Il significato e l’origine dei cognomi: come sono attribuiti e utilizzati in diverse culture in tutto il mondo

Il significato e l’origine dei cognomi: come sono attribuiti e utilizzati in diverse culture in tutto

I cognomi sono una parte fondamentale della nostra identità, in quanto rappresentano il nome della famiglia di appartenenza e vengono tramandati di generazione in generazione. Ma quale è l’origine dei cognomi, cosa significano e come sono distribuiti in Italia e nel resto del mondo?

Quasi tutte le società complesse utilizzano i cognomi come sistema di identificazione unico, questo per evitare eventuali omonimie e poter distinguere le persone appartenenti a diverse famiglie. Il cognome di solito si eredita dal padre al figlio, ma nei diversi Paesi del mondo sono presenti sistemi di trasmissione dei cognomi diversi, e in alcuni casi i cognomi addirittura non esistono.

In Occidente, l’uso del cognome in forma moderna è documentato a partire dai secoli XI-XII, ma si è diffuso su tutta la popolazione solo nel Cinquecento. Le origini dei singoli cognomi sono molto variegate: possono derivare da caratteristiche fisiche, luoghi di provenienza, professioni esercitate e altre condizioni.

In sintesi, i cognomi costituiscono un elemento importantissimo della nostra identità, in continua evoluzione e portatori di una grande varietà di storie e significati.

Qual è il significato e l’importanza dei cognomi nella cultura occidentale?

Altri ancora come Serra erano legati al mestiere di falegname.

In molte culture del mondo, il cognome è la parte del nome che serve a distinguere un individuo all’interno della società. In genere, il cognome viene trasmesso dai genitori ai figli seguendo diverse tradizioni. In Italia, ad esempio, fino al 2024 era in uso il sistema patrilineare, con il figlio che assumeva il cognome del padre. Tuttavia, successivamente la Corte costituzionale ha stabilito che i genitori possono scegliere quale cognome attribuire ai figli.

In altri Paesi di lingua spagnola, ogni individuo ha due cognomi, uno del padre e uno della madre, trasmettendo il primo ai propri discendenti. Nel mondo anglosassone, invece, è comune che il figlio assuma il cognome del padre, ma negli Stati Uniti e in Canada si aggiunge spesso un secondo nome, chiamato “middle name”, che può essere il cognome della madre o un altro nome di battesimo. Questa pratica serve a evitare confusioni e omonimie.

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Un esempio di middle name è quello di John Fitzgerald Kennedy, in cui “Fitzgerald” era il cognome della madre.

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In alcune etnie indonesiane, invece, gli individui sono identificati solo con il nome e eventuali titoli,

Nel corso della storia, l’uso del cognome è stato presente in diverse civiltà antiche. In Cina, sembra che un nome di famiglia distinto dal nome personale fosse già in uso alla fine del III millennio a.C. In Occidente, per identificare le persone si utilizzavano vari sistemi. In Grecia, ad esempio, si indicavano nome, provenienza e talvolta patronimico. Talete di Mileto, per esempio, era così chiamato perché era nato nella città di Mileto, anche se le modalità potevano variare a seconda delle diverse città-stato.

A Roma, invece, si adottava un sistema basato su tre nomi: il praenomen (nome personale), il nomen (che indicava la gens, cioè il gruppo di famiglie discendenti da un antenato comune) e il cognomen (che indicava un ramo della gens). Ad esempio, Caio aveva come praenomen, Giulio come nomen (appartenente alla gens Iulia) e Cesare come cognomen del suo ramo della gens Iulia.

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Tuttavia, con l'aumento demografico nel Basso Medioevo, la necessità di identificare precisamente le persone divenne sempre

Nel 1564, durante il Concilio di Trento, l’uso dei cognomi diventò obbligatorio nei Paesi cattolici, quando fu stabilito che tutte le parrocchie avrebbero dovuto registrare i battezzati con nome e cognome. In precedenza, con la caduta dell’Impero Romano e la decrescita della popolazione, era comune utilizzare solo il nome personale, eventualmente accompagnato da un soprannome non trasmesso ai figli, legato alle caratteristiche fisiche, provenienza o mestiere. Tuttavia, con l’aumento demografico nel Basso Medioevo, la necessità di identificare precisamente le persone divenne sempre più impellente. Fu così che verso l’XI-XII secolo i soprannomi cominciarono a fissarsi e a indicare intere famiglie, trasmettendosi di generazione in generazione. Questo sistema di cognominazione si diffuse gradualmente, coinvolgendo dapprima le famiglie aristocratiche per poi estendersi al resto della popolazione.

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Il significato e la distribuzione geografica dei cognomi italiani

I cognomi hanno origini molto diverse tra loro. Alcuni, come Rossi, Russo, Rossetti e simili, indicavano caratteristiche fisiche come i capelli rossi, mentre Ricci o Rizzo erano legati ai capelli crespi e Basso, Bassetti e simili indicavano persone di bassa statura. Altri ancora, come Bruno, indicavano la carnagione scura.

Alcuni cognomi, come Ferrari, Ferrero, Fabbri e simili, indicavano la professione della famiglia nel lavoro del ferro, mentre Barbieri, Barbero e simili indicavano il mestiere di barbiere. Altri ancora come Serra erano legati al mestiere di falegname.

Alcuni cognomi indicano l’origine geografica, come Romano, Lombardi, Genovese, Franzese o Francese e Padoan per chi proveniva da Padova. Altri ancora rivelano il nome di un genitore, come De Marco o Di Vincenzo, o la devozione per un santo, come Di Maria per i devoti della Vergine Maria.

Molti cognomi terminano con la desinenza plurale–i, che indicava in origine l’appartenenza alla famiglia: Ricci, per esempio, significava “appartenente alla famiglia dei Ricci”. In alcuni casi si è conservata la forma latina, come De Angelis, cioè “della famiglia conosciuta come gli angeli”.

Alcuni cognomi, come Gallo, Galli e simili, possono avere origini diverse, essendo stati attribuiti a famiglie appartenenti al popolo gallico o a famiglie che allevavano galli. Allo stesso modo, Bianchi e simili indicavano la carnagione chiara o la purezza dell’animo, mentre Rossi poteva derivare dal tedesco “ross”, che significa cavallo. Tuttavia, le origini di molti cognomi non sono oggi comprensibili, in quanto derivano da parole dialettali di cui si è perso il significato.

Casi particolari e Paesi privi di cognome: Esplorando le eccezioni geografiche e culturali del mondo

In molti paesi del mondo, l’identificazione delle persone avviene in modo diverso da quello a cui siamo abituati in Occidente. Ad esempio, nei Paesi arabi, per identificare una persona si utilizza il proprio nome seguito dal nome del padre introdotto da “ibn” o “bin” (figlio di) e “bint” (figlia di), oltre a un aggettivo che indica la provenienza geografica o un soprannome. Ad esempio, Muhammad ibn Omar al-Farsi. Tuttavia, va sottolineato che questo sistema non è uniforme in tutti i paesi arabi.

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Al contrario, in alcuni paesi i cognomi non sono usati. In Islanda, ad esempio, le persone sono identificate con il proprio nome seguito da un patronimico formato con la desinenza “-son” (figlio di) o “-dóttir” (figlia di). Ad esempio, l’attuale presidente del consiglio si chiama Katrín Jakobsdóttir, cioè Katrín figlia di Jakobs. In alcune etnie indonesiane, invece, gli individui sono identificati solo con il nome e eventuali titoli, senza l’uso di un cognome.

Questa varietà di sistemi di identificazione dimostra quanto la culture e le tradizioni influenzino anche aspetti apparentemente così pratici della nostra vita quotidiana.