra uno strumento solo si tende a lasciare OFF i filtri, quando ad esempio si opera live e ci sono diversi rientri possibili si preferisce invece effettuare già un taglio di frequenze alla radice del suono per poter lavorare più agevolmente poi sul mixer.

     

    Diagrammi polari

    I pattern polari sono le modalità di ascolto di un dato microfono, su alcuni sono selezionabili tramite delle levette, su altri sono fissi e ci si bisogna semplicemente accontentare di quella indicata nel manuale o sulla scatola.

    Ognuna ha i suoi vantaggi e svantaggi, ma tutte possono essere utilizzate e adattate all’occorrenza, quindi se avete un microfono solo cardioide a casa non correte a comprarne uno con figura a 8 semplicemente perché un giorno avete voglia di registrare due chitarre una di fronte all’altra.

    Ma esaminiamole una ad una:

    • Cardioide
      Si chiama così perché ha la forma di un cardio, di un cuore, anche quando viene rappresentata visivamente. Riprende il suono proveniente dalla zona frontale, e la sensibilità va a diminuire man mano che ci si sposta ai lati della capsula, per annullarsi quasi se ci si sposta dietro al microfono.
      Pattern molto utilizzato per riprese vocali, perché permette di concentrarsi direttamente sulla
      fonte riducendo eventuali rientri o reverberi indesiderati.
    • Supercardioide/Ipercardioide
      Simile al cardioide, con la differenza che ha minore sensibilità ai lati rispetto a questo e maggiore dietro, rende meglio in condizioni in cui le fonti indesiderate si trovano ai lati del soggetto da riprendere, come nel caso di due casse spia ad esempio.

    • Omnidirezionale
      I microfoni omnidirezionali vengono utilizzati per riprese ambientali, orchestrali o stereofoniche ad ampio raggio, o in caso di misurazioni acustiche.
      Se avete una band che suona in una stanza e disponete di un solo microfono vorrete che questo sia omnidirezionale e il “mix” tra strumenti avverrà semplicemente avvicinando o allontanando questi a vostro piacimento dal microfono e lasciando ai musicisti il compito di dosare perfettamente le dinamiche durante l’esecuzione, che sarebbe poi la quintessenza della musica.

    • Figura-8
      La figura 8 ha una sensibilità pari anteriore e posteriore mentre quasi nulla ai lati. Modalità tipica dei microfoni antichi a nastro, utilizzati anche oggi per alcune applicazioni specifiche, di cui parleremo però in un altro articolo.

     

    Cosa sono i microfoni a condensatore valvolari?

    Sono microfoni che non usano circuiti a transistor bensì un amplificatore a valvole per funzionare, era la tecnologia più utilizzata nel passato ma anche adesso continuano ad essere prodotti ottimi microfoni a condensatore valvolari, ricercati per le loro caratteristiche sonore più morbide. Tendono però naturalmente ad avere più rumore di fondo rispetto a quelli a transistor.

     

    Come registrare con un microfono a condensatore

    Il microfono a condensatore va trattato con delicatezza, facendo innanzitutto molta attenzione ad alimentarlo con il voltaggio adatto, che viene quasi sempre indicato sull’apparecchio stesso o sul libretto di istruzioni, nel caso questo fosse assente potete sempre riferirvi alle informazioni reperite su internet.

    Lo standard sono i 48v della phantom ma per alcuni microfoni, soprattutto più vecchi e provenienti da oscure parti del mondo, l’alimentazione necessaria potrebbe essere differente. Alcuni microfoni richiedono amplificatori dedicati per poter funzionare, spesso questi vengono venduti anche usati con i condensatori stessi.

    Quando si registra col condensatore bisogna tener presente il suo diagramma polare, come spiegato sopra, e regolarsi di conseguenza, se si usa il cardioide si dovrà far attenzione a porre la sorgente sonora che si desidera riprendere di fronte a questo posizionando invece le fonti indesiderate sul retro e così via.

    Se si registra la voce direttamente all’interno di questo è bene usare un filtro antipop.
    Quando si canta o si parla di fronte a un microfono, la nostra bocca tende naturalmente a produrre fonemi esplosivi quali quelli basati sulle “p” e sulle “b”, è molto difficile per qualunque microfono riprendere correttamente questi transienti esplosivi repentini senza incorrere in micro distorsioni.
    E’ per questo che si usa normalmente quel filtro posto fra il performer vocale e l’apparecchio di ripresa. Consiglio a tutti di usarlo, è fondamentale quando si registrano cantanti o speaker radiofonici.

     

    I migliori microfoni a condensatore

    Nella lista cercheremo di trattare i microfoni più adatti ad ogni tasca, esaminando il più economico, quelli di fascia media fino a toccare solo col Neumann la fascia alta, ho ignorato appositamente i microfoni blasonati costosissimi perché ritengo che se si hanno migliaia e migliaia di euro a disposizione da spendere su un singolo microfono si presuppone che si sa molto bene ciò che si sta facendo e che quindi non si avrà sicuro bisogno di una guida su internet per fare la propria scelta.

     

    1. AUDIO TECHNICA AT2020 ottimo compromesso qualità prezzo

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    L’audio tecnica at2020 è un bel microfono nero tuttofare, lo consiglio a chi ha qualche soldo più in tasca da investire per un apparecchio che può essere utilizzato a livello semi-professionale per registrare ad esempio il voice-over di un video youtube, il proprio vlog, oppure per riprendere una chitarra acustica o un coro.
    E’ anche molto leggero quindi può essere usato su aste economiche senza grandissimi accorgimenti di sorta, però sembra solido e resistente al tatto.

    Ha una bella estensione sui bassi con una bella presenza non invasiva tra i 5kHz e i 15kHz.

    Nonostante il prezzo basso questo microfono ci da un suono molto maturo e credibile sia sulle voci che sugli strumenti musicali.
    Come microfono vocale fornisce quei bassi e medio bassi tanto amati da certi cantanti e ha una presenza molto interessante sulle alte che aggiunge una certa aria e chiarezza senza però risultare fastidioso, pecca invece di molti apparecchi economici.

    Sulle chitarre acustiche fornisce un bel suono bilanciato ed è molto facile trovare un angolo di ripresa adatto alle nostre esigenze. C’è abbastanza profondità e chiarezza.
    Ha anche un bel rifiuto del suono sulla parte posteriore, rendendolo perfetto per chi lo utilizza vicino a computer rumorosi e desidera liberarsi del fastidioso rumore della ventola che imperversa nelle registrazioni.

    Ideale anche per essere usato in coppia come overhead sulla batteria.

    E’ limitato al semplice pattern cardioide, ma questo secondo me è un pregio perché quando si comincia meglio non complicarsi la vita e concentrarsi sulla performance musicale. L’AT2020 è un ottimo microfono economico che vi toglierà dalla testa eventuali preoccupazioni sulla qualità delle vostre registrazioni, quando vi accorgerete di desiderare qualcosa di meglio potrete cominciare a investigare altri modelli, ma per iniziare acquistate questo e non guardate oltre.

     

    2. RODE NT1A silenzioso di fascia media

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Un ottimo microfono professionale di fascia media, il Rode NT1A ha una risposta in frequenza più uniforme della maggior parte dei condensatori a diaframma largo, la presenza è poco pronunciata ma abbastanza estesa e presenta un leggero lift sui 120Hz, il che gli da una leggerissima equalizzazione a sorriso che rende il suono della sua risposta in frequenza molto naturale.

    E’ il modello entry-level della Rode, famosissima e blasonata marca.
    Non possiede pad o taglia bassi sul proprio corpo, ma è uno dei microfoni più silenziosi che abbia mai usato, con soli 5dB di input noise e un rapporto rumore-segnale di ben 88dB mentre la maggior parte dei condensatori a diaframma largo si attesta intorno ai 75-80dB.

    L’NT1A riprende con un dettaglio impressionante ma senza rendere il suono troppo sottile o duro, gli alti sono molto aperti ed ariosi, bilanciati da un bel low end.
    Non c’è molto lavoro da fare con l’equalizzatore dato che il carattere di questo microfono è molto musicale e piacevole, nonostante rimanga particolare e riconoscibile. Fa splendere la maggior parte delle voci con cui entra a contatto, buono anche per strumenti acustici e batterie.

    Il tipo di suono che regala è molto moderno bilanciato e trasparente.

    In mano è più leggero della maggior parte dei concorrenti.
    Il fatto che sia così silenzioso lo rende perfetto per registrare strumenti dotati di poco volume come ad esempio flauti o quando si lavora a una certa distanza dalla fonte sonora. Consigliato anche per le percussioni di ogni tipo.

    Ascoltatelo qui in azione su voce e chitarre acustiche:

     

    3. SE Electronics SE2200A II MP, un tuttofare dalla grande personalità

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    Un altro microfono storico usatissimo reissue di una gloriosa versione antecedente. Dotato di una personalità e di un timbro molto particolare amatissimo da molti.

    Perfetto per registrare chitarre acustiche ed elettriche, voci e anche piccoli strumenti percussioni.
    Cattura ogni piccola sfumatura dello strumento esaltandone le qualità, ovviamente qui cominciamo un po’ a salire col prezzo, ma è del tutto giustificato per un oggetto del genere.

    Può reggere fino a ben 140dB di pressione sonora, il che lo piazza automaticamente avanti ai suoi avversari, se cercate un microfono per performance molto rumorose senza dovervi preoccupare di sgradevoli distorsioni il SE2200A della SE Elettronics è quello che fa per voi.

    Resa del tono molto bilanciata senza asprezze, omogeneo e ottimo su tutta la gamma di frequenze udibili.
    Molto profondo e ricco sulla voce. Ha un tono molto caldo ed una personalità specifica che va ascoltata per capire di cosa sto parlando (link a un video di test poco più in basso). A differenza dell’NT della Rode ha degli alti meno brillanti, il che è un pregio a mio parere perché rende la performance più avvolgente e umana.
    Un microfono tuttofare per chi cerca un cavallo da battaglia da tirare fuori in qualunque occasione.

    Difficile trovare di meglio sotto i 1000 euro.

    Dotato di pad a -10dB e di filtro taglia bassi.

    Fate play a questo video per sentirlo in azione sull’ampli di una chitarra elettrica, sentite quanto è gustoso e pastoso:

     

    4. AKG C214, magnifico suono e ottimo overhead per batteria

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    L’AKG C214 monta la stessa capsula del blasonato fratellone C414 (che costa 5 volte tanto).

    Caratteristiche fondamentale di questo microfono e la chiarezza e anche il fatto che tende a suonare grosso, come i condensatori vintage.

    Un altro possibile cavallo di battaglia da acquistare se si cerca un microfono a tutto tondo per voci, chitarre acustiche e piccole percussioni, ma perché no anche utilizzato in coppia come overhead sulla batteria.

    Dotato di filtro passa alti e di pad a -20dB, pattern cardioide regolare.

    Qualità del suono grandiosa per il prezzo a cui è venduto attualmente, sicuramente da considerare se si sta avviando uno studio e si è in cerca di un microfono da utilizzare per tutto.
    L’AKG C214 sarà sicuro un pezzo del vostro arsenale per molti anni a venire da cui sarà difficile separarsi.

    Ascoltatelo qui in azione comparato con altri due microfoni simili:

     

    5. Neumann TLM 170 R MT, suono incredibilmente professionale 

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    Un grande microfono per voci, che personalmente utilizzo molto anche su chitarre acustiche con grande soddisfazione. Una qualità eccellente per il prezzo a cui è venduto.

    Eccezionale sulle voci, pulito e dettagliato con moltissima headroom. La risposta in frequenza è chiara e precisa senza alcun tipo di muddiness mentre gli alti suonano brillanti. Data la sua qualità di costruzione permette di catturare sfumature e dettagli che altri microfoni perdono nella ripresa

    Nella maggior parte non richiede alcun tipo di equalizzazione per dare i risultati cercati. Buono anche per le voci rap.

    L’ho usato molto in passato per batterie, trombe, flauti e chitarre acustiche e posso assicurarvi che eccede in tutti i campi fornendo la stessa ricchezza di dettagli.

    E’ un microfono chiaro, che può risultare un po’ sibilante su alcune voci, niente però che non può essere risolto spostando leggermente l’asse del microfono.

    Un ottimo microfono da avere in uno studio se si ha qualche soldino in più da spendere e si è in cerca di una soluzione professionale garantita dal marchio Neumann.

     

    6. Samson C01 e C03, il più economico per cominciare

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    Molti amici addetti ai lavori che sono attualmente tecnici del suono professionisti mi hanno confessato di aver cominciato con uno di questi Samson anni fa.

    Il C01 presenta solo la configurazione cardioide mentre il C03 anche quella a 8 e iper-cardioide.

    E’ un bel microfono da battaglia, molto economico e perfetto per chi vuole cominciare a districarsi nell’audio, o per chi non ha velleità professionali ma desidera un semplice microfono a condensatore per riprendere le proprie performances musicali casalinghe.

    Per il prezzo è un vero affare, perfetto sulla voce e le chitarre acustiche, un po’ meno adatto alle batterie dato che tende a “sciacquare” un po’ troppo i piatti. I piatti del set sono infatti una delle cose a detta di tutti più difficili da rappresentare in registrazioni, soprattutto quando si utilizza il digitale, mentre l’analogico infatti permetteva un rollof dolce sulle alte frequenze e una resa morbida dei transienti di questi strumenti, il digitale tende a enfatizzarne la parte “metallica”, rendendo necessari molti accorgimenti in fase di registrazione e produzione per attenuare questo effetto.

    Alcuni non saranno d’accordo su quello che sto scrivendo, soprattutto gli amanti di suoni più moderni, ma chi adora le belle batterie funk, rock, soul, jazz di un tempo, saprà di cosa sto parlando e mi darà tutta la ragione di questo mondo.

    I piatti della batteria sono uno dei punti deboli principali dei microfoni economici, tenetelo bene a mente, mentre riuscirete ad effettuare belle registrazioni di voci e chitarre senza investire troppo in strumentazioni, sarà sempre più difficile microfonare a dovere la batteria. Per questo c’è un altro articolo dedicato.

    Se acquisterete un Samson C01 vi posso assicurare che anche in futuro riuscirete a trovargli una sistemazione nel vostro studio casalingo.
    Io ad esempio non vi nascondo che tutt’ora lo utilizzo ancora in certi progetti per catturare le “stanze”, ovvero lo posiziono molto lontano dalla sorgente di ripresa per dare quel tocco di reverbero quasi impercettibile che dona colore e profondità alla registrazione.

    Ne esiste anche una versione usb da poter collegare direttamente al computer, ma io preferisco quella normale analogica perché suona nettamente meglio. Certo è che se avete bisogno di una soluzione “al volo” senza mixer o scheda audio tra i piedi l’opzione usb potrà essere un buon compromesso per il vostro caso.

    Ascoltate questo ragazzo che ha fatto un bel video registrando una chitarra acustica con il C01 e mostra una semplicissima modifica che si può fare a mano per migliorare la resa sugli alti, ovvero rimuovere la protezione di spugna:

    Come potete notare la resa sonora è ottima per un microfono di fascia bassa,
    se avete pochi soldi in tasca è questo il prodotto su cui lanciarvi per costruire le basi della vostra carriera musicale.

    Ecco la versione USB per chi invece desidera collegarlo direttamente al computer, chiaramente la qualità audio risulterà leggermente inferiore ma non è una cattiva idea per chi ne voglia fare un utilizzo semi-professionale ad esempio dedicato alla registrazione di podcast o video youtube:

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    Il migliore microfono usb per registrare podcast e youtube

    Sei uno youtuber in cerca di un buon microfono da collegare al tuo pc o mac per registrare la tua voce?

    Moltissimi di voi mi stanno chiedendo un articolo sui microfoni USB, volete sapere cosa ne penso e se sono comparabili in qualità e resa sonica con i microfoni a cavo analogici, e la risposta è molto semplice: no.

    Questo significa che i microfoni usb sono da buttare?

    La risposta è: dipende.

    Se siete degli audiofili che desiderano il meglio per le loro registrazioni, lasciate perdere i microfoni usb.

    Se siete invece dei normali utenti che desiderano qualcosa di estremamente semplice e immediato da usare a patto di ottenere dei risultati non eccelsi in ambito dell’alta fedeltà sonica, allora questo tipo di microfoni potrebbero fare al caso vostro. A mio parere i microfoni usb sono perfetti per chi fa podcast, vlog e gestisce magari un canale youtube, infatti permettono di avere ottimi risultati con pochissimo sforzo, senza dover stare troppo a ragionare.

    Consiglierei il microfono USB a un musicista solo nel caso questo possedesse già altri microfoni analogici e fosse alla ricerca di un apparecchio da aggiungere al proprio arsenale per poter registrare qualche demo al volo quando non ha accesso al suo set up abituale, magari quando è in viaggio.

    Prima di iniziare vorrei chiarire una cosa molto importante.

    Nel mondo dell’audio per avere il meglio in quanto resa sonica c’è bisogno di effettuare connessioni rigorosamente tramite cavi audio, non si scappa, nessun blue-tooth o trasmissione via radio possono reggere il confronto col buon caro vecchio cavo, meglio se schermato per evitare interferenze ed assicurarsi il massimo della qualità del suono e il minimo rumore di fondo.

    Se cercate l’alta fedeltà diffidate sempre dai device che si interfacciano direttamente USB al computer, questa è la regola principale di cui tenere conto.

    Ci sono però le dovute eccezioni, andiamo a vederle insieme.

     

    Come funziona un microfono usb?

    Un microfono USB si interfaccia con il PC in maniera completamente diversa rispetto ad uno analogico.

    Per fare sì che il microfono passi i dati direttamente alla porta USB del nostro computer c’è bisogno che avvenga sul device stesso una conversione dal segnale da ANALOGICO a DIGITALE, ovvero che gli impulsi elettrici captati dal microfono si trasformino in 0 e 1 comprensibili dal computer.

    Questa conversione nel caso si usasse un microfono analogico verrebbe effettuata dalla scheda audio che fungerebbe da tramite.
    Le schede audio sono apparecchi pensati e realizzati appositamente per questo tipo di compiti, dotate di convertitori AD/DA (ovvero da analogico e digitale e viceversa) di qualità senza ombra di dubbio superiori rispetto quelli che possono essere implementati all’interno di un microfono a condensatore usb.

    Detto questo, il microfono USB è un’ottimo compromesso per chi ha bisogno di una soluzione veloce e immediata plug-and-play senza fronzoli.

    In realtà io credo che i microfoni usb siano un’ottima scelta per chi ha bisogno di qualcosa di estremamente portatile, ad esempio per chi è spesso in viaggio e desideri registrare delle demo vocali o di chitarra, o ancora per una band che in sala prove vuole riprendere dei provini da limare in un secondo momento o ancora per chi vlogga e ha bisogno di un microfono semplice per registrare la voce senza troppi grattacapi legati al set-up.

    Non tutti hanno il tempo e la pazienza necessari per:

    • informarsi e quindi scegliere la scheda audio da acquistare tra la miriade presenti sul mercato
    • imparare ad utilizzarla
    • scegliere un microfono adatto a questa scheda
    • imparare a interfacciare correttamente microfono e scheda
    • e infine portare in giro ogni volta per registrare cavi scheda e microfono.

    La verità è che la maggior parte degli utenti si accontenta di una qualità audio media se non mediocre e desidera spendere poco ed avere un prodotto “accettabile”, come dargli torto. Non si deve per forza diventare dei super esperti nerd e puntare al meglio ogni volta che si desidera acquistare un nuovo prodotto.

    Se non avete il pallino dell’audio e desiderate un buon microfono che registri la vostra voce a una qualità accettabile (ma attenzione che il mio “accettabile” potrebbe corrispondere al vostro “ottima”) i microfoni in questa guida, provenienti da marche blasonate e quindi garanzia di un certo grado di qualità sonora potrebbero essere la risposta perfetta alle vostre necessità.

     

    1. Audio-Technica AT2020 USB+, il migliore per l’esperto del suono

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    L’Audio-Technica AT2020 senza dicitura USB+ ovvero il fratello analogico di questo microfono è spesso raccomandatissimo dagli addetti ai lavori come un microfono economico che riesce a stupire tutti in ogni occasione.
    La versione USB+, dove il + sta per le feature aggiunte nella seconda versione come l’uscita cuffie integrata direttamente nel microfono non è da meno e riserva un’alta qualità di registrazione per un prezzo contenuto.

    Dotato di un diaframma medio a pattern cardioide, il cavo XLR viene sostituito in questo caso dall’uscita USB.
    E’ un po rumoroso rispetto alla sua controparte analogica, ma ovviamente per il tipo di applicazioni a cui è mirato questo non dovrebbe spaventare. Non ci sono pad né filtri quindi qualunque tipo di ritocco EQ deve essere per forza di cose applicato in post-produzione.

    La conversione avviene a 16bit con un sample rate di 44.1kHz, il che va più che bene se si vuole utilizzare l’audio ad esempio in video youtube.
    Oltre a trasmettere il segnale convertito il cavo USB può rimandare indietro il segnale per farcelo riascoltare in cuffia, fornendoci una specie di monitoring indiretto.
    Le cuffie possono essere collegate attraverso un mini jack posto sul lato del microfono.

    Il AT2020 USB+ funziona praticamente plug and play coi sistemi OSX, senza bisogno di dover installare nessun driver, mentre per windows l’installazione di un driver adatto dovrebbe avviarsi una volta collegato il device al sistema.

    La qualità di suono è molto simile a quella della sua controparte analogica, come questa infatti non ha un suono completamente neutrale bensì dotato di forte carattere, aggiunge infatti una punta di calore alle frequenze medio basse della voce e gli infonde quel senso di leggerissima compressione che ricorda alcuni microfoni a valvole.
    In altre parole ha un tono davvero particolare che darà colore alle vostre registrazioni, nonostante il prezzo molto contenuto.
    L’AT2020 è particolarmente indicato per le voci femminili rispetto ad altri microfoni della stessa fascia, adatto a molte tipologie di timbri vocali nonché di stili musicali risulta quindi perfetto per i vloggers e gli youtubers.

    Il rumore di fondo non da fastidio così come non si è limitati alla fine dalla conversione a 16 bit, come dicevamo nell’introduzione abbiamo a che fare qui con dei microfoni il cui scopo specifico è essere facili da usare ed interfacciare col proprio computer, se siamo alla ricerca del massimo della qualità possibile meglio puntare sulla sua versione analogica che fornisce grande prestazioni a un prezzo ridicolo.

    L’ AT2020 USB+ riesce a catturare i transienti in maniera egregia mentre mantiene caratteristiche calde e quasi analogiche, mostrando pochissima distorsione praticamente inavvertibile. L’uscita della cuffia è inoltre pulito e ad alto volume.

    Sicuramente questo è l’acquisto che consiglio a chiunque abbia deciso di optare per un microfono usb ed intende utilizzarlo principalmente per registrare voci.

     

    2. Rode NT – USB, ottimo anche per registrare la musica

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    Il Rode NT è uno dei preferiti dagli utenti della rete, non è insolito infatti beccarlo in primo piano nei video di qualche youtuber di successo.

    A differenza dell’audio technica è dotato di un vero e proprio monitoring cuffia in tempo reale, non c’è bisogno quindi di ascoltare il segnale di ritorno dal PC. La conversione avviene a 16-bit / 48 kHz.

    E’ un microfono ottimo per podcast, chiamate skype, gaming, meeting di business e tutte le occasioni in cui c’è bisogno di qualcosa da collegare velocemente al pc per avere una qualità audio nettamente superiore rispetto al microfonino integrato nel laptop o a quello montato sulla webcam

    La qualità è quasi pari a quella dei microfoni da studio, sempre con le dovute riserve che ho sollevato più sopra nell’articolo riguardo i microfoni usb.

    Il peso è piuttosto rilevante, infatti misura circo mezzo kilo, ma questo mi piace immaginare sia da associare all’alta qualità dei materiali di costruzione.
    Il microfono in mano sembra infatti molto solido e resistente, scommetterei che potrebbe resistere addirittura ad un paio di cadute, ma non sfido nessuno ovviamente a testarlo a questo riguardo 😀

    E’ dotato di filtro pop integrato come ben si può osservare nella foto, ma volendo questo è anche rimuovibile.

    Venduto con un treppiede in dotazione.

    Un prodotto pensato per essere usato direttamente fuori dalla scatola senza alcun bisogno di acquisti ulteriori di accessori o amenità, una valida alternativa quindi all’audio technica, che rimane per me il miglior microfono usb, ma il Rode è poco dietro in quanto a qualità sonora.

     

    3. Blue Yeti, professionale e molto popolare su youtube

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    Il Blue Yeti è un microfono popolarissimo tra chi fa podcast e video youtube, la sua forma riconoscibilissima vi sarà familiare se bazzicate la piattaforma video di proprietà Google.

    Un buon microfono entry level a mio parere dotato di una discreta qualità sonora anche se non a pari del Rode e dell’Audio Technica, ma di certo un’ottima alternativa che non lascerà nessuno con l’amaro in bocca.

    La Blue è infatti una delle compagnie più famose per quanto riguarda la produzione di interfacce microfoniche USB, e questo è sicuramente uno dei microfoni più venduti al mondo e uno dei preferiti tra i vloggers.

    Disponibile in diversi colori argento, nero, bianco e grigio.

    Molto ben costruito, la parte esteriore è fatta completamente in metallo ad eccezione delle manopole, sulla base troviamo una uscita micro-USB e una jack cuffia, nonché l’attacco che permette di collegare lo Yeti a qualsiasi asta microfonica.

    Dotato di monitoring in real-time, il che significa che si può ascoltare il segnale audio in diretta mentre lo si produce, senza alcun tipo di latenza. Il volume delle cuffie e regolabile comodamente con una manopola posta sulla parte anteriore del microfono e c’è un bottone Mute nel caso ci fosse bisogno di mutare temporaneamente la ripresa, funzione utile a chi volesse utilizzare lo Yeti come microfono per un live stream o una lunga session di gaming oppure skype chat.

    Sul lato opposto ci sono altre due manopole, una per selezionare il pattern e un’altra dedicata al gain.
    Lo Yeti ha ben 4 pattern differenti per catturare il suono che possono essere scelti a seconda delle necessità del momento.

    La modalità standard cardioide è pensata per quando ci si siede direttamente di fronte al microfono per registrare la propria voce, ad esempio durante le riprese di un video, la funzione stereo è per registrare invece delle eventuali session musicali, quella lì omni è utilissima nel caso in cui si intende ad esempio riprendere l’audio di una tavola rotonda in cui si parla tutti quanti intorno al microfono.
    Il pattern a 8 invece è ipoteticamente utilizzabile in una situazione in cui ci si trovi faccia a faccia con un ipotetico intervistato uno di fronte all’altro, ideale quindi per sessioni di radio podcast.

    La manopola di gain permette di regolare a proprio piacimento il guadagno dell’audio catturato dal microfono.
    Ricordate a proposito che è sempre più facile alzare il volume a una registrazione piuttosto silenziosa invece che cercare inutilmente di salvare una ripresa effettuata a volume troppo alto con svariati picchi in distorsione.
    Quindi avere la possibilità di regolare il livello direttamente da microfono permette magari dinamicamente di intervenire sul volume e poter avere così registrazioni più pulite.

    Alcuni microfoni di fascia più bassa non sono dotati di questa comoda funzione gain, quelli lì analogici ne sono rigorosamente sprovvisti per chi non lo sapesse dato che vengono pilotati direttamente da mixer. Questa del gain integrato è una prerogativa solo del mondo dei microfoni usb.

    Lo Yeti della Blue è molto facile da configurare e installare, su Windows 10 basta collegarlo e verrà immediatamente riconosciuto dal sistema come periferica di cattura dell’audio.

    La qualità di ripresa è 16 bit a 48KHz di frequenza, ovviamente non sufficiente per gli audiofili più esigenti ma perfetta per streamers, podcasters e utenti comuni.
    L’audio catturato con lo Yeti è praticamente in linea con lo standard youtube, se siete quindi in cerca di soddisfare questo determinato standard sonoro non guardate oltre, è chiaramente il microfono che fa per voi.

    Il suono è molto naturale, dai miei numerosi test di confronto ho potuto verificare che il pattern omni-direzionale funzionava alla perfezione per il mio modo di muovermi spesso durante le sessioni di registrazioni, sebbene tendesse a catturare altri rumori quando settato in questa modalità.
    Anche in modalità cardioide si comporta egregiamente, ma dovete ricordare di parlare sempre in direzione della capsula altrimenti otterrete un indesiderato effetto di audio fuori asse.

     

    4. Samson METEOR MIC, l’alternativa economica e portatile

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Eccoci davanti a un altro prodotto vendutissimo e molto visto su youtube, sicuramente non un microfono professionale di fascia alta, ma un buon prodotto se consideriamo il suo prezzo così basso.

    Per qualche ragione è un microfono particolarmente prediletto dai gamers.

    La prima cosa da tenere ben presente prima di un eventuale acquisto è che il Meteor presenta solo il pattern cardioide, il che significa che può essere utilizzato idealmente solo se ci si parla vicino e davanti. Se gestite ad esempio un canale youtube con molte persone e pensate di realizzare dei video parlando in contemporanea è meglio forse puntare su di un altro microfono.

    Il prezzo molto basso e le dimensioni contenutissime sono i due punti di forza di questo microfono, per poche decine di euro ci offre infatti una qualità di audio relativamente sorprendente. Può costituire la soluzione efficace per chi volesse effettuare un grande upgrade rispetto al microfono integrato nel laptop o nella webcam ma allo stesso tempo non se la sente ancora di avventurarsi in microfoni professionali impegnativi. Inoltre è particolarmente indicato per chi viaggia dato le sue dimensioni contenutissime, è di sicuro il più piccolo tra quelli presentati in questa lista.

    Se siete dei vlogger o dei gamers alle prime armi e il vostro obiettivo principale è di migliorare di tantissimo l’audio dei vostri video, questo è il microfono che fa per voi. Lo sconsiglio invece ai musicisti o aspiranti tali data la qualità sonora non eccelsa per la registrazione di strumenti e cantati.

    Il Meteor si presenta con un design vagamente retrò, piccolo, quasi tascabile, il che lo rende perfetto per chi vuole avere un set a prova di viaggio e spostamenti.

    Basta infatti abbassare le tre gambe della basetta, appoggiandolo su qualunque superfice e collegarlo quindi col cavo in dotazione al nostro pc o mac e siamo già pronti a registrare.

    L’installazione è molto semplice e praticamente plug and play.

    Dotato di tasto di pausa e di gain, può eventualmente anche essere montato su di un’asta.

     

    La mia opinione sui microfoni USB

    I microfoni USB sono comodi per chi ha bisogno di una soluzione rapida e indolore, se al momento si sta usando il classico microfonino cinese di plastica di sicuro uno qualsiasi di questi microfoni presenti nella mia guida costituirà un incredibile balzo in avanti. A volte non si è consapevoli che con poche decine di euro (nel caso del Meteor) si può migliorare di tantissimo la qualità dei propri streaming e delle proprie chiamate skype.

    E’ chiaro che se siete invece in cerca di prodotti per far splendere al massimo le qualità della vostra voce o dei vostri strumenti è meglio puntare sull’opzione microfono analogico più interfaccia audio. Di sicuro è una spesa più cospicua ma permette una flessibilità e una qualità che i microfoni usb semplicemente non potranno mai fornire.

     

     

    A cosa serve il filtro antipop?

    Avrete visto in numerosi video questo strano oggetto circolare montato tra i microfoni e i cantanti e vi sarete  chiesti a cosa effettivamente serva, andiamo a scoprirlo assieme.

    Il filtro antipop è un filtro di protezione per i microfoni, serve ad eliminare il cosiddetto “popping” ovvero il suono causato dall’impatto meccanico di particelle d’aria che si muovono troppo esplosivamente e vanno colpire il diaframma del microfono mentre si registra la voce provocando quello sgradevole effetto di “pop” sulle consonanti “p” e “b”.

    Serve inoltre a schermare l’umidità di eventuale saliva che potrebbe colpire la capsula microfonica, preservando in questo modo il microfono. Non tutti sanno che i sali presenti nella saliva infatti sono corrosivi e possono ridurre la vita del nostro apparecchio.

    Un tipico filtro pop è composto da uno o più strati di materiale semi-trasparente come ad esempio nylon esteso su di una cornice circolare, di solito montata su un braccio flessibile per essere pronto a spostamenti e regolazioni veloci e immediate.

    I filtri antipop di metallo usano un sottile schermo di metallo invece del nylon.

    I suoni di “pop” capitano in modo particolare quando si pronunciano la “p” e la “b”, il filtro serve proprio a ridurre l’energia di queste consonanti che in alternativa potrebbero eccedere la capacità di input del microfono causando il cosiddetto clipping.
    Il suono viene intercettato e “spezzato” dal filtro dell’antipop in modo da arrivare in maniera più attutita al microfono, lasciando passare invece gli altri suoni senza alterarli.

    Alcuni microfoni a condensatore da studio più evoluti montano dei filtri antipop integrati.

    Il filtro antipop è uno strumento fondamentale per chiunque voglia realizzare registrazioni vocali pulite e professionali, che siate dei cantanti o degli youtuber, dotarvi di un filtro contro le consonanti esplosive darà una spinta in più alle vostre riprese e vi avvicinerà alla perfezione.

    Non è fondamentale avere un filtro costoso, potete anche costruirlo in casa e l’effetto sarà molto simile a possedere uno industriale, la differenza sostanziale sta nel braccio, infatti gli antipop acquistati possono essere regolati in qualunque posizione senza afflosciarsi, è molto difficile rendere questo stesso effetto con il fai da te casalingo.
    Se contate di utilizzarlo molto vi consiglio di acquistarlo già pronto.

    I migliori filtri antipop, guida

    Per quelli tra di voi più pigri o in cerca di una soluzione professionale per il proprio studio ecco di seguito la lista dei migliori filtri antipop sul mercato.

     

    Neewer NW(B-3)

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Ecco qui il più comune tipo di filtro antipop, ottimo per chi non ha particolari pretese o esigenze.

    Il Neewer è uno dei modelli più venduti sul mercato, e ci sarà un perché, a volte è importante scegliere bene anche quando si spendono pochi euro.

    Estremamente economico ma molto efficace.

    Dotato di braccio snodabile che tende a resistere anche ad usi intensivi, ne ho due in studio da parecchi anni e non mi hanno ancora lasciato a piedi.

    La maggior parte dei filtri anti-pop in questa fascia di prezzo monta colli molto economici che non riescono a mantenere bene la posizione e materiali scadenti che finiscono per provocarne la rottura nel giro di pochi giorni.

    Tra le varie opzioni a basso costo la Neewer sembra la marca più affidabile.

    Consigliato per chi vuole spendere poco e avere un prodotto che fa il suo dovere.

     

    TiGree, buono anche come filtro windscreen

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    Il Tigree è un altro ottimo filtro antipop, però non è circolare, quindi non va interposto tra noi e il microfono bensì intorno a questo in modo che abbracci la capsula e in questo modo lo protegga da vicino.

    Buono anche per proteggere da disturbi ambientali, funziona in parte come un windscreen praticamente.
    E’ un efficace sistema per ridurre il disturbo provocato dal vento e dalle consonanti esplosive prodotte durante il canto o il parlato.

    Per montarlo è molto semplice, basta calzarlo dall’alto verso il basso sopra al nostro microfono, ci penseranno i due elastici integrati ai sui bordi a tenerlo fermo.

    Le prestazioni sono comparabili a quelle dei modelli più costosi, è un ottimo compromesso per chi avesse bisogno di un filtro pop e di un wind screen per proteggere il proprio microfono a condensatore magari in riprese all’aperto.

     

    InnoGear, ottimo compromesso qualità prezzo

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    Ecco un’altra alternativa economica, aiuta a trattenere le goccioline di saliva che potrebbero altrimenti compromettere seriamente il microfono, soprattutto se si tratta di modelli costosi.

    Costruito con materiali molto buoni nonostante il prezzo ridotto, anche questo è molto durevole, lo usa un mio amico in studio e mi dice che resiste bene nel tempo.

    Anche il supporto è molto affidabile e permette una regolazione a 360 gradi senza dare in mano quell’effetto “cinesata”, un buon prodotto.

     

    K&M 23956 Popkiller, doppia schermatura

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Ecco un antipop interessante anche se più costoso, il K&M 23956 Popkiller ha un nome accattivante che mantiene quello che promette.

    Buono per chi vuole fare sul serio, lavora in modo molto soddisfacente ad eliminare il fastidiosissimo effetto “pop”, lasciando fuori dal filtraggio tutte le altre consonanti.

    A differenza dei filtri più economici sembra che tenda a essere più pulito sulle sibilanti, lasciandole passare in maniera leggermente più naturale, parliamo ovviamente di dettagli in questo caso, dato che nei filtri antipop la differenza tra un modello e l’altra non è così rilevante come ad esempio per i microfoni.

    Ha una sede ricurva a V che garantisce un ottimo grip sull’asta.
    Possiede un doppio filtraggio in nylon, a differenza di altri modelli che ne montano uno soltanto.

    Robusto nei materiali plastici di cui e composto e molto resistente e solido nelle sue parti di metallo, fabbricazione di ottima qualità con cura dei dettagli.

     

    In conclusione

    Nell’audio come nella vita ricordate che non ci sono regole, vince chi ha il coraggio e la forza di sperimentare, si può registrare una grandissima traccia vocale con uno Shure 57 usato acquistato al mercatino a 20 euro o viceversa con un Neuman vintage da 8’000 euro si può ottenere una registrazione debole e inutilizzabile.

    Se avete in studio la Callas, per bontà di Dio utilizzate il vostro miglior microfono a condensatore con il miglior preamp disponibile (e se possibile registrate su nastro), la storia della musica e le orecchie di tutti vi ringrazieranno per l’Eternità.

    Ma per il resto ricordate che nella musica contano la performance e il momento, l’attimo. Non perdete troppo tempo a studiare il microfono giusto, l’angolazione giusta a cui sistemarlo per avere la configurazione che avete visto in quel determinato video. Fatevi un favore e concentratevi sulla musica, allenate l’istinto che è qualcosa di dimenticato oramai, e tenete sempre bene a mente che molti grandi dischi del passato sono stati registrati in un’unica stanza, con un un unico microfono, in un unico take mentre si suonava tutti insieme.

    L’interplay tra musicisti e l’intensità della performance è tutto quello che conta per fare un grande disco. Oltre ovviamente a una grande canzone.
    Se avete dei grandi musicisti a disposizione, la registrazione e la produzione saranno le armi finali per far risplendere la performance, portarla a grandissimi livelli di splendore e consegnarla così alla storia.

    Non perdete troppo tempo a cercare il microfono perfetto, usate le orecchie e imparate a Suonare.

    Alla prossima miei cari amici e amiche

    Giovanni

    ProContro.com partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it

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    I 10 Migliori Smartwatch (Contapassi Precisissimi)

    migliore-contapassi-smartwatch

    Ciao,
    sono Tony.

    Sei anche tu come me un patito di jogging?

    Vorresti diventare un campione sfruttando la forza esplosiva della tecnologia?

    Ami tenere traccia di tutti i tuoi parametri vitali per migliorare ogni giorno di più le tue prestazioni sportive?

    Sei capitato nel posto giusto; oggi ti guiderò nella scelta del miglior smartwatch pedometro bracciale contapassi e ti parlerò anche della mia esperienza personale.

    Ti chiedi come fa il contapassi smartwatch a contare effettivamente i passi che stai facendo?

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    Come funziona il contapassi?

    Molti si saranno posti questa domanda: ma come fa effettivamente uno smartwatch contapassi a contare i passi che faccio?

    Io, qualche tempo fa, mi sono chiesto la stessa identica cosa. Per fortuna, il mio amico Alessandro, docente di fisica all’università, mi incontrò un freddo pomeriggio di Novembre e mi spiegò nei dettagli come funziona questa tecnologia.

    Ora lo spiegherò anche a voi.

    Partiamo dal problema e da cosa ci serve sapere, proprio come fanno i grandi scienziati.

    Immaginiamo noi stessi che camminiamo in maniera regolare su di un rettilineo. Durante questa attività, il nostro intero corpo si muove. Possiamo approssimare questo andamento considerandolo come un’oscillazione lungo l’asse verticale, verso destra e verso sinistra. Ogni volta che ci spostiamo dall’asse, portiamo in avanti una o l’altra gamba, per controbilanciare il movimento del nostro corpo.

    Un passo non è altro che un movimento verso l’esterno rispetto all’asse. Quindi semplicemente ci serve uno strumento che misuri questi “spostamenti rispetto all’asse”. Il numero totale di questi sarà il numero di passi totale che avremo effettuato.

    È qui che entra in gioco l’accelerometro dello smartwatch. Questo è uno strumento di misura, capace di rilevare l’accelerazione a cui il dispositivo è sottoposta. Nella maggior parte degli smartwatch moderni, troviamo accelerometri a tre assi, ovvero strumenti che misurano su tutte le direzioni (avanti-indietro, destra-sinistra, sopra-sotto).

    Quando camminiamo, questi strumenti tengono traccia costante delle variazioni di accelerazione del dispositivo, riportano i dati internamente e li analizzano, cercando “modelli” o, per meglio definirli, “pattern” più o meno costanti, ovvero i nostri passi. Si, perché il movimento che ho descritto sopra è solo una sorta di approssimazione di quello che avviene nella realtà.

    La camminata reale è fatta di tanti piccoli dettagli, di cui il nostro smartwatch deve tenere conto. Il terreno potrebbe non essere stabile, non perfettamente rettilineo. Oppure potremo trovare ostacoli ed essere costretti a fermarci, per esempio un passaggio pedonale con semaforo rosso. Oppure ancora, capita di fare un passo più lungo o più corto a seconda sempre delle variazioni del terreno.

    Bisogna sempre tenere conto di un errore più o meno sistematico del 10% su quasi tutti gli smartwatch contapassi. A volte si può trovare scritto nelle specifiche tecniche di un prodotto proprio questo dato, che potrebbe scendere al 5%. Parliamo di smartwatch contapassi molto più precisi che basano la misurazione anche su altri strumenti.

    Spesso è molto utile la presenza di un giroscopio, strumento che misura l’angolazione per calcolare poi l’orientamento e le rotazioni. Anche l’altimetro, ovvero conoscere le variazioni di altezza, e il GPS saranno di fondamentale importanza per minimizzare l’errore.

    A questo punto abbiamo tutti gli strumenti. Un algoritmo sarà alla base della lettura di questi parametri per determinare quelli che prima ho chiamato “pattern”, che saranno poi trasformati in passi sul display del nostro smartwatch contapassi.

    Molti smartwatch contapassi o applicazioni contapassi sul Play Store o su Apple App Store o su altri, chiedono di sapere alcuni dati per poter funzionare correttamente. Tra questi troviamo la lunghezza del nostro passo.

    Spesso dovremo anche calibrare al meglio gli strumenti interni al nostro dispositivo, come per esempio nel caso degli smartphone. Così facendo, il risultato sarà molto più preciso.

    Uno smartwatch contapassi, per quanto preciso, restituisce sempre un numero approssimativo di passi. Il rischio di risultato falsato è sempre presente e non è sempre colpa del dispositivo. Un ultimo esempio che vi faccio, è quello del braccio che è perennemente in movimento, quando corriamo. Un “passo”, per il nostro smartwatch, potrebbe anche essere il movimento del braccio che va ad asciugare il sudore sulla fronte.

    Gli algoritmi ovviamente terranno conto spesso di dati personali, come il sesso, l’altezza, il peso, per migliorare ancora di più il risultato finale dei passi e non solo. Mi riferisco a tutta la serie di dati che uno smartwatch contapassi può restituire, come il calcolo delle calorie bruciate o la distanza totale percorsa.

    In conclusione, se abbiamo appena finito la nostra attività fisica e sul nostro smartwatch contapassi leggiamo che abbiamo fatto 10.000 passi, teniamo sempre conto dell’errore. Se questo è del 10%, allora i passi realmente fatti saranno in un range che va da 9.000 a 11.000. Se l’errore è del 5% invece i passi saranno tra 9.500 e 10.500.

     

    La mia esperienza personale

    L’orologio è stato un gadget sempre presente nella mia vita. Da quando ero piccolo fino ad ora, non posso fare a meno di indossarlo al mio polso, se uscissi senza mi sentirei nudo.

    Ne ho posseduto tantissimi, da quando ero giovane fino ad oggi. Ma da qualche anno, sono sincero, le mie necessità sono cambiate.

    Sono sempre in movimento, principalmente per lavoro, ma questo mondo sempre in evoluzione non smette mai di stupirmi. Da qualche anno stanno impazzando gli smartwatch contapassi, i cosiddetti orologi intelligenti.

    Mettiamo il caso di una persona che ama lo sport e le mattine va a correre al parco. Io sono tra queste, amo il fitness, amo andare in palestra, amo tenermi in forma, qualunque sia il periodo dell’anno, sia col sole che con la pioggia. E c’è una grande probabilità che tu sia proprio una persona come me, che tu non sia capitato qui per puro caso.

    Dirò la verità, non posso fare a meno la mattina di svegliarmi e andare al parco vicino casa a correre munito del mio fidato smartwatch contapassi. Il running è diventata la mia attività preferita, non c’è giornata che inizi senza la corsa mattutina. E ovviamente subito dopo una colazione sana proteica, prima di andare a lavoro.

    Fino a qualche tempo fa, quando andavo a correre portavo il telefono con me in mano. Poi sono passato ad una comoda fascia da braccio sportiva, con cui avevo risolto il problema del tenere il telefono nella mano. Ma comunque non ero completamente soddisfatto. Ero continuamente distratto da notifiche, messaggi e chiamate. Anche quando decisi di attivare la modalità silenziosa, non resistevo dal pensare a quello che mi stavo perdendo.

    Immaginate la gioia quando ho acquistato il mio primo smartwatch, un paio di anni fa, ero contentissimo.

    La prima volta che andai a correre con l’orologio intelligente ero al settimo cielo e da quel giorno non ne ho più fatto a meno. Tutto ciò di cui avevo bisogno, non più in una mano o in tasca, nemmeno su una fascia da braccio, ma bensì a portata di polso.

    Distrazioni zero, tutto me stesso concentrato nella corsa, il resto del mondo nel mio smartwatch.

    Lo smartwatch è letteralmente l’orologio smart, della nuova generazione, l’orologio del futuro, arrivato per garantirci una vita ancor più comoda, con tutto quello che ci serve a portata di polso.

    Molti brand ormai hanno sul mercato il proprio personale dispositivo: andiamo da Apple e Samsung a Motorola e Fitbit, ma troviamo anche aziende che sono storiche o famose per la produzione di orologi tradizionali, come Fossil e Tag Heuer. Ce ne sono di diversi tipi per le diverse esigenze, da quelli pensati per essere un piccolo smartphone da polso, a quelli specifici per gli sportivi, dotati di gps, contapassi e cardiofrequenzimetro molto precisi.

    Molti per funzionare hanno necessariamente bisogno di uno smartphone, altri invece sono totalmente indipendenti. Da tanto tempo ormai ci sono in giro orologi digitali, ma questi sono dei veri e propri computer da tenere al polso, che ti permettono di rispondere alle chiamate e ai messaggi, hanno un display touchscreen, l’interfaccia è personalizzabile, supportano le applicazioni (che cambiano al variare del sistema operativo presente sullo smartwatch), registrano il battito cardiaco, misurano i passi, riproducono la musica. È chiaro dunque che al momento lo smartwatch è un dispositivo che tutti desiderano, visto quello che può fare. Il nostro smartphone può essere tranquillamente messo da parte e sostituito, soprattutto per quanto riguarda quelle attività della nostra vita durante le quali vorremmo avere il minimo indispensabile addosso.

     

     

    Cosa è uno smartwatch?

    Uno smartwatch è un dispositivo che si indossa proprio come un orologio, non a caso la sua traduzione letterale è “orologio intelligente”. Da qui si capisce sicuramente che si tratta di qualcosa di tecnologico, infatti hanno uno schermo touch, applicazioni installabili, proprio come uno smartphone.

    L’orologio è un oggetto indossato da tantissime persone, e non è affatto un’invenzione recente. Il tempo è sempre bene tenerlo sotto controllo, ma perché non aggiungere quel tocco in più, dal momento che viviamo in un mondo sempre più rivolto al futuro e al progresso tecnologico? Così, qualche anno fa, abbiamo iniziato a vedere sul mercato i primi modelli di smartwatch, i primi computer da polso. Device futuristici che permettono un totale controllo delle attività quotidiane direttamente dal proprio polso.

    Attenzione, non parliamo di semplici orologi digitali, che sono in giro da tantissimo tempo. Parliamo di veri e propri (quasi) sostituti del fidato smartphone. Quasi, perché la maggior parte degli smartwatch funzionano “accoppiati” al proprio telefonino. Più che sostituti, al momento sono ottime estensioni che permettono un più facile accesso ad applicazioni e notifiche.

    Che siate sportivi, o instancabili lavoratori, avete tutte le carte in regola per essere dei felici possessori di uno smartwatch.

    La comodità di avere uno di questi dispositivi direttamente a portata di polso è inimmaginabile.

    Il primo smartwatch della storia è quello della Seiko prodotto nel 1982. Avete letto bene, più di trent’anni è stato commercializzato il primissimo orologio intelligente, forse qualcuno se lo ricorderà. Parliamo più precisamente del modello Pulsar NL C01 e per l’epoca era un oggetto all’avanguardia. Oggi ci può sembrare parecchio obsoleto, come qualunque gadget elettronico dell’epoca, ma l’idea era solida e a quel modello la Seiko ne fece seguire altri, sempre migliori, fino ad arrivare al Seiko Ruputer del 1998, un vero e proprio computer da polso.

    Diciamo che il cosiddetto boom commerciale c’è stato alla fine del 2013, a poco più di trent’anni dal Seiko Pulsar NL C01, con il rilascio sul mercato del famosissimo Pebble Smartwatch, ora conosciuto semplicemente come Pebble Classic. Pensato come una semplice estensione dello smartphone, capace di leggere messaggi e ricevere notifiche, il progetto fu finanziato tramite un crowdfunding sulla piattaforma Kickstarter, arrivando a raggiungere la cifra di 10 milioni di dollari. La richiesta fu palesemente enorme e a fine Dicembre del 2014 si potevano contare un milione di smartwatch venduti.

    Probabilmente molti di voi che sono qui e stanno leggendo, avranno sicuramente indossato uno smartwatch Pebble. Io l’ho posseduto, e fui talmente contento dell’acquisto che comprai anche il Pebble Time, che non era altro che una versione successiva al primo.

    Giusto per dovere di cronaca, bisogna dire che la Pebble oggi esiste ancora ma è di proprietà della Fitbit.

    Dopo il Pebble Smartwatch, tutti si sono chiaramente resi conto di una cosa fondamentale: lo smartwatch era un oggetto molto richiesto. Da quel punto in poi moltissimi brand si sono buttati sul mercato con i loro modelli di orologio intelligente.

    Lo smartwatch Samsung forse è il più conosciuto dopo il Pebble, chi non ha ben presente il famoso Samsung Gear, uscito sempre nel 2013? Probabilmente non il miglior prodotto Samsung, a giudicare dalle recensioni che all’epoca ricevette, vuoi per il costo eccessivo relativamente alle funzioni disponibili. Ma Samsung ha saputo migliorare col tempo, migliorando sempre di più il suo dispositivo fino ad arrivare ai modelli correnti che sono tra i migliori smartwatch al momento.

     

    Come scegliere lo smartwatch?

    Chiaramente la scelta di uno smartwatch è fatta in base alle nostre personali esigenze. Ma sicuramente ci sono dei parametri fondamentali da cui non si può prescindere per selezionare il miglior smartwatch, il più adatto a noi. Per questo motivo qui di seguito vi elenco una serie di veloci dritte, pensate per coloro che vanno di fretta e hanno bisogno di un aiuto rapido per l’acquisto.

    1. Se siete amanti del fitness, assicuratevi che lo smartwach abbia il cardiofrequenzimetro, il gps e il contapassi, così potrete monitorare costantemente il vostro battito cardiaco, tenere traccia dei vostri spostamenti se vi sentite dei runner esploratori e tenere il conto dei passi che avete fatto durante le varie sessioni di corsa.
    2. Controllate bene il sistema operativo dello smartwatch e fate attenzione che funzioni correttamente e che supporti completamente il vostro smartphone. Per esempio, gli smartwatch Apple hanno il WatchOS, sistema operativo che funziona solo con dispositivi iOS, ovvero iPhone. Gli smartwatch con Android Wear OS saranno accoppiabili con un iPhone ma le funzioni disponibili saranno eventualmente di meno.
    3. Se volete uno smartwatch che sia indipendente dal vostro smartphone, assicuratevi che sia uno smartwatch con SIM, ossia che abbia uno slot dedicato. In questo caso, il vostro orologio vi permetterà di rispondere direttamente alle telefonate e inviare messaggi, senza necessariamente portare con voi lo smartphone.
    4. Controllate sempre la batteria e la sua autonomia. In linea di massima, gli smartwatch ibridi, ovvero quelli che sono a metà tra un orologio tradizionale con le lancette e un dispositivo moderno digitale, hanno solitamente una batteria con una autonomia che è la più elevata che si può avere per questo tipo di dispositivi. Lo svantaggio di uno smartwatch ibrido è dato dal fatto che non hanno un display touchscreen. Gli smartwatch normali, hanno batterie che possono durare un giorno, o arrivare fino a 2 settimane, a seconda delle funzioni attivate (per esempio, il gps consuma tantissimo).
    5. Controllate che lo smartwatch abbia il cinturino facilmente smontabile e intercambiabile. Soprattutto assicuratevi che sia facile trovare il cinturino per il modello che volete acquistare.
    6. Se siete maniaci delle applicazioni, assicuratevi che lo smartwatch abbia un’ampia selezione a disposizione.

     

    Display, design, personalizzazione e funzioni

    Sul mercato troviamo tantissime opzioni, numerose sono le aziende che ormai nel 2018 si sono buttate a capofitto nella produzione e nella vendita di questi fantastici dispositivi da polso. Non mancano, come sempre, i grandi marchi, come Apple, Samsung, Motorola, Pebble, Garmin, Sony, LG, Alcatel, Huawei, HTC, Asus, Fitbit. Ma se ne trovano tantissimi altri, dai meno famosi a quelli che producono costosi smartwatch ibridi. Citiamo fra i tanti TicWatch, Willful, Neptune, I’m, Polar, Casio, Fossil, Tag Heuer, Louis Vuitton, Sequent, Nokia.

    1. Display

    Tutti gli smartwatch disponibili oggi sul mercato presentano uno schermo LCD oppure AMOLED. Questi consentono di avere una luminosità praticamente perfetta e una visibilità ottima soprattutto quando si sta all’aria aperta durante giornate molto soleggiate e luminose.

    Questo particolare però va sicuramente a scontrarsi con il discorso sull’autonomia della batteria. In generale un display a colori consuma molto.

    I display sono touch. Sono piccoli e si potrebbe pensare alla difficoltà che può insorgere quando si va a selezionare qualcosa sullo schermo. È vero, all’inizio può sembrare parecchio complicato, ma non è impossibile. Anzi, le varie marche produttrici di smartwatch ci vengono in aiuto, ognuna a modo proprio.

    Il sistema operativo di casa Google, il Wear OS, utilizza un sistema di notifiche che vanno via semplicemente scorrendo il dito sullo schermo. Per scorrere tra le applicazioni ci vogliono parecchi swipe, ma uno degli update recenti ha permesso di ovviare a questo, consentendo di utilizzare un semplice movimento del polso.

    Con il suo smartwatch, la Apple ha deciso per un approccio differente, avendo a disposizione anche un bottone sul lato destro dell’orologio, la Digital Crown. Con quest’ultima si possono fare diverse cose, come visualizzare l’orologio o la home, tornare alla ultima applicazione usata, conversare con Siri, fare uno zoom del contenuto visualizzato e scrollare. In più, il display sarà sensibile e distinguerà il semplice tocco dal tocco prolungato. Sotto la Digital Crown c’è un altro tasto laterale che permette di far comparire o scomparire il dock sullo schermo e di accendere o spegnere lo smartwatch.

    Il sistema operativo Tizen, presente sugli smartwatch Samsung, funziona allo stesso modo, con uno schermo touch. In più su questi smartwatch è presente una cornice lungo le schermo che può essere fisicamente ruotata, e permette di scrollare attraverso i menu dell’orologio.

    2. Cinturino

    Molti dei migliori smartwatch sul mercato danno una grande possibilità di personalizzazione per quanto riguarda il design. È quindi possibile, in questi casi, scegliere di cambiare il cinturino secondo i propri personali gusti, e installarne uno nuovo, anche non necessariamente della stessa marca. L’importante sarà controllare l’eventuale allaccio del nuovo cinturino che si decide di mettere.

    Molti di questi smartwatch permettono fin da subito di scegliere tra vari colori e dimensioni. A volte si può scegliere anche il tipo di cassa, le rifiniture, e anche il materiale del cinturino. Un esempio di questa vasta scelta disponibile è dato da modelli come il Motorola Moto 360 e l’Apple Watch.

    È bene pensare al fatto che un orologio, o meglio lo smartwatch, andrà tenuto al polso per molto tempo durante una giornata. Non è come un semplice smartphone, che quando non viene utilizzato viene riposto comodamente in tasca. Per questo motivo la scelta del cinturino è molto importante, per evitare che lo smartwatch risulti scomodo.

    Fortunatamente molti smartwatch hanno un sistema di distacco del cinturino comodo e facile, quindi il ricambio non ci causerà assolutamente nessun problema.

    3. Smartwatch ibridi

    Gli smartwatch stanno diventando sempre più sottili e piccoli e somigliano sempre più ai classici e tradizionali orologi.

    Alcuni hanno deciso di creare smartwatch ibridi, ovvero dispositivi che sono classici analogici ma con un’anima digitale. Tag Heuer, Louis Vuitton, Fossil, Sequent, Skagen, Kronaby, Garmin, Nokia, sono tutte marche che hanno rilasciato questo tipo di prodotti. Uno smartwatch ibrido avrà un quadrante classico tradizionale, in più però sarà capace di alcune funzioni che sono solo ed esclusive di un device digitale. Alcuni esempi sono il contapassi integrato, rilevatore di battito cardiaco, supporto per applicazioni, sistema di notifiche, controllo della musica sullo smartphone, e così via. Il vantaggio di uno smartwatch ibrido è sicuramente dato dalla potenza visiva che uno di questi oggetti ha a prescindere, in quanto si presenta come un classico orologio, di quelli belli da vedere al polso. Per non parlare della durata della batteria, che può raggiungere i mesi con una carica completa.

    I migliori smartwatch ibridi sono molto costosi, e non arrivano ad essere abbastanza economici per poter essere alla portata di tutti. Ma se avete la possibilità, sono sicuramente oggetti a cui dare un’occhiata, perché la meritano tutta.

    4. Funzioni

    Il minimo che si può aspettare da uno smartwatch, ovvero se si opta per l’acquisto di un dispositivo economico, è la visualizzazione di messaggi e notifiche dello smartphone. Tutti gli smartwatch fanno questo, il che può essere già abbastanza per qualcuno di voi, ma i più esigenti vorranno più caratteristiche, più personalizzazione, più funzioni, come per esempio il gps, il cardiofrequenzimetro o il contapassi. Insomma di più.

    Uno smartwatch probabilmente è tanto più bello e desiderato quante più funzioni e applicazioni ha a disposizione. E sicuramente in questo senso c’è l’imbarazzo della scelta. Prendiamo per esempio l’Apple Watch, di recente è stata lanciata l’applicazione Uber compatibile con il sistema operativo WatchOS. Si può quindi prenotare su Uber direttamente dallo smartwatch, e una volta arrivata la vettura potrete comunicare al conducente la vostra destinazione. Altre applicazioni utili sono quelle che riguardano i viaggiatori: ce ne sono alcune che permettono di visualizzare la carta d’imbarco direttamente sullo smartwatch, evitando così la scomodità di avere troppe cose in mano all’aeroporto.

    Gli smartwatch dotati di sistema operativo Wear OS Android danno la possibilità di rispondere a voce ai messaggi ricevuti, senza prendere lo smartphone dalla tasca.

    Ricordatevi sempre però di controllare l’autonomia dello smartwatch che state per acquistare. Questo è un fattore importante che dipende strettamente anche dalle vostre necessità. Se volete usare lo smartwatch solo quando andate a correre al parco, potreste considerare l’eventualità di prenderne uno con un’autonomia non eccessiva, che vi permetta insomma di uscire e tornare a casa senza che si spenga. Dunque un’autonomia di poche ore. Se siete lavoratori pendolari, e state fuori casa per tutta la giornata, avrete bisogno di uno smartwatch che duri almeno un giorno intero. Così facendo potete ricaricarlo comodamente quando rientrate, la sera, così la mattina successiva sarà nuovamente operativo e carico al massimo.

    Uno smartwatch buono è quello che ti tiene aggiornato sulle chiamate, sui messaggi e sulle email in arrivo. Il tutto con una piccola vibrazione al braccio, che vi farà immediatamente andare a controllare se è bene prendere lo smartphone subito per rispondere oppure tranquillamente continuare la vostra attività.

    Ma se siete persone molto attive sui social network, è bene considerare un modello che permette anche la ricezione di notifiche facebook, twitter, e quant’altro.

    Per esempio il Samsung Gear S3 ha un’applicazione integrata che permette di scegliere quali notifiche ricevere sull’orologio. Inoltre esiste una funzione che permette di aprire direttamente l’applicazione sul tuo smartphone, quando sullo smartwatch è visualizzata la relativa notifica.

    5. Smartwatch fitness

    Non so se considerare questa come una categoria a parte, fatto sta che quello che in molti richiedono è uno smartwatch contapassi che sia perfettamente adatto al fitness.

    Sono ormai molti gli smartwatch che integrano applicazioni e funzioni dedicate all’attività fisica, vista proprio la grande richiesta. Alcuni sono indipendenti, altri dipenderanno dal vostro smartphone. Una cosa sola è sicura però: la maggior parte degli smartwatch arriva con un contapassi integrato o, in caso contrario, disponibile nello store.

    Esempi di smartwatch che si focalizzano sul fitness sono il Garmin Vivoactive 3 e il Fitbit Versa. Quest’ultimo in particolare è pensato per le donne, dal momento che può tenere traccia del ciclo mestruale e dei suoi sintomi.

    Molti dispositivi con sistema operativo Android Wear OS hanno un’applicazione che fa da contapassi. La cosa sicuramente da notare però è che c’è una grossa differenza tra un normale smartwatch e uno che è dedicato al fitness. Da quello che risulta leggendo le recensioni online delle persone, quelli dedicati al fitness sono più precisi di quelli normali, dal momento che sono fatti apposta ed ottimizzati per questo tipo di attività.

    Teniamo anche conto di un’altra funzione di questi dispositivi, ovvero il GPS. Immagino sia pensata per quelle persone che amano correre ma allo stesso tempo darsi all’esplorazione totale. Oppure, perché no, per quelli che amano la bicicletta. In quest’ultimo caso il GPS è fondamentale per non perdersi. Per quelli che rientrano in questa categoria e desiderano questa funzione sul proprio smartwatch, state molto attenti in quanto il GPS attivo consuma tantissima batteria.

    6. Batteria

    L’autonomia della batteria di uno smartwatch è molto variabile e dipende molto dal tipo di utilizzo. Molti smartwatch, soprattutto quelli dotati di schermo a colori, consumano molto e di solito durano uno o due giorni. Se lo si usa molto spesso, o se si attiva il GPS nei casi più estremi, la durata può scendere al di sotto di una giornata, o addirittura a poche ore.

    Molti smartwatch possono essere ricaricati senza fili. È necessario riporre l’orologio sul dock di ricarica, il contatto con lo stesso caricherà lo smartwatch. Altri potranno essere ricaricati tramite una porta magnetica che si trova sulla cassa dello smartwatch.

     

    Qual è la differenza tra smartwatch e smartband?

    Molti, spesso, mi hanno fatto questa domanda in passato. Poi la curiosità mi ha preso e sono andato a cercare online, ed effettivamente ho scoperto che sono molti a chiedersi se ci sia davvero una differenza tra questi due tipi di dispositivi. Ora conosco la risposta e posso spiegarvela, sia a voi sia a tutti quelli che verranno da me a chiedermelo di persona in futuro.

    1. Smartband – Chiamato in italiano più semplicemente “braccialetto intelligente”. È esattamente quello che la parola esprime, ovvero un braccialetto (piuttosto che un orologio) con uno schermo digitale dove vengono visualizzate le varie informazioni. È un oggetto pensato per l’attività fisica, quindi troveremo quasi sempre un contapassi. Spesso ci può essere un cardiofrequenzimetro ed altri tipi di rilevatori per altri parametri. In generale la smartband ha un look che si avvicina molto a quello di un braccialetto classico. Alcune di queste possono mostrare a schermo anche l’orario.
    2. Smartwatch – È un orologio intelligente ed è un dispositivo pensato per essere appunto un orologio, soprattutto dal punto di vista del design. Hanno una cassa proprio come quella di un orologio classico tradizionale, che può essere rotonda o quadrata a seconda dei modelli. Bisogna accoppiarlo al proprio smartphone per poter utilizzare tutte le funzioni per cui è pensato. Permette di leggere le notifiche delle chiamate in arrivo, dei messaggi e delle email ricevute e spesso sono dedicati anche all’attività fisica ed avranno il gps, il cardiofrequenzimetro e il contapassi. Hanno applicazioni che sono fatte apposta per funzionare con lo smartwatch.

    Detto ciò, si capisce che sono due dispositivi abbastanza diversi tra loro, benché tendano a somigliarsi poi quando si va ad utilizzarli.

    La prima grande differenza sta nel design: la smartband è un braccialetto, lo smartwatch è un orologio. Potrebbe non sembrare così dalle foto, infatti bisogna vedere entrambi al polso di qualcuno. Il look per così dire slim della smartband la rendono un dispositivo più sportivo. Di contro, lo smatwatch ha una vera e propria cassa, proprio come i classici orologi da polso. Visti dal vivo, non vi potete sbagliare: uno è un braccialetto, l’altro è un orologio.

    Le funzioni sono la seconda differenza. La smartband rispetto ad uno smartwatch è molto più basic e minimale, non può fare sicuramente tutto quello che fa l’orologio intelligente.

    In conclusione quindi, la differenza sta nelle esigenze della persona.

     

    Android Wear OS e WatchOS e altri sistemi operativi

    Lo smartwatch è un dispositivo che nasce con lo scopo di essere il device perfetto da accoppiare al proprio telefonino, inseparabile da lui e da noi. È quindi ovvio che è bene tenere conto del fattore supporto e compatibilità, importanti per la scelta del miglior smartwatch.

    Prendiamo per iniziare il caso di quella che forse è la serie più conosciuta e famosa di smartwatch, Samsung Gear. Questi smartwatch funzionano con il sistema operativo Tizen, di proprietà della Samsung, e sono compatibili con smartphone Android e iOS. Accoppiati con un dispositivo iOS, chiaramente funzioneranno come devono, ma saranno molto limitati per quanto riguarda le applicazioni. Funzioneranno invece al top con dispositivi Android, e perfettamente con smartphone della Samsung, essendo della stessa casa.

    Gli smartwatch della Fitbit invece girano con il sistema operativo FitBit OS che è totalmente compatibile sia con smartphone Android che con iOS.

    Gli smartwatch che funzionano con sistema operativo Android sono tanti. Fra questi troviamo LG, Motorola, Huawei, Asus, Samsung, Sony. Questi funzionano ottimamente con qualunque smartphone che abbia una versione di Android dalla 4.4 in poi. In questi casi la compatibilità è assicurata.

    Dal marzo 2018 Google ha cambiato il nome al sistema operativo da Android Wear a Wear OS. Il cambio è dovuto al fatto che da marzo il sistema operativo è compatibile anche con dispositivi iOS, ma in quest’ultimo caso si vengono a perdere alcune funzioni. Ma col tempo Google sicuramente penserà a migliorare sempre di più la compatibilità. Basti pensare per esempio all’update che ha introdotto il Play Store di Google direttamente sullo smartwatch. Questo permette ai possessori di dispositivi iOS una maggiore disponibilità in termini di applicazioni. Una limitazione è data dall’impossibilità di interfacciare iMessage con il proprio smartwatch Android con Wear OS.

    Se siete possessori di un iPhone, non potrete fare a meno di acquistare un Apple Watch. Il motivo principale di questa scelta è che l’Apple Watch funziona alla perfezione con un iPhone, è gestito dal sistema operativo WatchOS di proprietà della Apple, e comunica col telefono grazie all’applicazione che si trova sull’app store. Questa applicazione è specifica per lo smartwatch Apple, e permette di sfogliare tutte le app disponibili specifiche per l’orologio: potrete scaricare di tutto, e potete gestire completamente lo smartwatch dalla app. Trovate la versione Watch delle vostre applicazioni preferite, trovate giochi, accessori per la personalizzazione, strumenti necessari per la vostra attività fisica e estensioni delle applicazioni per smartphone.

    Chiaramente potete optare per l’acquisto di uno smartwatch Android con sistema operativo Wear OS se avete un iPhone, ma il risultato finale sarà un utilizzo e un supporto limitato e quindi un’esperienza non completa come lo sarebbe con l’Apple Watch.

    Dunque, assicuratevi bene prima di acquistare e decidete saggiamente, controllando che potete accoppiare lo smartwatch al vostro smartphone senza problemi di compatibilità.

     

    I Migliori Smartwatch del 2018

    1. Samsung Gear S3 Frontier – Il mio personale smartwatch contapassi che uso tutti i giorni
    2. Apple Watch Series 3 – Per quelli che amano la Apple
    3. Motorola Moto 360 2a generazione – La scelta perfetta per gli sportivi
    4. LG Watch Urbane – Lo smartwatch elegante dall’ottima fattura
    5. Huawei Watch 2 – Lo smartwatch indipendente dallo smartphone
    6. Fitbit Blaze – Un ottimo compagno di allenamento
    7. Garmin Vivoactive HR – L’essenziale per lo sportivo moderno
    8. TicWatch E Shadow – Ottima qualità ad un prezzo conveniente
    9. Sony SWR50 Smartwatch 3 – Uno smartwatch da tenere sempre al polso
    10. Willful Smartwatch – Il migliore smartwatch economico

    Samsung Gear S3 Frontier – Il mio personale smartwatch contapassi che uso tutti i giorni

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Questo è lo smartwatch che ho comprato un po’ di tempo fa e del quale non posso più fare a meno. È disponibile anche nella versione “classic” ma io ho preferito questa versione “frontier”, sicuramente meno tradizionale ma più sportiva e più adatta al mio stile di vita. Raggiunge anche i quattro giorni di durata con una caria completa quando non lo utilizzo al pieno delle sue funzionalità (soprattutto se il GPS è disattivo).

    Il design del Samsung Gear S3 Frontier è accattivante. È di colore grigio molto scuro con un cinturino comodo di gomma dello stesso colore. È possibile scegliere tra uno piccolo e uno grande a seconda delle proprie esigenze. Il pezzo forte di questo smartwatch, che gira su sistema operativo Android Wear OS, è la scocca della cassa che può essere ruotata per scorrere tra le notifiche o i widget visualizzati sullo schermo, o nel menu per selezionare una determinata opzione. Lo schermo è touch, da 1,3 pollici con una risoluzione di 360 x 360 pixel. È molto luminoso e non ho mai avuto nessun problema a leggere le notifiche quando mi sono trovato all’aperto durante una giornata parecchio soleggiata. Le rifiniture della cassa, la parte più esterna, è protetta da un Gorilla Glass che lo rende a prova di graffi, motivo in più per stare più tranquilli durante le mie attività quotidiane. Quando hai un orologio al polso sai che, a prescindere da quanto sei attento, prima o poi succederà e andrai a sbattere col braccio in una parete, in una porta, o altro. Mi è capitato col Samsung Gear S3 Frontier e non ha subito alcun danno.

    Questo orologio intelligente Samsung arriva con un GPS integrato, che lo rende indipendente in questo senso dallo smartphone. Quindi si può eventualmente pensare di andare a correre o fare un giro in bicicletta lasciando tranquillamente il telefonino a casa, senza la preoccupazione di perdersi. Ovviamente pagando con l’autonomia della batteria che viene ridotta drasticamente col GPS attivo. L’ho provato qualche volta anche se non mi serve spesso, funziona molto bene, è preciso. Chiaramente andrà perfettamente dove la ricezione satellitare è migliore. In un centro abitato parecchio grande si confonderà spesso, ma d’altronde così funzionano tutti i rilevatori satellitari GPS in presenza di ricezione non ottima.

    Ha un microfono e un piccolo altoparlante integrati. Esatto, lo smartwatch funge da telefono. Vuol dire che posso rispondere alle chiamate e parlare direttamente tramite orologio, proprio come se fossi Michael Knight in Supercar quando chiama la macchina KITT. A parte questa digressione televisiva (nostalgica) non mi aspettavo fosse così comodo. In ambienti parecchio rumorosi e con molta gente non è la migliore delle opzioni quella di parlare attraverso lo smartwatch, sia per un discorso di volume, sia per la privacy. Però quando sono a casa, e mi chiamano al cellulare, e ho il mio fidato smartwatch a portata di polso, spesso rispondo dall’orologio. Che dire, è semplicemente molto comodo.

    L’altoparlante può essere anche usato per ricevere un segnale audio quando arrivano notifiche, anche se il volume non è altissimo, quindi potrebbe risultare difficile sentirlo in ambienti aperti. Con un paio di cuffie auricolari bluetooth si può ovviare a questo problema.

    È dotato di contapassi e cardiofrequenzimetro, tramite un sensore ottico mi tiene costantemente aggiornato sulle variazioni del mio battito cardiaco. Utile soprattutto quando si fanno allenamenti in palestra o quando si va a correre. Io lo uso principalmente quando vado al parco la mattina, per iniziare la giornata con una corsa. Per i più appassionati di sofisticherie, è anche dotato di rilevatore di pressione e altezza, un barometro e un altimetro per quelli che amano il trekking in montagna.

    Ha una memoria interna di 4 giga, il che vuol dire che posso portare sempre con me la mia musica preferita. È anche dotato di connessione NFC. La ricarica avviene senza fili, grazie al dock di ricarica incluso nella confezione. Basta riporre lo smartwatch sulla basetta.

    Questo smartwatch è compatibile non solo con gli smartphone Samsung ma anche con altri dispositivi, sia Android che iOS. Basterà scaricare la applicazione per Android Galaxy Wearable dal Play Store e abbinare lo smartwatch allo smartphone. Se avete un iPhone, sull’App Store esiste l’applicazione Samsung Gear S, che permette di fare la stessa cosa. Il Samsung Gear S3 Frontier funziona col sistema operativo Tizen OS, di proprietà della Samsung.

    Si può scrollare tra le notifiche semplicemente con un movimento del dito sullo schermo oppure girando la cornice della cassa, come meglio preferite. Addirittura è possibile rispondere ai messaggi usando una tastierina a schermo, o più comodamente dettando il testo al microfono integrato nello smartwatch, che funziona molto bene in questo senso.

    È leggermente diverso dagli smartwatch Wear OS e WatchOS, essendo un sistema operativo differente. Non avrà un vastissimo numero di applicazioni sul suo store, ma per quel che mi riguarda l’ho trovato più che completo. Ci sono giochi, e anche un’applicazione che mi permette di personalizzare il quadrante dell’orologio. La gioia più grande è stata quando ho scoperto l’applicazione compatibile con Spotify sullo smartphone.

    Sicuramente il punto di forza di questo Samsung Gear S3 Frontier è costituito dalle funzioni adatte al fitness e all’attività sportiva. Appena inizio a camminare soltanto, lo smartwatch comincia a tracciare i miei movimenti e i miei parametri vitali, e li tiene in memoria come in un diario di bordo. Se dovessi fare tardi la mattina, fa partire una notifica che mi avvisa della mia pigrizia e mi invoglia a metter su la tuta per andare al parco a correre. Riconosce anche le piccole pause dovute (per esempio) ad un attraversamento pedonale. Il tutto costantemente a portata di polso: tutti questi dati sono monitorati in diretta e riportati sulla schermata principale dello smartwatch grazie a dei widget. Se voglio andare ad analizzare la storia dei miei dati relativi alla mia attività fisica, basta consultare l’applicazione Samsung S Health sul mio smartphone: lì troverò lo storico di qualunque parametro.

    Il Samsung Gear S3 Frontier è uno smartwatch davvero ottimo per quelli che amano lo sport. Dotato di tutto ciò di cui si ha bisogno, con una durata della batteria soddisfacente. Comodo al polso, facile da gestire quando ricevo tante notifiche, chiaro nei dettagli sullo schermo.

    Uno smartwatch di ottima qualità, dal design molto fine. Difficilmente ne farete a meno.

    PRO

    • Autonomia della batteria
    • Ottimo per il fitness
    • Ottimo design

    CONTRO

    • Supporto limitato per le applicazioni

    Apple Watch Series 3 – Per quelli che amano la Apple

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Dico la verità: se avessi avuto un iPhone, avrei comprato sicuramente un Apple Watch Series 3 senza nemmeno pensarci su due volte.

    Lo smartwatch di casa Apple si presenta con la classica cassa quadrata, che è come un marchio di fabbrica. Fatto di alluminio, l’ho provato al centro commerciale, è davvero elegante, bello e resistente. La luminosità dello schermo è altissima e si adatta all’ambiente magnificamente. Il display si spegne in automatico, lo si riaccende con un semplice gesto del braccio.

    Ha una memoria interna da 8 giga, il che vuol dire mai a corto di spazio. Tutta la tua musica preferita a portata di orologio.

    L’autonomia della batteria è di 3 giorni, che crolla incredibilmente nel momento in cui si attiva il GPS, d’altronde come qualunque altro smartwatch. Il GPS consuma molto.

    WatchOS, il sistema operativo di casa Apple, prevede uno schermo touch, in più sul lato destro troviamo un tasto laterale e la Digital Crown. Il primo serve per accendere e spegnere lo smartwatch, il secondo serve per scrollare tra i menu, tra le opzioni, fare lo zoom dei contenuti e aprire Siri, tra le altre cose. Lo schermo distingue il tocco e il tocco prolungato.

    Se amate il nuoto, dovete comprare l’Apple Watch Series 3. Di base è ottimo per il fitness, ma essendo resistente all’acqua, può essere immerso, quindi lo potete indossare quando andate in piscina per allenarvi, o in estate al mare.

    Qualunque sia il nostro sport preferito, potremo monitorare ogni parametro vitale in diretta, per poi andare a consultare tutti i dati a fine sessione, o da smartwatch oppure da iPhone, sul quale verranno conservati. Il cardiofrequenzimetro è integrato ed è sempre in funzione.

    È dotato di microfono e altoparlante, quindi si può rispondere ad una chiamata avvicinando lo smartwatch alla bocca per parlare. Chiaramente in ambienti grandi, e magari rumorosi, questa funzione non sarà particolarmente comoda, per via del volume non elevato. Il microfono può essere usato per dettare una risposta ad un messaggio ricevuto.

    Fate attenzione però perché l’Apple Watch Series 3 è compatibile solo con smartphone della Apple, quindi solo con iPhone.

    PRO

    • Design fantastico
    • Ottimo per il fitness e il nuoto
    • Ottima durata della batteria

    CONTRO

    • Compatibile solo con iPhone

    Motorola Moto 360 2a generazione – La scelta perfetta per gli sportivi

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Quello della prima generazione già meritava all’epoca per la qualità, ma questo Motorola Moto 360 di seconda generazione merita ancora di più. Smartwatch disponibile in due versioni, classica e sport, in diversi colori, diverse forme e dimensioni. Insomma, qui davvero c’è l’imbarazzo della scelta.

    Ci sono due modelli da 4,2 centimetri, uno da uomo e uno da donna, in più anche un modello unisex da 4,6 centimetri, leggermente più grande. Che siate uomini o donne, il cinturino sarà adatto a voi: Motorola ha pensato bene di variare le sue dimensioni per adattarsi meglio al braccio di chi indossa lo smartwatch.

    A seconda della dimensione, lo schermo sarà da 1,37 pollici oppure da 1,56 pollici. La cassa è piccola, con una cornice sottile. È dotata di un sensore che serve unicamente a settare in automatico la luminosità dello schermo in base alla luce ambientale.

    Ha una memoria interna da 4 giga, nel caso in cui vogliate portare con voi la vostra musica, magari da ascoltare quando andate a correre. Troviamo sia la connessione bluetooth che quella wifi.

    Su questo smartwatch troviamo il sistema operativo Android Wear OS, che arriva con un proprio store dedicato esclusivamente alle applicazioni per smartwatch Android. Il numero di app disponibili è enorme, troviamo le più richieste, come Whatsapp, Facebook o Twitter, ma sta a voi cercare quella che preferite tra le migliaia di applicazioni disponibili. La maggior parte di queste vi permetteranno di ricevere direttamente sullo smartwatch le notifiche dello smartphone. Se questo non bastasse, Motorola ha rilasciato anche applicazioni proprietarie, che permettono una maggiore personalizzazione dello smartwatch.

    Il Motorola Moto 360 è perfetto per lo sport e il fitness. È dotato di GPS e cardiofrequenzimetro integrati. Come al solito la precisazione dovuta, il GPS attivo consuma tantissima batteria.

    Se siete possessori di un iPhone, questo smartwatch si abbina facilmente con dispositivi iOS tramite una applicazione apposita disponibile sullo store.

    L’autonomia della batteria è di 2 giorni con una carica completa, secondo quanto dichiarato da Motorola. Non tantissimo forse, ma almeno si riesce ad affrontare una giornata intera. La ricarica è wireless. Basta appoggiare lo smartwatch sul dock di ricarica incluso nella confezione e verrà caricato tramite contatto.

    Questo Motorola Moto 360 di seconda generazione è un ottimo smartwatch e un degno successore del modello precedente. Il fatto che ci sia l’Android Wear OS come sistema operativo lo rende solo ancora più appetibile. Insomma, un concorrente di tutto rispetto nel panorama degli orologi intelligenti.

    PRO

    • Ottimo design
    • Ottima qualità
    • Grande scelta di personalizzazione

    CONTRO

    • Durata della batteria limitata
    • Non ha un altoparlante

    LG Watch Urbane – Lo smartwatch elegante dall’ottima fattura

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    L’LG Watch Urbane, con sistema operativo Android Wear OS, è uno smartwatch molto bello. Ha uno stile tutto suo, molto personale, elegante, con una cassa in acciaio e cinturino in vera pelle. Sembra quasi di indossare un orologio tradizionale.

    È disponibile in argento (il modello recensito qui) e in oro. Ha uno schermo P-OLED da 1,3 pollici con risoluzione di 320 x 320 pixel. Il display è touch ed è protetto da un Gorilla Glass, a prova di graffio. La luminosità è buona, ma non è presente l’autoregolazione in quanto non c’è un sensore di luce ambientale.

    La memoria interna è di 4 giga, necessaria per le app che si vogliono installare sullo smartwatch oppure se si vuole portare la musica con sé. L’LG Watch Urbane è dotato di bluetooth e anche di wifi. Quest’ultima è molto interessante ma lo smartphone associato deve essere collegato anch’esso ad una rete per poter usufruire a pieno di questa funzione.

    Su questo smartwatch non c’è il sistema GPS incluso. Ha però un cardiofrequenzimetro integrato che funziona molto bene. Lo si può far funzionare sia tramite l’applicazione di Google oppure quella proprietaria della LG.

    Con le nuove versioni di Android Wear OS, che migliora sempre di più il sistema operativo e le sue funzionalità, i primi a trarne un vantaggio sono proprio gli smartwatch che sfruttano questo OS per funzionare. Il fatto di poter scrollare tra le applicazioni semplicemente con un movimento del polso è solo un esempio di tutto ciò.

    Su questo smartwatch è presente un microfono integrato. Possiamo quindi dare comandi vocali, ma solo se siamo collegati ad una rete wifi, sia con lo smartwatch che con lo smartphone accoppiato. C’è la possibilità di rispondere ai messaggi ricevuti tramite un’emoticon disegnata direttamente sul display.

    L’autonomia della batteria è di 2 giorni, se l’utilizzo che fate dello smartwatch non è particolarmente prolungato nel tempo. In quest’ultimo caso la durata scenderà ma si dovrebbe stare abbastanza tranquilli in quanto riesce a raggiungere una giornata di autonomia. Per risparmiare sarà bene spegnere lo schermo quando non serve. La ricarica avviene tramite una porta magnetica posta sul retro della cassa, il caricatore è incluso nella confezione.

    Concludendo, l’LG Watch Urbane è uno smartwatch molto elegante e girando su Wear OS può sfruttare tutto il potenziale dello store Android dedicato.

    PRO

    • Ottima fattura
    • Design elegante

    CONTRO

    • Durata della batteria bassa
    • Luminosità da settare a mano

    Huawei Watch 2 – Lo smartwatch indipendente dallo smartphone

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Questo smartwatch della Huawei arriva disponibile con connessione 4G/LTE oppure solo con bluetooth. Huawei è un brand cinese che produce articoli di ottima qualità e di qualunque tipologia.

    Anche questo smartwatch strizza l’occhio agli amanti del fitness e dello sport, con il suo design fatto ad hoc e le sue funzioni dedicate.

    L’orologio Huawei Watch 2 è molto solido. Ha uno schermo AMOLED di 1,2 pollici, con una risoluzione di 390 x 390 pixel e con sensore di luce ambientale per autoregolare la luminosità. Le rifiniture sono di ceramica e presenta due grossi tasti sul lato destro. Sul retro c’è il sensore del cardiofrequenzimetro per la rilevazione del battito cardiaco e la porta magnetica per la ricarica.

    Qui la definizione più adatta sarebbe quella di sportwatch, dal momento che questo Huawei è interamente focalizzato sui nostri parametri vitali. Se siete tra quelli che possiedono uno smartphone della stessa marca, allora l’esperienza sarà davvero completa. Potete scegliere tra diversi tipi di attività sul display, lo smartwatch terrà traccia di tutti i nostri dati impeccabilmente. È anche dotato di GPS integrato se vi sentite degli esploratori quando uscite per correre. Tutto sarà sincronizzato con lo smartphone così si può andare a consultare lo storico dei nostri dati con comodità, su uno schermo più grande.

    Il modello qui recensito è il 4G/LTE. Troviamo quindi un piccolo slot per la SIM e lo smartwatch sarà completamente indipendente dal vostro smartphone. Davvero molto utile soprattutto per quelle attività per cui risulta scomodo portarsi il cellulare in tasca. Supporta anche le schede eSIM.

    Su questo smartwatch troviamo il sistema operativo Android Wear OS, con tutti i lati positivi che si porta dietro. Primo fra tutti, lo store dedicato alle applicazioni per smartwatch direttamente sull’orologio. Comodissimo. Inoltre ora è compatibile con gli iPhone, sebbene ancora non totalmente.

    Ha un microfono e un altoparlante integrato. Possiamo rispondere e parlare al telefono, e anche dare comandi vocali. Ha 2 giga di spazio disponibile per musica o applicazioni da installare. Con un paio di cuffie bluetooth lo si sfrutta davvero alla grande.

    L’autonomia della batteria è soddisfacente. A seconda dell’utilizzo, si può arrivare a 2 giorni se l’uso è blando, mentre arriveremo comunque a coprire una giornata con utilizzo medio. Chiaramente, e come già detto in precedenza, se si tiene il GPS attivo, la batteria si consumerà in fretta. Il caricatore si trova nella confezione, è dotato di porta magnetica che si connette sul retro della cassa.

    Concludendo, uno smartwatch sportivo e utilissimo, ancora più perfetto se siete possessori di uno smartphone Huawei.

    PRO

    • Funzionalità fitness
    • Connessione 4G/LTE
    • Leggero

    CONRO

    • È grande
    • Lo schermo è piccolo

    Fitbit Blaze – Un ottimo compagno di allenamento

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    Il Fitbit Blaze si presenta con uno schermo quadrato a colori da 1,66 pollici, che ricorda vagamente il design dell’Apple Watch. La cassa è in acciaio, con due tasti sul lato destro e uno sul lato sinistro. Sul retro troviamo il sensore del cardiofrequenzimetro, e la porta magnetica per la ricarica. Il cinturino è disponibile in diversi materiali, in acciaio, in pelle o in plastica, e in diversi colori. Lo schermo è abbastanza luminoso ed è dotato di sensore di luce ambientale.

    Lo smartwatch è decisamente unisex, sarà la scelta del cinturino a definirne il carattere maschile o femminile.

    Il tasto sulla sinistra serve per cambiare le funzioni sullo schermo, mentre i pulsanti a sinistra non sono altro che frecce navigabili e servono per la selezione delle voci nei menu.

    Non ha il GPS integrato. Questo però non ci vieta di usarlo in maniera condivisa, ovvero attivandolo sullo smartphone e controllandolo dall’orologio. Ha un contapassi, una funzione di monitoraggio del sonno che sfrutta vari sensori presenti e il cardiofrequenzimetro come detto prima.

    L’autonomia della batteria è uno dei punti forti di questo smartwatch: si può arrivare anche a 5 giorni consecutivi. Il caricatore si trova incluso nella confezione e funziona tramite porta magnetica.

    Questo smartwatch ha un suo sistema operativo, proprietario, il Fitbit OS. Ha uno store con le applicazioni dedicate alle varie attività quotidiane. È compatibile con smartphone Android e iOS. Ha vari programmi di allenamento preinstallati, per cui basta decidere il tipo di attività e lo smartwatch ci guiderà passo dopo passo nella stessa. Qualunque sia il nostro esercizio fisico, lo smartwatch salva tutti i dati relativi ai nostri parametri vitali e quelli ambientali, riportandoli poi sull’applicazione dedicata. Oppure si possono consultare comodamente direttamente sul cellulare o anche sul computer di casa.

    Sia chiaro che il Fitbit Blaze ha anche tutte le funzionalità di uno smartwatch. Riceve le notifiche riguardo le chiamate in arrivo, i messaggi e gli eventi del calendario, nonché avvisi da applicazioni di terze parti come Whatsapp e Hangouts.

    Il Fitbit Blaze è un ottimo smartwatch con le caratteristiche di una smartband. È molto comodo per l’attività fisica e decisamente un’ottima soluzione per tutti gli sportivi.

    PRO

    • La batteria dura tanto
    • Ottimo per il fitness

    CONTRO

    • Non ha il GPS integrato

    Garmin Vivoactive HR – L’essenziale per lo sportivo moderno

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    Il Garmin Vivoactive HR è uno smartwatch più identificabile nella categoria degli sportwatch. È un orologio intelligente pensato per gli sportivi, per chi va in palestra o chi fa attività fisica in generale.

    Ha GPS integrato e cardiofrequenzimetro posto sul retro della cassa, funzionano benissimo. È molto leggero, non pesa nemmeno 50 grammi. È impermeabile. Ha la connessione bluetooth per poterlo accoppiare con lo smartphone.

    Ha un bel design, si presta ottimamente ad essere lo smartwatch sportivo che è. Molto minimale e molto resistente, la versione che recensisco qui è quella regular, ovvero la dimensione normale, perché ne esiste anche una versione large.

    Ha uno schermo touch da 7,68 pollici, con una risoluzione di 148 x 205 pixel. Alla base, subito sotto il display ci sono due tasti. L’intero smartwatch è fatto di plastica nera resistente.

    Ha tutto quello che uno sportivo vuole da un dispositivo del genere e fa più che ottimamente il suo lavoro. Rileva e salva tutti i parametri vitali necessari, fa da contapassi, conta le calorie che si bruciano durante l’allenamento, salva l’ultima attività, monitora in diretta il battito cardiaco (sia a riposo che sotto sforzo) e da informazioni sulle previsioni meteo.

    Facile da usare, è ottimizzato per monitorare l’attività specifica di sport diversi. Dal menu è possibile scegliere il tipo e lo smartwatch va da sé. Alla fine potete consultare tutti i dati sull’orologio o sul telefonino.

    La batteria arriva a durare anche 5 giorni in condizioni di utilizzo normale. Attenzione come sempre al GPS attivo che consumerà tantissimo. È possibile ricaricarlo tramite il caricatore che si trova nella confezione. Funziona tramite porta magnetica, che si trova sul retro della cassa.

    Il Garmin Vivoactive HR è lo smartwatch perfetto per gli sportivi. Per questa fascia di prezzo è sicuramente il miglior smartwatch disponibile.

    PRO

    • La batteria dura tanto
    • Ottime funzioni per il fitness

    CONTRO

    • Display non molto luminoso

    TicWatch E Shadow – Ottima qualità ad un prezzo conveniente

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il Ticwatch E Shadow rappresenta un’ottima scelta per quelli che cercano un prodotto affidabile ad un prezzo vantaggioso.

    Sembra un classico orologio, con un design ridotto all’osso. La cassa è circolare, con uno schermo OLED touch da 1,40 pollici e una risoluzione di 400 x 400 pixel, molto luminoso. Sul lato sinistro troviamo un pulsante. Sul retro della cassa, ci sono il sensore per il rilevamento del battito cardiaco e la porta magnetica per la ricarica. È molto leggero, lo indosserete e neanche ve ne accorgerete.

    Ha il sistema GPS integrato. Ha un altoparlante che permette la riproduzione degli allarmi quando si ricevono notifiche. E troviamo anche la connessione wifi che è molto utile.

    Gira sul sistema operativo Android Wear OS, dunque con tutti i vantaggi di questo OS, che migliora sempre di più ad ogni aggiornamento. Le notifiche sono gestibili facilmente tramite un rapido swipe del dito sullo schermo oppure col movimento del polso. Si possono installare tutte le applicazioni preferite direttamente dal Play Store disponibile sull’orologio. Si possono anche scaricare diversi tipi di quadrante per personalizzare il proprio smartwatch.

    Ha un microfono integrato che può essere usato per rispondere alle telefonate o per dare comandi vocali. Si può rispondere ai messaggi tramite una piccola tastiera a schermo, che per quanto piccola è precisa.

    È compatibile anche con gli iPhone ma con delle limitazioni.

    La batteria non è molto duratura, arriva ad una giornata con un utilizzo normale. Con GPS attivo anche meno. Dunque bisogna ricaricarlo la notte quando si va a dormire.

    il TicWatch E Shadow è un’interessante proposta nel campo degli smartwatch. Non costa tantissimo e gira su sistema operativo Android Wear OS. Un’occasione da non lasciarsi perdere.

    PRO

    • Ottimo prezzo
    • Display OLED molto buono

    CONTRO

    • La batteria non dura tanto

    Sony SWR50 Smartwatch 3 – Uno smartwatch da tenere sempre al polso

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il Sony SWR50 3 è uno smartwatch molto bello da indossare, sembra una smartband. Il corpo è inserito nel cinturino fatto di gomma che può essere cambiato facilmente ed è disponibile in diversi colori. Può essere indossato praticamente sempre.

    Ha uno schermo da 1,6 pollici con una risoluzione di 320 x 320 pixel. Il display è transflettivo, una tecnologia che permette di visualizzare l’orario sullo schermo anche quando lo smartwatch è in modalità di standby. Ovviamente il tutto a vantaggio della durata della batteria. Troviamo anche il sensore di luce ambientale, per cui il display regolerà la luminosità automaticamente.

    Gira sul sistema operativo Android Wear OS. Lato molto positivo in quanto significa che arriva con un Play Store disponibile direttamente sull’orologio e tantissime applicazioni.

    Ha un microfono integrato che è possibile usare con Google Now, dando comandi vocali. Non ha un altoparlante quindi non si possono riprodurre suoni per le notifiche. Con un paio di cuffie auricolari bluetooth si possono sfruttare al meglio le potenzialità di questo smartwatch che è dotato di connessione wifi. Su questo modello non è presente il sensore per il rilevamento del battito cardiaco.

    L’autonomia della batteria è notevole. Si arriva a due giorni con un utilizzo normale. Il vantaggio in questo caso è sicuramente dato dallo schermo transflettivo. Sfruttando a pieno questa tecnologia e mantenendo il GPS disattivato, non ci lascerà mai a piedi.

    È dotato di connessione bluetooth e NFC, per cui il pairing con lo smartphone diventa più veloce.

    Il Sony SWR 3 è un ottimo dispositivo per chi cerca principalmente uno smartwatch a basso costo. Manca il cardiofrequenzimetro ma è comunque ancora ottimo per lo sport e il fitness. Fa al caso vostro se cercate uno smartwatch molto funzionale e bello da indossare.

    PRO

    • Design moderno
    • Schermo transflettivo

    CONTRO

    • Non ha il cardiofrequenzimetro

    Smartwatch economici

    Sul mercato, quando si cercano smartwatch economici, la scelta può risultare sempre parecchio difficile. Certo perché sono presenti tantissimi e diversi modelli e non si sa mai quale davvero scegliere. Va bene che costano poco ma la domanda che ci poniamo è sempre la stessa: quali sono i migliori smartwatch economici?

    Ci sono talmente tante marche in giro che si fa presto a perdere la testa.

    Ne ho visti tanti, ho fatto un po’ di ricerca online e mi sento di consigliare questo che segue. Il Willful Smartwatch secondo me è quello che merita di più tra tutti quelli economici.

    Willful Smartwatch – Il migliore smartwatch economico

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Partiamo innanzitutto dal dire che se non fosse stato per il nome, avrei detto si trattasse dell’Apple Watch. Si perché il design è molto simile, con una cassa quadrata e un pulsante sul lato destro. Inoltre gira su un sistema operativo proprietario che è compatibile con Android dalla versione 4.4 e iOS dalla versione 7.1.

    Ha uno schermo touch da 1,54 pollici con una risoluzione di 240 x 240 pixel, molto luminoso nonostante sia un LCD. La cassa è di alluminio.

    Troviamo una connessione bluetooth per il pairing con lo smartphone. È presente uno slot di memoria micro SD che è utile se vogliamo portare la musica con noi, oppure per salvare le foto che si possono scattare con una piccola fotocamera che si trova sulla parte frontale della cassa.

    C’è anche lo slot per la SIM card, che rende lo smartwatch indipendente dallo smartphone. Si possono fare telefonate tramite l’orologio, tenendo conto che supporta solo il 2G, che comunque è buono per le funzioni che riguardano prettamente la telefonia, ovvero chiamate e messaggi.

    Sullo smartwatch sono installate tutte le applicazioni che servono per utilizzarlo sia come un telefono che come una smartband sportiva. Troviamo un lettore musicale, una calcolatrice, l’activity tracker, il monitoraggio del sonno. Ed ancora l’applicazione della fotocamera, la sveglia, il registratore vocale. Insomma, non mancano le funzioni su questo smartwatch economico.

    La batteria può durare fino a 5 giorni con un utilizzo normale dello smartwatch, ed è solo un altro punto a favore che rende il Willful Smartwatch il migliore smartwatch economico. La ricarica avviene tramite un cavo USB, sul lato sinistro della cassa si trova la porta micro USB.

    Questo smartwatch mi ha colpito per le funzioni e il design. A giudicare dal numero di recensioni che si trovano online, è davvero da tenere d’occhio, soprattutto per quelli che non vogliono spendere praticamente nulla, o magari per chi non conosce ancora il mondo degli orologi intelligenti e vuole fare le cose con calma.

    Avrà sicuramente i suoi contro, considerato sempre il prezzo, ma è un prodotto che piace molto.

    PRO:

    • Il prezzo
    • Slot per SIM
    • Activity tracker

    CONTRO

    • Non ha il cardiofrequenzimetro
    • Non ha il GPS

    ProContro.com partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it

  • in

    Le 5 Migliori Yogurtiere (Le Più Gustose e Igieniche)

    migliore-yogurtiera

    “Mamma lo Yogurt che prepari tu è mille volte meglio di quello del supermercato”
    Mia figlia Angela di 5 anni

    yogurt-fatto-in-casa
    ecco il mio bello yogurt fatto in casa, ne vado orgogliosissima

    Ciao,
    sono Antonella.

    Ami anche tu quell’ottimo yogurt naturale che si scioglie in bocca al sapore di frutta, caffè, miele o cacao ma allo stesso tempo odi lo yogurt industriale?

    Vuoi scoprire come farlo da solo/a a casa?

    Oggi ti spiegherò tutto quello che ho imparato sullo yogurt negli ultimi anni con ricerche e sperimentazioni domestiche continue.

     

    LA MIA TOP 3

    La Mia Yogurtiera Preferita
    CuisinArt YM400E, Yogurtiera &...
    La Yogurtiera di Mia Sorella
    Moulinex YG231E Yogurteo Yogurtiera con...
    La Yogurtiera da 12 Vasetti
    Klarstein Gaia macchina per yogurt (in...
    CuisinArt YM400E, Yogurtiera &...
    Moulinex YG231E Yogurteo Yogurtiera con...
    Klarstein Gaia macchina per yogurt (in...
    La Mia Yogurtiera Preferita
    CuisinArt YM400E, Yogurtiera &...
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    La Yogurtiera di Mia Sorella
    Moulinex YG231E Yogurteo Yogurtiera con...
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    La Yogurtiera da 12 Vasetti
    Klarstein Gaia macchina per yogurt (in...
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    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

     

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    Mia nonna mi ha insegnato che non c’è niente che abbia un ottimo sapore come le cose che si preparano con le proprie mani, e questo è innegabile.

    Sia nel senso che ciò che realizzo a casa contiene solo ingredienti genuini che scelgo personalmente al mercato vicino casa, sia perché ciò che si prepara personalmente sembra avere sempre “una marcia in più”, un sapore speciale supplementare, a me piace pensare che si tratti del sapore dell’Amore, che come sempre rende più ricche e piene le esperienze della vita di tutti i giorni.

     

    Le proprietà dello Yogurt. Perché fa bene?

    Sono oramai diversi decenni che lo Yogurt è arrivato sulle nostre tavole, ed è entrato a far parte delle abitudine alimentari di molti, a volte però si tende a dare per scontato il fatto che questo alimento sia salutare, ma non se ne ricordano o conoscono i motivi.

    Lo yogurt a differenza di quanto si possa immaginare non è stato inventato dalle multinazionali del cibo, bensì è un alimento molto antico che veniva consumato già secoli fa.

    Non è soltanto un cibo dal nome esotico e dal gusto particolare infatti, ma è anche dotato di ottime proprietà che lo rendono perfetto per la salute del nostro corpo.

    Furono i greci per primi a scoprire questo curioso alimento, osservando che conservando il latte a temperatura ambiente (ebbene sì a quei tempi non esisteva il frigorifero 🙂 all’interno di otri ottenuti lavorando lo stomaco di animali, questo col tempo veniva mano mano attaccato dagli organismi presenti all’interno di questi contenitori e cominciava così a fermentare, diventando un composto digestibile dal sapore acido e dall’apparenza cremosa e invitante.

    Nell’antichità si pensava fosse ottimo per rigenerare il sangue, all’inizio dello scorso secolo grazie all’invenzione del microscopio si cominciò a ricercare quali fossero effettivamente questi bacilli che intervenendo sul latte lo trasformassero in quella maniera tipica, e furono isolati il Lactobacillus delbrueckii bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus.

    Questi microrganismi rendono lo yogurt ricco di fermenti che rimangono in vita esattamente fino al momento di essere consumati dagli umani, e sono proprio questi ad essere tanto benefici al nostro organismo.

    Non tutti sanno che i batteri lattici infatti sono in grado di separare il lattosio dividendolo in glucosio e galattosio, più facilmente assorbibili dal corpo.

    Lo yogurt per questo è altamente disintossicante e antinfiammante, agendo specie sull’intestino e favorendo il ripristino della flora batterica.

    Essendo un derivato del latte ne mantiene anche le proprietà nutritive, tra i quali sono incluse vitamine, proteine e minerali come il calcio, fondamentale per la struttura ossea del nostro corpo e indispensabile.
    E’ fondamentale anche per far risplendere al meglio unghie e capelli e per produrre anticorpi.

    Perfetto anche per gli anziani.

    Ma è un alimento che non manca di accontentare i fanatici della bellezza del corpo, è infatti alla base di tantissime ricette che possono aiutare il processo di miglioramento estetico, famose le basi scrub esfolianti fatte con lo yogurt ad esempio. Ottimo anche come nutriente da usare sui capelli per renderli più morbidi ed elastici, o per la cura della pelle delle mani.

     

    Come fare lo yogurt con la yogurtiera?

    Le yogurtiere mantengono il latte ad una temperatura costante di circa 40 gradi per favorire la fermentazione dei batteri di cui parlavamo poco sopra, ovvero quelli che attaccando il latte lo fanno trasformare in yogurt.

    Un processo quasi magico se si osserva dal vivo, ma del tutto naturale visto al microscopio.

    Esistono diversi tipi di yogurtiera, a singolo contenitore o a contenitori multipli, ma sono ottime anche quelle a caraffa per chi intende produrre grandi quantità di yogurt. Pensiamo ad esempio di chi ha una famiglia molto numerosa e si trova quindi a non poter ragionare in “vasetti”, perché questi terminerebbero subito e non riuscirebbero a rispondere al fabbisogno di tutti.

    E’ molto semplice fare lo yogurt in casa utilizzando una yogurtiera, è necessario come prima cosa:

    – Prendere un litro di latte a temperatura ambiente
    – Mescolare il latte con un vasetto di yogurt intero, questo sarà il nostro cosiddetto “starter”, per avviare velocemente il processo batterico
    – Invece dello yogurt starter è possibile acquistare ed utilizzare bustine di fermenti lattici vivi. Se si utilizzano i fermenti lattici è bene procedere con molta calma per evitare la schiuma
    – Procedete quindi a mescolare il latte con delicatezza per evitare la creazione di grumi
    – Versatelo quindi nel contenitore o nei molteplici contenitori della yogurtiera
    – Avviate quindi il programma dedicato da 8 ore.
    – Dopo 8 ore c’è bisogno di attendere che lo yogurt si sia raffreddato
    – A questo punto sarà possibile trasferire i contenitori nel nostro frigorifero
    – All’interno del frigorifero bisognerà attendere qualche ora di modo che i fermenti lattici si stabilizzino e lo yogurt sia finalmente pronto per essere consumato

    Ecco come faccio per rendere lo yogurt più cremoso per i miei figli nel caso risulti molto asciutto:

    Per rendere lo yogurt più cremoso è necessario usare una miscela di latte e panna, per ogni litro di yogurt sarà necessario aggiungervi il latte intero e la panna in proporzione 7/10 per il latte e 3/10 per la panna liquida.
    E poi aggiungo a yogurt finito un po’ di amido di mais.

    Per ridurre invece l’acidità dello yogurt è bene addolcirlo con un dolcificante naturale a vostra scelta.

    Con la yogurtiera adoro anche dare libero sfogo alla mia fantasia e variare sempre giorno dopo giorno le varie declinazioni dello yogurt che creo, infatti dopo un po’ quello lì bianco viene a noia, col tempo ho sperimentato molto e mi sono lanciata nello yogurt alla frutta, provando praticamente con qualunque frutto di stagione a disposizione, ma esce soprattutto ottimo con la cannella e la vaniglia, meraviglioso e gustosissimo, i miei figli ne vanno letteralmente matti.

    Nel caso intendiate aggiungere però dei gusti supplementari avrete bisogno di aumentare la quantità di fermenti lattici prima che inizi l’incubazione.

     

    Cosa sono i fermenti lattici?

    Sono decenni che si sente parlare di fermenti lattici aggiunti a questo o quell’altro alimento per farlo diventare più salutare, ottimo per l’intestino, eccetera eccetera

    Ma sappiamo esattamente di che cosa si parla?

    Spesso si consiglia a chi è malato d’intestino, o semplicemente a chi soffre di disturbi all’apparato digerenti di assumere fermenti lattici per “ristabilire l’equilibrio della flora intestinale”, quante volte anche nelle pubblicità abbiamo ascoltato ripetuta questa frase quasi come una filastrocca?

    Il funzionamento dei fermenti lattici però non è semplicemente da immaginare visualizzando questi piccoli esserini che inoculati nel nostro organismo a modello “Esploriamo il corpo umano” (ricordate questo meraviglioso cartone animato della nostra infanzia, vero?) intervengono per sistemare tutto come per magia, facendo ordine nel nostro intestino.

    In verità le cose stanno un po’ diversamente, il nostro corpo si sa è una macchina perfetta estremamente complessa, che per funzionare si poggia su sistemi interni molto complessi e interdipendenti.

    Il nostro intestino è molto delicato e si basa su un particolare equilibrio interno che se alterato ne compromette il corretto funzionamento. Soggetti come siamo a questi ritmi frenetici del mondo moderno che ci sottopone a stress continui, e come diceva qualcuno qualunque malattia alla fine dei conti è psicosomatica, aggiungendo poi un’alimentazione scorretta piena di cibi raffinati industrialmente, è facile che il nostro intestino si irriti e cominci a “impazzire”.
    Senza dimenticare i vizi di alcuni che amano abbondare col consumo di alcool, fumo e bibite gasate.

    La nostra flora batterica sintetizza le vitamine che ingeriamo nei cibi e regola il sistema immunitario, in alcuni casi ha quindi bisogno di un “aiuto” esterno, e questo può venire tramite l’ingestione di fermenti lattici.
    I fermenti lattici vivono già naturalmente all’interno del nostro organismo e si nutrono di ciò che a nostra volta mangiamo, sono vivi dentro di noi e collaborano col nostro corpo per il suo benessere generale.

    I fermenti lattici probiotici vengono chiamati così perché producono acido lattico.

    La flora batterica è posizionata nel tratto finale del nostro intestino, ovvero all’interno del colon.
    I fermenti lattici si autoincaricano di proteggere le pareti mucose.

     

    Come conservare lo yogurt?

    Lo yogurt va conservato nel piano più alto del nostro frigorifero, ovvero tra i 4 e i 5 gradi, affinché mantenga quasi inalterate le sue benefiche proprietà e la flora microbica possa conservare le sue peculiarissime caratteristiche.

    Non tutti sanno infatti che una corretta conservazione dello yogurt a una temperatura adeguata è indispensabile affinché i batteri nostri “amici” possano tenersi in vita e mantenere la stessa vitalità, e quindi la stessa efficacia.

    Vi prego di non trattare queste raccomandazioni con superficialità, dato che sono fondamentali per preservare gli aspetti toccasana di questa incredibile e potente bevanda.

     

    Yogurt fatto in casa vs Yogurt industriale

    Oramai si sa i nostri scaffali sono inondati di yogurt industriale, le esigenze di consumatori di questi tempi moderni impongono alle aziende produttrici di realizzare un’altissima varietà di tipologie di yogurt, che in alcuni casi promettono dei veri e propri miracoli… ma c’è davvero da fidarsi?

    Lo yogurt cosiddetto intero viene prodotto con del latte intero ed è il tipo di yogurt più sano e benefico, perché il meno raffinato, con meno aggiunte industriali, raccomandatissimo anche dai medici.

    Lo yogurt magro invece è realizzato per mezzo dell’impiego di latte scremato e il gasso al suo interno viene colato via. Viviamo in un mondo un po’ ossessionato da questa “grasso-fobia”, in cui il grasso è sempre sinonimo di cattivo, qualcosa da evitare, ma non tutti sanno che in molti casi il grasso è un semplice componente dei cibi, che non ha senso tentare di evitare a tutti i costi, perché parte potenziale di una dieta equilibrata e corretta, ma ognuno ha le proprie convinzioni e non voglio stare qui certo a darvi lezioni dietetiche, perché non ne ho né la voglia né la capacità. Sappiate solo che spesso le aziende produttrici di cibi tendono a “ingannare” i consumatori attraverso diciture non esattamente corrette, cavalcando questa o quell’altra moda alimentare per spolparli vivi…
    Detto questo comunque lo yogurt magro è tra i più facili da digerire e dotato di pochissime calorie, quindi spesso consigliato a chi sta a dieta.

    Yogurt bianco vs Yogurt con frutta

    Gli Yogurt bianchi sono superiori a quelli a frutta da un punto di vista nutrizionale, e la ragione è molto semplice: spesso infatti per conferire quel caratteristico sapore di “frutta” si aggiungono conservanti e correttori di sapidità particolari che ne “migliorano” il sapore ma allo stesso tempo alterano tutte le proprietà alimentari, trasformando paradossalmente lo yogurt da uno dei cibi più sani che si possano mangiare a una specie di “merendina” da banco frigo… pensateci bene la prossima volta che acquistate uno yogurt “insaporito” per voi o per i vostri figli…

    Discorso completamente diverso se la “correzione” la apportate voi stessi con uno yogurt realizzato a casa per mezzo di una yogurtiera, in quel caso avrete sia tutte le favolose proprietà benefiche dello yogurt e al tempo stesso un ottimo gusto supplementare che lo farà somigliare ad un ottimo gelato, da consumare in tutta tranquillità dato che starete comunque degustando un cibo perfettamente salutare.

    Però c’è da fare un’importantissima precisazione e distinzione, dato che lo yogurt bianco deve essere completamente “bianco”, ovvero libero da additivi per migliorarne il sapore, perché altrimenti il discorso non cambia, ci sono dei produttori che spacciano il loro yogurt bianco pieno di zucchero e additivi come yogurt “naturale” “bianco”… fate moltissima attenzione, se lo yogurt industriale sa di gelato, diffidate. Il vero yogurt ha un sapore caratteristico molto acido, ed è proprio questa acidità a rappresentare la vera qualità dello yogurt, non è difficile infatti allenarsi a distinguere uno yogurt buono da uno scadente.

    Ricordate sempre che all’interno degli yogurt commerciali non c’è vera frutta fresca ma solo degli aromatizzanti che ricordano il sapore della frutta… un po’ come capita con le essenze dei profumi… Molto spesso viene utilizzata la polpa di scarto di altre lavorazioni, stesso discorso attenzione vale per chi mette “veri pezzi di frutta” all’interno dei propri prodotti, si tratta quasi sempre di materie di scarto, fate molta attenzione a ciò che ingerite e non trattate mai questi prodotti con superficialità lasciandovi sedurre dal marketing impeccabile pieno di colori sgargianti e meravigliose foto di frutti tropicali.

    Stesso discorso si può estendere agli yogurt aromatizzati al cacao o al caffè, che spesso non hanno neanche una traccia di questi ingredienti di cui promettono il sapore, ma solo aromatizzanti naturali.

    Questo discorso vale soprattutto per coloro che non intendono utilizzare in alcun modo prodotti di origine animale, be’ amici, sappiate che in molti casi questi “aromatizzanti naturali” provengono proprio dai nostri carissimi amici animali… non voglio stare a farvi esempi per non urtare la vostra sensibilità, ma sappiate che se vi dicessi come vengono ottenuti molti coloranti o correttori di sapore probabilmente ci pensereste non una, non due, ma trecento volte prima di acquistare un prodotto industriale da banco frigo…

    Di norma sappiate che le industrie alimentari lavorano per il proprio tornaconto economico, non è loro compito nutrirvi con i migliori cibi, il loro compito è guadagnare e per farlo usano tecniche ai limiti della legalità, è chiaro che non tutte le marche fanno questo ragionamento anti-etico, ma la maggior parte sì… vi prego sempre di informarvi approfonditamente dei contenuti delle etichette dei cibi che consumate, non soltanto dello yogurt, e di cercare di risalire a quelle sigle tanto criptiche che spesso vengono usate per includere all’interno dei nostri alimenti ingredienti non proprio ortodossi…

    Lo yogurt greco

    Lo yogurt greco è di sicuro una tipologia molto peculiare di yogurt, in quanto ha delle particolarità che adesso andremo con calma a scoprire.

    Per prima cosa si parla di yogurt “greco” ma in verità si tratta di yogurt bulgaro, viene chiamato con la variante ellenica per questioni di marketing, infatti è molto più semplice vendere in italia un prodotto spacciandolo per “greco”, siamo sempre all’interno della penisola balcanica, ma si sa che la Bulgaria viene solo associata purtroppo a scenari post-sovietici desolati e qualche accampamento gitano qui e lì, in realtà ci sono stata in vacanza la scorsa estate ed è una terra affascinante piena di tradizioni e paesaggi spettacolari, nonché OTTIMO ED ECONOMICO YOGURT!

    La differenza tra yogurt tradizionale e yogurt greco sta nelle operazioni di filtrazione, che in quello normale sono due, mentre in quello “greco” sono ben tre. La terza filtrazione avviene in modo estremamente lento, nel liquido che rimane fuori c’è tutto il lattosio che i batteri nono sono riusciti a fermentare. Il prodotto finale è quindi più grasso ma allo stesso tempo molto più ricco di proteine rispetto a quello tradizionale, e vi posso assicurare che se riuscite a trovare del VERO yogurt “greco”, ovvero bulgaro, non quello industriale prodotto negli Stati Uniti e spacciato come tale, capirete il perché di questa differenziazione e il motivo di tanto pregio di questa qualità di yogurt.

    Lo yogurt greco ha anche naturalmente molti meno zuccheri al suo interno, risulta quindi più amaro ed acido, ma in un senso gustoso, non vi preoccupate.

    Per questa ragione lo yogurt greco è effettivamente ottimo per i suoi effetti salutari, un po’ meno indicato per un certo tipo di diete, ma ricco di nutrienti, ha anche meno sodio.

    Lo yogurt greco viene utilizzato moltissimo in cucina, proprio per questa sua tendenza “all’amarognolo”, infatti non altera il sapore dei cibi come lo yogurt tradizionale e può essere abbinato facilmente a cibi salati.

     

    Perché fare lo yogurt in casa

    Lo yogurt fatto in casa è di sicuro una specie di “cibo magico”, perché conserva tutte le proprietà benefiche di un cibo estremamente salutare.

    Facendo lo yogurt comodamente a casa saremo sicuri di non aver aggiunto conservanti, additivi, esaltatori di sapore industriali, e quindi di avere tra le mani puro semplice yogurt.

    Se e solo se desidereremo potremo aggiungere sapori scelti da noi, ma in quel caso ricordate che lo yogurt “corretto” con altri ingredienti dura leggermente di meno di quello “puro” perché tende a corrompersi ancora più facilmente data la differente composizione chimica con più fermenti lattici all’interno e maggiore densità generale, quindi se realizzate uno yogurt alla frutta, al cacao, alla vaniglia o al caffè ricordate che non potrete conservarlo per tantissimi giorni all’interno del vostro frigorifero, andrà consumato quasi subito in un paio di giorni.

    Lo yogurt industriale per essere prodotto genera tantissimi materiali di scarto, è estremamente poco ecologico, discorso diverso invece per quello casalingo… in casa si sa come insegnano le nonne “non si butta nulla”…

    E poi diciamoci la verità, uno yogurt buono come quello fatto in casa, di qualità, si fa pagare, producendocelo da soli risolveremo questo problema, risparmiando un bel po’ di euro mensili.

    Preparando lo yogurt in casa inoltre c’è la possibilità di consumarlo “appena fatto” sfruttando l’effetto benefico e la vitalità totale dei fermenti lattici, che non dovranno subire nessun ulteriore processo di raffreddamento per essere conservati, e si sa più passa il tempo più questi tendono ad essere meno vitali e quindi meno efficaci per il nostro organismo.

    Ci sono inoltre tantissime ricette in cucina che prevedono l’uso dello yogurt (come ad esempio il pollo al curry), che va spesso a sostituire la panna, che è molto più grassa.

    In qualunque modo la giriate, farsi lo yogurt a casa da soli è una vera e propria svolta, mio marito e i miei figli lo adorano per la colazione e lo spuntino pomeridiano.

     

    La migliore Yogurtiera – Formaggiera

    1. CuisinArt YM400E la mia yogurtiera-formaggiera preferita che uso tutti i giorni a casa

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Ecco la Yogurtiera che uso a casa mia, dopo averne provate tante differenti in questi anni, assieme a mia sorella Laura che è una grandissima appassionata ma una “moulinexista”…

    E’ un prodotto semi-professionale e facilissimo da utilizzare, funziona anche da formaggiera.

    Lo spegnimento avviene in modo del tutto automatico, quindi non ci si deve preoccupare, è estremamente sicura.

    Ma quello che mi ha colpito di questo prodotto ed è stato davvero amore al primo utilizzo è il sapore dello yogurt che si ottiene, favoloso.

    La temperatura è regolabile dai 33 ai 43 gradi, questa possibilità di scegliere è ideale per utilizzarla anche come formaggiera, infatti è bene sottolineare che in generale le yogurtiere, specie quelle di fascia alta sono molto versatili e non delegate semplicemente all’ “incubazione” dello yogurt. Sono dei veri e propri laboratori per sperimentare con latticini e derivati. Quindi giù di ricotte e creme di formaggio come se piovesse.

    Può alloggiare senza alcun problema fino a sei vasetti in vetro.

    Il design è molto interessante e non sfigura anche all’interno di cucine molto moderne.

    Be’, che dire, ho posseduto diverse yogurtiere ma questa fa davvero la differenza e ve la consiglio perché mi ci trovo benissimo.

     

    2. Moulinex Yogurteo, la preferita di mia sorella Laura

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    Mia sorella invece ha optato per questa Yogurteo della Moulinex, e non vi dico quanti scontri verbali abbiamo avuto a riguardo, in casa nostra si instaurano delle vere e proprie guerre quando si tratta di gusti in cucina. Nella famiglia di Laura a quanto pare ha trionfato il marchio Moulinex.

    Di sicuro vi posso dire che l’ho testata personalmente per un mese intero ed è un’ottima yogurtiera, molto pratica e infallibile.

    E’ molto compatta e dal colore particolare, occupa poco spazio in cucina ed è perfetta per chi vuole cominciare seriamente a produrre dell’ottimo yogurt a casa. Può funzionare fino a 15 ore di seguito, quindi starete tranquilli per la realizzazione della maggior parte delle ricette di yogurt possibili.

    All’interno della confezione inoltre troverete un ottimo ricettario su cui basarvi per cominciare le vostre sperimentazioni.

    I vasetti hanno un peculiarità, ovvero una griglia numerata che permette di tenere sempre sotto controllo la “scadenza” dello yogurt che avrete preparato, per non rischiare brutte sorprese…

    Ottimo display, molto ben leggibile, quello che mi piace della Yogurteo inoltre è che si spegne da sola.

    E’ di buona costruzione, si capisce subito maneggiandola che i materiali sono top di gamma e che è un prodotto destinato a durare ovviamente nel tempo.

    Che voi siate principianti o già esperti realizzatori di yogurt casalingo questa Yogurteo della Moulinex è di sicuro da tener presente.

    Consigliatissima da mia sorella Laura, e anche da me!

     

    3. Klarstein Gaia, 12 vasetti per volta

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    Un’altra yogurtiera molto interessante di un marchio meno conosciuto ma non per questo da considerare inferiore quando si tratta di fare la nostra scelta finale è la Klarstein Gaia, di sicuro un ottimo prodotto che produce uno yogurt degno di nota.

    Questa yogurtiera è perfetta per chi ha famiglie molto grandi o per chi desidera preparare il proprio yogurt in anticipo e gustarlo nel corso della settimana, dato che può ospitare fino a ben 12 vasetti in contemporanea, che chiaramente non si è costretti però a utilizzare tutti ogni volta se si desidera produrre meno yogurt.

    Il manuale purtroppo è un po’ carente di informazioni, ma è talmente semplice utilizzare le yogurtiere che vi assicuro non avrete bisogno di eccessive spiegazioni, dato che la maggior parte di ciò che vi serve lo trovate già all’interno della mia guida poco sopra.

    Produce uno yogurt compatto, denso e saporito, non troppo acido.
    Dipende anche dello yogurt che utilizzerete come “starter” e dalla qualità del latte.

    Come per ogni realizzazione di cibo fatto in casa c’è bisogno di sperimentare molto finché si trovata l’equilibrio perfetto per poter realizzare uno yogurt che faccia al caso nostro.

    Consiglio comunque di utilizzare latte intero a lunga conservazione per ottenere migliori risultati.

    Realizzata in acciaio, il design è molto accattivate e il display regala quella nota di colore particolare che la rende senza ombra di dubbio un oggetto elegante, perfetto da tenere nella propria cucina e fare un figurone con gli amici.

    La yogurtiera funziona in maniera del tutto automatico, basta premere START e impostare il numero adeguato di ore necessarie alla preparazione dello yogurt che staremo trattando. Di norma lo yogurt bianco tende a dover essere “incubato” per meno ore rispetto a uno pieno di ingredienti come quello ad esempio miele e cannella che ho incluso nel mio ricettario.

    E’ molto piccola, quindi la si può piazzare dappertutto, anche per coloro che magari vivono in un monolocale e non hanno purtroppo moltissimo spazio a disposizione.

    Si pulisce con una spugna bagnata.

     

    4. Ariete Yogurella, fa anche lo yogurt greco!

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Ecco un prodotto interessante invece proposto dalla Ariete, è possibile che abbiate già sentito parlare in giro di questa Yogurella perché è molto popolare.
    Il nome è già tutto un programma, ci fa capire che abbiamo a che fare con un prodotto simpatico e veloce.

    E non tradisce assolutamente le aspettative.

    Lo yogurt prodotto è denso al punto giusto, non dispiacerà nessun palato, sono sicuro. Ho utilizzato questa yogurtiera in passato per un paio di mesi e i miei figli ne erano entusiasti, loro la amavano per il suo design buffo e coloratissimo, a me piaceva per la falicità di operazione e per il fatto che lo yogurt prodotto fosse così buono.

    Purtroppo non è possibile impostare il timer, bisognerà tenere conto da soli del tempo trascorso.

    Altra nota negativa è il fatto che il cestello porta yogurt sia realizzato in plastica… è per questo che smisi di usarla ai tempi.

    Ciò non significa che sia poco sicura, anzi, il marchio Ariete è da sempre sinonimo di affidabilità, però non adoro utilizzare la plastica quando si ha a che fare con i cibi.

    Il punto di forza di questa yogurtiera Yogurella è senza dubbio il prezzo, molto ragionevole, che la rende perfetta per tutti coloro che non sono molto sicuri di questo nuovo “hobby” e preferiscono procedere coi piedi di piombo, provando prima magari con un prodotto più economico per poi passare col tempo a qualcosa di più impegnativo e top di gamma nel caso gli esperimenti riescano alla grande.

    E’ di sicuro un approccio del tutto ragionevole, anche io faccio così a volte con determinati apparecchi, preferisco prima acquistare il modello base per verificare che effettivamente mi piaccia quella determinata attività e poi eventualmente procedo all’ “upgrade”, e di solito passo subito in seconda battuta al top di gamma, perché per i miei figli voglio sempre il meglio.

    Un altro punto di forza è l’accessorio per realizzare lo yogurt greco, alimento perfetto per ricette molto particolari ed esotiche.

    Non funziona con i vasetti come le altre yogurtiere, lo yogurt è prodotto all’interno di un contenitore e poi eventualmente toccherà a voi dividerlo in porzioni più piccole. Questo sicuramente non sarà un problema se siete alle prime armi e desiderate solo rendervi un po’ conto di come si fa lo yogurt in casa, altrimenti se già siete pratichi vi consiglio di buttarvi su modelli più impegnativi ma allo stesso tempo che regalano molte più gratificazioni in termini di praticità.

    Di sicuro non è un prodotto top di gamma ma perfetto per chi inizia, non vi lascerà a bocca asciutta ve lo posso garantire e realizzerete dello yogurt che sarà apprezzato da amici e parenti.

    Promossa.

     

    5. Girmi JC71 Yogurtiera, economica ma simpatica

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Il marchio Girmi è senza ombra di dubbio conosciuto e quindi non poteva mancare all’interno di questa guida alla miglior yogurtiera.

    Questo JC71 è un elettrodomestico molto economico ma che fa estremamente bene il suo dovere, certo non al livello dei concorrenti di fascia alta, ma se intendete entrare in punta di piedi nel mondo dello yogurt fatto in casa per cominciare a provare e rendervi conto, può costituire forse una buona scelta.

    Il sapore dello yogurt dipenderà come sempre dalla qualità e quantità del latte che userete, avete mai provato lo yogurt con il latte di bufala ad esempio? E’ qualcosa di divino…

    Il rapporto qualità prezzo è buono in questo caso.

    Anche esteticamente non sfigura e ha un ottimo manico sopra al coperchio per tenere a mente il tempo che è trascorso dall’inizio del processo.

    Consigliata per i principianti.

    Il mondo dello yogurt è sicuramente molto affascinante, ma mi rendo conto che non tutti hanno la pazienza necessaria per prepararlo ogni giorno o ogni settimana. Io personalmente sono innamorata del mondo dell’autoproduzione del cibo, ma qualcuno magari entusiasta in prima battuta potrebbe poi rendersi conto col tempo che la produzione dello yogurt non fa per lui. Se siete stati già a contatto con questa affascinante tecnica domestica di produzione, vi consiglio subito di puntare ad uno dei primi modelli presenti in lista, per andare sul sicuro e portarvi a casa un modello che senza ombra di dubbio vi durerà negli anni, altrimenti puntate su qualcosa di basso prezzo per cominciare.

    Personalmente consiglio comunque per evitare sprechi, quando si tratta di prodotti in fin dei conti economici, di puntare subito al top di gamma, di modo da avere a casa un prodotto durevole nel tempo e di testare effettivamente cosa voglia dire avere a che fare con prodotti semi-professionali. Perché ad essere sincera a volte capita di utilizzare cinesate e pensare che magari quel determinato hobby non faccia per noi solo per la scarsa praticità dei dispositivi in questione, magari realizzati in plastica scadente.

    Vi faccio un esempio che non c’entra niente ma che allo stesso tempo rende molto bene l’idea: è come imparare a suonare su un pianoforte a coda molto costoso e vintage o invece cominciare sulla tastierina “Bontempi” (ve la ricordate)? Se volete innamorarvi della musica, il metodo migliore è partire con un bello Steinway (marca rinomata di pianoforti), non credete?

    Ecco, stesso discorso con gli elettrodomestici per produrre il cibo, specie in questo caso se parliamo di un alimento delicato come lo yogurt, in cui basta una leggera disattenzione o un piccolo squilibrio nella preparazione degli ingredienti per compromettere il risultato.

    Con questo non voglio dire che le yogurtiere di fascia bassa siano pessime, tutt’altro, producono dell’ottimo yogurt, ma dal momento che decidiamo di acquistare una macchina del genere secondo la mia modesta opinione è meglio puntare subito al top, data l’esigua differenza di prezzo.

     

    Ricette per gli yogurt (il mio ricettario personale)

    Ho delle ricette che potreste trovare interessanti se desiderate apprendere i rudimenti per realizzare dell’ottimo yogurt a casa.

    C’è lo Yogurt a caffè ad esempio, che preparo utilizzando 700 ml di latte intero, un vaso di yogurt intero per avviare la fermentazione, come già spiegato sopra all’interno dell’articolo. Poi metto 30 g di latte in polvere, 50 di zucchero e aggiungo il caffè infine, io preferisco usare 4 cucchiai, ma se lo desiderate più leggero potete provare con 3 o addirittura arrischiarvi utilizzandone 5 se amate il sapore del caffè e volete assaporare qualcosa di molto intenso e deciso.

    La preparazione quindi è estremamente facile, una volta che si saranno preparati da parte gli ingredienti bisognerà procedere a versare il latte all’interno di un recipiente, aggiungere poi il latte in polvere, lo yogurt “starter”, zucchero e infine caffè, che come abbiamo visto dipenderà dall’intensità che vogliate conferire alla preparazione. Si proceda quindi a sbattere il preparato con una frusta manuale o ancor meglio con un frullino o una frusta elettrica, come più credete opportuno. Io personalmente per queste operazioni sono una fanatica dell’intervento “manuale”, mi capita di sentire più mia la ricetta se la sbatto energeticamente di polso, mi sento parte completa della preparazione.
    Continuate a sbattere finché il composto sarà infine divenuto omogeneo e quindi provvedete a versarlo all’interno dei vasetti, che poi vorranno ovviamente collocati all’interno della vostra yogurtiera. A questo punto come sempre potrete premere il tasto di partenza, di solito contrassegnato dalla dicitura “yogurt”, e sarete pronti per avviare il processo.
    Consiglio di scegliere 10 ore come timer, dato che abbiamo a che fare con un composto molto particolare e non il classico yogurt bianco.
    A preparazione ultimata tirare lo yogurt fuori dalla yogurtiera e riporlo in frigo in cui si potrà conservare per circa una settimana senza alcun problema.

    I miei figli adorano anche lo yogurt al miele, ho pensato quindi di farvi una bella sorpresa descrivendovi nei dettagli la mia ricetta personale di questo magnifico yogurt dal sapore sfizioso e ottimo per la salute.

    Ci vanno anche in questo caso 700 ml di latte intero pastorizzato, il solito yogurt di avviamento, 30g di latte in polvere e 5-7 cucchiai di miele a vostro gusto. Dipende chiaramente anche dall’intensità iniziale del miele che state utilizzato, di solito il miele industriale tende ad essere più “diluito”, mentre quello artigianale, più denso e saporito, regolatevi di conseguenza magari effettuando diverse prove prima di trovare il bilanciamento perfetto che vi regalerà le più grandi soddisfazioni.

    Procedere quindi a riscaldare il latte e a farlo raffreddare, versarlo quindi quando sarà giunto a temperatura ambiente all’interno di un recipiente ben capiente. Poi procedere ad aggiungere il latte in polvere con lo yogurt, anche qui stesso discorso per lo yogurt al caffè, si tratta di utilizzare una frusta per renderlo ben omogeneo, solo a quel punto ci si potrà fermare e procedere a versarlo all’interno degli appositi vasetti.
    Qui però è un po’ diversa la preparazione perché a questo punto tocca aggiungere un cucchiaio di miele all’interno di ciascun vasetto.
    A questo potrete finalmente posizionarli all’interno della vostra yogurtiera e impostarla per le 9 ore. Benissimo, quando la macchina avrà completato la sua opera emetterà un suono che vi avvertirà che è giunto il momento finalmente di coperchiare i vasetti e infilarli in frigo, dove dovranno soggiornare un paio di ore prima di essere consumati.
    Anche in questo caso potrete conservare lo yogurt in frigo per un sei sette giorni senza paura.

    Ma il vero yogurt geniale che la fa da padrone all’interno del mio personale ricettario è quello alle prugne e cannella. Una vera e propria esplosione di gusto. Anche in questo caso c’è il miele di mezzo, e vi posso assicurare che questo mix è micidiale e farà convertire al mondo dello yogurt anche i più scettici.
    Ci sarà bisogno di 700 ml di latte intero, un vasetto di yogurt starter, 3 cucchiai di latte in polvere, 200 grammi di prugne snocciolate, mezzo cucchiaino di cannella e 2 cucchiai di miele. Siete pronti?
    Sono molto eccitata all’idea di condividere con voi questa ricetta perché credo che sia la migliore.
    Come prima cosa procedete a tagliare le prugne a pezzettini, poi fate riscaldare per bene il latte, a cui aggiungerete le prugne e lasciate cuocere il tutto per una decina di minuti prima di passare allo step successivo. Bene, fate raffreddare questo preparato a temperatura ambiente e travasatelo all’interno di un recipiente. Aggiungete quindi del latte in polvere, lo yogurt, cannella e miele, sbattete con una frusta così come avete fatto con gli altri due gusti precedenti, quando ad occhio vi renderete conto che il composto sarà diventato finalmente omogeneo, procedete a versarlo all’interno dei vasetti, riponeteli senza esitazione all’interno della yogurtiera, e avviatela.
    In questo caso ci vorranno ben 12 ore prima di ottenere il vostro yogurt. Come al solito appena la macchina avrà compiuto il suo lavoro, mettete i vasetti all’interno del frigorifero e attendete 4 ore.
    Perfetto, adesso leccatevi i baffi e ringraziatemi all’indirizzo email redazioneprocontro@gmail.com

     

    In conclusione

    In un mondo così frenetico e pieno di distrazioni, ho scoperto da un po’ di anni che non c’è niente di meglio che ricominciare a produrre le cose con le proprie mani.

    Lo ammetto, ho tradito gli insegnamenti di mia nonna.

    Per un periodo anche io mi sono affidata ai prodotti industriali, ma il sapore dei cibi non era mai come me lo ricordavo da bambina.

    Da quando ho ricominciato a prepararmi tutto in casa, è vero che impiego più tempo in cucina, ma sono ricompensata dalla qualità di ciò che preparo, dai complimenti delle mie amiche e dei miei familiari e dal fatto che più passa il tempo più divento brava. In più mi sento un po’ slegata da questo mondo capitalistico che ci vuole tutti passivi spettatori e mai protagonisti della nostra vita.

    Pensate un attimo a quanto da piccoli il mondo fosse più “interattivo”, con molte più possibilità d’azione, le persone non si confinavano in casa con la stessa facilità di adesso, e diciamo la verità, ci si muoveva di più, si realizzavano le cose con le proprie mani, i nostri nonni erano dei grandi artigiani e sapevano come aggiustare tutto.

    Col passare del tempo ci stiamo distaccando da questa dimensione sensoriale e diventiamo sempre più dipendente dalle aziende e dai servizi che promettono di lavorare al posto nostro ed offrirci prodotti confezionati appositamente studiati da team di specialisti che a tutto pensano fuorché alla nostra salute personale.

    E’ arrivato il momento di dire basta a questo strapotere delle aziende e cominciare a dotarci di strumenti che ci consentano di realizzare in casa ciò che normalmente siam pigramente abituati ad acquistare al supermercato.

    Io sono per l’autoproduzione di tutto, ho un mio orticello personale e cerco di acquistare quel poco che mi serve da contadini vicini a casa mia, di modo da ottenere tutte materie rigorosamente a km 0.

    E’ un vero e proprio mestiere quello di assicurarsi che gli ingredienti che toccherà ingerire ai propri familiari siano sempre di qualità e quanto meno possibile raffinati, sappiamo bene infatti quanto la raffinazione del cibo sia putroppo oramai all’ordine del giorno e diventa sempre più difficile starne alla larga. Ciò nonostante invito a tutti a cercare di resistere e di sviluppare una specie di sistema di auto-sufficienza in modo da limitare i danni di questo mondo così tecnologicamente avanzato ma a quanto pare anche così poco attento alla salute degli esseri umani.

    Spero come al solito che questa guida vi sia stata d’aiuto e vi lascio, sperando che tornerete presto a trovarmi su questo sito.

    Vi assicuro che presto ne vedrete delle belle, ho in serbo delle sorprese per voi,

    Vi abbraccio,
    la vostra Antonella

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    Le 10 Migliori Casse Bluetooth (+ Potenti e Musicali) Portatili Wireless

    migliore-cassa-bluetooth

    Ciao,
    sono Pino.

    Sei come me un divoratore vorace di musica?

    Vuoi ascoltarla anche mentre fai la doccia senza paura di distruggere il tuo apparecchio?

    Sei alla ricerca di un diffusore bluetooth musicale, potente e fedele nella riproduzione?

    Sia che ti serva per la casa o per l’auto, oggi ti guiderò nella scelta delle migliori casse bluetooth portatili disponibili sul mercato attraverso la mia diretta esperienza personale.

    CLICCA QUI PER ANDARE DIRETTAMENTE ALLA GUIDA DELLE MIGLIORI CASSE BLUETOOTH

    LA MIA TOP 3

    La cassa che uso tutti i giorni
    Bose SoundLink Revolve+ Diffusore...
    Potenza e durata super
    JBL Xtreme Sistema Audio Portatile,...
    Qualità ottima ad un prezzo ottimo
    Ultimate Ears BOOM 2 Altoparlante...
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    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    GUIDA ALL’ACQUISTO E I CONSIGLI DI PINO PER VOI

     

    La mia esperienza personale con le casse bluetooth

    Sono un grande appassionato di musica e in passato mi divertivo a strimpellare vari strumenti.

    Avevo una band con cui ho girato anche in diversi locali della mia regione (il Veneto).

    Eravamo in 3 e facevamo un bel misto di rock-funk psichedelico. Io alla chitarra, Mirko alla batteria e Pasquale al basso e alla voce.

    Ripensando a quei tempi ho una fortissima nostalgia e mi viene la pelle d’oca.

    Ricordo le ore passate ad ascoltare la musica nel nostro personale studio di registrazione, dotati di giradischi, mixer, amplificatore valvolare e potenti casse altoparlanti, tutto rigorosamente analogico.

    Qualunque genere, a qualunque ora del giorno e della notte, dato che eravamo studentelli disoccupati e quindi pieni di tempo libero, si ascoltava di tutto… jazz, funk, rock, reggae e anche musica classica quando capitava, ricordo ancora quando un nostro amico appassionato ci fece scoprire Rossini…

    Ma erano altri tempi, oramai siamo un po’ tutti abituati a ritmi molto più frenetici di vita, sempre in movimento, vuoi per lavoro, vuoi per altri motivi.

    Io non demordo in questa passione, sono ancora un vero e proprio drogato di musica.

    Non ho più la mia band, non ho più il mio studio di registrazione ma cerco ancora ascoltare la musica appena ne ho la possibilità.

    Ho sempre il mio fidato hi-fi in casa ma non posso portarmelo nel bagno, per esempio, quando faccio una doccia, o in auto quando vado a lavoro o in palestra o in giro con gli amici. Quindi mi sono ritrovato anche io come molti di voi a voler comprare delle casse bluetooth, degli altoparlanti wifi portatili da tenere sempre con me, potenti abbastanza da potermi godere la musica a pieno dovunque fossi.

    Non sono mai stato pienamente soddisfatto della musica riprodotta dallo smartphone.

    Sono sempre stato del parere che la musica va ascoltata per bene da altoparlanti più che decenti, che dico, perfetti sotto il punto di vista acustico e potenti abbastanza da farmi venire la pelle d’oca o portarmi a cantare a squarciagola come fossi ad un concerto.

    L’audio che fuoriesce da uno smartphone, secondo il mio parere, non è sufficiente.

    Basta accennare la canzone che solitamente si tende a coprire con la propria voce la musica del telefonino stesso.

    Altro fattore importante che mi ha portato a desiderare un altoparlante wireless, la comodità di poter comandare le casse bluetooth direttamente dallo smartphone, stando seduto in poltrona.

    Io amo gli smartphone, oramai sono diventati parte della mia vita quotidiana, ogni cosa ci sia da fare (rendez-vous con la ragazza, appuntamenti di lavoro, serate con gli amici, lista della spesa) è sempre tutto sul telefonino. Quindi perché non poter gestire la musica sempre col cellulare ma fare in modo da poter ascoltarla ad un volume più alto e potente? Personalmente mi capita tantissime volte di avere momenti della giornata in cui spendo il tempo solo ed esclusivamente all’organizzazione degli eventi della mia vita. Ed è (anche) in quei momenti che voglio la mia personalissima colonna sonora.

    Ma ero in cerca di qualcosa che sapesse restituire il calore dell’analogico, non mi sarei accontentato facilmente.

     

    La Qualità del suono delle casse bluetooth

    La qualità del suono riprodotto da una cassa bluetooth è sicuramente di vitale importanza. Io personalmente non gradisco quelle sorgenti audio eccessivamente economiche o gli speaker di alcuni smartphone che riproducono i suoni e di conseguenza anche la musica con distorsioni.

    La musica è musica e va ascoltata bene e dal mio diffusore mi aspetto il meglio in questo senso. D’altronde in questo caso stiamo parlando di un prodotto che è dedicato appositamente all’ascolto e quindi come pensare di non pretendere il top.

    Come facciamo a sapere se la cassa bluetooth che abbiamo adocchiato è buona dal punto di vista della qualità del suono? Ci sono due parametri che possiamo controllare immediatamente sulla scheda tecnica del prodotto, che ci fanno capire quanto alta sarà la resa audio della cassa. Parlo di due grandezze che riguardano tutti i prodotti di questo tipo:

    1. Signal to Noise Ratio, ovvero rapporto segnale/rumore, indicato con la sigla SNR.
    2. Total Harmonic Distortion, ovvero distorsione armonica totale indicato con la sigla THD

    Partiamo dal primo. Il rapporto segnale/rumore (SNR) è un numero che mette in relazione il segnale utile, in questo caso la riproduzione di un brano musicale, e il rumore, che di solito è sempre presente in qualunque tipo di speaker ed è dovuto al semplice fatto che si tratta di un dispositivo elettronico. Si misura in decibel (dB) e chiaramente maggiore sarà questo numero, maggiore sarà la qualità del suono della cassa. Essendo un rapporto tra la potenza del segnale e la potenza del rumore, funziona così: se avessi tra le mani una cassa con un SNR di 10 dB, significa che il segnale è 10 volte più potente del rumore di fondo, e la cosa non è assolutamente soddisfacente, quando si andrà ad accenderla si percepirà chiaramente un disturbo nella riproduzione. Per farvi capire ancora meglio, basti pensare ad una radio: se non ci sintonizziamo sulla corretta frequenza, si sentirà sicuramente un brano o lo speaker parlare, ma in sottofondo si sentiranno anche tutta una serie disturbi audio che fanno da tappeto alla trasmissione. Questo è un chiarissimo esempio di basso SNR. Altro esempio è la televisione analogica, quella che andava sintonizzata “a mano” muovendo l’antenna, alcuni sicuramente ricorderanno. Quando l’antenna non funzionava come di dovere, l’immagine sullo schermo era completamente distorta e piena di rumore. Questo invece è un esempio di SNR analogico video.

    Tornando alle nostre casse bluetooth, un valore di SNR più che soddisfacente è di 80 dB o maggiore di questo. Chiaramente, se questo sarà più alto di 80 dB avremo sicuramente un’esperienza audio più chiara.

    La distorsione armonica totale (THD) ci dice quanta distorsione il dispositivo introduce nel segnale che viene riprodotto. Qualunque dispositivo elettronico non solo produce rumore, come visto sopra, ma anche una distorsione che va ad alterare la riproduzione stessa. Fu stabilito tanti anni fa dal Deutsche Institut für Normung (DIN), un’organizzazione tedesca che si occupa di norme e standard, che la soglia massima della THD fosse dell’1%. Per capirci meglio qualcosa si può pensare che le casse che di solito vengono utilizzate per i concerti e i locali hanno una THD 10 volte più bassa del livello di norma, ovvero THD = 0,1%. Gli impianti hi-fi invece arrivano ad avere una THD di cento volte più basse se non di più, nei casi di dispositivi più pregiati.

    La soglia massima di THD è già sufficiente per garantire un dispositivo che riproduca ottimamente la musica.

    Vediamo ora le caratteristiche legate alle frequenze e a come queste vengono trattate dal dispositivo. Innanzitutto, partiamo dal dire una cosa fondamentale che ci riguarda. Le nostre orecchie possono percepire solo suoni che si trovano in un determinato range di frequenze, e questo range è suddiviso in diverse tipologie.

    • < 20 Hz. Al di sotto di questa frequenza l’orecchio umano non percepisce alcun suono. Qui cadono quelli che comunemente chiamiamo infrasuoni, ovvero suoni al di sotto della soglia minima.
    • 20 Hz – 40 Hz. Frequenze molto basse. Queste sono tipicamente emesse da un subwoofer.
    • 40 Hz – 160 Hz. Frequenze basse.
    • 160 Hz – 315 Hz. Frequenze medio-basse.
    • 315 Hz – 2.5 KHz. Frequenze medie.
    • 2.5 KHz – 5 KHz. Frequenze medio-alte.
    • 5 KHz – 10 KHz. Frequenze alte.
    • 10 KHz – 20 KHz. Frequenze molto alte, ancora percepibili ma fortemente dipendenti dall’età della persona e da altri fattori. Sono però fondamentali e vanno ad arricchire l’ascolto di un brano musicale.
    • > 20 KHz. Qui troviamo gli ultrasuoni, ovvero suoni che non sono più percepibili dall’orecchio umano. I pipistrelli sono un esempio di specie vivente in grado di “sentire” queste frequenze, e le utilizzano per evitare gli ostacoli di notte. Anche i nostri migliori amici, i cani, sono dotati di orecchie così “potenti”.

    Quando compriamo una cassa bluetooth, una delle prime cose da controllare è la cosiddetta risposta in frequenza, che ci dice il range di riproduzione dei brani musicali.

    In che modo un dispositivo elettronico come una cassa bluetooth tratta le diverse frequenze? Innanzitutto, una cassa bluetooth non è altro che, in termini tecnici, un trasduttore, ovvero un dispositivo che trasforma una forma di energia in un’altra. In questo caso specifico, l’input è un segnale elettrico, l’output è un suono. E poiché parliamo di musica, un diffusore acustico gestisce le frequenze in maniera diversa in base al modello e al prezzo. A seconda di come vengono suddivise e trattate le frequenze all’interno, si parla di canali o vie. Ognuna di questa via è dedicata esclusivamente ad un range specifico. Chiaramente, più vie abbiamo, migliore sarà la riproduzione e più alto sarà il prezzo.

    Casse bluetooth economiche saranno costituite generalmente da un solo altoparlante e da una sola via, ovvero un unico canale che gestisce contemporaneamente tutte le frequenze. Quelle più costose e migliori saranno spesso a due vie o addirittura tre vie. Nel caso delle due vie si avranno canali dedicati per medio-bassi e medio-alti, mentre per le tre vie, abbiamo canali dedicati per i bassi, per i medi e per gli alti.

    La dimensione di una cassa bluetooth dipende fortemente da tutto questo. Un diffusore a singola via sarà sicuramente più economico ma anche più compatto. Uno a più vie sarà più ingombrante ma la risposta audio è migliore, più chiara e piena.

     

    E’ meglio una cassa Stereo o Mono?

    Vi spiegherò la differenza tra Stereo e Mono con un simpatico aneddoto che riguarda i Beatles.

    All’inizio della loro carriera il quartetto di Liverpool registrava rigorosamente MONO, la prima volta che alla Abbey Road proposero a George Harrison la registrazione STEREO, questi ascoltando il suono provenire dalle due casse disse: “A cosa servono due casse??? Abbiamo sempre suonato finora con il suono proveniente da un’unica sorgente sonora (l’amplificatore).”

    Il chitarrista dei Beatles vedeva l’avvento della riproduzione stereo come una sciagura che avrebbe “indebolito” le loro registrazioni separando inutilmente le tracce sonore. Una prospettiva del genere ci sembra folle al giorno d’oggi in cui lo Stereo è considerato standard dell’industria, ma provate ad ascoltare i primi album dei Beatles in versione MONO e confrontateli con la controparte STEREO e capirete cosa voglio dire.

    Gli appassionati dei FabFour infatti tendono a considerare le versioni MONO dei loro album decisamente più potenti e acusticamente interessanti, in un’unica parola: “migliori”.

    In via del tutto generale, possiamo dire che al giorno d’oggi non siamo più abituati all’ascolto monofonico. Ma questo era consuetudine vari decenni fa, quando sia le produzioni musicali sia gli impianti hi-fi che si compravano da tenere in salotto erano rigorosamente mono.

    Pensiamo per un attimo ad una band che sta suonando dal vivo di fronte a noi: cosa osserviamo e, di conseguenza, cosa ascoltiamo?

    La batteria è posizionata di fronte a noi, la chitarra a destra, il basso a sinistra. Questa posizione puramente visiva sarà rispecchiata fedelmente a livello acustico: con le nostre orecchie percepiremo quello che vediamo, ovvero la chitarra più a sinistra, il basso più a destra, la batteria centrale.

    Questo è il cosiddetto ascolto binaurale che permette ai suoni che vengono sentiti quotidianamente di essere spaziali e quindi ben collocati nell’ambiente attorno a noi.

    Fino agli anni 50 una canzone alla radio o ad un juke box al bar era riprodotta da un unico speaker. Piano piano, si sono cominciati a diffondere impianti con due casse, ma non basta semplicemente avere più casse. Per avere lo stesso effetto che si ha quando si osserva un gruppo dal vivo, bisogna separare i due canali (le due orecchie) e trattarli indipendentemente, per poi mandarli fuori tramite altoparlanti separati. Fu così che nacquero le produzioni musicali stereofoniche e gli impianti hi-fi stereo.

    Oggi, il mono è stato completamente sostituito dallo stereo. E qui in realtà si potrebbero aprire tantissimi argomenti di discussione, se si vuole considerare tutte le nuove tecnologie e i nuovi sistemi di ascolto, come la quadrifonia, i sistemi surround, il DSP, e così via.

    Torniamo alle nostre casse bluetooth.

    Alcune di queste sono costituite da un unico altoparlante, pertanto saranno mono. Altre da due, e saranno stereo. Questo discorso però è molto delicato nel nostro caso perché dobbiamo considerarne le caratteristiche e le dimensioni. Un diffusore acustico di questo tipo è fatto per essere trasportato in giro, e quindi deve essere comodo in questo senso; inoltre, per apprezzarne l’effetto stereo, dovrà essere grande abbastanza non solo da contenere i due altoparlanti separati, ma anche da tenerli alla distanza necessaria.

    La mia personale esperienza di musicista e ascoltatore accanito di musica è sicuramente di parte ma, proprio perché lo è, sarà di grande aiuto per quelli come voi che si trovano qui proprio in cerca di un fidato consiglio.

    Io ho problemi di ascolto addirittura dal mio smartphone, che benché monta due piccoli altoparlanti non mi soddisfa mai. Per questo motivo il mio consiglio è, se siete così esigenti come me e se volete godere a pieno dell’ascolto, di considerare assolutamente l’acquisto di una cassa bluetooth che monti due altoparlanti così da mantenere la fedeltà acustica originale.

    C’è anche però da dire che dato che si tratta di piccole dimensioni la separazione stereo può effettivamente non essere percepita, quindi optare per una cassa mono non è assolutamente una cattiva idea.

     

    Le casse bluetooth più potenti

    Un altro importante fattore è dato dalla solita domanda che si sente spessissimo: ma le casse sono abbastanza potenti?

    L’unità di misura della potenza è il Watt. Più alti saranno i Watt, più alto sarà il volume massimo a cui potremo ascoltare la musica. Ma fate attenzione, potenza non è sinonimo di qualità, è solo e soltanto un indicatore di volume. E bisogna sempre e comunque tenere conto degli effetti di distorsione che solitamente sono amplificati quando la potenza è elevata. Ciò vuol dire che, per esempio, una cassa da 20 Watt potrebbe non essere nitida e chiara al massimo dei suoi 20 Watt, ma perfettamente performante quando sfruttiamo solo 10 Watt del massimo disponibile.

    La scelta ottimale secondo me è acquistare delle casse con due altoparlanti e una potenza in uscita di almeno 10 Watt. In questa tipologia di casse troviamo già le migliori disponibili sul mercato. Molti modelli di marche buone come JBL, Bose, Sony e Beats by Dr. Dre propongono ottime scelte a prezzi davvero competitivi. Basti leggere le recensioni dei clienti che si trovano online per capire che 10 Watt sono di per sé già abbastanza per dire che una cassa è molto potente.

    Certamente ne trovate di tutti i tipi, esistono casse con un solo altoparlante e 3 Watt di potenza, di sicuro molto economiche. Dall’altra parte ci sono modelli con una potenza in uscita di 90 Watt, di qualità e costose.

     

    L’autonomia delle casse bluetooth

    La durata della batteria di una cassa bluetooth è un fattore molto importante e molto variabile.

    Partiamo col dire che si trovano diversi tipi, ci sono casse alimentate da batterie al litio, come quelle degli smartphone, e altre che funzionano con normalissime batterie stilo tipo AA ma ricaricabili. A seconda della tipologia, i tempi di ricarica possono oscillare tra le 2 e le 5 ore. Quelle al litio costano di più ma impiegano meno tempo a ricaricarsi e tendono a durare di più in fase di utilizzo. I metodi di ricarica sono tramite porta USB, da collegare al laptop o al computer fisso di casa. In alcuni casi si trova stesso nella confezione la presa riduttrice che permette di ricaricare direttamente dalla presa della corrente, sempre tramite USB, allo stesso modo di come funzionano alcuni caricatori per smartphone.

    L’autonomia può variare da 6 ore fino a 12 di media. Bisogna sempre andare a leggere sulle specifiche tecniche del dispositivo questo valore e tenere comunque presente che si tratta di un numero legato ad un utilizzo della cassa entro certi limiti di volume, di solito medio o basso. L’autonomia di una batteria è strettamente dipendente dal volume di ascolto. Maggiore è quest’ultimo e minore sarà la durata della batteria, ovvero i consumi saranno più alti.

    Il consiglio che vi do è di optare per una cassa bluetooth con batteria al litio, affidabile e duratura.

     

    Le dimensioni di una cassa bluetooth

    Tenendo anche conto di tutto quello che abbiamo detto finora, si capisce che le casse bluetooth possono essere di forma, peso e grandezza differenti.

    La scelta si basa principalmente sull’utilizzo specifico che una persona pensa di fare, sempre non sottovalutando le potenzialità in quanto a performance. Io sinceramente non trovo assolutamente scomoda una cassa bluetooth con doppio altoparlante, magari anche grande di dimensione, perché in fondo penso che l’essere senza fili è un grandissimo vantaggio già di per sé. Non è un problema per me spostare la cassa in giro per casa, fintantoché devo muovere un singolo oggetto. Lo reputo un grandissimo passo avanti per quanto riguarda il mio livello di pigrizia. Il mio impianto hi-fi, che ho in salotto, è stato spostato solo una volta e per essere posizionato esattamente dove è. L’idea di risistemarlo, di staccare tutti i fili, muovere i vari pezzi, riattaccare tutti i fili, non mi entusiasma. Ma d’altronde il problema non sussiste dal momento che adesso ho la mia cassa bluetooth.

    Come abbiamo visto prima, il fatto di avere uno o due altoparlanti è già fondamentale per la qualità del suono e la dimensione.

    Una cassa bluetooth con un singolo altoparlante ha una forma molto compatta e rotonda, quelle con due altoparlanti sono più lunghe in quanto serve lo spazio necessario per ospitare gli speaker. Alcune, quelle più grandi, possono avere 4 altoparlanti, 2 tweeter e 2 woofer, e saranno ancora più ingombranti ed ovviamente più pesanti. Se si cerca qualcosa di specifico in quanto a forma, sul mercato si trova davvero di tutto, a qualunque prezzo e dimensione.

    Esistono tipi di casse che praticamente sono costituite soltanto dall’altoparlante. Altre che sono più sofisticate presentano, per esempio, l’alloggio per uno smartphone o un tablet e sono pensate per essere delle vere e proprie soundbar. Queste potrebbero risultare molto utili per quelli che usano il loro tablet per guardare le proprie serie preferite su Netflix.

    Insomma, qualunque sia il vostro gusto estetico, ci sarà sicuramente una cassa bluetooth che lo soddisferà in pieno. Fate solo attenzione che la cassa sia di qualità e abbia una resa acustica molto buona.

     

    Tipi di connessione disponibili

    Il bluetooth, come tutte le tecnologie, si evolve nel tempo. Nacque alla fine del secolo scorso in casa Ericsson e aveva come scopo quello di permettere la comunicazione a distanza di diversi apparecchi elettronici. Prende il nome da un grande re della storia europea, il danese Harald Blåtand Gormsen, vissuto nel X secolo dopo Cristo, al quale va il merito di aver unito due paesi all’epoca completamente diversi: la Danimarca e la Norvegia. Il suo soprannome Blåtand in inglese è traducibile come Blue (blå) Tooth (tand), ovvero “dente azzurro”, secondo una pratica di guerra per cui il re e i suoi soldati coloravano di azzurro i propri denti.

    Ha visto ovviamente varie versioni nel tempo che lo hanno migliorato gradualmente fino ad arrivare alla 4.1, che è al momento presente su tutti i moderni smartphone. Esiste anche una versione 4.2, ideata appositamente per i dispositivi IoT (Internet of Things) ed è già stato anche presentato il Bluetooth 5 (ormai nel 2016) che migliora ancora di più l’attuale tecnologia e che si trova già su alcuni recenti dispositivi, come il Samsung Galaxy S8+.

    Il bello del bluetooth, almeno delle versioni più recenti, è la retroattività: un dispositivo con Bluetooth 5 può collegarsi senza assolutamente nessun problema ad un dispositivo con Bluetooth 4.0 o 2.1. Con una copertura spaziale di circa 10 metri, considerando che le casse bluetooth sono dispositivi abbastanza recenti, il collegamento è praticamente assicurato al 100% senza intoppi con qualunque cellulare moderno. Se volete siete liberi di usare il vostro tablet o il vostro laptop, il discorso resterà lo stesso.

    Alcune casse hanno un ingresso RCA, che le permette di essere usate come normali amplificatori, al pari di quelli tradizionali. In questi casi, potrete rispolverare il vostro vecchio lettore CD o addirittura il walkman, oppure utilizzare un più moderno lettore mp3, come l’iPod, per ascoltare la musica.

     

    I prezzi delle casse bluetooth

    I prezzi delle casse bluetooth, come di qualsiasi altro oggetto del genere, sono fortemente variabili. Potevo pensare di optare per un modello molto economico oppure spendere un po’ più, tenendo bene in conto che il prezzo elevato non è mai sinonimo di prodotto migliore. Il costo di un potente altoparlante bluetooth portatile varia in base a diverse soluzioni: dipende dal materiale con cui è costruito, dai componenti elettronici utilizzati al suo interno, dalla qualità del suono riprodotto, sicuramente dalla marca, dal tipo di batteria, dal tipo di controlli, dai vari supporti, e così via. In via del tutto generale, le casse più economiche sono quelle che di solito presentano un solo altoparlante, una batteria dalla durata standard, una potenza non eccessiva e funzioni minime se non addirittura inesistenti. Questa categoria di casse bluetooth non sono sempre da buttare. Vedremo in seguito alcuni modelli di questo tipo, vi consiglierò solo i migliori e se non volete spendere tanto, vi assicuro che rimarrete soddisfatti del vostro acquisto. Per quanto riguarda invece le casse più costose, solitamente queste avranno un doppio altoparlante, saranno decisamente più potenti, avranno molte funzioni aggiuntive, un microfono incorporato e, ultimo ma non meno importante, una batteria che durerà nettamente di più della media. Vi proporrò ovviamente anche le migliori casse bluetooth più costose e potenti.

     

    Le migliori marche produttrici di casse bluetooth

    Veniamo alle marche, che come sempre sono tante ma ci sono sicuramente le migliori. Queste ultime sono JBL, Bose, Sony e Beats by Dr. Dre. Le marche che vendono di più sono sempre quelle che creano un legame di affetto nel consumatore. Ci fidiamo del produttore, sappiamo che siamo nelle mani giuste, sappiamo che compreremo un prodotto di qualità, costruito ad arte secondo la norma, che non ci abbandonerà subito. Per non parlare della garanzia sul prodotto stesso, nel caso in cui si riscontrano difetti tecnici o fisici, una marca nota e affidabile avrà un servizio clienti sicuramente efficace e veloce e pronto a risolvere i nostri problemi nel minor tempo possibile. In definitiva, le migliori marche al momento sul mercato produttrici di altoparlanti bluetooth sono JBL, Bose, Beats by Dr. Dre e Sony. Ma ce ne sono tantissime altre, conosciute o meno, che propongono articoli da non sottovalutare assolutamente. Fra queste nominiamo Aukey, Anker, Tronsmart, EasyAcc, Fresh ‘n Rebel, Ultimate Ears, House Of Marley, Marshall, TaoTronics, Aptoyu, Inateck, Mpow, August, Wirezoll, Techvilla, Archeer, Philips, Zealot, Rokono, Iclever, ZoeeTree, DOSS, Bang & Olufsen, Creative, Harman Kardon, Sonos.

    Fatta questa importante premessa riguardo prezzo e marche, andiamo ad analizzare le singole caratteristiche di una cassa bluetooth che saranno a loro volta fondamentali per scegliere il miglior diffusore wireless.

    Ovviamente è importante sapere con che materiale è stata costruita una cassa bluetooth. Questo particolare ci dirà se è resistente agli urti, se durerà a lungo. Se è fatta interamente di plastica dovremmo fare molta più attenzione. In generale si trovano di tutti i tipi, ma quella che vi consiglio è sicuramente una cassa costruita in metallo. Fra le migliori troviamo quelle con un corpo costituito di alluminio. Sono davvero resistenti e durature. Ancora meglio, come avviene in alcuni casi, se vengono aggiunte rifiniture in gomma. Queste prevengono i graffi dovuti agli urti e soprattutto garantiscono una maggiore resistenza. Inoltre bisogna anche tenere conto del fatto che stiamo parlando di un prodotto elettronico, ed è soggetto al surriscaldamento in fase di utilizzo. Un corpo in metallo, rispetto ad uno in plastica, favorisce la dispersione del calore. Inoltre ci sono alcuni dispositivi che hanno un rivestimento speciale che li rende waterproof. Se siete come me, che ascoltate musica anche mentre vi fate la doccia, dovete per forza pensare ad acquistarne uno resistente all’acqua.

    Il materiale è importante poiché si tratta di oggetti che vengono mossi spesso. Una cassa bluetooth è fatta apposta per essere trasportata in giro e non per restare ferma sempre nello stesso punto della casa. Per questo motivo bisogna necessariamente pensare all’acquisto di un oggetto ben assemblato e soprattutto in metallo, così da ridurre al minimo i rischi di cui vi ho parlato sopra.

     

    Altre funzioni

    Per concludere questa guida alle casse bluetooth, andiamo a vedere le eventuali funzioni che si possono trovare su questi dispositivi. Magari cercate qualcosa che non si limita ad essere una semplice amplificatore.

    1. Alcuni modelli permettono la risposta al telefono, a volte tramite un pulsante che si trova sulla cassa stessa. Ottimi per esempio da tenere in auto, di modo che non ci si dovrà distrarre per rispondere alla chiamata. Questi saranno dotati di microfono integrato e trasmetteranno la telefonata in vivavoce, così eviterete di perdere la concentrazione mentre siete alla guida.
    2. Esistono casse che permettono di collegarsi ad altre casse bluetooth della stessa tipologia, con questo sistema è possibile ascoltare la stessa musica da casse diverse in stanze separate della casa.
    3.  Alcuni dispositivi hanno un timer per l’autospegnimento nel caso in cui sia passato troppo tempo di inattività. Se sono passati 30 minuti dall’ultima riproduzione, la cassa bluetooth si spegnerà automaticamente, così da evitare il consumo della batteria.
    4. Ci sono casse resistenti all’acqua e anche alla polvere. Se volete portarle in piscina, o volete sistemarle sotto la doccia, potete farlo in questi casi. Questi modelli sono costruiti apposta e non si rovinano.
    5. Se volete tenere sott’occhio l’orario, alcuni modelli hanno un display con lo spazio necessario per ospitare un orologio.

    Le 10 Migliori Casse Bluetooth

    1. BOSE SoundLink Revolve + – La cassa che ho comprato e che uso tutti i giorni
    2. JBL Xtreme – Potenza e durata Super
    3. Ultimate Ears Boom 2 – Qualità ottima ad un prezzo ottimo
    4. Beats by Dr. Dre Pills + – L’HipHop non ha mai suonato meglio
    5. BOSE SoundLink Mini II – Fantastico design moderno e grande qualità
    6. JBL Charge 3 – Una Super durata di 20 ore
    7. SONY SRS XB30 – La cassa perfetta per i party
    8. JBL Flip 3 – Suono ottimo e facile da trasportare
    9. Anker SoundCore Boost – 20 Watt di potenza con bassi potentissimi
    10. JBL GO – La soluzione economica per tutti

     

    BOSE SoundLink Revolve+ – La cassa che ho comprato e che uso tutti i giorni

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Quando dici Bose dici la marca che ha la leadership nel campo delle casse bluetooth. Tutti i suoi prodotti sono di ottima qualità e affidabili, indipendentemente dal costo. Quella che recensisco qui è la Bose SoundLink Revolve Plus che secondo me è la migliore cassa bluetooth in assoluto. Si tratta della sorella maggiore della Bose SoundLink Revolve, un upgrade se così possiamo dire, che rende la cassa più grande, più potente in termini di volume e con una durata della batteria spaventosamente enorme.

    Il design della cassa è uno dei fattori che mi ha fatto scegliere Bose: la cassa è fatta di alluminio, è davvero resistente, cosa che si sente quando la si tocca con mano, ed è dotata di una “maniglia” sulla parte superiore, ottimamente sistemata, che permette di portare in giro la cassa dove si vuole con assoluta comodità. Devo dire, uno dei pochi prodotti davvero belli da vedere.

    Non è propriamente un cilindro, è un tronco di cono per cui la base è larga e la forma tende a stringersi man mano che si va verso l’alto. Questo permette una stabilità maggiore secondo me. Le rifiniture intorno alle basi, inferiore e superiore, sono di gomma; questo permette alla cassa di avere un indice di protezione IPX4 e quindi di essere protetto da spruzzi.

    Sulla parte superiore, incavati nella gomma, ci sono i pulsanti fisici: accensione e spegnimento, bluetooth, 2 pulsanti per alzare o abbassare il volume, un tasto dedicato all’ingresso AUX e il tasto multifunzione. È presente anche un microfono incorporato. Sul retro si trova l’ingresso mini jack per il collegamento di altri dispositivi di riproduzione audio e una porta micro USB per la ricarica. Il mio consiglio è quello di comprare insieme alla casa anche la basetta dock di ricarica, che è molto comoda. La batteria di questo diffusore è di circa 16 ore!

    La cassa è costituita internamente da due radiatori passivi in alto che servono a restituire bassi intensi e a ridurre le vibrazioni. Essi convergono sul singolo trasduttore full range, orientato verso il basso. In fondo si trova il deflettore acustico omnidirezionale che riflette il suono a 360 gradi. La cassa non presenta punti morti; se le girate intorno, la musica viene percepita sempre uguale e allo stesso volume.

    Quando si accende la cassa, una voce ti avviserà se è stato accoppiato oppure se non riesce a trovare un dispositivo. C’è la possibilità di accoppiarla con una cassa uguale per avere l’effetto stereo con due canali separati, ottimo se si pensa di organizzare una festa a casa con gli amici e si vuole avere tutta la comodità e la potenza di queste casse bluetooth wireless.

    La qualità del suono è formidabile, secondo me la migliore che si può avere da un dispositivo così. Anch’io all’inizio avevo letto del trasduttore interno rivolto verso il basso e ho avuto vari dubbi, ma una volta accesa mi sono ricreduto. La musica si sente magnificamente: di per sé il suono è davvero spazioso, gli alti sono molto ricchi e i medi molto corposi. I bassi, che è quello che la gente chiede di più online, sono pieni e potenti. Insomma, un dispositivo davvero performante e potente, racchiuso in 18,4 centimetri di altezza e 10,5 centimetri di diametro, per un peso che non arriva nemmeno a 1 chilogrammo (per l’esattezza 898 grammi).

    La cassa può essere pilotata grazie all’applicazione Bose Connect disponibile per Android e iOS. Il tasto multifunzione di cui parlavo prima permette alla cassa di collegarsi a Siri o al Google Assistant e la cassa ovviamente risponde alle nostre “richieste”; il microfono incorporato permette di dare comandi vocali e ricevere le telefonate.

    Bose è un marchio di qualità e con la SoundLink Revolve Plus raggiunge il top per quanto riguarda le richieste dei consumatori. Sarà sicuramente costosa ma non si può chiedere di più. Un acquisto di cui sono molto soddisfatto e che consiglio a tutti.

    PRO:

    • waterproof, corpo d’acciaio e rifiniture di gomma.
    • qualità audio fantastica.
    • suono a 360 gradi senza punti morti.

    CONTRO:

    • costo elevato

     

    JBL Xtreme – Potenza e durata super

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    JBL è una marca conosciuta nell’ambito della produzione di dispositivi acustici e si tratta di un brand affidabile. Di seguito vediamo nel dettaglio la cassa bluetooth che rappresenta il top di gamma della casa, ovvero la JBL Xtreme. Come si capisce dal nome stesso, abbiamo tra le mani un diffusore grande che si distingue nettamente per le dimensioni dai suoi fratelli, JBL Charge 3 e JBL Flip 3, che più tardi andremo a recensire.

    Una cassa di forma cilindrica, un grande classico nel panorama dei dispositivi bluetooth, che è dotata di un supporto per permettere l’appoggio su di una superficie, il quale conferisce stabilità quando la si sistema in posizione orizzontale. Ma a voi la scelta, potete anche tenerla in verticale. La lunghezza è di 28,3 centimetri e l’altezza di 12,6 centimetri, per una profondità di 12,2 centimetri. Il peso è di poco superiore ai 2 chilogrammi. Il trasporto è facilitato da un laccio che trovate nella confezione, da attaccare alla cassa sulla parte superiore.

    Sulla cassa troviamo i vari tasti fisici: accensione e spegnimento, bluetooth, volume e play. Ci sono anche dei led luminosi, cinque in particolare, che servono a tenere d’occhio l’autonomia della batteria. È possibile usare la cassa con apparecchi esterni grazie all’ingresso AUX posteriore. Inoltre è dotata di due prese USB, una si può usare per la ricarica mentre l’altra per ricarica a sua volta un altro dispositivo.

    Questa cassa è resistente all’acqua, nel senso che è possibile addirittura lavarla, ma non la si può immergere. Questa caratteristica la rende perfetta per le vacanze al mare o i pomeriggi in piscina.

    La JBL Xtreme è potente, parliamo di una potenza in uscita di 15 Watt. Ci vogliono solo 3 ore e mezza per la carica completa, che avviene tramite collegamento USB. Ha una autonomia dichiarata di circa 15 ore che la rende una tra le migliori casse bluetooth più durature sul mercato.

    Il punto di forza della cassa è la presenza all’interno di due radiatori passivi che esaltano i bassi e li rendono pieni e potenti. Se posizioniamo la cassa all’aperto rimarremo stupiti sicuramente dalla potenza dei bassi, sempre presenti, che fanno da tappeto alla riproduzione. Le frequenze medie sono anch’esse perfette e qualunque strumento in quel range viene reso come deve. Probabilmente l’unico punto debole sono gli alti, che a volte risultano un po’ striduli, come se fossero “rumorosi”, ma è un problema che si nota solo quando si ascolta in ambienti piccoli e chiusi, o ponendo l’orecchio molto vicino all’altoparlante. Io non considero questo un difetto, sinceramente, in quanto le casse bluetooth sono oggetti fatti per essere portati in giro e da tenere in ambienti aperti. Li immagino usati al parco, al mare o magari in un ampio soggiorno.

    Esiste la possibilità di accoppiare la cassa con un altro dispositivo JBL per ottenere un sistema stereo e organizzare party a casa vostra o a casa di amici.

    Se siete appassionati di prodotti JBL e cercate una cassa bluetooth molto potente e resistente all’acqua, la JBL Xtreme fa assolutamente al caso vostro. E il prezzo a cui viene venduta è davvero competitivo.

    PRO:

    • potente
    • resistente all’acqua
    • tracolla per il trasporto inclusa nella confezione

    CONTRO:

    • alti a volte striduli

     

    ULTIMATE EARS BOOM 2 – Qualità ottima ad un prezzo ottimo

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    UE, o per esteso Ultimate Ears, è una marca che io non conoscevo, sono sincero. Quando iniziai la mia ricerca delle migliori casse bluetooth scoprii questo marchio e, devo dire, sono rimasto abbastanza stupito. Sia la Boom che la Boom 2 sono due diffusori molto buoni, potenti e di qualità.

    Il design è quello classico, un cilindro da tenere in posizione verticale, o almeno questa sembra la posizione consigliata dalla UE a giudicare dalle foto che si vedono online. La cassa è alta 18 centimetri ed ha un diametro di 6,7 centimetri, per un peso di poco più di mezzo chilo (549 grammi). Il corpo è rivestito di tessuto che rende la cassa waterproof, le rifiniture sulla parte superiore e inferiore sono di gomma, che proteggono dagli urti e danno stabilità al dispositivo quando lo si poggia su una superficie, specie se in posizione verticale. Ha il certificato IPX7, il che vuol dire che può essere non solo bagnato ma addirittura immerso in acqua (ma per non più di mezz’ora e a massimo un metro di profondità).

    Sulla parte superiore si trovano due tasti, uno per l’accensione e un altro per il pairing bluetooth; sul lato scorre per tutta l’altezza della cassa uno strato sempre di gomma su cui troviamo (ben grandi e visibili) i due pulsanti + e – per regolare il volume. Questi due enormi tasti danno un tocco di solennità alla cassa ed è uno dei motivi per cui io personalmente la considero bella da vedere nonostante il design classico. Il + il – possono essere premuti contemporaneamente per avere informazioni vocali sullo stato della batteria.

    Sul fondo della cassa troviamo l’ingresso AUX mini-jack, la porta micro USB per la ricarica e l’anello metallico da utilizzare con un laccio comprato a parte.

    La parte superiore del dispositivo è sensibile al tocco: con un colpo di mano è possibile riprodurre o mettere in pausa una canzone, mentre con un doppio colpo si può passare al brano successivo. Questo tipo di controllo però è possibile soltanto prendendo la cassa nelle mani, quindi non funziona se la cassa si trova su una superficie.

    Sugli store dedicati iOS e Android troviamo una applicazione comodissima, BOOM by Ultimate Ears, con cui si può pilotare la cassa con comodità dalla poltrona o dalla sedia sdraio. È possibile accenderla e spegnerla da remoto, settare la sveglia (che partirà col tuo brano preferito al volume che hai selezionato) ed equalizzare il suono. Un’altra funzione è la possibilità di accoppiare un altro Boom 2 per avere un perfetto sistema stereo.

    La cassa bluetooth Boom 2 di Ultimate Ears riproduce la musica in maniera ottima, non ha nessun chiaro difetto in termini di qualità audio. Nessuna delle tre principali frequenze risalta: i bassi si sentono molto bene e sono caldi abbastanza da farci apprezzare ogni tipo di canzone, gli alti sono chiari, le frequenze medie sono chiare e ben definite. Quando si ascolta un brano si possono distinguere benissimo tutti i vari strumenti che stanno suonando, grazie ai medi ben presenti, il tutto condito da bassi forti che quasi portano in braccio l’intera canzone.

    La cassa è dotata di tecnologia NFC, per cui è possibile accoppiare un telefono (con la stessa tecnologia) semplicemente portandolo alla dovuta distanza. È dotata anche di microfono che permette la risposta via bluetooth alle telefonate.

    In conclusione posso dire che la Ultimate Ears ha stupito un po’ tutti, mettendosi allo stesso livello di marche ben più conosciute, come JBL e Bose, con un dispositivo che non ha nulla da invidiare. La qualità del suono è ottima, l’audio è potente, è resistente all’acqua. Assolutamente una delle migliori casse bluetooth sul mercato.

    PRO:

    • Qualità audio ottima
    • Waterproof (è possibile immergerla)

    CONTRO:

    • Design troppo classico

     

    BEATS by Dr. Dre Pill+ – L’HipHop non ha mai suonato meglio

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    Beats by Dr. Dre è una marca che si è fatta conoscere negli ultimi anni grazie alle famose cuffie di cui tutti hanno parlato almeno una volta nella loro vita. Ricordo ancora la corsa fatta al negozio di dischi, dove erano in esposizione e libera prova. Era il 2008. Poi la società ha deciso di buttarsi nella produzione di casse bluetooth portatili. Il primo risultato fu la Pill, ottima già di per sé, ma qui vi presento il suo successore, la Beats Pill +.

    Questa cassa ha secondo me un design bello e moderno: a vederla, mi ricorda un boombox in miniatura, ridotto all’osso, che per quelli come me non può portare altro che una sensazione di felice nostalgia. Da sistemare preferibilmente in posizione orizzontale, ha una lunghezza di 28 centimetri e un diametro di 15,3 centimetri.

    Sulla parte superiore troviamo la classica “b” al centro, il marchio di fabbrica, a sinistra il tasto di accensione, a destra i tasti per regolare il volume. Sul retro ci sono un ingresso USB classico, una porta per il cavo di ricarica Lightning (come per l’iPhone 5 o superiore, incluso nella confezione) e l’ingresso AUX tramite porta mini-jack. È possibile anche ricaricare altri dispositivi collegandoli sul retro alla cassa.

    Questa cassa rappresenta un grande passo avanti rispetto ai predecessori. Di solito ci si aspetta, su modelli di questa grandezza, che i bassi siano pilotati da dei radiatori passivi. In questo caso no: Beats ha deciso di montare 4 driver, due tweeter e due woofer, quindi gli alti e i bassi vengono trattati separatamente. Il risultato è sicuramente sorprendente, il suono è molto profondo ma soprattutto potente. Si perché qui non parliamo di semplici frequenze che vengono “pompate”, alla fine se si va testare con altri dispositivi, si può dire che i bassi sulla Pills + non sono abbastanza grandi. Non lo sono, ma il punto è un altro: questa cassa bluetooth è molto potente. Ad un livello di volume ottimale (non oltre il 70%), l’audio è perfetto ed è davvero una bomba, è diversa dalle altre casse bluetooth in circolazione, esclusivamente per il fatto che non presenta i radiatori. Per questo motivo, a volume basso il suono è molto “piccolo”, a tutto volume comincerà invece a stridere di brutto, cosa che potrebbe risultare fastidiosa.

    I due tweeter sono posti verso l’esterno mentre i due woofer più all’interno. Questo crea quel senso di spazialità del suono quando la cassa si trova in ambienti grandi. Non è assolutamente un dispositivo per piccole stanze. Richiede ampi spazi in quanto è costruita in modo tale da diffondere ovunque in modo ottimale il suono. In aggiunta bisogna dire che a parità di dimensioni questo è il dispositivo che suona, in termini di volume, più forte di tutti gli altri che si trovano sul mercato.

    Un avviso ai lettori prima di concludere, in particolare a quelli che sono “nuovi” alla marca Beats, ma se avete provato le cuffie Beats, sapete di cosa sto parlando: questo è un marchio che “colora” la riproduzione audio, una sorta di equalizzazione “della casa” che deve per forza piacere. Se siete abituati a ciò, se l’unica cosa che cercate è il volume, e se siete grandi fan della musica rap e trap americana, allora questa è assolutamente la cassa bluetooth che fa per voi.

    Questa cassa ha la possibilità di essere accoppiata ad un’altra uguale per avere un sistema stereo. È waterproof e all’interno della confezione trovate anche una custodia semi rigida per il trasporto. La batteria si ricarica in 3 ore e ha una durata di circa 12 ore.

    PRO:

    • Potenza super
    • Design minimale e moderno
    • Waterproof e custodia inclusa

    CONTRO:

    • Suona bene solo ad un volume specifico

     

    BOSE SoundLink Mini II – Fantastico design moderno e grande qualità

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    Bose di nuovo, con un altro modello che rappresenta uno dei punti di forza tra le casse bluetooth della casa americana. La SoundLink Mini 2 non è altro che l’upgrade del modello I del 2013, che all’epoca aveva stupito in positivo per via della qualità, sia audio che di costruzione.

    Questo nuovo modello è molto simile per dimensione e forma a quello precedente. Sembra una di quelle radio che si usavano di fianco al comodino una volta, ora sostituite dai cellulari; la prima volta che l’ho vista, un flash mi ha riportato alla mia infanzia, quando papà era solito svegliarsi alla melodia di Kingston Town degli UB40, suonata dalla sua radiosveglia di chissà quale marca.

    Abbiamo tra le mani una cassa bluetooth dalla potenza di 17 Watt, che per la cronaca è tanto e si sente. Ci sono due altoparlanti, ed è undispositivo a due vie, una per i medio-alti e un’altra per i bassi. Questa separazione nel trattamento delle frequenze è fondamentale per capire quanto è buona la qualità del suono della Bose SoundLink Mini 2: tutto si palesa alle nostre orecchie in maniera netta e distinta, riusciremo a sentire e distinguere ogni singolo strumento suonato nella canzone che stiamo ascoltando. I bassi sono profondi quanto basta per accompagnare il brano durante la riproduzione senza strafare come a volte succede in questi dispositivi, quando i bassi sono semplicemente “pompati” ma non hanno proprio nessun carattere. Qui ci troviamo di fronte ad un oggetto di grande qualità e ottimo design. A parità di prezzo, questa è la migliore cassa bluetooth portatile che si può comprare sul mercato.

    La cassa gestisce ottimamente le connessioni e l’accoppiamento con altri dispositivi. All’accensione, una voce ci guiderà e ci aiuterà a capire se si trovano dispositivi intorno alla cassa o se non ne trova nessuno. Una volta che il pairing è avvenuto, sempre la voce ce lo farà sapere e a quel punto potremo iniziare ad ascoltare i nostri brani preferiti. È possibile memorizzare i dispositivi che hanno accesso alla cassa, per cui quest’ultima di collega in automatico a quello con bluetooth attivo più vicino ad essa, senza stare lì a richiedere il pairing ogni volta. Sul lato destro della cassa si trova l’ingresso AUX mini-jack per poter collegare apparecchi esterni quali un vecchio lettore CD o un più moderno iPod. Sempre lì c’è l’entrata micro USB per la ricarica.

    La cassa è lunga 18,03 centimetri, alta 5,08 centimetri e profonda 5,84 centimetri, con un corpo di alluminio per un peso di 667 grammi. Si tratta di un oggetto davvero piccolo e non pesantissimo, di conseguenza il trasporto è facilitato. La batteria al litio nella cassa ha una durata massima di circa 10 ore e la si può ricaricare con il caricatore USB a muro. Inclusa nella confezione troviamo anche la base di ricarica: una volta sistemata la cassa su di essa, potremo dimenticarci dell’autonomia della batteria, la base permetterà di ascoltare e tenere in carica la cassa bluetooth contemporaneamente. Troviamo anche un LED che informa costantemente sullo stato della batteria. Insomma, Bose regala come al solito grandi prestazioni e grande comodità.

    Sul lato superiore si trovano i soliti comodi tasti fisici: accensione e spegnimento, regolazione del volume, accoppiamento bluetooth e tasto multifunzione. La cassa è dotata di microfono, per poter rispondere alle telefonate, il che la rende perfetta come cassa bluetooth per auto. Inoltre ha una funzione di autospegnimento, che entra in gioco quando la cassa resta inattiva per oltre 30 minuti.

    PRO:

    • Design ottimo
    • Qualità del suono ottima
    • Dotata di microfono

    CONTRO:

    • Non ha l’NFC
    • Non è waterproof

     

    JBL Charge 3 – Una Super durata di 20 ore

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    La cassa bluetooth JBL Charge 3 è uno di quei diffusori che lasciano letteralmente a bocca aperta, per un unico motivo: ha un’autonomia dichiarata di 20 ore!

    La cassa è costruita con materiale resistente all’acqua e molto leggero. Ha una certificazione IPX7, il che vuol dire che volendo può essere immersa nell’acqua, ma mi raccomando, per non più di 30 minuti e non oltre il metro di profondità. Ha la tipica forma di un cilindro, da tenere in posizione orizzontale. Ai lati, all’interno, si trovano i radiatori passivi che gestiscono i bassi. Sul lato superiore troviamo al centro i tasti di accensione e spegnimento e il tasto JBL Connect; in più ci sono quelli di regolazione del volume, quello per l’accoppiamento bluetooth e il tasto di riproduzione e pausa. Questi ultimi sono di gomma. Sul fondo, sulla sorta di basetta di appoggio, ci sono cinque LED che ci informano sullo stato della batteria della cassa.

    La qualità del suono è decisamente buona e la cassa si presta ottimamente ad essere suonata all’esterno, come al parco o al mare. I bassi sono potenti e profondi, grazie alla presenza dei due radiatori passivi. I medi risaltano al meglio, le voci e i principali strumenti suonati nel brano che ascoltiamo saranno riprodotti chiaramente. Gli alti sono buoni e limpidi, non sono striduli come a volte capita su altre casse. Una qualità sonora davvero sorprendente, che si nota sia a bassi che ad alti livelli di volume. Chiaramente da non spingersi troppo in alto, poiché la cassa inevitabilmente inizierà a distorcere.

    Sul retro, troviamo una porta USB classica, una porta micro USB e l’ingresso AUX per collegare dispositivi audio esterni come un lettore mp3. Il caricabatteria è incluso nella confezione. La cassa può essere utilizzata anche per ricaricare altri dispositivi, come il vostro cellulare.

    Sicuramente il punto di forza di questa cassa è la super batteria al litio, che ha una durata di 20 ore. Teniamo conto che se le casse vengono spinte a volume elevato e si collega un cellulare per ricaricarlo, questa autonomia tende a scendere. Ma di per sé è un valore molto alto e positivo per chi cerca proprio questo. Quindi, se volevate la cassa da suonare per la giornata intera, che non si scarichi dopo pochissimo tempo, la JBL Charge 3 è proprio il dispositivo fatto per voi.

    La cassa è dotata di microfono. Si può rispondere al telefono o collegarsi a Siri o al Google Assistant, in un nanosecondo. Questo ovviamente rende la cassa molto comoda, soprattutto se si sta pensando ad una cassa bluetooth per auto. La sua autonomia è perfetta in questo senso. Al massimo della carica la mattina, la puoi portare al lavoro con te, ti farà compagnia per tutta la giornata, e quando tornerai a casa la sera, stanco, potrai ancora usarla perché sarà ancora carica.

    Al prezzo a cui si trova, rappresenta davvero un oggetto che fa acquolina. La JBL Charge 3 non è sicuramente piccola. È lunga 21,3 centimetri, il suo diametro varia tra gli 87 e gli 88,5 centimetri e il suo peso è 798 grammi. Ma è un giusto compromesso, secondo me, se parliamo di una batteria con un’autonomia così grande.

    PRO:

    • Durata della batteria di 20 ore
    • Waterproof con certificato IPX7
    • Microfono incorporato

    CONTRO:

    • È un po’ grande

     

    SONY SRS XB30 – La cassa perfetta per i party

    Ultimo aggiornamento 2018-12-13 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

    Sony ha presentato i suoi nuovi modelli extra bass l’anno scorso. La cassa bluetooth SRS XB30 è uno di questi. La particolarità principale di questo dispositivo è il sistema di luci montate che pulsano al ritmo della musica. Inoltre, come il nome suggerisce, i bassi possono essere amplificati ancora di più per renderli più potenti grazie al pulsante “extra bass” che si trova sulla parte superiore della cassa. Posso dire che questa cassa è perfetta per i party in casa, con una qualità audio molto buona e le luci che trasformano il tuo soggiorno in una vera discoteca.

    Sony non si perde in inutili discorsi e va al sodo mettendo la qualità audio al primo posto. Rispetto ai modelli precedenti, questo risulta essere più grande e dunque con più spazio per migliori driver interni. Ce ne sono due, e in aggiunta sono presenti due radiatori passivi per una migliore resa dei bassi. Sia chiaro che le basse frequenze sono di per sé già ottime, ma se siete esigenti e ne volete di più, la funzione extra bass sarà attivabile per i bassi potenziati.

    Questa cassa suona davvero bene. La musica può essere apprezzata in tutti i suoi dettagli senza mai deludere sotto nessun punto di vista. Ed è molto potente, capace di riempire ampie stanze piene di gente. È la soluzione definitiva se siete tra quelli che cercano una cassa blutooth per party. Mi viene in mente quando ero all’università e organizzavamo feste i fine settimana. Vedo questa SRS XB30 il sistema di amplificazione perfetto per una situazione del genere. Considerando che è possibile anche accoppiarla ad altre casse dello stesso tipo, ne risulterebbe un ottimo impianto audio.

    Questa cassa l’ho provata al centro commerciale vicino casa. Gli alti sono taglienti, i medi sono (permettetemi la licenza) “smooth” e i bassi molto presenti e profondi. Determinati generi di musica sono semplicemente perfetti per questa cassa, come l’elettronica o l’hip-hop.

    Il design della cassa ricorda quello degli amplificatori di un hi-fi stereo, di quelli che si hanno in casa. È molto resistenti al tatto e le rifiniture in gomma danno quel senso di robustezza in più. Tecnicamente parlando, Sony ci ha fatto sapere che sono a prova di caduta e di acqua. Dal web risulta vero, se fatta cadere da una discreta altezza, la cassa non si deforma e lo scheletro non mostra segni di danno; questo è dovuto dal particolare materiale utilizzato in fase di costruzione che mantiene il dispositivo sempre nuovo alla vista. Inoltre è resistente alla polvere e agli schizzi, grazie al certificato IPX5. È chiaramente una cassa bluetooth pensata per essere usata all’esterno, magari al parco o al mare.

    Altro particolare non da meno, la batteria di questa cassa, che arriva a durare 24 ore se la musica è suonata al 75% del volume, che è già molto alto.

    Sulla cassa troviamo i tasti necessari per pilotare l’ascolto: accensione e spegnimento, regolazione del volume, pairing bluetooth, risposta alla chiamata e tasto extra bass. Tutto il necessario a portata di cassa. Ma c’è la possibilità di utilizzare l’applicazione gratuita di Sony direttamente dal cellulare che ha il vantaggio di avere qualche funzione extra. Si possono settare a proprio piacimento le luci sul fronte della cassa, si può accoppiare un’altra cassa uguale e gestirle tramite app in modo da creare un perfetto impianto stereo. Oppure, infine, si possono tenere d’occhio tutte le casse uguali collegate tramite la modalità Party Mode.

    Sony vanta un protocollo proprietario che sfrutta al meglio la connessione Bluetooth. Con questo è possibile riprodurre musica a bitrate più alto senza perdere in qualità. Potete suonare file FLAC invece che i classici mp3, oppure potete suonare direttamente da Spotify sfruttando a pieno la qualità audio ultra disponibile sulla piattaforma. Da aggiungere la presenza della tecnologia NFC, che rende il pairing con altri dispositivi più facile e veloce.

    Infine, è dotato di microfono incorporato quindi permette di rispondere alle telefonate se lo accoppiate con il vostro smartphone. Potete inoltre “parlare” direttamente con Siri o con il Google Assistant. Sul retro c’è una porta USB che può essere utilizzat