Il Risorgimento e l’unificazione dell’Italia: una breve panoramica sulla storia di come è nato il nostro Paese tra il 1815 e il 1861

Il Risorgimento e l’unificazione dell’Italia: una breve panoramica sulla storia di come è nato il nostro

Il Risorgimento italiano è stato un importante movimento politico e culturale che ha avuto inizio all’inizio dell’Ottocento, intorno al 1815. L’obiettivo principale di questo movimento era quello di creare uno Stato italiano unitario, in quanto la penisola era allora divisa in molte piccole e distinte entità politiche.

Alcuni dei protagonisti chiave del Risorgimento sono oggi ricordati nelle piazze di molte città italiane attraverso le loro statue: Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Giuseppe Mazzini e Camillo Benso, Conte di Cavour.

La proclamazione dell’unità del Regno d’Italia avvenne il 17 marzo 1861, segnando così l’inizio della storia del nostro Paese come entità politica unitaria. Tuttavia, l’unificazione non era ancora completata, dal momento che mancavano ancora alcune regioni come il Lazio e il Veneto.

Durante il Risorgimento si registrarono anche conflitti tra diverse fazioni e l’opposizione da parte di entità politiche che non volevano rinunciare al proprio potere. Questi sono solo alcuni dei momenti salienti di questa complessa e affascinante fase della storia italiana.

La situazione della penisola italiana durante la prima metà del XIX secolo

Inoltre, desideravano che l'Italia diventasse una monarchia costituzionale guidata dai Savoia.

All’inizio dell’Ottocento, dopo il Congresso di Vienna del 1814-15, l’Italia era suddivisa in diverse entità. Il Nord-Ovest era occupato dal Regno di Sardegna, governato dalla dinastia dei Savoia. Il resto del Settentrione faceva parte dell’Impero d’Austria. Nell’Italia centrale si trovavano vari ducati, il Granducato di Toscana e lo Stato pontificio, governato direttamente dal Papa. Infine, il Mezzogiorno continentale e la Sicilia erano parte del Regno delle Due Sicilie, guidato dai Borbone.

Le nascita e lo sviluppo del movimento del Risorgimento in Italia

Con la provocazione della guerra contro l’Austria, passata alla storia come seconda guerra di indipendenza, si

Il periodo del Risorgimento, che va dal 1815 al 1870, è stato un momento cruciale nella storia italiana. Questo movimento, basato sull’idea del “ri-sorgere”, ha segnato il desiderio di riscatto dopo periodi di decadenza e la ricerca di unità nazionale.

LEGGI  Il significato dell'equinozio di primavera 2023: Cosa è, quando si verifica e qual è la sua importanza

Le origini del Risorgimento possono essere ricondotte alla diffusione di nuove idee politiche, sviluppatesi tra il Sette e l’Ottocento grazie all’Illuminismo e al Romanticismo. In particolare, rappresentarono pilastri fondamentali l’idea di nazione e il liberalismo.

L’idea di nazione sosteneva il diritto di un popolo, con radici linguistiche, tradizioni e usanze comuni, a costituire uno Stato indipendente. Questo concetto si diffuse anche in Italia nell’Ottocento, portando all’aspirazione di indipendenza da territori soggetti all’Impero d’Austria.

Parallelamente, il liberalismo promuoveva la limitazione del potere dei sovrani tramite una costituzione, delineando le competenze dei vari organi dello Stato. La richiesta di una costituzione fu una delle principali motivazioni dei moti rivoluzionari fino al 1848.

Il processo risorgimentale fu guidato principalmente da élite intellettuali, borghesi, ufficiali dell’esercito e aristocratici illuminati, in quanto erano le uniche categorie in cui si erano affermati i principi del nazionalismo e del liberalismo. La grande maggioranza della popolazione, composta da contadini spesso analfabeti, non seguiva gli eventi nazionali, rendendo il Risorgimento diverso da una rivoluzione del popolo.

Le messe ribelli, le rivolte e i grandi movimenti di ribellione durante il periodo del Risorgimento

  La seconda guerra d'indipendenza e il processo di unificazione delle regioni italiane

Nel corso degli anni si sono verificati numerosi moti insurrezionali, la maggior parte dei quali non erano diretti verso l’obiettivo dell’unità nazionale, bensì verso l’ottenimento della costituzione nel proprio Stato. È importante sottolineare che tutti questi moti sono stati soppressi. Tra i principali eventi si possono citare i Moti del 1820-21 sia nel Regno delle Due Sicilie che nel Regno di Sardegna, e i Moti del 1831 che hanno coinvolto i ducati di Modena e Parma, così come alcuni territori dello Stato pontificio.

Le rivolte del 1848 e il conflitto della prima guerra di indipendenza italiana

Nel corso del 1848, si verificarono insurrezioni di grande intensità in Italia, mirate a ottenere una costituzione o l’indipendenza dall’Austria, nell’ambito delle rivoluzioni che interessarono l’Europa. Diverse città italiane si ribellarono, tra cui Palermo, Napoli, Roma, Milano e Venezia.

LEGGI  Che cosa sono i ghiacciai, come si formano, i diversi tipi esistenti e perché stanno subendo un processo di ritiro

Particolarmente significativo fu quanto avvenne a Milano, dove i ribelli scacciarono gli austriaci durante le celebri Cinque Giornate, ottenendo il sostegno del Regno di Sardegna che dichiarò guerra all’Impero d’Austria. Iniziò così la prima guerra di indipendenza, in cui inizialmente parteciparono anche altri Stati italiani, per poi ritirarsi.

Nel 1849, l’Impero sconfisse sia i piemontesi che i ribelli, ristabilendo il proprio dominio su Milano. Altre insurrezioni furono represse e le costituzioni precedentemente concesse dai sovrani furono ritirate. La sola eccezione fu il Regno di Sardegna, dove lo Statuto albertino, emanato da re Carlo Alberto, fu conservato dal suo successore Vittorio Emanuele II, salito al trono nel 1849.

Le influenze delle correnti politiche durante il periodo del Risorgimento

Dopo il 1848, la questione dell’unità nazionale iniziò a coinvolgere un numero sempre maggiore di persone al di fuori delle élite. In questo periodo, anche i simboli nazionali, come la bandiera tricolore, cominciarono a essere utilizzati più frequentemente. Tuttavia, i leader politici erano divisi riguardo al modo in cui l’unità dovesse essere raggiunta e al tipo di Stato da istituire.

I moderati, rappresentati soprattutto da Camillo Benso, conte di Cavour, pensavano che l’unità dovesse essere raggiunta attraverso la diplomazia o il conflitto militare tra eserciti regolari, senza l’opzione rivoluzionaria. Inoltre, desideravano che l’Italia diventasse una monarchia costituzionale guidata dai Savoia.

Dall’altra parte c’erano i democratici, guidati da Giuseppe Mazzini, che desideravano invece l’unità attraverso moti rivoluzionari che coinvolgessero la popolazione e che volevano istituire un’italia repubblicana.

Una terza corrente era quella dei neoguelfi, che ritenevano che l’Italia dovesse essere una confederazione di Stati semiautonomi, presieduta dal Papa, rappresentata principalmente dall’abate Vincenzo Gioberti.

Infine, i federalisti erano divisi in varie correnti e desideravano che l’Italia diventasse una confederazione di Stati autonomi, e tra i loro esponenti più noti vi era Carlo Cattaneo.

Questa complessa situazione politica contraddistinta da diverse visioni sul futuro unitario dell’Italia caratterizzò il periodo precedente all’unità nazionale.

Gli accordi diplomatici e politici stipulati a Plombières

La corrente prevalente che portò all’unificazione dell’Italia fu quella diplomatico-militare. Dopo il 1848 il Regno di Sardegna guidò la lotta contro gli austriaci. Cavour, presidente del consiglio del regno di Sardegna dal 1852, mirava a espandere i confini del Regno verso Lombardia e Veneto e nel 1858, durante un incontro a Plombières, strinse degli accordi con Napoleone III, imperatore francese.

LEGGI  La formazione, la struttura e i vari tipi dei vulcani: un approfondimento.

Napoleone III promise il suo supporto in caso di guerra contro l’Impero austriaco, in cambio della contea di Nizza e della regione della Savoia appartenenti al Regno di Sardegna. Dopo la guerra, il territorio italiano sarebbe stato riorganizzato ma sarebbe stato anche diviso.

La seconda guerra d’indipendenza e il processo di unificazione delle regioni italiane

Nel 1859 l’abile diplomatico italiano Camillo Benso, meglio conosciuto come conte di Cavour, mise in atto una strategia ambiziosa. Con la provocazione della guerra contro l’Austria, passata alla storia come seconda guerra di indipendenza, si proponeva di unire i vari stati italiani sotto un’unica bandiera.

La Francia di Napoleone III intervenne a sostegno del Piemonte e insieme sconfissero gli austriaci in diverse battaglie. Tuttavia, l’esito degli eventi prese una piega inattesa: i ducati dell’Italia centrale si ribellarono e attraverso dei plebisciti furono dichiarate l’annessione al nuovo Regno in formazione al Nord.

Nonostante il progetto di sistemazione della Penisola avesse preso forma a Plombières, Napoleone III si ritirò improvvisamente dalla guerra. L’Austria cedette la Lombardia a Cavour, conservando però il Veneto.

Sebbene il Centro-Nord fosse stato unificato, mancava ancora l’unione con il Mezzogiorno. Nel 1860 ebbe quindi luogo la cosiddetta “spedizione dei mille”: un migliaio di volontari, guidati da Giuseppe Garibaldi, sbarcarono in Sicilia per annettere il Regno delle Due Sicilie al nuovo Stato italiano. Si unirono a loro migliaia di volontari meridionali e l’esercito dei Borbone fu sconfitto in numerose battaglie combattute in Sicilia e nel Mezzogiorno continentale, causando il crollo della dinastia.

Il 17 marzo 1861 nel Parlamento riunito a Torino, fu proclamato il Regno d’Italia. Tuttavia, mancavano ancora alcuni “pezzi” fondamentali, come il Veneto, che sarà annesso nel 1866, e il Lazio, che sarà annesso nel 1870.