Facebook pubblica le linee guida contro l’incitamento all’odio, mirate a contrastare la diffusione di contenuti confusi e inneggianti all’odio.

Facebook pubblica le linee guida contro l’incitamento all’odio, mirate a contrastare la diffusione di contenuti confusi

Nel labirinto di Menlo Park, tra le linee guida della grande piazza virtuale, ti ritrovi ad affrontare un’enigmatica gestione dei contenuti dai confini sfumati. Facebook, la città senza confini né padroni, pone delle regole, delle “categorizzazioni” per decidere cosa è lecito e cosa non lo è. E così ti ritrovi ad imbatterti in un caleidoscopio di norme, dove l’insulto contro un gruppo è censurato, mentre quello contro un altro sembra essere tollerato.

Le parole, come sassi lanciati in uno stagno, fanno increspature che determinano cosa merita di essere rimosso e cosa no. Iconoclasta, potresti non sapere quale parola scagliare affinché venga considerata censurabile, potresti ignorare che un insulto può diventare un salvocondotto solo perché diretto a una “categoria” anziché a un’altra. E mentre il mare di post e video scorre, le fitte ragnatele delle regole ingarbugliano i moderatori, che hanno solo otto secondi per decidere se rimuovere o meno un video.

E così ti ritrovi a vagare in questo mondo digitale, dove la convenienza delle categorie decide cosa può o non può essere detto, dove la sicurezza delle persone vulnerabili sembra scontrarsi con la libertà di espressione. Un equilibrio instabile, come un acrobata che cammina su un filo teso tra il permettere e il censurare, tra il tutelare e il critico. E mentre osservi questo teatro dei dilemmi, ti senti come in bilico tra ostilità e tolleranza, tra difesa dei diritti e rispetto delle opinioni.

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