I cinque terremoti più violenti che abbiano mai colpito l’Italia

I cinque terremoti più violenti che abbiano mai colpito l’Italia

La storia sismica dell’Italia è lunga e complessa: negli ultimi 2500 anni si sono verificati più di 30.000 eventi sismici di media e forte intensità, con circa 560 di essi raggiungendo un grado pari o superiore all’ottavo sulla scala Mercalli. Ma quali sono stati i terremoti più forti della storia italiana?

Il nostro Paese è caratterizzato da una elevata sismicità, con alcune aree soggette a frequenti terremoti di bassa energia, come i Colli Albani a Sud di Roma, l’area vesuviana e l’area etnea. Altre zone, invece, sono interessate da terremoti meno frequenti ma di maggiore intensità, come l’Appennino calabro e la Sicilia orientale. Queste informazioni sono tratte dal database dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Focalizzandoci sui terremoti più significativi in epoca strumentale, cioè quando era possibile registrare con appositi strumenti, scopriamo quali sono i 5 eventi sismici più potenti che hanno colpito la penisola italiana. Utilizzeremo la scala di magnitudo Richter, che calcola la potenza effettiva di un sisma, per classificare i terremoti dal meno intenso al più violento.

Il terremoto del Friuli Venezia Giulia con magnitudo 6.5 sulla Scala Richter

34, colpì complessivamente una superficie di 17 mila chilometri quadrati coinvolgendo sei milioni di persone.

Il terremoto del Friuli, avvenuto il 6 maggio 1976, fu un evento di eccezionale violenza. La scossa, che raggiunse una magnitudo di 6,4 sulla scala Richter, ebbe l’epicentro nella zona a nord di Udine e coinvolse ben 111 comuni, dividendo le aree colpite tra disastrate, gravemente danneggiate e danneggiate. Le sue conseguenze furono devastanti: 19 mila abitazioni andarono distrutte e centomila persone si trovarono costrette ad abbandonare le proprie case.

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La paura si diffuse in tutta Italia e nel corso dell’anno si registrarono altre quattrocento scosse telluriche, due delle quali particolarmente intense sull’11 e il 15 settembre. Complessivamente, il terremoto del Friuli causò la morte di 990 persone, lasciando dietro di sé un terribile bilancio di distruzione e dolore.

Il terremoto di magnitudo 6.9 nella regione della Campania e della Basilicata

I danni furono devastanti, coinvolgendo città come Messina e Reggio Calabria in maniera drammatica.

Il terremoto che interessò la Campania e la Basilicata, noto anche come terremoto dell’Irpinia, ebbe luogo il 23 novembre 1980 e registrò una magnitudo di 6,9. L’epicentro si trovava nelle zone interne dell’Appennino, tra Campania e Basilicata, in particolare nelle province di Potenza e Salerno. Il sisma dell’Irpinia, avvenuto alle 19.34, colpì complessivamente una superficie di 17 mila chilometri quadrati coinvolgendo sei milioni di persone. Le scosse distrussero quasi completamente 31 paesi e 362 mila abitazioni; ci furono 2.735 vittime e novemila feriti, mentre 394 mila persone rimasero senza casa.

Terremoto di magnitudo 7 nella regione della Calabria meridionale

Il sisma dell'Irpinia, avvenuto alle 19.

Il sisma che colpì la Calabria meridionale il 5 febbraio 1783, conosciuto anche come terremoto di Reggio e Messina, rappresentò la più grande tragedia naturale che colpì il Mezzogiorno nel diciottesimo secolo. In soli due giorni, furono registrate ben 949 scosse sismiche, seguite da un’altra forte scossa di magnitudo 6.7 il 7 febbraio, con epicentro nell’attuale comune di Soriano Calabro.

Le conseguenti scosse di intensità decrescente proseguirono fino al mese successivo, con i terremoti di magnitudo 5.9 con epicentro nel territorio di Polia il 1º marzo 1783, e di magnitudo 7 con epicentro fra i comuni di Borgia e Girifalco il 28 marzo. Il bilancio delle vittime fu drammatico, con un numero stimato intorno alle 50.000 persone morte e danni incalcolabili all’intera area colpita.

Il terremoto della Basilicata con magnitudo 7.1 secondo il momento sismico

Il terremoto della Basilicata del 16 dicembre 1857, con una magnitudo di 7.1, causò gravi danni in tutta la regione e in particolare nella Val d’Agri. Si stima che il numero delle vittime sia stato di diverse migliaia, con il centro di Montemurro come il più colpito: tra i 3000 e i 4000 morti su una popolazione di circa 7.500 persone. Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, il numero dei morti in Basilicata si aggirò intorno alle 9257 persone, su un totale di circa 11.000 vittime.

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Terremoto di magnitudo 7.1 colpisce la città di Messina

Il terremoto di Messina, noto anche come terremoto Calabro-Siculo, avvenuto il 28 dicembre 1908 alle 4:20, è considerato uno degli eventi sismici più catastrofici del XX secolo. Con una magnitudo di 7,1, l’evento sismico si verificò alle ore 5:20 del 28 dicembre 1908 e provocò danni gravi alle città di Messina e Reggio Calabria in soli 37 secondi. Metà della popolazione della città siciliana e un terzo di quella della città calabrese persero la vita a causa di questo evento. Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il terremoto è stato causato da una grande faglia normale o diretta situata principalmente al largo dello Stretto di Messina.

I terremoti in Italia durante un periodo precedente all’utilizzo degli strumenti moderni per la rilevazione e la misurazione

In Italia, due dei terremoti più devastanti della storia precordiale risalgono a eventi sismici avvenuti prima dell’introduzione delle strumentazioni per la registrazione dei terremoti. Si tratta di calamità naturali avvenute in un’epoca in cui non esistevano né sismografi né altri dispositivi in grado di rilevare e registrare i movimenti tellurici.

Questi due terremoti particolarmente distruttivi nell’Italia pre-strumentale sono il terremoto del 1693 in Sicilia e il terremoto del 1908 in Calabria, entrambi con effetti devastanti su vasta scala. Pur non disponendo di testimonianze dirette o registrazioni scientifiche, gli studiosi si sono basati su fonti storiche e sulle analisi dei danni materiali per ricostruire le modalità e l’intensità di questi eventi sismici.

Il terremoto del 1693 ebbe un’impatto tremendo in Sicilia, completamente spazzata via per oltre 100 chilometri di costa. Già all’epoca si contarono più di 60.000 vittime e le città principali, come Catania, Modica, Ragusa e Siracusa, subirono danni ingenti. Molti edifici e monumenti furono distrutti, e l’intensità del sisma fu talmente violenta da cambiare la geografia stessa della regione.

Il terremoto del 1908 in Calabria, invece, colpì la regione con un potente sisma seguito da maremoto, causando oltre 100.000 vittime. I danni furono devastanti, coinvolgendo città come Messina e Reggio Calabria in maniera drammatica. Questo sisma è ancora oggi ricordato come uno dei terremoti più letali della storia italiana.

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Nonostante la mancanza di strumenti di registrazione, le conseguenze di questi due terremoti storici sono state così devastanti che ne possiamo ancora tracciare gli effetti e l’impatto sulla storia, sulla cultura e sull’ambiente delle aree coinvolte.

Il terremoto dell’Appennino centro-meridionale con magnitudo stimata di 7.2

Il terremoto che ha colpito l’appennino centro-meridionale il 5 dicembre 1456 è considerato uno dei più forti registrati in Italia nel corso del secondo millennio. Si stima che la sua magnitudo sia stata di 7.2 e i suoi effetti distruttivi si sono estesi su gran parte dell’Italia centrale e meridionale. Anche se è difficile determinare con esattezza l’epicentro del sisma, si ritiene plausibile che si sia verificato nel distretto sismico dell’Irpinia. Il terremoto è avvenuto alle 3 del mattino e è stato avvertito fino in Toscana e Sicilia.

La lunga serie di scosse sismiche ha causato devastazione in cinque regioni italiane: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata. Altre due regioni, il settore est del Lazio e il settore nord della Calabria, hanno subito danni parziali. Si stima che le vittime del terremoto siano state tra le 20.000 e le 30.000 persone.

Terremoto della Sicilia orientale con magnitudo stimata di 7.3 sulla scala Richter

Il terremoto della Sicilia orientale, noto anche come terremoto della valle di Noto, avvenne il 11 gennaio del 1693 alle 11:30, con una magnitudo stimata pari a 7.3. Questo evento sismico è considerato il terremoto più forte mai registrato in Italia e il ventitreesimo più disastroso della storia dell’umanità. Si stima che abbia causato la distruzione totale di oltre 45 centri abitati su una superficie di circa 5.600 km², con un numero complessivo di circa 60.000 vittime. Oltre ai danni provocati dal sisma, si registrarono anche effetti di un maremoto sulle coste ioniche della Sicilia e dello Stretto di Messina, e ci sono prove che possa aver interessato anche le Isole Eolie.