Il buco nero più grande nel quale siamo a conoscenza all’interno dell’universo è chiamato TON 618: possiede una massa equivalente a 66 miliardi di Soli

Il buco nero più grande nel quale siamo a conoscenza all’interno dell’universo è chiamato TON 618:

TON 618 è il nome del buco nero più grande e massiccio conosciuto in astronomia. Si trova nella costellazione dei Cani da Caccia ed è così remoto che impiega 11 miliardi di anni per la sua luce per raggiungerci. Questo buco nero ha una massa enorme, pari a 66 miliardi di volte quella del nostro Sole. Per questa ragione, alcuni astronomi lo definiscono “buco nero ultramassiccio”.

Le dimensioni di TON 618 sono così imponenti che il suo raggio è 25 volte maggiore della distanza tra il Sole e Plutone! A alimentare questo gigante dell’universo c’è un quasar, un oggetto estremamente luminoso e potente. La sua luce impiega ben 11 miliardi di anni per giungere fino a noi.

Proviamo a immaginare questa immensa distanza nel tempo e nello spazio: la luce emessa da TON 618 è partita da questo quasar quando l’universo aveva appena 2 miliardi di anni, molto prima che si formassero la Terra e il nostro sistema solare.

Scoprire un oggetto così incredibile è stato possibile grazie alle osservazioni astronomiche da parte dei telescopi più potenti e sofisticati. TON 618 ci offre un’occasione unica per comprendere meglio le proprietà e la fisica dei buchi neri di dimensioni estreme, e per affascinarci con la grandezza e la potenza dell’universo che ci circonda.

La straordinaria scoperta del più grande buco nero mai osservato.

  Proviamo a immaginare questa immensa distanza nel tempo e nello spazio: la luce emessa

TON 618 prende il suo nome dal Catalogo Tonantzintla, un registro di corpi celesti compilato dall’Osservatorio di Tonantzintla in Messico. Questo oggetto si trova nella direzione della costellazione dei Cani da Caccia, nell’emisfero boreale, situato tra le costellazioni dell’Orsa Maggiore e del Boote. Fu scoperto per la prima volta dagli astronomi Braulio Iriarte e Enrique Chavira nel 1957, durante una campagna di osservazione volta a individuare stelle blu deboli al di fuori del piano galattico. È stato solo nel 1970, durante una campagna condotta dalla Stazione Radioastronomica di Medicina, in provincia di Bologna, che un gruppo di ricercatori italiani ha identificato un’emissione radio proveniente da questo oggetto, confermando che si trattava di un quasar, un tipo di sorgente estremamente potente e lontana.

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Studi successivi hanno confermato che TON 618 è uno dei quasar più lontani mai osservati, con stime sulla sua distanza che indicano che la sua radiazione ha impiegato quasi 11 miliardi di anni luce per arrivare fino a noi. Tuttavia, a causa dell’espansione dell’universo, la sua “distanza comoviente” dalla Terra è stimata essere di più di 18 miliardi di anni luce. Quasar come TON 618 sono oggetti di grande interesse per gli astronomi poiché possono fornire preziose informazioni sull’universo primordiale e sulla sua evoluzione nel corso del tempo.

Le descrizioni dettagliate delle caratteristiche fisiche del quasar TON 618

Tuttavia, la formazione dei buchi neri supermassicci come quello presente in TON 618 è ancora un

TON 618 è niente di meno che il motore di un quasar, un nucleo galattico che emette enormi quantità di energia. Questa energia è prodotta grazie all’interazione del materiale che cade verso il buco nero situato al centro del quasar. Ecco perché riusciamo a vederlo nonostante sia un buco nero: quello che percepiamo è l’energia rilasciata dal materiale in caduta.

Secondo le stime degli esperti, il buco nero ultramassiccio al centro di TON 618 potrebbe avere una massa superiore a 66 miliardi di masse solari. Si tratta di un numero così imponente che fa fatica a essere immaginato, e che supera la massa combinata di tutta la Via Lattea. A titolo di confronto, Sgr A*, il buco nero supermassiccio al centro della nostra Via Lattea, ha una massa “solo” 4,1 milioni di volte la massa del Sole, mentre il buco nero al centro della galassia M87, celebre per essere stato al centro della prima immagine di un buco nero, ha una massa di 6,5 miliardi di masse solari.

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Se queste stime fossero confermate, il buco nero potrebbe avere un raggio di oltre 200 miliardi di km, una grandezza così enorme che la luce impiegherebbe 15 giorni per attraversare la regione all’interno del suo orizzonte degli eventi da parte a parte. A titolo di confronto, la massima distanza dal Sole a cui si trova il pianeta nano Plutone è poco meno di 7,5 miliardi di km, ossia più di 25 volte più piccola.

TON 618, noto anche come il “motore” di un quasar, è una potente sorgente di energia nel cosmo.

  È possibile che nella nostra conoscenza ci siano buchi neri di dimensioni ancora superiori

TON 618, un quasar situato all’interno dell’Universo, è al centro di un’interessante scoperta. Da questa massiccia formazione cosmica giunge una intensa emissione di radiazione elettromagnetica nella banda nota come Lyman-alfa. Questa particolare forma di radiazione è generata da una specifica transizione energetica di un elettrone all’interno di un atomo di idrogeno non ionizzato, e indica la presenza di enormi quantità di gas in uno spazio specifico. Nel caso di TON 618, la sorgente di questa radiazione è rappresentata da una vasta nube di gas che avvolge il quasar e la sua galassia ospite.

Queste strutture, definite a volte “Lyman-alfa blob” (LAB), sono tra le nebulose più grandi mai scoperte. Ad esempio, il “blob” che circonda TON 618 ha un diametro di almeno 330.000 anni luce, il doppio delle dimensioni della nostra Via Lattea. È possibile osservare questo gas freddo e rarefatto grazie alla potentissima emissione radio del quasar, che eccita gli atomi di idrogeno inducendoli ad emettere radiazioni nella banda Lyman-alfa. Si tratta di una scoperta e di un fenomeno affascinante che ci permette di comprendere meglio le caratteristiche del cosmo e l’importanza dei quasar nello studio dell’Universo.

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È possibile che nella nostra conoscenza ci siano buchi neri di dimensioni ancora superiori a quelle attualmente conosciute?

Alcuni scienziati ritengono che i quasar siano i progenitori delle galassie moderne. La recente osservazione di TON 618 e di altri oggetti simili potrebbe fornire importanti informazioni sui processi che influenzano l’evoluzione delle galassie giganti. Tuttavia, la formazione dei buchi neri supermassicci come quello presente in TON 618 è ancora un mistero per la comunità scientifica. Alcuni ricercatori stanno anche ipotizzando l’esistenza di buchi neri ancora più massicci, come Phoenix A*, un oggetto ultramassiccio di oltre 100 miliardi di masse solari che potrebbe trovarsi all’interno dell’ammasso di galassie nella costellazione della Fenice. Tuttavia, va sottolineato che questi studi sono ancora in fase preliminare e richiederanno ulteriori approfondimenti ed osservazioni.