Mortal Kombat 11: Alcuni utenti ritengono che le donne non siano sufficientemente attraenti nel gioco a causa del socialismo

Mortal Kombat 11: Alcuni utenti ritengono che le donne non siano sufficientemente attraenti nel gioco a

Nel periodo successivo alla commercializzazione di Mortal Kombat 11, l’ultima opera della celebre saga di picchiaduro, molto apprezzata da critica e pubblico, si è scatenato un acceso dibattito riguardo alla rappresentazione delle donne nel cast di combattenti. Alcuni utenti hanno sollevato il problema, sostenendo che le donne nel gioco non siano abbastanza sexy, accusandone la censura a causa di presunti influenze del “socialismo dei giornalisti orientali e delle femministe”.

C’è chi ha addirittura avanzato ipotesi estreme sul futuro dei personaggi femminili, immaginando un capitolo dove le lottatrici indosseranno tutte il burqa, come massima espressione di una presunta censura e di scelte volte al politically correct estremo. Un’accusa che appare del tutto infondata, considerando che Mortal Kombat 11 mira a eliminare le rappresentazioni ormai antiquate e sessualizzate delle donne presenti nei capitoli precedenti della serie, caratterizzate spesso da abiti succinti o bikini.

In Mortal Kombat 11, al contrario, le figure femminili mostrano corpi più realistici e sono vestite in modo coerente con l’azione di combattimento proposta dal gioco, comportando inevitabilmente una maggiore copertura del corpo. Alcuni giocatori hanno reagito con disappunto, sostenendo che personaggi come Sheeva sembrino “più mascolini”. Fortunatamente si tratta di una minoranza, a cui altri giocatori hanno risposto con sarcasmo, evidenziando la presunta ridicolità delle accuse e la distorsione delle intenzioni del gioco.

La questione si presta a una riflessione più ampia sulle rappresentazioni femminili nei media e sulla reazione di certi individui di fronte a una diversa e più realistica rappresentazione delle donne, lontana dagli stereotipi sessuali. La battaglia per un’accurata e non sessualizzata rappresentazione delle donne, anche nei videogiochi, è ancora aperta, ma è un passo necessario per un’equa e rispettosa rappresentazione di entrambi i sessi.

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Se potessimo immaginare un gioco in cui i personaggi femminili non sono oggetto di sessualizzazione esagerata, anche nell’ambito della lotta, questa rappresentazione contrasterebbe con un’idea preconcetta e maschilista della femminilità, aprendo la strada a una rappresentazione più autentica e rispettosa delle donne, senza dover cedere alle pressioni di certi comportamenti maschilisti che vorrebbero imporre una visione distorta e riduttiva della realtà. Sbattendo contro queste limitazioni, si intravede un mondo nuovo di rappresentazioni, che forse potrebbe spaventare chi si attende stereotipi, ma che alla fine garantirebbe un mondo più autentico.