Il viadotto Polcevera, noto come Ponte Morandi, visto prima del tragico crollo avvenuto il 14 agosto 2024, prendendo in considerazione il processo che va dalle prime idee alla fase di progettazione.

Il viadotto Polcevera, noto come Ponte Morandi, visto prima del tragico crollo avvenuto il 14 agosto

Il Viadotto Polcevera di Genova, conosciuto anche come Ponte Morandi, è stato progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi negli anni ’60 e ’70, un periodo di forte sviluppo economico in Italia. Questo ponte rappresentava un simbolo delle possibilità e delle capacità del calcestruzzo armato precompresso, influenzando in parte i metodi di progettazione che sarebbero stati adottati in seguito.

Tuttavia, il 14 agosto 2024, una tragica giornata segnò il crollo parziale del ponte, che da allora è stato demolito e ricostruito, dando vita al nuovo Viadotto Genova San Giorgio. In questo articolo esamineremo le caratteristiche tecniche principali del viadotto Polcevera, ripercorrendo la sua storia e l’impatto che ha avuto.

Riccardo Morandi, noto per la sua genialità come costruttore di ponti, ha trovato la massima espressione della sua arte proprio con il viadotto Polcevera. La sua progettazione e realizzazione hanno rappresentato un punto di riferimento nell’ingegneria delle infrastrutture italiane.

Qual era il ruolo e qualifiche professionali dell’ingegnere Riccardo Morandi?

Tuttavia, l'opera subì delle modifiche e la luce libera del ponte fu ridotta a circa 250

Il costruttore del ponte è Riccardo Morandi, noto progettista di ponti ed esperto ingegnere. La sua carriera inizia con la progettazione di autorimesse e cinema, per poi dedicarsi alla progettazione di ponti a partire dal 1938. Il suo lavoro è influenzato dalle necessità di ricostruzione dopo i conflitti bellici mondiali.

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Morandi si distingue per l’utilizzo di due schemi statici principali: l’arco e la travata semplice. L’arco in particolare è molto diffuso durante gli anni del dopoguerra, e caratterizza molte opere realizzate per la rete stradale italiana.

Tuttavia, Morandi vuole superare i limiti imposti dal calcestruzzo, e inizia a sfruttare la tecnologia della precompressione per creare strutture ancora più audaci, come nel caso del viadotto Polcevera. Questo approccio innovativo lo rende una figura di spicco nel campo dell’ingegneria, con un’impatto significativo anche sulle generazioni future di ingegneri.

La costruzione di un ponte che ha rappresentato una sfida per i limiti delle capacità del calcestruzzo”

Tuttavia, la concezione strutturale e le idee di progettazione che gli ingegneri e i tecnici hanno

Il concetto tecnico di precompressione applicato al viadotto Polcevera si basa sull’utilizzo di armature preventivamente tesate per ridurre sollecitazioni di trazione nel calcestruzzo. Questa tecnica permette di superare i limiti del calcestruzzo armato, riducendo la formazione di fessurazioni e il rischio di degrado strutturale e corrosione delle armature.

L’origine dell’idea prende spunto dal famoso Ponte di Maracaibo situato in Venezuela

Mentre per una parte più limitata, lo schema strutturale prevedeva il cosiddetto sistema bilanciato.

Il concept di una struttura strallata fu introdotto da Riccardo Morandi nel 1957, durante la gara di progettazione del Ponte di Maracaibo in Venezuela. Il dittatore Jimenez voleva un ponte con una luce libera di 400 metri, ma una struttura ad arco aveva limiti di resistenza a quella distanza. Morandi propose quindi di utilizzare stralli precompresso con acciaio completamente immerso nel calcestruzzo. Tuttavia, l’opera subì delle modifiche e la luce libera del ponte fu ridotta a circa 250 metri, introducendo più piloni. Gli stralli, inoltre, furono realizzati in acciaio anziché in calcestruzzo precompresso. Nonostante ciò, il ponte diede a Morandi una fama internazionale nel settore.

A Genova e le ragioni del suo crollo

Il Viadotto Polcevera, progettato e costruito tra il 1963 e il 1967, rappresentava una struttura all’avanguardia per l’epoca. Ideato da Riccardo Morandi, il ponte autostradale situato sopra il torrente Polcevera a Genova, faceva uso innovativo della tecnica di precompressione. Morandi, infatti, riadattò il progetto già utilizzato per il ponte di Maracaibo e vinse rapidamente il concorso di progettazione per il viadotto Polcevera.

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La struttura del viadotto Polcevera si basava su due schemi principali: per una parte del suo sviluppo, l’impalcato era supportato da semplici pile a forma di V. Mentre per una parte più limitata, lo schema strutturale prevedeva il cosiddetto sistema bilanciato. Il funzionamento era semplice ma geniale: i carichi, che agivano principalmente sull’impalcato, venivano scaricati in fondazione grazie a degli stralli inclinati. Questi stessi stralli convergevano su un’antenna a forma di A, che comunicava direttamente con la fondazione.

Il viadotto Polcevera si distingueva per l’uso innovativo degli stralli precompressi, che caratterizzavano l’intera struttura. Questa soluzione tecnica rappresentava una peculiarità del progetto e conferiva al viadotto Polcevera un’identità unica.

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L’utilizzo di questi due schemi ha il chiaro vantaggio di ridurre la luce libera tra le pile solo quando effettivamente occorre, permettendo la fruizione di altri servizi e strutture al di sotto del viadotto. Lo strallo, pertanto, diventa un elemento strutturale di fondamentale importanza, in quanto rappresenta l’elemento di unione tra l’impalcato (che sopporta direttamente i carichi) e le pile (che riportano invece i carichi in fondazione).

Sebbene i tempi di realizzazione e i costi dello stesso vedranno un importante aumento rispetto alle stime iniziali di progetto, l’opera realizzata diventa un simbolo dell’ingegneria italiana e materializza l’idea futuristica che vede le città diventare sempre più dinamiche e veloci: Morandi ha realizzato il suo capolavoro.

Il valore della proposta di ricostruzione del viadotto del Polcevera

Morandi ha messo alla prova la sua concezione di strallo precompresso (o omogeneizzato, come viene chiamato in alcuni testi) in varie forme e dimensioni. Un esempio importante è la struttura di copertura dell’aeroporto di Fiumicino. Anche in questo caso troviamo l’uso del concetto di strallo precompresso, ma in maniera molto più sottile rispetto al Ponte Polcevera, poiché la differenza di carichi tra un ponte e una copertura è notevole.

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Altre opere realizzate seguono, anche se non hanno avuto la stessa risonanza mediatica. Un esempio è l’Hangar costruito sempre a Fiumicino per ospitare i Boeing 747, oltre a altri ponti sospesi simili al Ponte Polcevera, come il Ponte sull’Ansa della Magliana a Roma o il Ponte sul Wadi Kuf in Libia.

In pratica, l’idea originale si trasforma in una vera e propria invenzione, utilizzata in contesti diversi e per scopi vari. Sottolinea come il calcestruzzo sia un materiale edilizio imponente e richiama la sua longevità, paragonabile a quella delle rocce. Tuttavia, il tempo alla fine dimostrerà il contrario.

Gli effetti dannosi del tempo e i processi di deterioramento degli oggetti.

I segni del tempo hanno chiaramente dimostrato che, senza controlli e manutenzione adeguati, il calcestruzzo e l’acciaio possono subire danni causati dalla natura. Se questo degrado coinvolge elementi strutturali cruciali, come gli stralli, il rischio di crollo diventa estremamente alto.

Il ponte Morandi, che attraversa il Polcevera, ha subito l’usura dell’ambiente circostante e la mancanza di una manutenzione regolare che avrebbe potuto aiutarlo a sopportare gli effetti del tempo, a cui purtroppo siamo tutti inevitabilmente sottoposti. Tuttavia, la concezione strutturale e le idee di progettazione che gli ingegneri e i tecnici hanno messo in atto difficilmente potranno essere dimenticate.