L’estinzione di massa del Permiano-Triassico, considerata la più grande estinzione di massa mai registrata

L’estinzione di massa del Permiano-Triassico, considerata la più grande estinzione di massa mai registrata

Circa 252 milioni di anni fa, sul nostro pianeta si è verificata una catastrofe senza precedenti. Questo evento, noto come “the Great Dying” o la Grande Estinzione, ha portato alla scomparsa di oltre il 90% delle specie marine e circa il 75% di quelle terrestri. La causa di questa devastante estinzione di massa va ricercata nell’attività della Siberian Traps Large Igneous Province, che ha destabilizzato rapidamente gli habitat terrestri e oceanici.

La magnitudo di questo evento è tale da renderlo il più grande incubo per la vita sulla Terra. La rápida scomparsa delle specie ha rappresentato una profonda svolta nell’evoluzione del nostro pianeta. Oggigiorno, gli studiosi attribuiscono questa catastrofe alla rapida destabilizzazione degli habitat, provocata dall’attività della Siberian Traps Large Igneous Province.

In questo periodo della nostra storia, la vita sulla Terra si è trovata sull’orlo della scomparsa. La ricostruzione di questi eventi, che hanno caratterizzato la fine del Permiano, ci offre una prospettiva inquietante sulla vulnerabilità della vita nel nostro pianeta.

Le estinzioni di massa e la perdita della diversità biologica

Quando invece un elevato numero di specie, generalmente oltre il 70% del totale, scompare in un

Le estinzioni fanno parte dell’evoluzione naturale. Negli ambienti ostili o a causa della competizione, le specie possono scomparire. Si stima che circa il 98% delle specie animali e vegetali che hanno popolato la Terra sia ormai estinto.

Il tasso di estinzione naturale è di circa 0,1-1 specie per milione ogni anno. Quando invece un elevato numero di specie, generalmente oltre il 70% del totale, scompare in un breve lasso di tempo geologico, si parla di estinzione di massa, spesso dovuta a drastici cambiamenti ambientali o a catastrofi naturali come impatti astronomici o eruzioni vulcaniche.

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Vi ricordo l’evento sconvolgente che 66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo, portò all’estinzione del 78% delle specie, tra cui i dinosauri. Ma l’estinzione di massa più devastante documentata fino ad oggi avvenne circa 252 milioni di anni fa, segnando la transizione dal Permiano al Triassico.

Le cause dell’estinzione di massa del Permiano-Triassico

Inoltre, il passaggio di CO2 in soluzione avrebbe causato un'acidificazione rapida degli oceani, rendendo l'habitat marino

Negli ultimi 60 anni, diversi studiosi hanno formulato diverse teorie per spiegare l’estinzione del tardo Permiano. Alcuni scienziati ritengono che la formazione del supercontinente Pangea abbia avuto un ruolo chiave nell’estinzione, causando dei cambiamenti significativi nella circolazione delle correnti oceaniche e provocando una diminuzione della biodiversità marina. Altri geologi invece suggeriscono cause extraterrestri, come l’impatto di un meteorite.

Tuttavia, oggi, la maggioranza dei ricercatori riconosce che i cambiamenti ambientali innescati dalla Siberian Traps Large Igneous Province sono la causa principale dell’estinzione. Le Large Igneous Province sono regioni in cui enormi quantità di magma basaltico si intrudono nella crosta terrestre in periodi geologici estremamente brevi. La Siberian Traps Large Igneous Province, localizzata nel nord della Siberia, è una delle più grandi province magmatiche mai scoperte.

L’attività vulcanica di questa provincia, avvenuta tra 252,24 e 250,2 milioni di anni fa, si stima abbia coperto un’area superiore a 5 milioni di km2. Questo evento ha avuto ripercussioni globali, causando cambiamenti climatici e processi di estinzione di massa su scala mondiale.

Piero Angela

Il grande sistema igneo delle trappole siberiane

I sill sono grandi masse di magma che si formano durante l'ascesa del magma nella crosta

La fase di estinzione iniziò quando, 251,907 milioni di anni fa, si formarono ampi sill magmatici nel bacino di Tunguska, all’interno delle rocce sedimentarie. I sill sono grandi masse di magma che si formano durante l’ascesa del magma nella crosta terrestre. Secondo uno studio condotto nel 2024 da ricercatori dell’USGS e del MIT, i sill si sarebbero formati all’interno di rocce contenenti materia organica e gas volatili, come evaporiti, rocce carbonatiche e black shales. Il calore generato dal contatto del magma con queste rocce avrebbe causato il rilascio in atmosfera di enormi quantità di gas serra, innescando una serie di reazioni e perturbazioni ambientali che avrebbero contribuito all’estinzione di massa.

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L’evoluzione delle specie in un ambiente continentale

L’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica, anidride solforosa e metano in atmosfera ha contribuito al riscaldamento globale e all’acidificazione delle piogge. Questi cambiamenti sono stati tra le principali cause della devastazione degli ecosistemi terrestri alla fine del Permiano. La riduzione della vegetazione ha poi accelerato i processi di erosione superficiale.

In molte aree del mondo, si sono verificati cambiamenti nei fiumi, con una transizione verso sistemi ad alta energia, come i corsi d’acqua intrecciati, in grado di trasportare grandi volumi di sedimenti verso i bacini oceanici. Questo cambiamento potrebbe essere stato innescato da diversi fattori, come la scomparsa della vegetazione lungo le rive, l’aumento dell’intensità delle precipitazioni monsoniche alle basse e medie latitudini e l’attività tettonica locale, oppure da una combinazione di questi fattori. Gli incendi, inoltre, hanno giocato un ruolo significativo nella distruzione degli ecosistemi terrestri, con lo sviluppo favorito localmente dalle condizioni di estrema aridità.

Gli effetti dell’estinzione delle specie marine negli oceani

Il processo esatto che ha portato all’estinzione negli oceani non è del tutto chiaro, ma si suppone che sia stato causato da una combinazione di fattori. Secondo diversi modelli, le temperature degli oceani sarebbero aumentate di circa 6-10C a causa dei cambiamenti climatici innescati dalla Siberian Traps Large Igneous Province. Inoltre, il passaggio di CO2 in soluzione avrebbe causato un’acidificazione rapida degli oceani, rendendo l’habitat marino ostile alla vita degli organismi. Altre evidenze suggeriscono la comparsa di condizioni di mancanza di ossigeno disciolto, ovvero anossia, nella colonna d’acqua. Infine, alcuni ricercatori ipotizzano che l’elevato volume di sedimenti trasportati dai fiumi verso i bacini oceanici possa aver contribuito alla destabilizzazione degli habitat marini poco profondi, provocando l’estinzione delle comunità bentoniche.

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Le significative e impattanti conseguenze derivanti dall’estinzione delle specie.

L’estinzione di massa che segnò la fine del Permiano colpì duramente la biodiversità marina e terrestre. Gli invertebrati marini subirono perdite significative, tra cui la scomparsa dei trilobiti e degli euripteridi (noti anche come scorpioni di mare), così come un declino superiore al 96% dei crinoidi e delle ammoniti. Inoltre, oltre il 93% delle specie di foraminiferi scomparve a seguito di questi eventi catastrofici.

Sul continente, la situazione non fu meno grave: più dei due terzi delle specie di anfibi, sauropsidi (analoghi ai rettili) e terapsidi (predecessori dei mammiferi) scomparvero. L’estinzione colpì duramente anche il mondo degli insetti, che aveva invece visto una notevole diffusione e speciazione durante il Permiano.

Anche la vegetazione subì conseguenze significative, con una drastica riduzione della biodiversità e uno stravolgimento nella fauna dominante. Tuttavia, gli studi recenti suggeriscono che l’entità dell’estinzione tra le piante potrebbe essere stata meno devastante di quanto precedentemente pensato.