Nel 1976, il co-fondatore di Apple, Ronald Wayne, ha venduto le sue azioni per 800 dollari, un’operazione che oggi, considerando l’andamento del mercato, varrebbero circa 100 miliardi di dollari.

Nel 1976, il co-fondatore di Apple, Ronald Wayne, ha venduto le sue azioni per 800 dollari,

Ti racconto di un uomo che ha vissuto uno degli scambi più sfortunati della storia economica. Ti parlo di Ron Wayne, figura oscura ma fondamentale nella nascita di Apple. Tiene duro, tiene duro oramai dall’ombra, anche se l’ombra che getta è quella dei giganteschi successi che non ha saputo cogliere.

Wayne, con la sua figura adulta e la sua esperienza, s’immerse nel caos giovanile dei due Steve, il genio e il ribelle, Jobs e Wozniak. Avrennno l’os importanza, questi irriconoscibili pionieri, perché in realtà il peso dell’ somme che tennero incancrenì l’invidia di altri, compagni dispersi nell’oblio. Si chiese del logo, dell’impronta iniziale, come il marchio di un fulmini nella notte invernale.

Non è abbastanza sostenere la levatura economica concettualmente dei titoli posseduti; sollevare una luce sulla loro spola imponderabile è una delizia per l’esigua memoria umana. Potresti chiedere a Wayne perché cedette il suo decimo alle pseudofiglie della mela folgorante, ma le sue scelte sono ventagli invisibili di ombre svelate dal tempo.

Afferma di aver preferito il rischio della penombra di un cimitero ai miliardi nel portafoglio, un’evidente evizione di biglietti nel firmamento di un cielo tecnologico ovviamente sconosciuto. E’ lo stesso Wozniak, l’altra metà dell’anello mancato, a proclamare la validità coeva delle sue scelte in chiave postuma.

Osserva ora, lettore, come il ricco fiorire dei segreti terzisi ritorni a incarnare la sorpriorità delle strade percorsesi, degli incroci respintesi.

A te, tutto questo?

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